Una misteriosa miliardaria

dimore_vuote_02

Estate of Huguette Clark from EmptyMansionsBook.com

Huguette Clark, multimilionaria erede del Re del Rame William Clark, scampata per poco al naufragio del Titanic ma anche al crollo delle Due Torri, muore nel 2011 a New York alla venerabile età di 104 anni. Si spegne fra infermiere e avvocati nella semplice e anonima camera dell’ospedale, in cui si è auto-reclusa vent’anni prima, pur godendo ottima salute e possedendo castelli, palazzi e appartamenti completamente sfitti, ma di cui fa curare in modo maniacale la manutenzione.

Gli autori di questa biografia ci portano attraverso quasi 200 anni di storia americana, facendo riferimento a testimonianze, lettere, atti giudiziari ecc. Il racconto ci fa prima conoscere il padre di Huguette, William Andrews Clark, che con intelligenza, coraggio, spregiudicatezza e intraprendenza riesce ad accumulare una favolosa ricchezza. In un secondo momento introduce la vicenda umana di Huguette, nata dal secondo matrimonio di W.A.Clark, che a 62 anni sposa la ventitreenne Anna La Chapelle. Huguette rimane una figura misteriosa fino alla fine: ama l’arte, dipinge con una discreta tecnica, apprezza la musica. Vive in case immense e magnifiche, coltivando poche amicizie, molto legata alla sorella Andrée, che muore adolescente e alla madre, di cui conserva ogni oggetto come se fosse una preziosa reliquia. Si sposa poco più che ventenne con un coetaneo, da cui si separa dopo pochi mesi, ma con cui rimane in amicizia per tutta la vita. S’innamora di un affascinante avventuriero, ma ne rimane solo amica, sollecitandolo a sposarsi con un’altra. Huguette passa la vita in dimore da favola, in cui la sua presenza è quasi evanescente: il silenzio, la solitudine sembrano le sue dimensioni preferite. Il palazzo Clark, tra la Quinta e la Settantasettesima Strada di New York, è la casa in cui cresce: 3 appartamenti con 121 stanze, 5 gallerie destinate alle opere d’arte, che il padre ricerca con attenzione, un organo elaboratissimo, una fornita biblioteca. La villa di Bellosguardo a Santa Barbara, su un altopiano affacciato sull’Oceano Pacifico, è la residenza estiva, in mezzo ad un magnifico bosco che la nasconde.  Le Beau Chateau è la villa più costosa di tutto il Connecticut, che Huguette compra senza mai andarci ad abitare: nove camere da letto, undici caminetti, un ascensore e persino un locale dove asciugare i tendaggi, per un totale di 1300 metri quadrati, a cui si aggiungono 21 ettari di bosco, con tanto di cervi, tacchini selvatici e fiume privato con cascata. Huguette paga cifre esorbitanti perché le sue “dimore vuote” rimangano perfette nella pulizia, nella disposizione dei mobili e degli arredi vari: nulla deve essere spostato o mutato. Sino in tarda età colleziona bambole per le quali fa costruire una serie di case in miniatura, che commissiona sulla base di disegni precisi, facendole fare persino in Giappone. Molte sono le persone che segue e aiuta per tutta la vita e molte quelle con cui mantiene regolari rapporti epistolari. Alla fine della storia rimane irrisolta la domanda “Chi era veramente Huguette?”. Un libro interessante!

Arte al femminile (82)

Nel XVII° e XVIII° secolo sono messi in discussione principi che sembravano incontestabili: il geocentrismo, l’immutabilità della natura, l’autorità degli antichi e delle Sacre Scritture. La scienza si accresce grazie all’incontro tra lo studio e la pratica: trova nuovi strumenti (cannocchiali, microscopi, bisturi, barometri, termometri, orologi di precisione…), identificando il vero con il dimostrabile. Si afferma il metodo scientifico, per cui dall’osservazione dei fenomeni si passa alla formulazione di leggi espresse in termini matematici. Lo studio dell’anatomia e quelli geologici fanno capire che le specie viventi sono soggette a trasformazioni. Tutto questo si riflette in un’arte più attenta al reale. Le illustrazioni prodotte con il sistema calcografico accompagnano la divulgazione di testi di vario argomento. Come abbiamo visto anche in esempi precedenti, le donne si cimentano con successo nel settore dell’incisione, unendo tecnica e sensibilità artistica.

ClaudineBouzonnetStella

Claudine Bouzonnet-Stella nasce a Lione nel 1636, figlia dell’orefice Etienne Bouzonnet e della scultrice Madeleine Stella. Ha 4 fratelli, tutti abili pittori e incisori. Lei e la sorella Antoniette imparano l’arte dell’incisione al bulino, all’acquaforte e alla punta secca dallo zio Jacques Stella (pittore di corte di Luigi XIII). Le due sorelle sono attivissime: Claudine si dedica dapprima alla pittura e poi all’incisione, soprattutto di opere di Poussin (pittore francese d’impostazione classica, operante a Roma), mentre Antoniette incide opere dello zio e di vari artisti italiani. Entrambe si dedicano a ritratti, opere sacre, illustrazioni librarie di vari soggetti. Insieme realizzano nel 1675 un’opera imponente: incidono, rielaborandolo, il fregio in stucco del Palazzo Te di Mantova, eseguito dal Primaticcio su disegni di Giulio Romano. Antoniette incide i rami all’acquaforte, Claudine coordina i lavori e stampa l’opera, in 25 fogli, che viene poi donata al ministro Colbert (consigliere del re e ministro delle finanze).

472_2s010_472_1

Apprezzate in tutte le epoche, le sorelle Stella uniscono alla valida preparazione tecnica una grande sensibilità e una notevole capacità interpretativa. L’abate Luigi De Angelis scrive nel 1815 (Notizie storiche degli intagliatori): “Furono ambedue pittrici, e con i loro intagli ad acqua forte non solo resero grande il proprio nome, ma fecero sì che il sesso virile ne perdesse…”. Sulla base di alcuni disegni dello zio, Claudine prepara una serie di 50 lastre dedicate ai giochi dell’infanzia, pubblicando tali illustrazioni nel 1657. Nel 1676 Antoniette muore a Parigi, all’età di 35 anni, per le conseguenze di una caduta, lasciando un grande vuoto nella sorella. Claudine lavora sino alla fine e muore a Parigi nel 1697.

T2004033000v011imagesbouzonnet_stella_claudine-the_passion~OM642300~10108_20100121_708_56-1bouzonnet_stella_claudine-the_passion~OM642300~10108_20100121_708_56Claudine-Bouzonnet-Stella-Hot-Cockles-La-Main-Chaude-2-StellaJCBPastoraleMoissonClaudine-Bouzonnet-Stella-Holy-Family-on-the-Steps-2-Auca_-_Claudine_BouzonnetStella_-_Jeux_d'enfants_13_-_Le_volant,_F17BOU005391Stella_-_Jeux_d'enfants_17_-_La_Marelle_et_le_cerf-volant,_F17BOU005395

Sue opere si trovano nella Biblioteca Nazionale di Lione, nel David Owsley University Museum of Art di Muncie (USA), nel Metropolitan Museum of Art di New York oltre che in collezioni private.

David_Owsley_Museum_of_Art

Arte al femminile (81)

99px-Anna_Maria_van_Schurman 220px-AnnaMaria_vanSchurmanschurmansimage001

Anna Maria van Schurman unisce doti artistiche a grandi capacità intellettive, che ne fanno un personaggio geniale e particolarissimo. Nasce a Colonia nel 1607. Suo padre, Frederik, è olandese, mentre la madre, Eva von Harff, appartiene alla piccola nobiltà tedesca. Riceve un’educazione di tipo umanistico, insieme ai due fratelli maggiori. Manifesta un genio precoce: a 4 anni sa già leggere, a 13 anni viene elogiata per la conoscenza del greco e del latino. A 18 anni viene detta “un fiore all’occhiello del nostro secolo”. Eccelle nelle arti, nella musica, nella letteratura, conosce diverse lingue straniere (parla tedesco, olandese, inglese, francese, italiano, castigliano, inoltre impara l’ebraico, l’aramaico, il siriaco e l’etiope). Studia algebra, geometria e astronomia. Si dedica alla pittura e alla scultura. I suoi contemporanei la chiamano “la Minerva olandese” o “la stella di Utrecht”. Alla morte del padre si è infatti trasferita a Utrecht con la madre e due zie: qui s’ impratichisce nella pittura e nell’incisione all’acquaforte. Usa le lingue che conosce per studiare sia le opere classiche che quelle bibliche. Verso i 25 anni comincia una corrispondenza con alcuni studenti dell’Università di Leida e approfondisce il pensiero di Aristotele, Agostino e Tommaso d’Aquino. A 29 anni viene invitata a comporre un’ode celebrativa per l’inaugurazione dell’Università di Utrecht. Il rettore le concede di seguire lezioni di letteratura, diritto, scienze e teologia rimanendo in un’apposita nicchia, coperta da una tenda, in quanto unica donna iscritta ai corsi. La morte della madre nel 1637 la costringe a occuparsi della conduzione della casa, mantenendo due zie malate. Nonostante i numerosi impegni, nel 1639 completa una Dissertazione sull’attitudine della mente femminile nel campo delle scienze e della letteratura. Nello stesso anno scrive un trattato, De vitae humanae termino. Scrive una grammatica dell’antica lingua etiope. Tra il 1640 e il 1650 ottiene una fama tale che molti studenti e aristocratici la vogliono conoscere. Grande sostenitrice dell’educazione delle donne e della loro istruzione scientifica, resta nubile e dedica la sua vita all’arte e allo studio. Intellettuali come Cartesio le fanno visita e discutono con lei di varie questioni. Nel 1648, a 41 anni, raccoglie tutte le proprie pubblicazioni, una selezione delle sue lettere e alcune poesie in un’unica opera. Le zie, diventate quasi cieche, la costringono a dedicare loro molto tempo, per cui per un po’ di anni sospende l’attività di scrittrice. Nel 1661, morte le zie, Anna Maria va a studiare teologia all’estero con il fratello. A Ginevra conosce Jean de Labadie, un predicatore della chiesa riformata, con cui mantiene un fitto rapporto epistolare, una volta tornata in Olanda. Nel 1669 lascia Utrecht e va a vivere con Labadie e i suoi seguaci: lo scopo del gruppo di Labadie è quello di ricreare la vita comunitaria dei primi cristiani e studiare solo le Sacre Scritture. Maria segue il gruppo nei vari spostamenti, dovuti all’opposizione verso le sue dottrine: va prima in Germania, poi in Danimarca e infine in Frisia. Scrive trattati teologici e continua l’attività artistica. Dopo la morte di Labadie nel 1674, Anna Maria si ammala, ma continua a far parte del gruppo dirigente dei labadisti. Muore nel 1678 a Wieuwerd (cittadina della Frisia), dopo aver pubblicato un testo in cui spiega i motivi delle sue scelte di vita e della propria adesione alle teorie di Labadie.

Di lei rimangono i vari scritti, con le illustrazioni fatte con la tecnica della calcografia. In pittura si dedica soprattutto alla ritrattistica.

96px-Schuermann_Portrait_ca_1660120px-Schuermann_Opuscula_Frontispiz_Portrait120px-Schuermann_Opuscula_Gedichte216263581.0.mimage003image005

Arte al femminile (80)

La diffusione delle opere a stampa si accompagna all’arte dell’incisione. La calcografia (dal greco chalko=rame e graphein= scrivere) o stampa calcografica si diffonde in tutta Europa e nascono laboratori che producono pregevoli opere. Le principali tecniche sono la puntasecca e l’acquaforte. La tecnica della puntasecca consiste nell’incidere la propria opera su una lastra di rame con una “punta” (ago d’acciaio molto appuntito, con manico di legno, usato come matita). Una volta incisa, la lastra viene inchiostrata e poi ripulita, perché l’inchiostro rimanga solo nella parti incise: questa viene poi collocata sul torchio calcografico, che effettua la stampa. Più complessa la tecnica dell’acquaforte. L’origine dell’acquaforte risale al Medio Evo, periodo in cui si usava l’acido nitrico (in Latino aqua-fortis, definizione medioevale degli antichi alchimisti) per incidere fregi e decorazioni su armi e armature. Successivamente il nome e la tecnica vengono adottati dagli artisti incisori: questo passaggio risale al periodo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Una lastra di zinco viene ricoperta da un sottile strato di cera d’api o bitume. Con uno strumento a punta si asporta il materiale protettivo lasciando scoperta l’immagine da stampare. Protetti i margini e il retro con una vernice s’immerge la lastra incerata in una bacinella contenente acido diluito che “morderà” il metallo dove il disegno ha scalfito la cera, scavandovi dei solchi. La lastra ripulita e inchiostrata viene poi passata al torchio.

torchioMagdalena van de Passe nasce a Colonia nel 1600, figlia di Crispijn van de Passe e di Magdalena Bock: la sua è una famiglia di abili incisori. Il padre, membro della Corporazione di San Luca di Anversa, si era dovuto trasferire a causa della conquista spagnola (essendo di religione anabattista) e si era spostato a Colonia, dove aveva fondato una propria casa editrice. Qui rimane sino al 1611, per poi trasferirsi a Utrecht, dove ottiene la cittadinanza e lavora con successo come editore e incisore. Magdalena impara dal padre l’arte dell’incisione. Lavora nella bottega di famiglia e inizia precocemente a dimostrarsi particolarmente dotata: a 14 anni firma già le proprie opere (v. Meraviglie del mondo, 1614). I suoi tre fratelli, Simon, Willem e Crispijn II sono pure artisti, ma a loro viene concesso di recarsi all’estero, per estendere le proprie conoscenze (a Parigi, Londra, Copenaghen) e incrementare l’attività di famiglia. Magdalena invece rimane nella casa paterna sino al 1634, quando sposa Frederick van Bevervoordt. Quando questi viene esiliato per motivi politico-religiosi, Magdalena si trasferisce con lui nello Schleswig-Holstein. Il marito muore improvvisamente dopo solo 19 mesi di matrimonio e Magdalena torna nella casa paterna, prendendosi cura del padre, rimasto nel frattempo vedovo, sino alla morte, avvenuta nel 1638.

Le sue creazioni riguardano soggetti storici, mitologici, paesaggi e ritratti. Ottiene discreta fama ai suoi tempi, tanto che Joachim von Sandrart la cita nel suo Teutsche Academy (1668-1678) come abile incisore e autrice di molti paesaggi: il suo stile si caratterizza per la finezza dei dettagli e i forti chiaroscuri. Esegue anche incisioni a partire da composizioni di Rubens, che ha forse conosciuto a Utrecht nel 1627, e di altri importanti pittori. Decora con 72 illustrazioni, in collaborazione con la sua famiglia, le Metamorfosi di Ovidio, pubblicate nel 1677 a Bruxelles da Francois Foppens. Il corpus dell’autrice è più ridotto rispetto a quello dei fratelli, non solo per la sua morte prematura, ma anche perché, probabilmente, aiuta i genitori nella gestione della casa e degli affari.. Estende la sua attività brevettando la possibilità di decorare anche tessuti a partire da stampi in rame: in particolare, il 26 marzo 1630, ottiene dagli Stati generali un privilegio di tre anni per la stampa di berretti di forma tonda e di 30 centimetri, da portare in casa o a letto, per gentiluomini delle classi più abbienti. Queste stampe su stoffa non possono essere copiate da altri, pena la multa di 150 fiorini. Sua allieva è Anna Maria van Schurman, cui dà lezioni di incisione su rame.

Simon_van_de_Passe_-_portrait_of_Magdalena_van_de_Passevan_de_passe_willem_george_cliffordthumbPocahontas_by_Simon_van_de_Passe_16166409da7620853703cc8eb04a0af9ce2e823ypH_pH0YQc2nKFZ2l4ymKd5JS37mXSPseEHtBrqZ2n-cLJs27D1vFgCOAlseHMvZBaCJvY7vOoaHhnAkXHeDZI7sd=s0929px-Magdalena_van_de_Passe_-_Latona_and_the_Lycian_peasants_(Fogg_Museum)DKCqL6wquIGf2Kpe3BbcQXY6Y6gtDc98x5owwo94zr5wZAsNDTl8PnAEBujPZlRkHhU2tdIYl1pVxbzbeIoeA-Nd-f4=s0f2def38efd9896a3331bd195c7308c12passe_van_de_magdalena-das_opfer_abrahams~OMbdc300~10263_20130916_W238_6867v0_masterGW210H242

tl 137-2005-3

Arte al femminile (79)

Scoprendo numerosi talenti femminili poco conosciuti, inizialmente pensavo che una trascuratezza tanto grande fosse da attribuire a questa o a quella realtà geografica. In realtà le donne artiste sono accomunate ovunque dallo stesso destino. La realtà sociale che le circonda non risparmia nessuna. Per alcune, graziate da un ambiente familiare favorevole e da un genitore coraggioso e anticonvenzionale, che le ha spinte a esprimersi, l’arte è potuta divenire una professione di cui andare fiere, anche se poi i loro lavori si sono perduti nel corso del tempo, per altre l’arte è rimasta l’espressione silenziosa di un ingegno naturale e innegabile.

VENEZIA

Rimanendo nell’ambiente fiammingo, ricordo due illustratrici di libri, di cui sono rimaste pochissime tracce.

Maria de Grebber è la figlia del pittore e ricamatore (di arazzi) Frans de Grebber e sorella del più celebre Pieter. Il padre gestisce un laboratorio a Haarlem nel 1620, per cui Maria non ha bisogno di qualifiche professionali per far conoscere e vendere le proprie opere. Il suo lavoro si svolge in ambito familiare, intorno alla metà del ‘600: di lei si sa pochissimo. Conosce Judith Leyster (v.n.59), allieva del padre, di 7 anni più grande di lei, di cui ammira lo stile. Sposa un artista, Wouter Coenraetsz. Anche sua figlia Isabelle sposa il pittore Gabriel Metsu.

Di Maria vengono citate, in studi specialistici, pregevoli acqueforti.

Pieter_de_Grebber_Portrait_of_a_Gentleman_17th_ct

 

Geertuydt Roghman nasce ad Amsterdam nel 1625, figlia dell’incisore Henrick Lambertsz e di Maria Jacobs Savery, prima di 6 figli. Fa parte di una famiglia di artisti e lavora nella bottega del padre. Nella sua breve vita non produce molti lavori. Cura le illustrazioni, 14 stampe, per il libro Piacevoli paesaggi o scene divertenti tratti dalla vita da Roelant Rogman (suo fratello), in cui raffigura paesaggi e villaggi nei dintorni di Amsterdam.. Queste scene diventano fonte d’ ispirazione per i pittori di paesaggi del XVIII secolo. Molto originale la serie di stampe realizzate tra il 1648 e il 1650, in cui rappresenta donne che lavorano in ambienti interni. Muore nel 1657, a 32 anni.

La sua prima opera conosciuta è un’incisione raffigurante il prozio Roelant Savery. Sono molto apprezzate le sue raffigurazioni di scene domestiche, con donne intente a occupazioni di vario tipo.

120px-Geertruydt_Roghman_-_Kerck_tot_Sloten 120px-Roelant_Roghman_-Assemberg

120px-Claes_Jansz_Visscher_-_detail_Kerck_tot_Sloten h-af-SaftlevenHdeGroot eMuseumPlus

Arte al femminile (78)

terborch_gesina-de_muziekles~OM854300~10675_20130529_38_249 lemonade96948fa78f151f42d458587eaae69acc

La pittura fiamminga, come ho già fatto osservare, ha un momento di grande splendore proprio in seguito ai cambiamenti socio-economici avvenuti a partire dal ‘600. La borghesia si afferma per ricchezza e la religione protestante porta l’arte a una dimensione laicale. Si diffonde in modo particolare la pittura d’interni. La scena rappresentata si colloca spesso in uno spazio chiuso ben delimitato. L’ambiente è illuminato da una luce radente, non uniforme, che proviene da un punto preciso: si creano così zone di maggiore illuminazione e zone d’ombra, con oggetti illuminati in modo più intenso, con forti riflessi. Quest’uso della luce dà alla pittura fiamminga un effetto quasi “fotografico”. Un’altra caratteristica è la raffigurazione di personaggi visti da diverse angolature, a volte anche di spalle, per aumentare l’effetto di verosimiglianza.

53terBorchGGesina ter Borch nasce nel 1633 a Deventer, nella Repubblica olandese. Figlia di Gerard ter Borch il Vecchio, pittore specializzato in scene di genere e ritratti, è la prima figlia del terzo matrimonio del padre, che ha 13 figli da 3 matrimoni. Il padre, abbandonata la carriera artistica, incoraggia i talenti dei figli, cui dà lezioni di disegno. Elisabeth è sorellastra del più celebre Gerard ter Borch, che la ritrae spesso in pose domestiche e ci lascia traccia della di lei bellezza statuaria(v.ritratto della fanciulla che scrive una lettera e della ragazza con in mano una lettera).

Gerard_Terborch_Woman_Writing_A_Letter_13943 Gerard_Terborch_Girl_in_Peasant_Costume._Pr_13934

Gesina si specializza nella pittura ad acquarello, con disegno a inchiostro e nell’illustrazione di libri, album di canzoni e poesie. Le sue illustrazioni danno l’idea dello stile di vita, degli abiti e delle abitudini delle classi benestanti dei suoi tempi. Rappresenta passeggiate a cavallo, gite in carrozza, slitte sul ghiaccio, chiari di luna… La maggior parte del suo lavoro ha come temi ispiratori la vita familiare e l’attualità. Quando il fratello minore Mosè muore nella seconda guerra civile inglese, rimane profondamente sconvolta e manifesta nei dipinti la propria tristezza. Dipinge per un suo album una serie di allegorie sul destino di Mosè, cui fa un ritratto nel 1668, insieme al fratello Gerard. Passa la propria vita nella Sassenstraat a Zwolle, legata alla propria famiglia, rimanendo alla morte del padre con la madre e la sorella Catharina. Quando nel 1675 muore la sorella Jenneken, accoglie i tre nipoti, di cui si prende cura. Nel corso degli anni assume la gestione della collezione di famiglia di disegni e documenti, che lascia in eredità a Catharina. Muore nel 1690.

Zwolle03

La sua eredità composta da album, schizzi, documenti e quasi 700 singoli disegni sia suoi che dei fratelli, rimane in famiglia per generazioni, sino a quando nel 1886 la collezione viene venduta all’asta ad Amsterdam. La maggior parte dei disegni e album è acquistata dal Rijksmuseum di Amsterdam. La collezione offre una visione unica nel suo genere dei metodi di lavoro, delle modalità d’insegnamento, dei gusti di una famiglia di artisti del tempo.

Suoi lavori si trovano allo Stedelijk Museum Zwolle. Sono noti tre suoi album illustrati: MateriBoeck (1648), il Papiere Laure Garland (1652-1660), Kunstboek (dal 1660). Oltre ai disegni su album, Gesina ha prodotto 59 disegni “sciolti”, studi realizzati a matita. Ha lavorato anche a penna e inchiostro, con il gesso rosso o nero.

305bisGesinaterBorch2 images ter_borch_gesina-portrait_of_a_lady_bust_length_in_bla~OM7fb300~10001_20110413_18674_141 stedelijk_museum_zwolle

Un’adolescente alla ricerca di se stessa…

9788807016325_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleavalli

NASCERE NON BASTA racconta di un’adolescente che va alla ricerca della propria identità negli anni ’60. Il personaggio principale, Vera Giovanna, che è anche voce narrante, ha tutte le caratteristiche dell’adolescenza: la ricerca di senso, la spavalderia, l’incoscienza, le domande, le insicurezze…Vera fugge da casa, lasciandosi alle spalle un padre adottivo duro e crudele e la donna che questi ha sposato in seconde nozze, da cui si sente respinta: vorrebbe trovare la madre, ma in realtà cerca un’identità, un’autenticità al di fuori delle regole sia familiari che sociali. Vera ha un aspetto esile e delicato, ama Virgilio e gli eroi omerici, si sente un po’ come Ulisse alla scoperta del mondo. Incontra sul suo cammino Dillo Boy, sacco a pelo, chitarra a tracolla, droga. Con lui va prima a Milano poi a Parigi, in una comune. Lo perde di vista, per percorrere nuove strade, che le fanno conoscere altri personaggi, altre avventure. La morte del padre la fa tornare in Italia, ma trova tutte le porte chiuse e deve di nuovo affrontare un cammino difficile, una libertà solo apparente, incontrando personaggi che la coinvolgono in situazioni assurde e dolorose, ma Vera mantiene saldo l’obiettivo di ritrovare le proprie origini, un amore materno sognato e inseguito. Un romanzo intenso, amaro, che commuove.

“Ma che importava, ormai. La mia mente batteva contro un muro. Camminavo come un automa, via, via da palazzi, discoteche, macchine, tavernette. Fuori, al largo, verso campi, fiumi, cieli. Solo luoghi ampi sarebbero stati capaci di contenere il mio smarrimento. Avrei camminato fino a non sentire più le gambe. Fino a dimenticare di avere braccia e polmoni. Di avere dentro un pozzo che smaniava di essere riempito. Fino a dimenticarmi di me stessa. Fino a raggiungere il mio cavaliere Sciù-Sciù.”

 

Ippolita Avalli è una scrittrice, sceneggiatrice e attrice teatrale di talento, di origini milanesi. Si cimenta inizialmente con la poesia, pubblicando poesie su giornali locali come “Il Cittadino” di Lodi. Durante gli anni dell’università è cofondatrice del gruppo di sperimentazione teatrale “The a tre“, che si esibisce in importanti rassegne e festival della Post avanguardia in Italia e in Europa. Ha scritto per il teatro e per il cinema collaborando nel 1979 alla scrittura di alcune scene del film “La città delle donne”di Federico Fellini. Dal 1982 si dedica alla narrativa pubblicando romanzi come Aspettando Ketty (1982), La dea dei baci (1997), L’infedele (1988), Amami (1999), Nascere non basta (2003), Mi manchi (Feltrinelli 2008), Il nascondiglio della farfalla (2014). È coautrice del testo del brano musicale “L’addio”, che fa parte del CD Fleurs 2 di Franco Battiato. Dal 1985 i suoi libri sono tradotti in Francia (Albin Michel), Germania (Fisher e Piper), Portogallo (Difel), Grecia (Nea Sinopa), Polonia (Alba).