Arte al femminile (271)

Claude (Claudine) Raguet Hirst nasce a Cincinnati (Ohio) nel 1855, prima delle due figlie di Juliet e Percy Hirst. Quando la famiglia s’ingrandisce si trasferisce a Clifton (New Jersey), un ricco sobborgo con una comunità artistica in espansione. Claudine inizia a prendere lezioni di pittura a 10 anni e frequenta contemporaneamente una scuola di danza. A 14 anni viene iscritta all’istituto Young Auburn Ladies di Mont Auburn presso Cincinnati. L’esposizione industriale di Cincinnati del 1872 include tre delle sue prime opere. Nel 1874, a 19 anni, s’ iscrive al Mc Micken College of Arts anda Sciences. Qui segue un corso di disegno tridimensionale e uno d’intaglio del legno. I suoi lavori sono esposti nel Padiglione delle Donne durante l’Esposizione centenaria del 1876 a Filadelfia. Lascia la Scuola di Disegno nel 1878 (23 anni) e si mette a insegnare scultura in legno. Usa firmare con il nome Claude, per evitare il sessismo che ostacola molte artiste del tempo. Si trasferisce a New York, per avere maggiori opportunità e viene raggiunta dalla madre e dalla sorella, in quanto il padre ha reso loro la vita insopportabile, essendo diventato alcolizzato. Claudine affitta uno studio nel villaggio di Greenwich, dove stringe amicizia con il pittore William Crothers Fitler (paesaggista), che sposa nel 1901.

Mentre si trova a New York insegna arte e prende lezioni private da valenti artisti, come Agnes Dean Abbatt (acquarellista, pittrice di nature morte e paesaggi). Aderisce al Women’s Art Club e alla Watercolor Society. Espone, oltre che a New York, a Boston, a Chicago, a Philadelphia e in altri centri importanti.

I suoi temi preferiti sono le nature morte, spesso viole del pensiero e rose. Le piacciono talmente le rose che ne conosce le varietà, che spesso indica nei titoli dei quadri.

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Dipinge anche libri, candele, giornali e altri oggetti posati su tavoli di legno, usando la tecnica iperrealistica. Le “composizioni in libreria” caratterizzano il suo ultimo periodo creativo. Dipinge libri antichi, riflettendo la moda corrente di raccolta di libri rari. In questi dipinti incredibilmente dettagliati, Claudine riesce a rendere leggibile l’intero testo di una pagina o riprodurre un’incisione. In molti casi i libri possono essere identificati e confrontati con le loro fonti, alcune delle quali sono testi classici del XVIII° secolo, che sostengono i diritti delle donne.

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Alcuni osservatori hanno voluto vedere in alcuni quadri una sottile critica ai vizi maschili del gioco e del bere: bottiglie vuote segno di pesanti bevute, cubi di zucchero e limone, che suggeriscono che uno dei liquori usati sia l’assenzio (considerato la cocaina del XIX° secolo), carte sparse sul tavolo, il tutto disposto per dare sensazione di disordine.

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Continua a dipingere sino alla fine, lasciando più di 100 opere.

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Gli oli e gli acquarelli intensi mostrano grande abilità nel rendere oggetti e materiali.

Claudine muore nel 1942, a 87 anni.

Martha M. Evans ha pubblicato il catalogo “Claude Raguet Hirst: trasforming of american still life”.

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Una donna alla conquista del Cile

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Inés dell’anima mia è un romanzo storico a tutti gli effetti, anche se, ovviamente, vi sono aspetti d’invenzione. La protagonista è Inés Suàrez, l’unica donna spagnola che ha partecipato alla conquista del Cile nel 1540. Nata a Plasencia, in Estremadura (Spagna) nel 1507, giunge in America nel 1537, per raggiungere il marito Juan de Malaga, partito per il Nuovo Mondo con i fratelli Pizarro. Giunge fortunosamente in Perù, dove scopre che il marito è morto poco tempo prima del suo arrivo. Ottiene come risarcimento un piccolo appezzamento a Cuzco, dove si mantiene lavorando come sarta e vendendo squisite “empanadas”. Conosciuto il maresciallo di Campo Pedro di Valdivia, ne diviene l’amante e lo accompagna nel 1540 alla conquista del Cile, sopportando prove indicibili. Resistente e indomabile, si rivela preziosa risorsa nella spedizione, curando malati e feriti e trovando sorgenti d’acqua. Raggiunta la valle del Mapocho, gli spagnoli fondano la futura città di Santiago. Essi devono affrontare gli indomabili indigeni Mapuche: crudeltà su crudeltà vengono commesse da una parte e dall’altra. Inés si distingue durante un tremendo attacco alla città e salva una situazione che sembrava ormai perduta. Con Valdivia fa sviluppare il paese, ma Pedro deve lasciarla, per ordine del Vicerè spagnolo. Inés sposa il capitano Rodrigo de Quiroga, con cui lavora instancabilmente al benessere della sua gente, mentre Pedro de Valdivia continua nella conquista del Cile e nella lotta contro i Mapuche, per la quale perderà la vita.

Narrato in prima persona dalla protagonista, rivolgendosi alla figlia adottiva Isabel, questo romanzo vuole presentarci un personaggio storico poco conosciuto dai più: una donna indomita, ribelle, volitiva, amante della libertà, orgogliosa, padrona della propria vita contro i pregiudizi del tempo. La conquista del Cile appare in tutta la sua cruda realtà quotidiana. I cieli, i paesaggi, i profumi, gli interni delle case, le battaglie: c’è grande vitalità e concretezza nella narrazione, che colpisce per la violenza che ha caratterizzato la storia, il sangue, le torture descritte con realismo. La Allende evidenzia la ferocia sia degli spagnoli che degli indigeni. Alla fine della vicenda l’autrice fornisce un’ampia bibliografia di testi che ha consultato, per non tradire la realtà storica.

Un libro interessante, che ho trovato avvincente. Troppo affascinante il personaggio!

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Arte al femminile (270)

Ancora una volta è l’America a sorprenderci con un’artista oggi quasi dimenticata, ma un tempo molto famosa.

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Cecilia Beaux nasce a Filadelfia nel 1855. Il padre, Jean Adolphe Beaux è un produttore di seta, la madre, Cecilia Kent Leavitt, un’insegnante proveniente da una famiglia facoltosa. La madre muore di febbre puerperale 12 giorni dopo la nascita di Cecilia a soli 33 anni. Cecilia e la sorella Etta sono allevate dapprima dalla nonna materna e poi dalle zie. Il padre, sconvolto dal dolore, ritorna nella natia Francia, dove rimane per 16 anni, facendo solo sporadiche visite alle figlie. La nonna materna cura le nipoti in modo pragmatico, insegnando che “tutto ciò che si intraprende deve essere completato e conquistato”. Gli anni della guerra civile sono particolarmente impegnativi, ma le due orfane sono aiutate anche dalla zia Emily e da suo marito, che ha un’influenza benefica su di loro e le aiuta per molti anni. Dagli zii Cecilia impara ad amare la musica, studia pianoforte e canto. Visita vari musei, anche se non rimane particolarmente colpita dalle tele esposte. Frequenta la Miss Lyman’s School for Girls, distinguendosi soprattutto in francese e storia naturale. Diventa allieva di Catharine Ann Drinker, sua parente, nel 1871 e dell’olandese Van der Wielen dal 1872 al 1873. A 18 anni viene nominata insegnante di disegno presso una scuola locale, dà lezioni private e fa piccoli ritratti. Studia per lo più come autodidatta. Produce litografie per una casa editrice di Filadelfia e dimostra accuratezza e pazienza come illustratore scientifico, riproducendo fossili per un volume sponsorizzato da un Centro di studi di Geologia. S’ iscrive alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Filadelfia, che frequenta dal 1877 al 1878. Gli anni seguenti si specializza con illustri artisti del tempo. A 24 anni prova l’esperienza della pittura su porcellana e s’iscrive a un corso specialistico. Considera questa esperienza, pur remunerativa, come negativa per lei. A 32 anni, nonostante la fama ottenuta a Filadelfia, parte per Parigi, come molti artisti americani del tempo, abbandonando diversi pretendenti e superando le obiezioni della sua famiglia.

Frequenta prima l’Accademia Julian, poi l’Accademia Colorossi, strutture indipendenti aperte alla frequenza femminile. Lavora anche a Concarneau, in Bretagna, nel gruppo di artisti qui riuniti e fa un viaggio in Italia. Pur apprezzando l’arte degli impressionisti, rimane una pittrice realista, precisa e puntuale nell’osservazione. Ammira i classici come Tiziano e Rembrandt. La formazione europea influenza la sua tavolozza, facendole adottare colorazioni più chiare e luminose. Nel 1890 la troviamo a Parigi, dove presenta alcune tele all’Esposizione cittadina. Tornata a Filadelfia, ottiene vari riconoscimenti e nel 1902 diventa membro della National Academy of Design di New York. Viene chiamata a insegnare all’Accademia di Belle Arti della Pennsylvania dal 1895 al 1915: è la prima donna ad avere questo onore. Nel 1919 è incaricata da una commissione statale di rappresentare vari protagonisti della prima guerra mondiale. Specializzatasi nei ritratti, è chiamata da famiglie importanti: dipinge anche il ritratto di Edith Roosevelt con la figlia.

Dal 1906 comincia a vivere tutto l’anno a Green Alley, in un ambiente più rilassante rispetto New York e Filadelfia.

Le nuove tendenze pittoriche, il cosiddetto modernismo, contrastano con la sua arte e lei insiste con il suo stile preimpressionista.

Un incidente avuto a Parigi nel 1924 compromette la sua salute ed è costretta a ridurre i propri impegni. Nello stesso anno le viene commissionato un autoritratto per la collezione Medici della Galleria degli Uffizi di Firenze. Nel 1930 pubblica un’autobiografia, “ Background with figures”.

Nel 1935 le viene dedicata una retrospettiva dall’American Academy of Arts and Letters. Viene giudicata la più grande artista vivente del suo tempo e una delle 12 donne più influenti d’America.

Muore a 87 anni a Green Alley, presso Gloucester.

Anche se relativamente sconosciuta ai visitatori di musei del nostro tempo, Cecilia ha avuto molti riconoscimenti in vita.

Durante la sua lunga vita produttiva, ha mantenuto elevati i propri standard estetici contro tutte le distrazioni e le forze a lei contrarie. Ha continuato a lottare per la perfezione.

Una tecnica perfetta in qualsiasi cosa“, ha dichiarato in un’intervista, “significa che non c’è stata interruzione nella continuità tra la concezione e l’atto creativo“. Ha riassunto la sua etica del lavoro così: “Posso dirlo: quando provo qualcosa, ho una determinata passione, che supera ogni ostacolo … e faccio il mio lavoro rifiutando di accettare la sconfitta che potrebbe essere collegata a qualsiasi evento doloroso”.

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Una donna “pioniera” della cultura

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ILLUMINATA racconta la storia di Elena Lucrezia Cornaro, prima donna laureata al mondo. Fa sempre bene leggere di donne che abbiano perseguito i propri ideali contro tutto e tutti. Questa donna, in particolare, sceglie un cammino nuovo per il suo tempo, quello dello studio, della passione intellettuale. Nel ‘600 le ragazze di nobile famiglia o si sposavano o finivano in convento. Lucrezia ha la fortuna di avere un padre aperto, affezionato alla figlia, trasgressivo, in quanto ha preferito la libera unione con Zanetta, ragazza della borghesia, piuttosto che con una fanciulla del suo rango, scelta dalla famiglia. Il padre, avendo compreso l’intelligenza di Elena, le fornisce i migliori insegnanti del tempo. Elena a 10 anni sceglie di rifiutare il matrimonio, scegliendo una vita severa, impegnata, lottando per controllare un temperamento orgoglioso, ribelle e appassionato. Incontra l’amore nella persona dell’erudito ‘Umar Ibn al- Farid, ma anche questo è un sentimento complicato, per le differenze culturali e la lontananza. Il rapporto è platonico e dura nel tempo. Padrona di una cultura vastissima, Elena affronta prove e giudizi, prima di essere accettata dal mondo accademico. La sua sofferta esperienza apre la strada all’avventura intellettuale di altre donne.

La vicenda è romanzata, ma è comunque interessante e puntuale nella ricostruzione dell’ambiente del tempo.Si coglie la quotidianità della Venezia seicentesca. Grande la finezza narrativa.

Un bel libro!

Patrizia Carrano nasce a Crespano del Grappa (Treviso) nel 1946. Scrittrice. Giornalista (Noidonne, Panorama, Tempo Illustrato, Amica, Max, Playboy, Anna, Sette ecc.). Tra i suoi libri: Malafemmina (1978), Cattivi compleanni (1992). Sceneggiatrice tv (La ragazza americana, La mia casa è piena di specchi, Pronto soccorso, Linda e il brigadiere, Regina dei fiori ecc.). Autrice della fiction Butta la luna (Raiuno, 2006). Ha ridotto per il piccolo schermo il romanzo di Daphne du Maurier Rebecca la prima moglie (andato in onda su Raiuno nell’aprile 2008).

Arte al femminile (269)

Tra le allieve di Helen Knowlton (v.n.268) merita particolare attenzione Ellen Day Hale.

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Ellen Day Hale nasce a Worcester (Massachusetts) nel 1855, in una famiglia amante dell’arte e della letteratura. Il padre è uno scrittore, un oratore e un pastore protestante; la prozia, Harriet Beecher Stowe è l’autrice del famoso romanzo “La capanna dello zio Tom”. La sua è una famiglia rispettabile, ma non particolarmente benestante. Viene educata dalla zia Susan Hale, acquarellista, e riceve le prime nozioni di arte figurativa da William Rimmer. Studia poi a Boston, presso l’atelier di William Morris e di Helen Knowlton. Hunt e Helen Knowlton incoraggiano nelle loro allieve un nuovo stile, promuovendo all’interno della classe di 40 pittrici un senso di comunità, in modo che collaborino tra loro. Nella famiglia di Ellen ci sono forti modelli femminili: la madre, Emily Baldwin Perkins, incoraggia le sue tendenze artistiche, le zie Catharine Beecher e Isabella Beecher Hooker sono educatrici, la cugina Charlotte Perkins Gilman è un’importante attivista e scrittrice. In cerca di formazione aggiuntiva Ellen va nel 1878 a Philadelphia, per frequentare l’Accademia di Pittura della Pennsylvania. Qui si ferma due anni, dipingendo per la prima volta un nudo femminile dal vivo. Gli anni seguenti viaggia per l’Europa con Helen Knowlton: visita Belgio, Olanda, Italia, Inghilterra e Francia, esplorando musei e copiando dipinti. Ellen si ferma poi a Parigi, per seguire maestri parigini. Sono più di mille i giovani artisti americani che in questo periodo studiano a Parigi e dintorni. S’iscrive rapidamente ai corsi, ma trova gli insegnamenti troppo formali e poco interessanti. Nel 1882 è a Londra, per seguire alcune lezioni presso la Royal Academy of Arts. Tornata a Parigi, studia all’Academie Julian per tre anni. Dal momento che le donne non sono ammesse ai più prestigiosi istituti parigini, devono iscriversi alle accademie indipendenti, che richiedono alle donne di pagare più soldi degli uomini per le lezioni. Nonostante le difficoltà economiche Ellen preferisce l’Accademia Julian alle altre, trovando un gruppo di amici che le fanno da supporto. Nel 1884 incontra Gabrielle de Vaux Clements, che diventa la sua compagna di vita e le insegna l’arte dell’incisione. Alla fine degli anni ‘80 sperimentano per prime le acqueforti a colori negli Stati Uniti. Pur impegnandosi molto per esporre le proprie opere e farsi apprezzare, Ellen ottiene un marginale riconoscimento della propria arte. Espone al Salon di Parigi, presso la Royal Academy of Arts di Londra.

Il padre svolge la funzione di cappellano nel Senato degli Stati Uniti dal 1904 sino alla morte nel 1909. Ellen lo aiuta spesso nelle funzioni legate alla Chiesa. Nel frattempo si occupa dei suoi sette fratelli e sorelle. Come donna non sposata, fa quello che ci si aspetta da lei, dedicandosi alle necessità dei genitori. Nonostante gli obblighi familiari, Ellen non rinuncia mai alla sua passione e continua a dipingere e a fare incisioni per il resto della sua vita.

Muore a 85 anni in un borgo alla periferia di Boston, dove ha il suo studio.

Può essere definita una pittrice impressionista, nota per i suoi dipinti di figure, compresi molti ritratti e autoritratti. I suoi lavori sono raffinati, con un pregevole uso di luci e ombre, nonché notevole abilità tecnica.

Un suo quadro si trova nella collezione del National Museum of Women in The Arts di Washington.

Ha scritto il libro “ Storia dell’arte: uno studio delle vite di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano e Dürer”, nonché varie pubblicazioni e articoli.

Ha svolto un ruolo importante come mentore per una nuova generazione di pittrici donne. Ha incoraggiato e dato consulenza, ospitando spesso le artiste per incontri informali, per discutere di arte e stabilire collaborazioni professionali.

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Musica dell’ anima

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Il pianista muto è un romanzo particolare diviso tra lettere, flashback e descrizioni in terza persona, in cui l’io narrante cambia continuamente. Prende spunto da un reale fatto di cronaca: il ritrovamento nel Kent di un artista sconosciuto, privo di parola, dalle incredibili doti musicali. Il protagonista è un giovane trovato in stato confusionale sulla spiaggia di un imprecisato paese dell’Inghilterra dall’infermiera Nadine. La ragazza lo porta nell’ospedale psichiatrico in cui lavora, dove il caso viene seguito con interesse da tutti. Il giovane non parla, non scrive, non ha alcun segno di riconoscimento: disegna solo un pianoforte. Quando vede per caso nel “giardino d’inverno” dell’istituto un pianoforte, comincia a suonare così meravigliosamente, che tutti ne rimangono colpiti. Il suo diventa un caso famoso, il che sconvolge l’equilibrio della tranquilla clinica. La musica diventa protagonista della storia, perché i brani musicali hanno il potere di far riemergere nei pazienti ricordi considerati dimenticati o superati e influenza tutti, risvegliando sensibilità sopite. I brani musicali portano a un dialogo profondo, impossibile a parole, che induce gli ascoltatori a una valutazione della propria vita: la memoria rievoca a volte eventi tragici con cui fare i conti. In particolare il giovane ha un’influenza particolare sull’anziano Rosenthal, superstite di un campo nazista. I due sembrano capirsi, senza comunicare tra loro. Quando Rosenthal si suicida, oppresso dai ricordi, il pianista decide di sparire, come un angelo della morte.

Un libro ammaliante, dalle atmosfere sfumate, ricco di umanità. Ci sono alti e bassi, perché non tutti i personaggi sono convincenti, ma è ben scritto. Affascinante il misterioso protagonista, che con la musica esprime la realtà segreta del proprio essere.

“ c’è solo il mare, illividito dalla luce fredda dell’alba, e la lunga striscia di sabbia che lo fiancheggia a perdita d’occhio; eppure, tra mare e sabbia, il ragazzo continua a camminare guardando dritto davanti a sé, come se una meta gli balenasse davanti proprio laggiù, nell’estrema lontananza, dove il profilo della costa sfuma in un’incerta caligine azzurrina.

A un tratto si ferma e si volta indietro, verso il promontorio. ….ben presto la sua figura scalza e vacillante si perde nella foschia dell’alba, mentre i gabbiani levano di nuovo le loro strida sulla spiaggia deserta.”

 

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Collabora alle pagine culturali del «Corriere della Sera» e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino.
Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

Arte al femminile (268)

Helen Mary Knowlton nasce a Littleton (Massachusetts) nel 1832, seconda di nove figli. Frequenta le scuole di Worcester, dove la famiglia si è stabilita. Suo padre, dal 1834, possiede e gestisce il giornale Worcester Palladium: muore nel 1871, lasciando la famiglia in difficoltà. Helen e le sue sorelle per alcuni anni si occupano dell’attività del giornale. Helen dà anche lezioni di chitarra. Studia arte a Boston con la supervisione di William Morris Hunt (autore di ritratti, scene di genere e militari), che sostituisce dal 1871 come insegnante di disegno e pittura. William Morris aveva creato una classe di pittrici donne, socialmente accettabile, dato il prestigio di cui godeva l’artista, che seguiva gli ideali della scuola francese di Barbizon, per cui paesaggio e stati d’animo sono associati, con un realismo raffinato e legato al romanticismo. Helen ha grande stima di Hunt, tanto da diventare sua biografa ufficiale (“Art-life of William Morris Hunt”), oltre che collaborare alla stesura di un libro sui suoi metodi didattici, “Talks on Art”. Nel 1875 pubblica con Hunt il manuale “Hints of pupils in drawing and painting”, ispirato agli appunti presi durante le lezioni di Hunt, illustrato con gusto. Hunt muore forse suicida nel 1879, lasciando un grande vuoto nella pittrice. Nel 1880 la troviamo a Monaco di Baviera, a seguire i corsi di Frank Duveneck, pittore statunitense qui stabilitosi per specializzarsi presso l’Accademia Reale di Monaco. Nell’estate 1881 è a Gloucester, Massachusetts, in questo momento affollata di artisti e definita la “Bretagna d’America”. Per due anni viaggia attraverso l’Italia, la Francia , il Belgio, i Paesi Bassi con Ellen Day Hale, sua allieva. A Boston si stabilisce e lavora come pittrice, insegnante, scrittrice e critica d’arte per il Boston Post.

Dipinge ritratti e paesaggi a olio oltre che schizzi a carboncino. Espone a Londra, a New York, all’Accademia Nazionale del Design, a Philadelphia, presso L’Accademia di Pennsylvania di Belle Arti, presso il Museo di Belle Arti di Boston. Sue opere vengono acquistate nel 1896 dal Worcester Art Museum. Suoi quadri si possono ammirare al Museo d’Arte di Telfair, a Savannah, in Georgia, e nel Museo of Fine Arts di Boston.

Muore a Needham, Massachusetts, nel 1918.

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