Un romanzo sul senso di perdita…

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Nuda proprietà Anna Wolf, la protagonista, riceve improvvisamente un avviso di sfratto. La prospettiva di lasciare una casa, in cui ha vissuto per trent’anni, la sconvolge e fa riaffiorare il senso di sradicamento legato alle sue condizioni di ebrea, emigrata in Italia dopo la guerra. Ritornano antiche angosce, perché Anna ha avuto la famiglia distrutta dalla persecuzione nazista e anche lei ha vissuto l’esperienza del lager. La volontà di rimanere legata a un quartiere che sente amico e familiare la spinge ad acquistare la nuda proprietà della casa di una vecchia signora. Quest’anziana donna, quasi cieca, appartiene però a una famiglia tedesca che ha aderito al nazismo, per cui tra le due donne si stabilisce uno strano rapporto, di simpatia e incomprensione nello stesso tempo. Anna vuole a tutti i costi trasferirsi nell’appartamento della signora Frau Kremer, ma teme la sua reazione, una volta scoperte le sue origini ebree…Quando le due donne decidono di condividere la casa, Anna rivela la sua vera identità… Un romanzo particolare, ironico e intenso, legato a una testimonianza autobiografica.

Edith Steinschreiber nasce nel 1932 in una numerosa e poverissima famiglia ebrea che vive a Tiszakarád, un villaggio ungherese ai confini dell’Ucraina. Nel 1944 la sua famiglia (i suoi genitori, i suoi due fratelli, e una delle sue sorelle) è deportata ad Auschwitz. Edith e la sorella Elizabeth sopravvivono, passando da Auschwitz a Dachau, a Christiastadt e Bergen Belsen, dove sono liberate dagli Alleati nel 1945. Rimasta orfana dei genitori a soli 12 anni, Edith torna in Ungheria dove si riunisce al fratello Peter (anch’egli sopravvissuto) e alle altre sorelle. Insieme si trasferiscono in Cecoslovacchia. Edith si sposa (e divorzia) tre volte prima dei 20 anni, prima con Milan Grün (con il quale si trasferisce in Israele), poi con Dany Roth, e infine, con un conoscente (Bruck) che sposa solo per posporre il servizio militare obbligatorio. Lasciato Israele con l’intenzione di raggiungere una sorella emigrata in Argentina, Edith vive viaggiando in diversi Paesi europei, dove fa la ballerina, l’assistente di sartoria, la modella, la cuoca e la direttrice di un salone di bellezza. Dal 1954 si stabilisce in Italia. Con l’opera Chi ti ama così ( Lerici, 1959), Edith inizia la sua carriera di scrittrice e testimone dell’Olocausto adottando la lingua italiana, una “lingua non mia”, che, secondo l’autrice, le offre quel distacco emotivo che le consente di descrivere le sue esperienze dei campi di concentramento. Dopo i primi racconti di deportati, pubblicati negli anni successivi alla guerra, Edith racconta la sua infanzia prima della deportazione e l’ostilità continua dell’Europa verso i sopravvissuti, anche dopo la guerra. Inizia un sodalizio artistico sentimentale con il poeta e regista Nelo Risi, collabora a vari giornali e scrive per il teatro. Fa traduzioni e si è cimentata anche nella regia. Notevoli le traduzioni di scrittori famosi. Le sue narrazioni sono prevalentemente autobiografiche.

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