Arte al femminile (393)

Continuo il mio percorso nell’arte al femminile. Sono ancora negli anni tra fine Ottocento e primi Novecento. Le figure di artiste che sto “incontrando” in questo periodo sono quelle presenti alla Fiera Internazionale Colombiana del 1893 (v.n.327), in cui un intero edificio è dedicato alle donne artiste del tempo.

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Elena Francisca Maria Brockmann y Llanos nasce a Madrid nel 1867. Il padre è l’ingegnere Leopoldo Brockmann Gonzàlez-Losada e la madre Isabel Beatriz de Llanos Keats è appartenente a una famiglia di scrittori e romanzieri. Avere una famiglia ricca e illustre le permette di entrare in una prestigiosa scuola d’arte, l’Accademia di Belle Arti di San Fernando, dove s’iscrive al corso di pittura di genere, contravvenendo alle regole del tempo, in quanto è previsto all’interno del corso lo studio dell’anatomia del corpo umano, precluso allora alle donne.

Si reca a Roma per perfezionare la propria tecnica e realizza diverse copie di capolavori.

Con il tempo alla pittura di genere affianca quella a carattere storico, distinguendosi per composizioni complesse. Il suo talento è riconosciuto anche dai colleghi pittori, ma qualche critico per sminuirne il valore dice che nel dipingere “sembra un uomo”, quasi che le donne fossero incapaci di talento proprio…

Francisca riesce a esporre i suoi lavori in numerose occasioni, ricevendo premi e gratificazioni, ma molti la considerano una dilettante rispetto ai grandi autori maschi, il che la esclude da alcuni ambienti culturali.

Vince premi importanti nelle esposizioni nazionali del 1887 e 1892.

Nel 1893 partecipa alla Esposizione Internazionale Colombiana di Chicago.

Viene citata nel libro Women Painters of the World del 1905.

Muore a Madrid nel 1946, a 78 anni.

Sue opere si trovano al Museo del Prado.

Quando il genere storico perde l’interesse del pubblico, il suo nome viene dimenticato e tale rimane per anni.

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Libri per pensare

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Il racconto dell’ancella è un romanzo del 1985, che ha ancora parecchio da “dire”. È ambientato in una fantomatica Repubblica di Galaad, del Nord America, con un regime totalitario teocratico di ispirazione vetero-testamentaria. La Terra è stata devastata dall’inquinamento chimico e radioattivo, per cui si sono scatenate guerre devastanti. A Galaad sono illegali le altre confessioni religiose, i matrimoni fuori dalla Chiesa di stato, il libero pensiero, la gestione privata della propria vita, i libri, l’arte e chi si ribella viene ucciso o esiliato nelle colonie dove vengono trattati i rifiuti tossici. Le donne sono asservite all’uomo solo per scopi riproduttivi: le donne sterili o anziane, dichiarate “Nondonne”, vengono costrette a lavori pesanti o eliminate. I capi sono i Comandanti, unici depositari del potere (cui è concessa anche la trasgressione segreta delle regole). Le donne non hanno beni, diritti o libertà, non possono decidere niente, neppure cosa mangiare, quando e dove dormire ecc.. Se un Comandante non può avere figli dalla propria moglie, può avere un’Ancella (da cui il titolo del racconto), ossia una donna fertile in stato di completo asservimento, con cui avere rapporti sessuali con un rituale umiliante per la donna stessa. Difred, la protagonista e voce narrante, non si rassegna al proprio ruolo di Ancella e trova personali forme di ribellione. I ricordi del passato di Difred irrompono nei momenti di solitudine e acuiscono il dolore, il senso di alienazione e, nello stesso tempo, l’idea di una diversa vita possibile.

Il finale rimane aperto.

Racconto, e metafora collegata, sono una critica forte contro i regimi autoritari. Si attacca con pungente ironia una società meschina e puritana, che si fonda ipocritamente su un intreccio tra sessualità e politica, il tutto rivestito di una parvenza religiosa.

I desideri e l’aspirazione profonda alla libertà permangono però anche in un regime dittatoriale e la ribellione prima o poi ha successo.

L’uscita di una serie televisiva ispirata al romanzo, dopo l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Trump, ha reso molto popolare questo romanzo in tutto il mondo.

Un libro inquietante, che fa pensare, scritto in modo asciutto e scorrevole. Racconto con elementi di grande attualità in vari contesti! Diamo per scontati i diritti delle donne, ma tutto può cambiare, se non si presta attenzione ai mutamenti sociali e non si sta attenti ai segnali di messa in discussione di alcune libertà fondamentali per le donne.

Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa e della poesia canadese. Nasce a Ottawa nel 1939. Laureata ad Harvard, esordisce a 19 anni. Ha pubblicato oltre 25 libri, tra romanzi, racconti, raccolte di poesie, libri per bambini e saggi. Più volte candidata al premio Nobel per la letteratura, ha vinto premi prestigiosi. Tra i titoli più conosciuti ricordiamo: L’altra Grace (2008), L’altro inizio (2014), Per ultimo il cuore (2016), Il canto di Penelope (2018), pubblicati in Italia dalla casa editrice Ponte alle Grazie. La condizione della donna è al centro delle opere narrative, a partire dal romanzo La donna da mangiare (1969), che diede all’autrice il successo internazionale. Tra gli altri romanzi si ricordano Lady Oracolo (1976); Offesa corporale (1981); Il racconto dell’ancella (1986), un romanzo fantascientifico dal quale Harold Pinter ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo diretto da Volker Schlöndorff (1990); La donna che rubava i mariti (1993); L’altra Grace (1996), che trae spunto da un fatto realmente accaduto; L’assassino cieco (2001); L’anno del diluvio (2010); Per ultimo il cuore (2016); Seme di strega (2017); Occhio di gatto (2018), Il canto di Penelope (2018), I testamenti (2019).

Attualmente la scrittrice vive a Toronto, con il marito scrittore Graeme Gibson e la figlia Jess.

Botanica in un romanzo

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Il botanico inglese unisce realtà e immaginazione. L’autrice ha fatto un minuzioso lavoro di ricerca storica sul protagonista e di approfondimento scientifico. Il libro alterna le vicende del botanico Robert Fortune, con il vissuto della moglie Jane rimasta ad attenderlo con i due figli piccoli: le due parti sono differenziate anche graficamente, con caratteri diversi.

Siamo nel 1848, sotto il regno della regina Vittoria, e in Gran Bretagna si è sviluppata la passione per la natura e la botanica. Cacciatori di piante si disperdono per il mondo, alla ricerca di orchidee, rose, peonie, felci e altre varietà sconosciute. Robert Fortune (1813-1880), botanico e floricoltore scozzese, che vive in una tranquilla cittadina con moglie e due figli si trova coinvolto in un’avventura per lui impensabile. La sua vita è senza sbalzi e grandi emozioni, sino a quando viene incaricato dalla Royal Horticultural Society di partire per la Cina, alla ricerca di piante sconosciute da importare nell’Inghilterra dell’Ottocento. Fortune parte con pochi mezzi e una certa ansia. In Cina fa incontri che sconvolgono il suo equilibrio, trova ambienti sorprendenti, ma soprattutto scopre un’infinita varietà di specie vegetali e soprattutto come viene coltivato e lavorato il tè, la “giada liquida”. Dopo aver girato la Cina in lungo e in largo, travestito da nobile cinese si reca presso un isolato monastero dell’interno, dove si coltiva una specie di tè particolarmente pregiata. Fortune riesce a portar fuori dalla Cina alcune piantine di tè, che l’Inghilterra farà poi coltivare in India, proprio protettorato, liberandosi così dalla dipendenza con il mercato cinese. La storia del suo trafugamento delle piante di tè (camelia cinensis) è considerata uno dei furti che ebbero maggiore impatto economico e sociale nell’Ottocento, e la sua figura a lungo dimenticata è stata solo recentemente riscoperta.

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Ha il merito di aver introdotto nei giardini britannici ben 250 nuove piante ornamentali.

Nicole Vosseler ricostruisce con abbondanza di particolari l’intensa e appassionata ricerca di Fortune, fornendo indicazioni precise sulle piante via via conosciute, sugli ambienti, sul clima, sulle abitudini cinesi, sui contrasti tra cinesi e britannici…

La vicenda del botanico si complica dopo l’incontro con una donna guerriera, Lian, una Jianghu, amante della libertà e votata alla difesa dei deboli. Lian gli fa scoprire la capacità di fare scelte coraggiose, di dare ascolto al proprio mondo interiore, ma soprattutto il valore di un grande amore e di una passione indistruttibile.

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Lian non vuole condizionare la vita di Fortune e sceglie la libertà, mentre Fortune completa la propria missione, torna dalla moglie Jane e dai figli, ricuce il matrimonio e ottiene successo, soldi e fama. Continua a fare viaggi per scoprire altre piante, ma ritorna in Cina, continuando a cercare Lian, che non dimenticherà mai.

La lontananza dal marito permette intanto a Jane di prendere consapevolezza di se stessa, della propria forza e delle proprie potenzialità.

Un libro particolare, affascinante, ben scritto. Una lettura che richiede un certo impegno, per i numerosi riferimenti botanici, le dettagliate descrizioni e i riferimenti a una terminologia botanica specifica.

 

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Nicole C. Vosseler è nata e cresciuta ai margini orientali della Foresta Nera. Ha studiato letteratura inglese, americana e tedesca, prima di dedicarsi alla narrativa. Tra i suoi libri, tradotti in numerose lingue, ricordiamo: La luna color zafferano (Corbaccio 2012) e Il botanico inglese (BEAT 2019).

Arte al femminile (392)

Dai paesi dell’Europa centro settentrionale, mi sposto verso i paesi dell’area mediterranea, alla ricerca di artiste degne di interesse. Il periodo è sempre quello della seconda metà dell’Ottocento.

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Julia Alcayde Montoya nasce a Gijón (Asturia, Spagna)(v.foto) nel 1855.

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È la più giovane dei tre figli di Manuel Alcayde, militare di professione e di Julia Montoya. Con la famiglia va a vivere a Madrid, ma in lei rimane per tutta la vita l’amore per il paese natale, in cui spesso ritorna.

Sviluppa una formazione artistica da autodidatta, inizialmente incoraggiata dal fratello maggiore Fermin, che segue la carriera militare del padre, ma è grande appassionato di pittura. Si perfeziona presso la Scuola d’Arte locale e si distingue subito per l’espressività dei suoi lavori e la capacità di usare varie tecniche.

Non avendo condizionamenti economici, facendo parte di una famiglia dell’alta borghesia, può dedicarsi liberamente alla sua arte e s’inserisce nell’ambiente culturale madrileno, conoscendo personalità del tempo e ottenendo molte commissioni.

Espone in mostre nazionali ottenendo medaglie e valutazioni positive. Nel 1890 la regina Maria Cristina acquista un suo quadro.

Nel 1893 è presente alla Fiera Colombiana di Chicago, nel 1910 è a Bruxelles, a Roma nel 1911 e a Monaco di Baviera nel 1913.

Nel 1897 la troviamo in competizione con un ragazzo di 16 anni, Pablo Ruiz Picasso, che già emerge per talento e ottiene una segnalazione speciale.

Vince un primo premio a un concorso organizzato da un quotidiano delle Asturie e un altro a una mostra tenuta al Circolo delle Belle Arti di Madrid, di cui diventa membro onorario.

Riceve un gran numero di premi, tanto da essere considerata una delle migliori pittrici spagnole tra la fine del XIX° e l’inizio del XX° secolo. Diventa nota per le nature morte, le scene di caccia, ma sceglie come temi anche paesaggi e ritratti. Suo segno distintivo è la riproduzione fedele della natura nelle varie stagioni e condizioni climatiche.

A parte la continua partecipazione a mostre e concorsi, ha una vita tranquilla, interamente dedicata alla pittura nella sua tenuta di Carabanchel (distretto di Madrid). Negli ultimi anni soffre di sordità, per cui è costretta a comunicare a segni.

Fa un’ultima mostra nel 1935, poi si ritira dalla vita artistica e sociale per problemi di salute.

Muore a Madrid nel 1939.

Sui quadri si trovano in diversi musei importanti, come il Museo del Prado, in istituzioni pubbliche e private spagnole, ma anche a Monaco, Berlino, Berna, Zurigo, Chicago, Buenos Aires.

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Arte al femminile (391)

Chiudo la parentesi sulle artiste tedesche della fine dell’Ottocento, con altre due pittrici. Come ho già avuto modo di osservare varie volte, in Italia in questo periodo i fermenti risorgimentali rendono difficile ritrovare filoni artistici unitari, se non a livello regionale. Le artiste italiane trovano maggiori difficoltà ad affermarsi individualmente come professioniste, rispetto alle artiste dei paesi del centro-nord europeo, per una società più chiusa e più “maschilista”. Molto significativo è il fatto che alla Fiera Colombiana di Chicago del 1893 (v.n.327), in cui vi è un intero edificio dedicato alle artiste donne, troviamo solo una pittrice italiana, a fronte di una massiccia partecipazione da parte di artiste degli altri paesi europei.

Minna Stocks nasce nel 1846 a Schwerin (Germania settentrionale)(v.foto), figlia del regista teatrale di corte, cantante e direttore del coro Christian Julius Daniel. Riceve le prime lezioni da un pittore di corte.

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Dal 1867 al 1869 è a Berlino, dove inizia a specializzarsi nella pittura di animali, sotto la guida di un insegnante privato. Va poi a Düsseldorf, dove si ferma tre anni sempre per perfezionare la propria tecnica. Torna a Berlino per seguire un altro maestro. A Monaco si ferma tre anni con Jeanna Bauck (v.n.373), per far poi ritorno a Schwerin. Nel 1880 è di nuovo a Monaco. Viaggi di studio la portano a Parigi e Londra.

Diventa membro dell’Associazione degli Artisti di Berlino dal 1884 al 1921, dell’Associazione degli artisti di Monaco e della Cooperativa degli Artisti di Monaco. Partecipa alle principali mostre d’arte tedesche, a Monaco e a Berlino.

Muore nel 1928 a Kuchelmiss (v.foto).

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Helene Marie Stromeyer nasce nel 1834 ad Hannover (v.foto), seconda delle tre figlie di un chirurgo e professore universitario.

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Dopo la morte della sorellina Ottilie, che la sconvolge, nel 1851 a 17 anni Helene decide di dedicarsi alla pittura. Lascia la sua città e si reca a Düsseldorf dove s’iscrive all’Accademia per prendere lezioni da artisti famosi. Potendo usufruire di una propria rendita può dedicarsi liberamente all’arte. Nel 1880 la troviamo a Karlsruhe (v.foto), per migliorare la propria tecnica.

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Predilige le nature morte e i paesaggi: ottiene una buona reputazione nell’ambiente artistico. Diventa una delle pittrici tedesche più stimate. Nel 1892 insegna presso la Scuola dei Pittori di Karlsruhe e nel 1893 è uno dei fondatori dell’Associazione degli Artisti di Karlsruhe.

Muore nella sua città natale nel 1924.

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Arte al femminile (390)

L’Olocausto ha coinvolto molti artisti perché ebrei o oppositori dei regimi autoritari. Il Nazismo bolla come “arte degenerata” ogni tendenza artistica aperta al nuovo. “La crocifissione bianca” di Marc Chagall è il primo manifesto visivo di denuncia delle persecuzioni razziali.

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Gli artisti sotto l’occupazione nazista lavorano nella clandestinità, in costante ansia per timore di essere arrestati e deportati.

Nei campi di concentramento e nei ghetti l’arte resiste, soprattutto a Terezin, dove Friedl Dicker-Brandeis (v.n.333) organizza per i bambini prigionieri un programma d’arte, per alleviare le paure e dare espressione alle emozioni.

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Dopo la liberazione molti danno testimonianza visiva attraverso disegni e dipinti. L’arte ha un valore terapeutico per molti, per mantenere la propria umanità.

La memoria personale segna per decenni l’esperienza artistica di molti superstiti dell’Olocausto.

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Alice Lok Cahana è una sopravvissuta ungherese all’Olocausto. Nasce a Sàrvàr  (Ungheria nord-occidentale), nel 1929 (v.foto).

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Impara a disegnare in una scuola superiore ebraica, perché agli studenti ebrei è vietato frequentare le scuole pubbliche.

Nel 1944 con tutta la famiglia viene portata ad Auschwitz.

Nel campo di concentramento di Gruben, Alice realizza la sua prima opera d’arte, quando i nazisti obbligano i bambini a decorare la caserma per Natale.

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Trasferita a Bergen-Belsen, viene liberata il 15 aprile 1945.

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Sposa il rabbino Moshe Lok Cahana in Israele, prima tappa dopo la liberazione. Si stabilisce con la famiglia in Svezia tra il 1952 al 1957,  per poi emigrare negli Stati Uniti, a Houston. Ha tre figli: Ronnie, Michael, Rina.

Muore a Portland (Oregon) nel 2017, a 88 anni.

Alice studia approfonditamente arte presso l’Università di Houston e alla Rice University. Arrivata negli Stati Uniti Alice si lascia prendere dall’entusiasmo e vuole rappresentare con colori vivaci immagini felici. Nel 1978 decide di tornare in Ungheria e visitare la sua città natale, dove la comunità ebraica è scomparsa. Sconvolta dalla mancanza di qualsiasi memoria delle tante famiglie distrutte, tornata in America, decide di creare opere che restituiscano il ricordo della tragedia dell’Olocausto. Fa dei collage, in cui a immagini fantastiche unisce fotografie e documenti veri (ritagli di giornali, fotografie, pagine del libro di preghiere di sua madre, stelle gialle, passaporti).

Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni museali.

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Arte al femminile (389)

Alla fine del XIX° secolo vivono a Monaco parecchi artisti, ma la comunità artistica è dominata da un’Associazione conservatrice, sostenuta dal governo. Nel 1891 il principe reggente Luitpold di Baviera crea una fondazione artistica, al servizio dello stato, finalizzata alla promozione di rappresentazioni di soggetti storici tradizionali. Questa fondazione mantiene un alto livello qualitativo, ma è fortemente contraria all’impressionismo, all’espressionismo, al simbolismo, cioè a tutte le tendenze artistiche contemporanee. In opposizione a questa visione conservatrice, un gruppo di artisti nel 1892 si separa dall’Associazione degli artisti e dà origine a quella che viene definita la “Secessione di Monaco”, dichiarando la propria apertura verso le novità e la rivendicazione della libertà espressiva individuale.

Nel 1933 il Nazismo inizia la sua crociata per ottenere il controllo di ogni espressione artistica, dichiarando “degenerata” ogni manifestazione indipendente. Nel 1938 la Secessione di Monaco viene sciolta, nell’ambito di quella che viene definita “pulizia culturale”.

Del gruppo della Secessione fanno parte anche donne.

Auguste Schepp nasce nel 1846 a Wiesbaden (Germania centro-occidentale) (v.foto).

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Inizia la sua formazione artistica privatamente a Monaco, poi a Düsseldorf e infine a Karlsruhe. Dopo ulteriori studi a Vienna e Parigi, si stabilisce per un lungo periodo a Kassel. Nel 1874 riceve un premio in un’esposizione internazionale a Londra. Fa mostre a Vienna, Berlino, Düsseldorf, Monaco e Brema.  Nel 1892 va a vivere a Monaco e fa parte della cosiddetta Secessione di Monaco. Si presenta alla Fiera Internazionale Colombiana di Chicago del 1893.

Si stabilisce a Friburgo (nella Foresta Nera, Germania di sud-ovest) e si dedica a dipingere raffinati interni e figure.

Muore nel 1905 a Friburgo dopo una lunga malattia.

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La ricerca di nuove modalità espressive si mantiene sempre viva.

Bertha Schrader nasce nel 1845 a Memel (Lituania).

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Studia a Berlino e a Dresda. Dal 1882 al 1916 diventa membro dell’Associazione degli Artisti di Berlino e fa parecchie esposizioni. Entra anche nell’Associazione delle Artiste di Dresda, rivestendo per un periodo il ruolo di presidente.

È presente alla Fiera Colombiana di Chicago del 1893, con la delegazione tedesca.

Muore nel 1920 a Dresda.

Si segnala per i suggestivi paesaggi.

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Gertrud Staats nasce nel 1859 a Breslavia (città della Polonia occidentale, sul fiume Oder) (v.foto).

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Riceve I primi insegnamenti da maestri del tempo. Si appassiona alle nuove correnti e incorpora elementi del realismo romantico, dell’impressionismo, dell’Art Nouveau e dell’espressionismo.

Espone a Berlino dal 1881 al 1912 e a Monaco dal 1888 al 1908. Fa mostre a Vienna, Dresda, Amburgo, Brema, Danzica e Bytom (città polacca).

Troviamo anche i suoi lavori alla Fiera Colombiana di Chicago del 1893.

Nel 1902 fonda l’Associazione degli Artisti della Slesia. Agli inizi del XX° secolo Gertrud è considerata uno dei maggiori pittori di paesaggi della Slesia.

Dopo la prima guerra mondiale i suoi soggetti preferiti diventano fiori e nature morte.

Muore nel 1938 a Breslavia.

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