Arte al femminile (261)

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Jennie Augusta Brownscombe nasce nel 1850 presso Irving Cliff in Honesdale, Pennsylvania, unica figlia dell’agricoltore William Brownscombe, originario del Devonshire, in Inghilterra e di Elvira Kennedy. Il padre pare sia immigrato in America intorno al 1840, mentre la madre è discendente di uno dei padri pellegrini della Mayflower, storica nave giunta in America nel 1630.La storia della famiglia materna la spinge a diventare membro attivo dell’associazione “Figlie della rivoluzione americana” e della “Società Storica dei discendenti della Mayflower”. Sua madre, scrittrice e artista di talento, promuove l’interesse della figlia per la poesia e l’arte. Come studentessa di scuola superiore Jennie vince premi ad alcune manifestazioni locali. Dopo la morte del padre, per poter continuare gli studi, crea illustrazioni per libri e riviste. Si reca a New York per studiare arte e poi a Parigi nel 1882. Tornata negli Stati Uniti, un infortunio a un occhio le impedisce di dipingere sino al 1884. Trova lavoro in uno studio di New York. Con la madre mantiene uno stretto rapporto e va spesso a trovarla, sino alla sua morte nel 1891.

Tra il 1885 e il 1896 la troviamo a Roma, dove incontra l’artista George Henry Hall, che diventa suo compagno e suo mentore. Con lui lavora a New York, sino alla morte di lui nel 1913. Lo stile di Hall influenza la sua tecnica e il suo uso del colore.

Jennie segue costantemente corsi di specializzazione, iscrivendosi nel 1878 all’Accademia Nazionale di Design. Lavora come illustratrice di libri e riviste, scrive articoli sull’arte, insegna presso la “Art Students League”.

La sua voglia di imparare sempre di più la spinge a tornare in Europa, a studiare a Parigi con Henry Mosler, pittore di genere appassionato di storia.

Muore a Bayside, New York, nel 1936, a 85 anni.

Jennie ha fatto ritratti e quadri di genere. I suoi dipinti sono stati esposti a New York, Philadelphia, Chicago e Londra. Ha venduto i diritti di autore per più di 100 opere, prodotte per biglietti di auguri, calendari e stampe.

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX , negli Stati Uniti, circa l’88% degli abbonati a riviste e periodici è costituito da donne, per cui gli editori assumono artiste per creare illustrazioni che rappresentino il mondo in una prospettiva femminile. Jennie presenta nelle sue illustrazioni scene di vita familiare, soprattutto legate al mondo rurale, rappresentazioni della maternità, immagini romantiche. La storia della sua famiglia la spinge poi a rappresentare episodi di carattere storico, legati soprattutto alla nascita degli Stati Uniti e che riflettono la versione idealizzata di quell’evento, così come era entrato nella memoria collettiva del tempo. Le donne dei suoi quadri sono aggraziate ed eleganti, sorridenti e positive, anche nei momenti di fatica.

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Arte al femminile (260)

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Catherine Madox Brown nasce a Londra nel 1850, prima figlia del pittore Ford Maddox Brown e di Emma Hill, sua seconda moglie.

Riceve i primi insegnamenti dal padre e dai suoi assistenti, aderenti al movimento preraffaellita (v.n.148). Nel 1869, a 19 anni, presenta il suo primo lavoro alla Royal Academy. Nello stesso anno espone alla Dudley Gallery un ritratto della pittrice Ellen Epps. Nel 1870, sempre alla Royal Academy, presenta Thinking e, nel 1872, Mrs Alma-Tadema , dimostrazioni della sua bravura nell’arte del ritratto.

Nel 1873 sposa lo scrittore Francis Hueffer, critico musicale e traduttore di origini germaniche, da cui ha due figli: Ford Maddox e Oliver Maddox che diventeranno entrambi scrittori.

Dopo il matrimonio espone a Liverpool e a Manchester. Lavora molto e compie il classico viaggio in Europa, per arricchire la propria cultura artistica.

Catherine rimane vedova nel 1889 e ritorna nella casa paterna. Purtroppo nel 1890 muore la madre e nel 1893 il padre. Questi lutti gravano sul suo spirito e sulla sua arte. Catherine non riesce a raggiungere i traguardi che si era prefissa come artista.

Muore a Londra nel 1927.

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Arte al femminile (259)

Adelina Zandrino nasce a Genova nel 1893: la madre è Emilia de Nobili, maestra di pianoforte, il padre è giornalista, critico teatrale e musicale, professore di francese, collaboratore del giornale Secolo XX. Ha una sorella, Renata. Scoperta giovanissima la vocazione per l’arte figurativa, studia per alcuni mesi presso i maestri Federico Maragliano e Giuseppe Pennasilico, ma deve essere considerata un’autodidatta. Dimostra attitudine per vari soggetti: paesaggi, ritratti, nature morte. Esordisce alla Mostra Internazionale d’arte femminile, tenutasi a Torino nel 1913.

Viene subito notata e inizia a lavorare in vari settori: illustrazione di libri, grafica commerciale, decorazione di ambienti e pittura a cavalletto.

Sempre nel 1913, dopo una personale a Rapallo, si reca con il padre a Parigi. Qui si ferma sino allo scoppio della prima guerra mondiale, affermandosi come costumista teatrale e illustratrice di libri, lasciandosi influenzare dal gusto liberty. Conosce vari personaggi del mondo dell’arte, come Auguste Rodin, che l’apprezza molto.

Durante la prima guerra mondiale esegue cartoline e manifesti d’ispirazione patriottica.

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Nel 1916 parte della villa di famiglia di Albaro viene requisita e trasformata in ospedale per gli invalidi di guerra. Qui Adelina conosce il capitano Luigi Negri, grande invalido e giornalista che l’artista sposa nel 1919. Vive con lui in armonia d’intenti e d’arte. Hanno due figli: Gloria e Vittorio. Il marito scrive poesie che sono pubblicate in volume con copertina illustrata dalla moglie: la incoraggia a seguire il suo percorso artistico e ne è innamorato ammiratore

Dagli anni Venti si dedica alla ceramica, producendo oggetti caratterizzati da forte vivacità cromatica, con scene di genere in costume o in maschera.

Realizza anche sculture di piccolo formato, che hanno come soggetto la maternità o la condizione femminile.

Viene richiesta come ritrattista da importanti personaggi del tempo: il senatore Pirelli, attrici come Dina Galli, Emma Grammatica, Isa Miranda, la cantante Tina Rontani e molti altri.

Nel 1930 espone alcune opere alla Prima Mostra Femminile d’Arte e Lavoro, al Castello Sforzesco di Milano, realizzando anche il manifesto della Mostra. Nel 1936 la troviamo alla triennale di Torino e nel 1937 all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi.

Nel 1950 è presente all’esposizione Internazionale d’Arte Sacra a Roma e in occasione dell’Anno Santo esegue una serie di 12 cartoline con motivi cristologici e l’immagine di Papa Pio XII.

Dagli anni Cinquanta sino alla morte si concentra su soggetti religiosi: dolci Madonne, angioletti, bambini, riprodotti in santini e biglietti augurali.

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Tiene mostre personali a Genova, Milano, Roma, Buenos Aires, Hollywood.

Affresca la sua casa e il suo studio a Quarto.

Diventa accademica di merito dell’Accademia Linguistica di Genova ed è insignita della Stella Fiumana, della medaglia d’oro di benemerenza artistica del C.I.P.A. (comitato internazionale di Fotogrammetria Architettonica) e nel 1982 del premio Olivo d’Oro, solo per citare alcuni dei molti riconoscimenti ufficiali che riceve.

Muore a Genova nel 1994 a 100 anni.

Esponente della cultura del Decadentismo, dopo aver realizzato opere tendenti sia al simbolismo che al divisionismo e avere adottato, per un certo periodo, canoni “novecentisti”, le sue opere si caratterizzano per una sostanziale predilezione per tematiche volte a esprimere serenità e gioia, dando risalto a temi come la Maternità, l’Infanzia, la femminilità. Protagonista indiscussa delle sue opere è la figura umana.

Sue opere sono conservate presso le Gallerie d’Arte Moderna di Genova, Savona, Milano, Roma, le Gallerie Statali di Helsinki, Tallinn e al Musée du Jeu de Paume di Parigi.

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Arte al femminile (258)

Maria Vinca nasce a Milano nel 1878. Frequenta l’Accademia di Brera sino al conseguimento del diploma, poi si trasferisce a Venezia nel 1903, a 25 anni, per seguire i corsi dell’Accademia delle Belle Arti e La Scuola Libera di Nudo. A Venezia, in calle San Domenico, vicino a San Trovaso apre un atelier, che diventa luogo d’incontro di numerosi artisti.

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Pregevoli sono i suoi paesaggi, soprattutto quelli dedicati a Venezia e molto raffinate le nature morte, ma è nel ritratto che si specializza, con uno stile inconfondibile. Come ritrattista lavora per importanti famiglie venete, come i Brandolini, i Cini, i Papafava, i Valmarana, i Marzotto, per citarne alcuni. Le viene chiesto anche di affrescare un soffitto di un palazzo veneziano di prestigio.

Durante la prima guerra mondiale è autrice di cartoline e manifesti a favore del Prestito Nazionale, caratterizzate da un certo stile liberty.

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Nel 1918 dipinge alcune cartoline con ritratti femminili ispirati al gusto dell’epoca. Viene richiesta come ritrattista dal Convitto Nazionale Marco Foscarini di Venezia, dove, tra le altre cose, esegue i ritratti degli allievi morti durante la Grande Guerra.

Di particolare interesse storico è l’amicizia con la famiglia di Giacomo Matteotti, che l’artista frequenta e ritrae. I ritratti dei Matteotti fatti da Maria sono oggi conservati nelle stanze della Casa Museo a Fratta Polesine (Rovigo).

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Espone con continuità a Venezia sia in una Galleria privata che alla Biennale, e a Parigi. In occasione dell’Esposizione Internazionale di Torino del 1911 ottiene grande successo, tanto che la rivista mensile La Donna, le dedica 3 pagine.

Negli ultimi anni della sua vita apre a Venezia una scuola privata. Sue opere sono vendute anche negli Stati Uniti.

Muore a Venezia nel 1939.

Molti suoi lavori sono in possesso di suoi discendenti e di collezionisti.

Molte mostre postume le sono state dedicate in località del Veneto: a Cortina, a Bassano e a Padova nel 1998, presso la Villa Reale di Stra nel 2011, a Mirano nel 2014. Nel 2015 a Venezia (10-11 dicembre), nell’ambito del Convegno Gli artisti di Ca’ Pesaro: le mostre del 1919 e del 1920 (Università di Ca’ Foscari, Progetto di Ateneo Venezia ‘900: gli artisti di Ca’ Pesaro 1908-1925) Jean-François Rodriguez fa un lungo intervento sulla pittrice(Maria Vinca, capesarina).

Ciò testimonia il valore di Maria e l’attualità del suo linguaggio.

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Arte al femminile (257)

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Rachele Villa Pernice nasce a Milano nel 1836, figlia di Cesare Cantù, letterato e patriota. Sposa Angelo Villa Pernice, primo sindaco di Concorezzo, dopo l’unificazione del Regno d’Italia. Concorezzo è un comune della provincia di Milano che vanta origini medievali.

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Sulla “puncia”, (punta, penisola) di fronte all’isola Comacina, in territorio di Sala Comacina, sul lago di Como, si affaccia Villa Rachele, già Beccaria, che Rachele eredita dal padre. Qui riunisce un salotto letterario noto col nome di “Accademia dei pedanti”, animato da personaggi di spicco della cultura italiana del tempo, come Antonio Fogazzaro, Tommaso Gallarati Scotti ed Ettore Verga, storiografo e direttore dell’Archivio del Castello Sforzesco di Milano, solo per citare i più famosi.

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Quando il marito diventa deputato lo segue a Firenze perché il parlamento italiano ha sede nella città toscana per alcuni anni(1865-1871).

Si dedica alla pittura di soggetti floreali e al paesaggio, lavorando soprattutto all’acquerello. Diventa membro effettivo della Società degli Acquarellisti di Roma, presso la quale espone nel 1877, nel 1881 (Luglio, Dal mio giardino, Rose e gelsomini, Aprile) e nel 1891. Alle mostre di Milano prende assiduamente parte dal 1879 al 1890. È presente alle esposizioni di Torino (1880, 1884), di Firenze (1880, 1889), di Roma (1883, 1890).

Rimasta vedova, ritorna nella villa di Concorezzo.

Recupera accanto al proprio nome quello di “Cantù”, perché figlia dell’omonimo storico.

Le viene assegnata per un periodo la funzione di ispettrice scolastica per le scuole del paese. Ottiene il diploma d’onore come benefattrice dell’asilo di Concorezzo.

Svolge intensa attività di mecenate.

Muore a Milano nel 1919.

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Arte al femminile (256)

La promozione dei giovani artisti nell’Ottocento è affidata alle Società promotrici delle Belle Arti, che rilasciano borse di studio e sponsorizzano mostre temporanee e monografiche. Si deve aspettare l’unità d’Italia per richiamare l’attenzione internazionale sul nostro panorama artistico, tramite l’organizzazione delle Esposizioni Universali e della Biennale di Venezia .

Anche in Italia, sebbene in misura minore rispetto altri paesi europei, si sviluppa un collezionismo legato alla nascente alta borghesia.

La scelta dei temi varia secondo l’ambiente cui i quadri sono desinati: ad esempio i paesaggi figurano in genere nei salotti femminili, i ritratti e i quadri di storia trovano posto nei salotti maschili. Dipinti e sculture, soprattutto se appartenenti ad artisti che hanno raggiunto una certa notorietà, sono segno di potere economico e di aggiornamento culturale: valore artistico e valore economico si legano indissolubilmente, determinando o riflettendo la fortuna critica degli artisti, l’influenza dei collezionisti e il prestigio dei mercanti.

Nel 1871 Roma diventa la capitale del Regno d’Italia e inizia una radicale riorganizzazione degli spazi urbani. In città affluiscono diplomatici, funzionari, impiegati… Èlites politiche ed élites intellettuali si confondono, mentre la vita mondana segue il calendario delle sessioni parlamentari. Molti artisti rimpiangono “l’ultima capitale della resistenza alla modernità”, con la sua aria un po’ decadente. Rimane forte il legame con la pittura romantica.

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Vannutelli Giuseppina nasce a Roma nel 1874. Si accosta all’arte grazie al pittore romano Scipione Vannutelli, suo parente. Si specializza nel paesaggio, nelle scene di genere e nei soggetti pompeiani. A Roma espone per vari anni con la Società Amatori e Cultori, con il gruppo In Ars Libertas e con l’Associazione degli Acquarellisti. Si presenta alle esposizioni della Triennale di Milano.

Muore dopo il 1948 a 74 anni.

I suoi quadri, dai colori un po’ cupi, hanno atmosfere malinconiche.

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Arte al femminile (255)

Amelia Tessitore Gelanzè nasce a Messina nel 1866, ma trascorre la vita a Napoli. Impara a dipingere dal padre Francesco e dal fratello Fulvio. Segue gli insegnamenti dei migliori artisti di Napoli. Espone per la prima volta a 20 anni, presentando alla Società Promotrice di Belle Arti Una via dell’antica Napoli, un olio su tela attualmente nella collezione della Banca Intesa Sanpaolo. Continua a esporre con successo e suoi quadri vengono acquistati dal Banco di Napoli e dal Municipio di Napoli. Nel 1888 si presenta all’Esposizione Italiana di Londra e nel 1891 all’Esposizione Nazionale di Palermo.

Muore a Napoli intorno al 1930.

Il Museo Civico di Barletta conserva il ritratto della pittrice, opera di Filippo Cifariello.

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L’amore per Napoli si manifesta nei numerosi scorci della città. I paesaggi sono il genere preferito, così come gli angoli cittadini e gli interni.

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