Donne straordinarie

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Autobiografia di Marie Curie: nel 1923, su richiesta degli americani che la ospitano e, in particolare, della signora Meloney, direttrice di un’importante rivista, madame Curie comincia a raccontare la propria vita. Il suo è un racconto sintetico, che presenta gli elementi essenziali: le origini ebraiche nella Polonia russa, il matrimonio con Pierre Curie, gli anni di studio e ricerca in laboratorio, le vicende della prima guerra mondiale, l’assegnazione di ben due premi Nobel, la nascita delle due figlie.

Abbiamo un’immagine attentamente curata, quasi ideale, preoccupata di evitare debolezze e complicazioni. Marie si rende conto di costituire un’eccezione per i suoi tempi: prima donna a insegnare nella prestigiosa Università della Sorbona, prima (tra uomini e donne) a vincere due premi Nobel, grande scienziata, grande donna impegnata anche nel sociale. Sa che nulla le verrà perdonato, essendo sotto l’attenzione dell’opinione pubblica, per cui evita riflessioni troppo personali o di addentrarsi nel mondo dei sentimenti. Si comprende la difficoltà di conciliare vita familiare e lavoro, la durezza di un impegno totale nella ricerca. Emergono aspetti poco conosciuti, come l’attività di soccorso ai feriti durante la prima guerra mondiale. Uno stile scabro, asciutto, essenziale.

“È una piccola storia semplice, senza grandi eventi. Sono nata a Varsavia, da una famiglia di insegnanti. Ho sposato Pierre Curie e ho avuto due figlie. Ho lavorato in Francia.” Così Marie riassume la sua straordinaria vita.

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Marie Sklodowska Curie nasce nel 1867 a Varsavia da una famiglia cattolica d’ insegnanti. Molto precoce, a quattro anni impara a leggere. In seguito alla morte della madre, avvenuta quando lei ha solo sei anni, Marie perde la fede, per rimanere agnostica per il resto della sua vita. Convinta della propria intelligenza e capacità, decide di studiare Fisica. Poiché l’Università di Varsavia non ammette le donne, sia lei che la sorella maggiore Bronia devono trasferirsi a Parigi per studiare alla Sorbona. Si finanziano gli studi a vicenda: dapprima Marie lavora come istitutrice nelle famiglie benestanti di Varsavia, mantenendo Bronia a Parigi; poi, a partire dal 1892, Bronia divise i suoi primi stipendi di medico con Marie, che si laurea con successo in Fisica e Matematica. A Parigi, Marie incontra Pierre Curie che nel 1895 diventa suo marito e compagno nella ricerca scientifica. Nascono due figlie, Irène e Ève. Frattanto nello studio della radioattività, condotto con mezzi rudimentali e senza aiutanti, Pierre e Marie scoprono due nuovi elementi chimici, il Radio e il Polonio. Marie comprende che la radioattività è un fenomeno atomico, distruggendo con questa sua geniale intuizione la diffusa convinzione che l’atomo sia la più piccola particella di materia. Nel 1903 ottiene il Dottorato di Ricerca e poco dopo anche il premio Nobel per la Fisica, insieme a Pierre Curie e Henri Becquerel. Dopo la tragica morte di Pierre avvenuta nel 1906, continua la ricerca da sola e viene nominata alla cattedra della Sorbonne. Nel 1911 riceve, questa volta da sola, il premio Nobel per la Chimica. I premi e la mondanità non la interessano: con una concezione altamente disinteressata della scienza, Marie dona all’umanità i risultati delle sue ricerche, senza

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Arte al femminile (283)

Pierina Levi nasce a Bologna nel 1884. La sua è una famiglia di origine ebraica, colta e aperta al sociale. Pierina vive a Roma, entrando in contatto con l’ambiente artistico cittadino. Condivide con Annie Nathan (v.n.281) l’amicizia con Balla, presso il quale studia a lungo.

Espone dal 1907 al 1910 agli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma.

Nel 1911 si tiene a Roma un’Esposizione in un apposito villaggio adeguatamente ricostruito, che ricrea le capanne dell’Agro Romano e Pierina presenta con altri artisti una produzione legata a soggetti della campagna romana. Espone suoi lavori nel 1913 alla I Secessione Romana e nel biennio 1912-1913 all’Esposizione Nazionale Giovanile di Napoli.

Durante la prima guerra mondiale svolge attività d’infermiera e fra il 1916 e il 1917, nell’Ospedale militare di Roma, realizza una serie di ritratti ai soldati feriti, su richiesta degli stessi. Nel 1918 esce un volumetto, intitolato Lettere di soldati alle loro infermiere, con prefazione di Ada Negri e 13 illustrazioni realizzate da Pierina. Le lettere sono divise per regioni e i disegni recano spesso l’indicazione dell’origine del ferito: el mantuvan, u’sicilianu, un valoroso barese…i ritratti dimostrano intensità e capacità di penetrazione psicologica da parte dell’artista. Pierina dona il libro al maestro Balla, che stima molto.

Si sposa con un certo marchese Lignola.

Riesce a sfuggire alle persecuzioni razziali che devastano la sua famiglia. Muore a Giffoni alla fine del 1941 o agli inizi del 1942.

I suoi paesaggi colpiscono per la vivacità dei colori e l’uso della luce. Si evidenzia uno studio di stampo divisionista.

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Ricerca di una svolta….

Ho letto due libri accomunati dallo stesso tema: donne che giunte a una certa età fanno il bilancio della propria vita e cercano una svolta.

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Il primo romanzo, “L’età pericolosa” di Karin Michaëlis, fece scalpore quando venne pubblicato nel 1910.

La protagonista, Elsie Lindtner, una quarantenne bella e apparentemente realizzata, decide di seguire i propri ideali di emancipazione, divorzia dal marito e va a vivere in una villa su un’isola deserta. L’isolamento le sembra l’unico modo per sfuggire alle ipocrisie di una società fatta di apparenze. Quando però il silenzio e la solitudine iniziano a pesarle e cerca di riprendere contatto con il suo mondo, si accorge di essere stata dimenticata e ormai sorpassata nel cuore di tutti.

Un racconto fatto in prima persona, amaro e sincero, sullo sfondo di un paesaggio marino mutabile e selvaggio. In esso ci sono vari elementi autobiografici.

Karin Michaëlis nasce a Randens in Danimarca nel 1872. Diventa famosa in Italia per una serie di libri per ragazze, Bibi, pubblicata tra il 1940-’41. Sue opere importanti sono: Barnet (1902), la Scuola della gioia (1914), L’albero del bene e del male (1924). Dopo due divorzi va a vivere in un’isola, trasformando la sua casa in un rifugio per i perseguitati dal nazismo. Dal 1939 alla fine della guerra rimane bloccata negli Stati Uniti. Quando torna in Danimarca è stata ormai dimenticata. Muore sola e in miseria nel 1950.

I suoi libri ruotano intorno a figure femminili e a vicende estreme, di sconfitta o ribellione, legate alla condizione femminile.

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Le nozze di Anna è un romanzo di Nathacha Appanah del 2007, in cui la vicenda si svolge tutta in un giorno. La voce narrante è quella di Sonia, madre di Anna, che in occasione del matrimonio della figlia fa il bilancio della propria vita, nella consapevolezza che per entrambe tutto cambierà. I ricordi e i rimpianti riaffiorano.

Sonia è una scrittrice, nata nelle isole Mauritius, che ha lasciato adolescente per andare a Londra, alla ricerca di nuove prospettive. Qui conosce Matthew e nasce un grande amore.

mi veniva vicino, poggiava la testa sulle mie ginocchia e ci dicevamo le parole più importanti della terra. Ci amavamo nel modo più vero e più spoglio possibile.”(pag.38)

Matthew vince un concorso per giovani giornalisti e parte per un reportage in Africa: Sonia non lo trattiene e non gli dirà mai di avere avuto da lui una figlia. Libera e anticonformista, Sonia deve confrontarsi con una figlia completamente diversa da lei, timorosa che la madre le crei imbarazzo e desiderosa di inserirsi nell’alta borghesia parigina. In un alternarsi di piccoli episodi, il racconto porta le due donne a trovare nuova forza nel rapporto. Anna conoscerà poi la vera storia di suo padre…

Molti gli spunti di riflessione e molto simpatica e sincera la figura di Sonia. Anche in questa storia ci sono parecchi spunti autobiografici.

Nathacha Appanah nasce nel 1973 nelle isole Mauritius da una famiglia di origini indiane. Dal 1999 vive in Francia. Collabora con diversi periodici e radio pubbliche. Ha scritto quattro romanzi di notevole successo: è considerata una delle voci più apprezzate della letteratura francofona.

Cercare di capire la vita…

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Il cielo dei leoni è un libro particolare, un insieme di racconti che riguardano la protagonista (che è la stessa autrice) e sono come confessioni, confidenze, riflessioni, espresse in un linguaggio pieno d’immaginazione e fascino. Ci sono appunti di quotidianità, ricordi, sogni, desideri, paure: osservazioni sulla vita in generale e la sua in particolare. La vita dell’autrice diventa oggetto di molte considerazioni, che coinvolgono il lettore e lo aiutano a riflettere sulla ricchezza della vita, di ogni vita. Il tutto è ambientato nei paesaggi messicani, ricchi di colori, di profumi: l’avita e splendida Puebla, la caotica Città del Messico, le lagune dei Caraibi…

“Quando ha raggiunto i cinquant’anni una donna può permettersi di fare il consuntivo della propria vita: mettere davanti a sé i tanti affetti che hanno costellato il mezzo secolo che ha attraversato e guardare a se stessa con l’attenzione dovuta a chi ha già percorso un lungo tratto di strada. Ángeles Mastretta ha deciso di creare un libro che offra ai tanti lettori, conquistati lungo il suo cammino di scrittrice, la sua immagine più autentica, anche se la mediazione della scrittura non rende mai totalmente sincero ciò che si scrive.”

Molto significativa la frase di Jorge L. Borges, all’inizio dei racconti:

“Voglio lasciare scritta una confessione, che sarà allo stesso tempo intima e generale, poiché le cose che capitano a un uomo capitano a tutti”

Un libro per riflettere sulla vita, anche la propria, per ritrovare il gusto della vita, la sua meraviglia, le sue sorprese…

Angeles Mastretta (Puebla 1949), ha aperto la carriera letteraria come giornalista, affermandosi poi negli anni Ottanta come scrittrice di narrativa sulla scena messicana, e ben presto mondiale, con il romanzo Strappami la vita (1985). L’apprezzamento della critica, i premi letterari e l’adesione del pubblico a questo primo romanzo — arrivato nel giro di pochi anni a vendere oltre un milione di esemplari – si sono riconfermati con altre due opere presto tradotte in molte lingue con grande successo, Donne dagli occhi grandi (1990) e Male d’amore (1996). Oltre ai romanzi, ha pubblicato anche due raccolte di racconti e riflessioni, Puerto Libre (1993) e Il mondo illuminato (1998). Àngeles Mastretta fa parte del comitato editoriale della rivista “Nexos”, in cui tiene la rubrica mensile ‘Puerto Libre”, riproposta su riviste pubblicate in Spagna, Germania e Cile. Vive a Città del Messico con la famiglia e sta scrivendo un nuovo romanzo, di prossima pubblicazione.

Ritrovarsi in un libro…

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Un libro consigliato da un’amica, che mi ha piacevolmente sorpreso!

Gli anni è un’autobiografia particolare, in cui l’autrice mescola la propria vita con i fatti del suo tempo. La storia individuale diventa un elemento della storia collettiva dal dopoguerra a oggi e ci sono fotografie che fanno da filo conduttore per questa ricostruzione. Lo sguardo passa dal particolare al generale, per cui sono descritti eventi importanti: la Liberazione, la guerra d’Algeria, il Maggio francese, l’emancipazione femminile, gli sviluppi della politica francese, l’attentato delle Torri gemelle, il problema dell’emigrazione, la difficile integrazione nelle periferie urbane…Le transazioni da un periodo all’altro sono rintracciate anche nel rapporto con le cose: c’era un tempo in cui si desideravano e si conservavano, mentre oggi si consumano velocemente, in una corsa contro l’invecchiamento, che pervade ogni ambito quotidiano.

In questo libro c’è un po’ tutto: il senso di un’epoca, del tempo che passa, la ricerca di ideali, l’importanza delle relazioni umane, la riflessione sul proprio destino e quello degli altri, l’amore, la famiglia…

Ognuno di noi può trovare qualcosa di sé in questo libro, scritto in modo lucido e incisivo.

“Sbarazzarci delle ombre. E mettere via un po’ di vita, salvandoci dalla sparizione futura. Non voglio concentrarmi su una fede, non voglio strizzare l’occhio al lettore, non posso concepire opere che vadano incontro all’opinione pubblica. Scrivere, senza pensare a cosa diranno gli altri: è questo che chiedo. Scrivere nel silenzio della mia casa, sola, per lottare contro la lunga vita dei morti”.

 

Annie Ernaux nasce a Lillebonne nel 1940. Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Yvetot, in Normandia. La famiglia è di condizioni economiche modeste, ma Annie riesce a studiare a laurearsi in Lettere Moderne e a diventare insegnante. Esordisce nel 1974 con il romanzo autobiografico “Gli armadi vuoti”. Nel 1984 ottiene il premio Renaudot per “il posto”, libro che la consacra come una delle più importanti scrittrici francesi. Nel 2008 pubblica “Gli anni”, in cui il racconto della sua vita si colloca nel quadro completo degli eventi dal dopoguerra ai giorni nostri. Questo romanzo ottiene vari importanti premi. Nel 2011 esce “L’altra figlia” e “L’atelier noir”, che raccoglie note e riflessioni sulla redazione delle sue opere. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera viene raccolta dall’editore Gallimard in un unico volume della prestigiosa collana Quarto.

Arte al femminile (221)

Gli influssi dei movimenti artistici europei si avvertono anche nella pittura italiana, rivisitati e adattati alle realtà locali.

FERRETTINI ROSSOTTI EMILIA nasce a Torino nel 1866. Come gran parte delle artiste del tempo ha una formazione da autodidatta. Frequenta lo studio del pittore Lorenzo Delleani, che influisce sulle sue scelte stilistiche. Delleani, dopo l’esperienza parigina, si dedica a una pittura en plei air, con dense pennellate di colore che catturano la luce, scegliendo come soggetti vedute del Piemonte, soprattutto paesaggi di montagna.

Emilia dipinge nature morte dai colori morbidi, “sommessi”: fiori e paesaggi (Mattino grigio, Tramonto sul Po, inviati nel 1900 alla I Esposizione Internazionale Femminile di Torino). Espone a Genova nel 1902, a Roma nel 1904 (Nota bianca), al Salon di Parigi nel 1911 (Autunno). I paesaggi sono soprattutto della campagna torinese.

Nulla traspare ufficialmente della sua vita privata.

Muore a Torino nel 1951 all’età di 85 anni.

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