Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 13.000 volte nel 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 5 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Onore a una grande donna!

 

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Il 26 dicembre 1965, alle 9.00 del mattino, Franca Viola, una ragazza di 17 anni, viene rapita da Filippo Melodia e dai suoi amici. Il Melodia, pretendente respinto, è nipote di un boss mafioso, è un prepotente che non ammette rifiuti. Il rapimento fa seguito a una serie di avvertimenti mafiosi nei confronti del padre di Franca: bruciata la casetta di campagna, distrutto il vigneto e portato un gregge di pecore a pascolare nel campo di pomodori. Bernardo Viola viene persino minacciato con una pistola, ma non cede e non vuole concedere la figlia a un individuo violento e pericoloso. Il Melodia si presenta alla casa della ragazza con i suoi compari, picchia violentemente la madre che cerca di resistere e si porta via Franca e il fratellino, che le si è aggrappato alle gambe nel tentativo di proteggerla. Il fratellino viene rispedito a casa e Franca viene tenuta segregata prima in un casolare di compagna, poi in casa della sorella del Melodia. “Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza”, racconterà Franca. Il 6 gennaio 1966 la polizia, coinvolta dal padre, rintraccia il rifugio e riesce a liberare la giovane. Il Melodia viene arrestato con i suoi complici, ma conta evidentemente sul matrimonio “riparatore” che, come prevede la legge italiana di allora, scagiona il rapitore che sposa la propria vittima. Franca però rifiuta di sposarsi dando quindi avvio al processo, che si svolge nel dicembre del 1966. Il padre Bernardo decide di costituirsi parte civile malgrado le pressioni esercitate per dissuaderlo. L’attenzione di tutta la stampa locale e nazionale è altissima, sia perché è la prima volta che una donna sceglie di sfidare le arcaiche regole di un “onore” presunto e patriarcale, sia perché in questa vicenda si vede l’occasione di intaccare, almeno in parte, il potere della mafia. Il prezzo da pagare è altissimo: minacce, ricatti, l’opinione pubblica ostile, insomma una clausura stretta, con polizia fuori da casa giorno e notte e nessuna possibilità di lavoro per il padre. Ma la chiarezza della posizione di Franca risuona come un rimprovero a una società ancora chiusa dal pregiudizio: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Franca, già duramente provata dalla violenza del rapimento e dalla vita di clausura che sta conducendo, è pure costretta a cambiare legale, avendo incontrato nello studio del proprio patrocinante il parente di uno dei rapitori. Trasportata da Alcamo a Trapani da una camionetta della polizia, Franca presenzia con grande coraggio a tutte le udienze. Il Melodia tenta di infangarla ulteriormente, raccontando di avere avuto già in passato rapporti con lei. Dai legali del Melodia viene persino avanzata richiesta di una perizia per accertare quando fosse avvenuta la deflorazione della ragazza. Il processo si conclude con la condanna ad 11 anni per il Melodia e i suoi complici. “Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola.” L’attesa vendetta delle famiglie dei condannati, per fortuna, non arriva. L’arciprete di Alcamo predica che tutto quel baccano farà restare Franca “zitella”. Invece Franca si sposa il 4 dicembre del 1968 con Giuseppe Ruisi. Durante il processo il Melodia l’aveva minacciata, dicendole che se avesse sposato quell’uomo lo avrebbe ammazzato. Loro si sposano lo stesso: la cerimonia è annunciata per le 10. Franca vuole un matrimonio in piena regola, le partecipazioni, l’abito bianco, i fiori in chiesa, il ricevimento… Davanti e dentro alla chiesa moltissimi fotografi e curiosi, tutti imbrogliati, perché la cerimonia si è già svolta alle 7 del mattino, alla presenza solo di familiari e testimoni. Oggi Franca vive ancora ad Alcamo, ha avuto tre figli. “È arrivato il momento in cui ho dovuto dirglielo. Sergio era in prima media. La sua insegnante un giorno disse in classe ‘Fra qualche anno nelle antologie ci sarà anche la storia della mamma di Sergio’”. Filippo Melodia è morto, ucciso vicino a Modena. Alcuni dei suoi complici vivono ancora ad Alcamo. “Li incontro ogni tanto. Preferisco evitarli, ma se non riesco li saluto e loro mi salutano, quasi sempre abbassano gli occhi. Magari anche loro sono stati ingannati, magari quello lì gli aveva detto quello che poi ha detto al processo, che io ero d’accordo a sposarlo ma mio padre no”.

Nonostante il coraggio di Franca abbia fatto da apripista a molte analoghe denunce, affinché il “matrimonio riparatore”, insieme con il “delitto d’onore”, escano dal codice civile come argomenti che legittimano di fatto la violenza su donne, fidanzate, mogli, si dovrà aspettare il 1981 perché qualcosa cambi a livello di legge. Molta strada rimane comunque ancora da fare…Solo nel 1996 lo stupro diviene un reato contro la persona e non solo un reato contro la morale!!!

« Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori » ~ (Franca Viola intervistata da Riccardo Vescovo)

Auguri!

Orsola Maddalena Caccia (1596-1676) (v.Arte al femminile n.33), monaca e pittrice, presenta un’identità artistica differente da quella delle figure femminili del suo tempo e sfida le convenzioni culturali dell’epoca, ricercando un proprio linguaggio nelle forme e nei colori. Figlia d’arte e badessa di un monastero, Orsola è autrice di uno straordinario numero di opere di carattere religioso e di significative nature morte, che inaugurano in Piemonte un genere allora poco praticato.

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Questa splendida Natività si può ammirare nella Chiesa di San Giacomo a Bellagio ed è con questa immagine che auguro a tutti

 BUONE FESTE

Il prezzo della libertà…

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“La masnà”: il romanzo prende il titolo da un termine dialettale che vuol dire “bambina”. Le tre protagoniste, di diverse generazioni (Emma, Luciana e Anna) sono in modi diverse “masnà”, bambine, condizionate da difficoltà quotidiane e scelte più o meno condizionate. Le vicende personali s’intrecciano a settant’anni di vita italiana (dagli anni trenta alla fine del secolo scorso), focalizzando l’attenzione sulla componente femminile di una famiglia contadina. La storia inizia in una stanza d’ospedale, dove Emma, una delle protagoniste, è giunta alla fine, e procede a ritroso, per chiudersi nello stesso spazio, dopo aver tracciato il quadro di un mondo e del destino di tre donne.

Emma va sposa nel 1935 a un uomo che non ha mai visto prima e si trova a vivere nella casa detta “dei Francesi” come un’eterna ospite, sottoposta ad angherie quotidiane e costretta a un duro lavoro. Per lei non esiste alcuno spazio di libertà personale. Un giorno però, per qualche ora, sceglie − al contrario dei suoceri, del marito e di una parte di nazione − di opporsi ai fascisti nascondendo un giovane partigiano. Dopo quell’unico momento di libertà, tenuto nascosto per sempre, Emma si chiude nel suo mondo. Abbandonerà la casa dei Francesi,dopo aver perso il marito, andando ad abitare dalla figlia Luciana, quando questa si trasferisce in un moderno appartamento senza storia e senza odori. Luciana avrebbe voluto diventare sarta, ma rinuncia ai propri sogni per sposarsi e aiutare il marito nella gestione di un ristorante. Luciana troverà la sua libertà quando, rimasta vedova, dovrà far fronte da sola al mare di debiti lasciatole dal marito e si rimetterà a lavorare. La sua capacità nel risolvere la situazione le guadagna la stima di Anna, la figlia, da sempre invaghita di un padre inesistente. Dal canto suo, Anna è la prima persona della famiglia ad andare all’università. È anche la prima che, nel 1995, mentre nonna Emma vive le sue ultime ore in ospedale, decide di infrangere l’insana abitudine al silenzio, aiutando sua madre a far valere i propri diritti.

Un bellissimo romanzo sul tema della libertà, della responsabilità delle proprie scelte, sull’importanza di diventare padroni della propria vita.

Raffaella Romagnolo è una brillante scrittrice piemontese, che ha fatto il proprio ingresso nel mondo letterario con il giallo “L’amante di città”, del 2007. Nel 2012 ottiene un meritato successo con “La masnà” e nel 2013 esce il terzo romanzo, “Tutta questa vita”.

 

Arte al femminile (131)

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Il Museo Meadows della Southern University di Dallas (Texas) nell’agosto del 2008 annuncia l’acquisizione di un’importante serie di miniature di Francisca Ifigenia Meléndez. Queste rappresentano membri della famiglia di re Carlo IV di Spagna e altri personaggi di corte, alcuni non identificati. Tale acquisizione non solo rappresenta la prima serie di opere in miniatura entrate nel museo, ma anche la prima consistente raccolta di un’artista donna.

Francisca Ifigenia Melendez (1770-1825)appartiene a una delle più importanti dinastie di artisti della Spagna del XVIII secolo. Il nonno, il padre e lo zio sono famosi come pittori di talento. Francisca fa apprendistato nella bottega del padre e ben presto diventa un’abile ritrattista. Nel 1790, a 20 anni, presenta una Vergine con bambino all’Accademia Reale di San Fernando a Madrid, ottenendo riconoscimenti e lodi, tanto da essere nominata Accademica per merito, un onore prestigioso, soprattutto trattandosi di una donna. La sua carriera s’indirizza al ritratto in miniatura: viene chiamata a corte e diventa ritrattista ufficiale del re, con uno stipendio fisso.

Nella società del XVIII secolo i generi considerati adatti alle donne sono la miniatura, la pittura a pastello o ad acquarello di temi paesaggistici, nature morte o ritratti. Alle donne è assolutamente vietata la riproduzione di nudi. Ifigenia si adatta alla morale del suo tempo.

La miniatura spagnola ha una propria personalità. Ritratti austeri, senza tanti ornamenti, con una ridotta gamma di colori, sfondi scuri e una certa tendenza al grottesco e alla caricatura.

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Recitare e scrivere…

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Grazie di cuore è il racconto autobiografico di Hildegard Knef, attrice cinematografica e teatrale tedesca. La storia individuale s’intreccia con quella della Germania in guerra, in un ritmo narrativo sintetico, quasi “sincopato”, essenziale e crudo. Rimasta orfana di padre, Hildegard vive un’infanzia segnata dalle ristrettezze economiche e dalla passione per l’arte. Vive la tragedia della guerra, della devastazione di Berlino e dell’invasione dei russi. Si traveste da soldato per salvarsi dalle violenze degli invasori, patisce fame, freddo, viene imprigionata…nel dopoguerra riprende a recitare, va in America, ottiene grande successo. Racconta i retroscena di una diva: le tensioni prima di ogni spettacolo, il dover recitare anche quando si sta male, i continui trasferimenti da un albergo all’altro, i pasti consumati di fretta, gli inseguimenti dei fotografi…Alla fine si ha l’immagine di una donna di grande personalità e coraggio, capace di scelte controcorrente e di sfidare i pregiudizi del suo tempo.

Hildegard Knef (propr. Hildegard Frieda Albertine)

Nasce a Ulm il 28 dicembre 1925 e muore a Berlino il 1° febbraio 2002. Bella, bionda, ironica e sensuale, è ritenuta in qualche misura l’erede di Marlene Dietrich. S’impone sulle scene della Berlino postbellica come simbolo della rinascita artistica del teatro e del cabaret in una città ridotta in macerie dai bombardamenti. Figura come protagonista nel primo film tedesco del dopoguerra, Die Mörder sind unter uns (1946; Gli assassini sono tra noi) di Wolfgang Staudte. L’anno successivo si aggiudica il premio al Festival di Locarno come migliore attrice protagonista per un film diretto da Rudolf Jugert. Chiamata a Hollywood, è costretta a modificare il proprio personaggio, interpretando inquietanti ruoli di vamp, spesso in film di spionaggio o appartenenti al genere noir. In patria rappresenta un personaggio di culto, imponendosi anche come scrittrice e cantante. Divenuta un’apprezzata cantautrice, vince nel 1968 il disco d’oro per aver venduto tre milioni di dischi. A conferma di un temperamento eclettico, intraprende la carriera di scrittrice, riscuotendo vasti consensi per l’autobiografia Der Geschenkte Gaul (1970- trad. it. Grazie di cuore, 1973), lodata da H. Miller per la secchezza dello stile, e vincendo negli Stati Uniti il premio Mark Twain per il libro Das Urteil (1975). Notevole infine la sua apparizione in Fedora (1978) di Billy Wilder, nel ruolo di una diva che, per prolungare il suo mito, fa recitare al suo posto la figlia a lei identica. Donna di grande fascino e di grande mistero!

 

Arte al femminile (130)

Anne Frances Byrne nasce a Londra nel 1775, la maggiore dei cinque figli dell’incisore William Byrne. Diventa allieva prima e collaboratrice del padre poi. Si distingue per le nature morte. Inizia a esporre nel 1796. Dopo la morte del padre (1805) viene eletta come socio-espositore presso la Royal Watercolour Society. I suoi acquarelli vengono presentati anche alla Royal Academy of Arts di Londra. I dipinti di fiori si distinguono per la ricchezza dei colori, la freschezza delle immagini e l’abilità tecnica. Muore nel 1837, a 62 anni, dopo una vita dedicata interamente all’arte.

Inizialmente predilige la pittura a olio, poi passa all’acquarello, con cui diventa particolarmente espressiva.

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Anche la sorella Letitia (1779-1849)è un’artista di talento. Terzogenita di William Byrne, segue le tracce del padre, dedicandosi all’incisione. Espone all’Accademia d’Arte di Londra nel 1799. Cura varie edizioni di opere illustri, come illustratrice, e lavora sino al 1848. Di particolare interesse sono le scene che accompagnano il testo A descriptino of Tunbridge wells and its neighborhood, pubblicato nel 1810. Specializzatasi nel genere paesaggistico, ha inciso vedute di Winchester, Oxford, Derbyshire.

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