Arte al femminile (307)

Leggendo notizie sulle donne artiste dell’Ottocento, ricorre spesso il nome dell’Accademia Julian, quasi tappa obbligata per le pittrici europee e americane. Si tratta di una scuola privata di pittura e scultura, fondata a Parigi nel 1867 dal pittore Rodolphe Julian. La sua particolarità è accettare anche le donne, mentre l’accesso alla Scuola di Belle Arti parigina è loro vietata sino al 1897. Le artiste hanno qui la possibilità di ritrarre anche nudi maschili da modelli professionisti, il che crea non poco scandalo. L’atmosfera è molto libertaria, tanto che gli studenti si fanno spesso notare per la goliardia e la baldoria nelle strade. L’insegnamento è però di alto livello e quest’ Accademia costituisce un punto di partenza per poter esporre al Salon o avviare una carriera professionale. La scuola viene chiusa durante la seconda guerra mondiale.

Molte artiste americane studiano all’Accademia Julian.

Intorno alla metà dell’Ottocento l’arte americana si distingue soprattutto per la pittura di paesaggi, descritti con cura, spesso aggiungendo particolari pittoreschi, per rispondere al gusto di un’alta borghesia poco colta, ma molto ricca. L’impressionismo sbarca in America, grazie agli artisti che hanno soggiornato in Europa, e porta a un realismo che gioca sui contrasti di luce. Alla fine dell’Ottocento c’è chi cerca di raccontare la nuova civiltà americana (città, industrie, tecnologia), anche negli aspetti negativi (miseria e violenza). C’è anche in America grande vivacità in campo artistico.

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Gabrielle de Veaux Clements nasce a Philadelphia nel 1858, da Richard Clements e Gabrielle de Veaux. Il suo interesse per l’arte si manifesta da quando è adolescente. Frequenta la Philadephia School of Design for Women di Philadelphia, studiando l’arte della litografia. Dal 1876 al 1880 (dai 18 ai 20 anni) segue i corsi della Cornell University di Ithaca, New York. Si appassiona alle scienze e consegue il Bachelor of Science. La sua tesi di laurea riguarda l’arte medievale. Tornata a Philadelphia, frequenta l’Accademia delle Belle Arti dal 1881 al 1882. Produce in questo periodo pregevoli litografie e disegni scientifici.

Nel 1883 (24 anni) incontra l’impressionista americana Ellen Day Hale (v.n.269), che diventa sua compagna di viaggio e di vita. Nel 1884 troviamo Gabrielle a Parigi, all’Accademia Julian. Nel 1885 ha l’onore di poter esporre al Salone di Parigi. In seguito viaggia con la Hale visitando varie località francesi.

Nel 1888, prima donna in proposito, presenta 20 incisioni al Museum of Fine Arts di Boston. Questo è l’inizio di una lunga carriera, che la vede impegnata in numerose esposizioni sia degli Stati Uniti che europee.

Dipinge paesaggi di vario tipo e prepara illustrazioni per libri.

Curiosa e intraprendente sperimenta anche il genere dei murales, dipingendone a Washington, Baltimora, Detroit, Chicago e Philadephia,

S’impegna nell’insegnamento, offrendo lezioni e programmi educativi alle donne lavoratrici. Durante il duro periodo della prima guerra mondiale, insegna stampa, incisione e pittura a Charleston, nella Carolina del sud.

Muore nel 1948 a Rockport, nel Massachusetts.

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Arte al femminile (306)

Come già osservato varie volte, la donna pittrice nella seconda metà dell’Ottocento non deve più nascondersi o rifugiarsi in ambito familiare , ma può mettersi in gioco professionalmente, cercando di affermare la propria creatività. I critici e i mercanti d’arte però sono prevalentemente uomini e guardano con diffidenza all’arte al femminile. La pittura continua a essere considerata come un passatempo per le donne, tanto che le artiste vengono raffigurate davanti ai loro quadri spesso in abiti complicati, non corrispondenti a quelli che in realtà devono indossare quando dipingono. In un ambiente altamente competitivo, nascono associazioni di donne artiste, che si propongono di creare condizioni favorevoli per la loro espressione artistica: l’Union des Femmes Peintres et Sculpteurs (Parigi, 1882), la Society of Lady Painters (Londra, 1857), per citarne alcune.

Gertrude Spurr Cutts nasce nel 1858 a Yorkshire, nel Regno Unito.

Inizia la sua carriera artistica in Inghilterra e riesce a esporre i suoi lavori presso la Royal Society of British Artists e la Society of Women Artists.

Nel 1890 emigra in Canada, si stabilisce a Toronto e apre un proprio studio. Partecipa a mostre a Chicago, va a perfezionarsi a New York.

Sposa il pittore William Cutts, con cui torna per qualche anno in Inghilterra.

Le sue tecniche pittoriche comprendono dipinti a olio, ad acquarello, disegni a penna e inchiostro. Diventa famosa soprattutto per le rappresentazioni di paesaggi rurali. Impara anche a restaurare dipinti vecchi o danneggiati.

Sue opere sono incluse nelle collezioni della National Gallery of Canada, della Art Gallery of Ontario, della Art Gallery of Hamilton e della Robert McLaughlin Gallery.

Muore a Port Perry, Ontario, nel 1941.

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Arte al femminile (305)

Il mondo anglosassone si dimostra particolarmente interessante per la pittura femminile della fine dell’Ottocento.

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Elizabeth Nourse nasce a Cincinnati nel 1859: lei e la sorella gemella sono i più piccoli di dieci figli. Frequenta la scuola di design a Cincinnati a 15 anni, cui segue lo studio della pittura ad acquarello.

Nel 1882 , a 23 anni, rimane orfana di entrambi i genitori. Con l’aiuto di un mecenate va a New York per continuare gli studi, nell’ Art Students League. Torna a Cincinnati nel 1883 e vive decorando interni domestici e facendo ritratti. Dal 1884 al 1886 passa la maggior parte delle estati nel Tennessee, sui monti Appalachi, dipingendo paesaggi ad acquarello.

Nel 1887 la troviamo a Parigi, con la sorella maggiore Louise, per frequentare l’Accademia Julian. Terminati gli studi, apre un suo atelier e nel 1888 le sue opere sono esposte nella prima grande mostra alla Società Nazionale degli Artisti Francesi. I soggetti preferiti sono donne, per lo più contadine, e rappresentazioni della campagna francese. Pur continuando a vivere e lavorare prevalentemente a Parigi, Elizabeth viaggia per l’Europa, la Russia e il Nord Africa.

Durante la prima guerra mondiale, contrariamente ad altri emigrati americani, rimane a Parigi, dove s’impegna ad aiutare i rifugiati e raccoglie fondi a beneficio di persone le cui vite sono diventate drammatiche, perché ammalati o feriti.

Nel 1920 viene operata per un cancro al seno. La malattia sembra donata, ma nel 1937 ha una ricaduta e muore nel 1938.

Alcuni dei suoi lavori sono esposti al Cincinnati Art Museum. Uno dei suoi dipinti è stato acquistato in passato dal governo francese ed esposto al Musée du Luxembourg.

Viene definita uno dei precursori della pittura realista “sociale”. Viene ammirata non solo per la tecnica, ma per la personale visione dei soggetti. Donne e bambini sono raffigurati come realmente sono: mani grosse e rosse di madre in contrasto con le tonalità cremose della pelle dei bambini. Quando le si suggerisce di dipingere soggetti più attraenti, Elizabeth risponde: “Come posso dipingere ciò che non mi piace?”.

La riscoperta di Nourse ha portato a una mostra retrospettiva del suo lavoro allo Smithsonian di Washington e al Cincinnati Art Museum nel 1983. Molti dei suoi dipinti erano in prestito dai collezionisti di Cincinnati.

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Arte al femminile (304)

Minerva Chapman (v.n.303) ha avuto la fortuna di trovare a Chicago un’ottima insegnante, Annie Cornelia Shaw, la prima donna a ottenere il titolo accademico nella scuola d’arte della città.

Annie Cornelia Shaw nasce a West Troy, New York nel 1852. Cresce a Chicago, dove trascorre quasi tutta la vita. Nel 1873 diventa associata dell’Accademia di Design di Chicago: è la prima donna a ottenere lo status di accademica. Diventa un’insegnante d’arte molto rispettata a Chicago, tanto che tra i suoi alunni troviamo anche Minerva J. Chapman.

Il suo stile viene influenzato dalla scuola di Barbizon, corrente paesaggistica del realismo. Dipinge spesso all’aria aperta, viaggiando per trovare paesaggi a lei congeniali. Si reca presso le montagne Adirondack, massiccio cristallino che attraversa lo stato di New York, percorre la costa del Maine, con il suo susseguirsi di penisole, stretti estuari, baie e insenature e viaggia nelle praterie occidentali. Viene eletta come socio onorario del Chicago Art Institute.

Suoi dipinti sono esposti alla Pennsylvania Academy, al Metropolitan Museum of Art e al Boston Museum of Fine Arts.

Muore a Chicago nel 1887.

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Arte al femminile (303)

Come più volte rilevato, la fine dell’Ottocento si presenta come un momento di dinamismo e grandi cambiamenti. Nel mondo dell’arte occidentale l’impressionismo raggiunge il suo culmine, mentre avanzano post-impressionismo e modernismo, che ottengono sempre maggiori riconoscimenti. Nella società parigina e americana le donne ottengono il permesso di accedere alle principali accademie d’arte e possono fare della propria arte una professione, che garantisca una certa indipendenza economica.

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Minerva Chapman nasce ad Altmar, New York nel 1858. Il padre è James L. Chapman, la madre Josephine. È la maggiore dei 5 figli della coppia. La sua è una famiglia benestante, per cui Minerva può seguire le proprie inclinazioni artistiche e seguire un percorso di studi regolare. Da New York la famiglia si trasferisce a Chicago, dove la giovane artista s’iscrive all’Accademia di Belle Arti. Studia privatamente tecniche pittoriche e ha la possibilità di viaggiare. Visita la parte orientale degli Stati Uniti, la Svizzera, l’Olanda, il Belgio, la Germania per approdare a Parigi nel 1886, a 28 anni. Qui s’iscrive, come molte pittrici dell’epoca, all’Accademia Julian, prendendo anche lezioni private. S’interessa all’impressionismo e alla pittura “en plein air “.

Minerva si specializza nei ritratti, nelle miniature su avorio e tela, oltre che sperimentarsi nei paesaggi e nella pittura di genere. Alterna la permanenza a Parigi con soggiorni a Chicago, dove espone nel corso d’importanti eventi internazionali. Nel 1906 è una delle prime donne americane (insieme a Mary Cassat ed Elizabeth Nourse) a essere eletta membro del prestigioso Salon della Società Nazionale delle Belle Arti di Parigi. Espone 48 pitture a olio e 124 miniature al Salon di Parigi dal 1892 al 1926 (escluso ovviamente il periodo della prima guerra mondiale). Allo scoppio della prima guerra mondiale torna negli Stati Uniti. Troppo legata a Parigi, vi rientra nel 1919.

Nel 1925 si trasferisce a Palo Alto, in California e continua a dipingere sino a tarda età. Muore nel 1947, a 88 anni.

Questa artista ha dedicato la propria vita interamente all’arte, diventando una figura importante nella pittura a olio e nella miniatura, dimostrando grande abilità e perizia tecnica. Contribuisce alla rinascita della miniatura in avorio, una tecnica che utilizza pennellate minuziosamente controllate.

Suoi lavori si possono ammirare al National Museum of Women in Arts di Washington.

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Arte al femminile (302)

Nella Svezia del XIX secolo (come negli altri stati europei) le uniche professioni accessibili per una donna istruita sono quelle di dama di compagnia, governante, istitutrice o insegnante in una scuola privata per ragazze. Solo nel 1842 le bambine sono incluse nel sistema obbligatorio dell’istruzione primaria. L’istruzione secondaria femminile si sviluppa solo alla fine dell’’800. Seguono importanti riforme parlamentari, a favore dei diritti delle donne, per adeguarsi all’evoluzione dei tempi: pari diritti di eredità, pari diritti nel commercio, permesso di accesso all’insegnamento nelle scuole pubbliche, libero accesso alle professioni di assistenza medica, presso gli uffici postali e telegrafici. Seguono poi la possibilità di diventare medico e l’apertura delle Università Queste riforme fanno della Svezia un paese all’avanguardia nel percorso per la parità di genere. Nascono le prime organizzazioni delle donne, per favorire la partecipazione alla vita pubblica. Molte associazioni, nate inizialmente come enti caritatevoli, assumono un ruolo importante nella difesa delle donne nelle varie situazioni familiari e lavorative. Gli intellettuali e gli artisti sostengono questa politica di emancipazione femminile. Nascono anche associazioni filantropiche per favorire lo sviluppo artistico delle città.

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EVA BONNIER nasce a Stoccolma nel1857 in una famiglia d’ importanti editori. Studia pittura dapprima privatamente, poi s’iscrive alla Royal Swedish Academy of Arts di Stoccolma. Se reca a Parigi a 26 anni, seguendo la prassi ormai consolidata per cui tutti gli artisti devono prima o poi far tappa in questo centro dell’arte internazionale. Affronta l’esperienza parigina con l’amica Hanna Hirsch-Pauli, compagna di studi. Entrambe frequentano l’Accademia Colarossi. Ottiene qualche riconoscimento per i quadri esposti al Salon. Tornata in Svezia a 32 anni, lavora attivamente, soprattutto facendo ritratti. Dal 1900 si ferma la sua attività artistica e inizia la sua opera filantropica. Avendo ereditato una cospicua ricchezza, crea una fondazione per l’abbellimento di Stoccolma, acquistando dipinti e sculture per luoghi pubblici e istituzioni, come la Biblioteca Nazionale, l’Università e varie scuole pubbliche.

Inizia a soffrire di grave depressione e si toglie la vita nel 1909, a 51 anni, a Copenaghen, gettandosi dalla finestra dell’albergo in cui è alloggiata.

Suoi dipinti si trovano nel Museo Nazionale di Stoccolma.

I suoi quadri rivelano grande sensibilità e delicatezza di tocco.

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Arte al femminile (301)

Nel’Ottocento sono molte le artiste da riscoprire: in questo periodo, seppur sempre poche rispetto agli uomini, esse danno grande contributo al mondo artistico, diventandone spesso protagoniste.

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Thérèse Schwertze nasce ad Amsterdam nel 1851. Figlia del pittore di origine americana Johan, riceve da questi i primi insegnamenti sulle tecniche pittoriche. Ha un’educazione anticonvenzionale, che risente della cultura americana della famiglia. Acquisisce audacia e perseveranza e si convince che il suo destino sia quello di diventare una pittrice, in grado di mantenersi con il proprio lavoro. Queste idee sono in contrasto con i principi del tempo, per cui per le donne delle classi medie è impraticabile pensare a un’autonomia professionale ed economica. Dopo gli studi presso un’Accademia locale, si reca a Monaco di Baviera per perfezionarsi. Come tutti gli artisti del tempo, nel 1879, a 28 anni, si reca a Parigi, allora centro fondamentale di ricerca artistica. Nella capitale francese affluiscono continuamente artiste da tutta Europa: la città è la destinazione d’arrivo di una sorta di Grand Tour di formazione, che ha precedentemente toccato altri centri. Per molte pittrici provenienti dal Nord, come Thérèse, una classica tappa intermedia è Monaco. Sebbene al di fuori delle istituzioni ufficiali, per le donne è possibile condurre qui una vita piuttosto libera, frequentando atelier di pittori importanti. Giunta a Monaco ignorando il permanere di veti accademici, Thérèse non si perde d’animo. Senza professori, senza studio, senza modelli gratuiti, sacrifica i propri introiti familiari per procurarsi tele, colori e modelli. Lavora così accanitamente che artisti famosi s’interessano a lei e le danno consigli. Tornata ad Amsterdam diventa membro di una società artistica. Conquistata una certa reputazione, espone sia nelle principali città europee che negli Stati Uniti. A 33 anni torna a Parigi e presenta i suoi quadri al Salon annuale.

Si specializza nei ritratti, particolarmente apprezzati per il disegno, il vigore dei movimenti e la qualità del colore.

Si sposa a 55 anni con Anton van Duyl. Rimane vedova nel 1918 e questo per lei è un duro colpo, che mina la salute già compromessa. Muore pochi mesi dopo il marito.

Un suo autoritratto si trova nel Corridoio Vasariano, collegato alla Galleria degli Uffizi di Firenze, mentre altri lavori sono nel Rijksmuseum di Amsterdam.

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