Amore adolescente…

9788807701504_quarta.jpg.600x800_q100_upscale.jpg BG11F10_3963429F1_8808_20131014202528_HE10_20131015-0055-kA4D-U431908503095258yF-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg

L’uomo che non ho sposato parte in una grigia giornata d’ottobre. Rosi sta guardando la Senna, ma un passante, credendo che voglia suicidarsi, la trascina via dal parapetto. L’uomo l’invita in un bistrò per bere qualcosa: guardandosi attentamente i due si riconoscono. Rosi ritrova così il suo primo amore, Salvatore (Tore). L’incontro è l’avvio per un racconto in cui si alternano ricordi dell’adolescenza di Rosi e il momento attuale. Rosi aveva solo 12 anni quando era diventata la ragazza di Salvatore e lui era stato il suo iniziatore al sesso, il suo punto di riferimento in un periodo inquieto, di ricerca della propria strada e della propria identità, come avviene nel periodo adolescenziale. Adesso Salvatore ha aperto un ristorante, ha moglie e due figli, mentre Rosi è scrittrice ed è rimasta single. La passione di una volta riemerge in una lunga notte che passano insieme: lui sempre vitale, passionale e un po’ bastardo, lei ironica e ribelle. Alla fine tutto rimane sospeso, ma Rosi è ormai matura…

Rosi è un personaggio che desta simpatia nel lettore e rappresenta gli ardori, la leggerezza, l’inesperienza dell’adolescenza e l’importanza del primo amore, che assume valore totalizzante.

Un racconto coinvolgente, che si legge rapidamente, apparentemente leggero, con uno sfondo di malinconia. Ancora una volta il periodo adolescenziale si presta ad essere rivisitato in chiave romanzesca, date le sue caratteristiche particolari, in cui tutti un po’ ci ritroviamo.

Rossana Campo nasce a Genova nel 1963. Famiglia di origine napoletana. Vive tra Roma e Parigi. Esordisce come scrittrice nel 1992 con La storia di Gabri. Nello stesso anno esce In principio erano le mutande, da cui è tratto il film omonimo. Con Feltrinelli pubblica: Mentre la mia bella dorme, Sono pazza di te, L’uomo che non ho sposato, Duro come l’amore, Più forte di me, Lezioni di arabo. Nel 2012 esce Felice per quello che sei e nel 2013 Il posto delle donne. È autrice della commedia radiofonica Il matrimonio di Maria e di un libro per bambini, La gemella buona e la gemella cattiva.

Nel marzo 2002 esordisce come artista figurativa con una personale alla Galleria Pintapiuma di Genova. Nel maggio 2003 c’è la sua personale Bambine chiuse, ragazze chiatte, mamme bisbetiche. Questa volta la storia la raccontiamo noi. Nel 2012 esce il catalogo delle sue opere pittoriche: L’arte soppianta tutti gli altri enzimi. Opere 2000-2011, edito da Il Canneto.

246581_221730744611038_1377664698_n.jpg

Ideologie perdute…

9788807017308_quarta.jpg com_01_672-458_resize.jpg

L’illusione del bene ha come protagonista un uomo deluso per vari aspetti dalla propria vita: deluso da un matrimonio finito, nonostante l’amore per la moglie e i figli; deluso dal lavoro come giornalista televisivo, perché epurato per motivi politici; deluso dall’ideale comunista, perché la caduta del muro di Berlino ha rivelato molti aspetti negativi dell’applicazione di tale fede politica. Mario, il protagonista, rappresenta una generazione privata della propria ideologia, che stenta a riconoscersi nell’indifferenza contemporanea. In questa situazione di disagio personale incontra Sonja, una giovane pianista russa che vive con la nonna e la figlioletta nata da un amore ingannevole. Rimane particolarmente colpito dalla vicenda di Irina, la madre di Sonja, ufficialmente morta in un ospedale psichiatrico, dove era stata forzatamente ricoverata per la sua attività di dissidente del regime. Troppe le domande irrisolte sul destino della donna e Mario decide di mettersi sulle tracce di Irina, accompagnato dal figlio Roberto. Va prima a Budapest, poi in una sperduta cittadina dell’ex Unione Sovietica e…

Un libro che aiuta a riflettere sul valore delle ideologie, sulla fragilità di alcune generazioni, sulle prospettive future, su un passato scomodo, ma ancora in gran parte sconosciuto. Un romanzo alla fine positivo, perché fa sperare in un futuro di rinascita collettiva, come avviene a Mario, che alla fine si riconcilia con se stesso, mentre prima, come gli diceva la moglie Patrizia “Mario, tu non puoi sopportare la felicità. Ti pare sempre di averla tolta a qualcuno”.

 

Quanto male si era fatto progettando il bene” è la sintesi di quanto avvenuto nei paesi comunisti.

 

“ E’ un mondo interiore che crolla con il Muro. Il male, il bene, la sensazione nostra di essere i migliori, l’idea che esistesse un progetto futuro, un’organizzazione sociale che avrebbe permesso a milioni di persone di essere uguali, di accedere alla cultura, al benessere, di non sentirsi mai più esclusi! E’ un sistema mentale che va in frantumi…” ( p. 25 ).

Dai frantumi può però iniziare una rinascita!

Cristina Comencini nasce a Roma nel 1956. Il padre Luigi è un regista importante. La sua è una famiglia di donne: la madre e tre sorelle. Frequenta una scuola francese, prendendo doppia maturità: italiana e francese. S’iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio e per un po’ di tempo si occupa di recensioni economiche in un ufficio di ricerche. Ha tre figli. Scrittrice e regista pubblica varie opere: Le pagine strappate (1991, 2006), Passione di famiglia (1994), Il cappotto del turco (1997), Matrioška (2002), La bestia nel cuore (2004), Due partite (2006, 2015), L’illusione del bene (2007), Quando la notte (2009; anche in audiolibro nel 2011), Lucy (2013), Voi non la conoscete (2014) e, per la collana digitale Zoom, La nave più bella (2012). I suoi film sono: Zoo (1988), I divertimenti della vita privata (1990), La fine è nota (1992), Va’ dove ti porta il cuore (1996), Matrimoni (1998), Liberate i pesci (2000), Il più bel giorno della mia vita (2002), La bestia nel cuore (2005, nominato all’Oscar per l’Italia; dvd Feltrinelli ‟Le Nuvole”, 2006), Bianco e nero (2008) e Quando la notte (2011).

Personalità poliedrica, molto attenta ai temi sociali.

Cercare di capire la vita…

9788809035744_0_0_295_80.jpg

import_14730460_1.jpg

Il cielo dei leoni è un libro particolare, un insieme di racconti che riguardano la protagonista (che è la stessa autrice) e sono come confessioni, confidenze, riflessioni, espresse in un linguaggio pieno d’immaginazione e fascino. Ci sono appunti di quotidianità, ricordi, sogni, desideri, paure: osservazioni sulla vita in generale e la sua in particolare. La vita dell’autrice diventa oggetto di molte considerazioni, che coinvolgono il lettore e lo aiutano a riflettere sulla ricchezza della vita, di ogni vita. Il tutto è ambientato nei paesaggi messicani, ricchi di colori, di profumi: l’avita e splendida Puebla, la caotica Città del Messico, le lagune dei Caraibi…

“Quando ha raggiunto i cinquant’anni una donna può permettersi di fare il consuntivo della propria vita: mettere davanti a sé i tanti affetti che hanno costellato il mezzo secolo che ha attraversato e guardare a se stessa con l’attenzione dovuta a chi ha già percorso un lungo tratto di strada. Ángeles Mastretta ha deciso di creare un libro che offra ai tanti lettori, conquistati lungo il suo cammino di scrittrice, la sua immagine più autentica, anche se la mediazione della scrittura non rende mai totalmente sincero ciò che si scrive.”

Molto significativa la frase di Jorge L. Borges, all’inizio dei racconti:

“Voglio lasciare scritta una confessione, che sarà allo stesso tempo intima e generale, poiché le cose che capitano a un uomo capitano a tutti”

Un libro per riflettere sulla vita, anche la propria, per ritrovare il gusto della vita, la sua meraviglia, le sue sorprese…

Angeles Mastretta (Puebla 1949), ha aperto la carriera letteraria come giornalista, affermandosi poi negli anni Ottanta come scrittrice di narrativa sulla scena messicana, e ben presto mondiale, con il romanzo Strappami la vita (1985). L’apprezzamento della critica, i premi letterari e l’adesione del pubblico a questo primo romanzo — arrivato nel giro di pochi anni a vendere oltre un milione di esemplari – si sono riconfermati con altre due opere presto tradotte in molte lingue con grande successo, Donne dagli occhi grandi (1990) e Male d’amore (1996). Oltre ai romanzi, ha pubblicato anche due raccolte di racconti e riflessioni, Puerto Libre (1993) e Il mondo illuminato (1998). Àngeles Mastretta fa parte del comitato editoriale della rivista “Nexos”, in cui tiene la rubrica mensile ‘Puerto Libre”, riproposta su riviste pubblicate in Spagna, Germania e Cile. Vive a Città del Messico con la famiglia e sta scrivendo un nuovo romanzo, di prossima pubblicazione.

Difficile crescere…

9788807702129_quarta.jpg

giulia-villoresi.jpg

La panzanella è il soprannome di Carlotta Cordelli, detta anche “la Gnoccolona”, ragazzina complessata dall’essere cicciotta, avendo un’ascendenza “mitologica”, una famiglia di belli e bellissimi, genitori e nonni impegnativi, per i quali amore e bellezza sono strettamente uniti.

La madre e la nonna materna sono state le più belle donne di Napoli, ambite e ammirate! Carlotta si sente inadeguata, sgraziata e in un flusso di ricordi porta alla luce episodi importanti della sua esistenza, dall’infanzia sino alla giovinezza: le suore cattive alle elementari, le prese in giro dei compagni, il sabato pomeriggio in discoteca, la sigaretta fumata di nascosto, le vacanze al mare con i genitori, la vacanza ad Amsterdam e lo sballo con i funghi allucinogeni, la prima esperienza di sesso in auto, la gita scolastica ad Atene, le piccole crudeltà per compensare i propri insuccessi, la trasformazione in una giovane donna affascinante e desiderabile… il proprio mondo di adolescente in crescita, alla ricerca di amore e apprezzamento. Gli episodi del passato si alternano a flash su un presente in cui Carlotta è ormai donna consapevole del proprio valore.

In qualche modo è la cronaca di una crescita, quella di Carlotta appunto, con tutte le incertezze e il senso di solitudine che provano tanti giovanissimi. Tutto è ambientato soprattutto a Roma, con i suoi incanti, la sua decadente bellezza. Il tema della ricerca della bellezza e dell’amore è un po’ il filo conduttore della storia.

‟Il male e il bene, il bello e il brutto, la paura e il dolore, l’insensatezza della vita. È tutta roba che si impara da piccoli. Poi si vive di rendita e di approfondimenti.”

Pensieri profondi e vena ironica si alternano armonicamente. Mi sono piaciuti la freschezza della narrazione e la sincerità della protagonista.Un po’ tutte ci possiamo ritrovare in Carlotta e nelle sue vicissitudini!

Giulia Villoresi (Roma, 1984) è laureata in Storia moderna ed è attualmente dottoranda all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si occupa di storia religiosa e istituzioni della Chiesa. Con Feltrinelli ha pubblicato il romanzo La Panzanella (2009) e Chi è felice non si muove (2014).

 

Atmosfere magiche e tormenti umani…

primoamore.jpg  valdes_zoe_web.gif

Tu mio primo amore ruota intorno alle vicende di Danae, la protagonista, che insofferente di impacci e compromessi, cerca una vita autentica. Sposatasi in giovane età e madre di due figlie adolescenti, Danae mal sopporta il grigiore di giornate sempre uguali e il rapporto con un marito con cui non riesce a comunicare. Un giorno decide di ribellarsi e tornare in un luogo rimasto magico nella memoria, un posto in campagna, in cui aveva trascorso l’estate dei suoi tredici anni. Inserita in un campo di lavoro agricolo, obbligatorio per i ragazzi dell’isola, si era confrontata con i suoi coetanei e con i turbamenti dell’età. Qui aveva scoperto l’amore per una ragazza india, Terra, che le aveva fatto conoscere e apprezzare la sua comunità, in un ambiente selvaggio e sincero. Tornata a casa Danae aveva continuato a scrivere lettere a Terra, ma queste non erano mai giunte a destinazione. A distanza di anni Danae va alla ricerca di Terra e la trova. Le due donne, dopo aver entrambe molto sofferto e sopportato, decidono di vivere insieme, ma devono affrontare forti difficoltà…

Ambientato a Cuba, come tutti i romanzi della Valdés, questo racconto prosegue tra realtà e fantasia, con riferimenti a leggende e miti tipici del popolo cubano. Lo stile è sanguigno, intenso, senza remore. La fisicità e le sensazioni impregnano la storia, segnata da un’atmosfera quasi irreale.

Esule per disperazione, la scrittrice Zoe Valdés,, nata a L’Avana nel 1959 e approdata a Parigi nel 1993, dove ha lavorato alla delegazione cubana dell’Unesco e nell’ufficio culturale dell’ambasciata cubana a Parigi, in realtà non ha mai lasciato l’isola. Affetto e rancore, per una terra generosa ma inospitale verso i principi, segnano la sua identità, come una cicatrice congenita che getta una vena di malinconia su ogni ricordo, anzi su ogni parola.
“Quando ti hanno privato della possibilità di scegliere, quando hai ingoiato il boccone amaro della mancanza di libertà, fino a farne indigestione, non potrai mai più assaporare la libertà senza che il morso della memoria ti ferisca le labbra.” Per queste affermazioni e le interviste rilasciate, Zoé Valdés, insieme al marito regista cinematografico, si può considerare una scrittrice attivamente impegnata nel campo della dissidenza politica.

Complessità familiari…

7105525_1602633.jpg

Dopo aver letto “Gli anni” e “Il posto” ho voluto di nuovo assaporare lo stile di questa grande scrittrice…

L’altra figlia è un romanzo breve e rappresenta una lunga lettera che Annie scrive a una sorella sconosciuta. In un assolato giorno d’agosto Annie ascolta per caso la conversazione tra la madre e una giovane signora: viene così a sapere che i suoi genitori hanno avuto un’altra figlia, Ginette, morta due anni prima che lei nascesse, per una difterite. Questa figlia mancata a soli 6 anni, di cui le è stata nascosta l’esistenza, spiega certi atteggiamenti dei genitori, certe melanconie, certe frasi lasciate sospese, certe ansie nei suoi confronti. Annie scrive quindi a questa sorella, rivivendo i sensi di colpa, le gelosie, il peso del confronto sottaciuto, ma intuito. Cerca di ricostruire la propria storia collegandola a quella della sorella, di cui trova una fotografia sbiadita, di cui raccoglie i ricordi dalle cugine, i cui oggetti sono giunti sino a lei (il lettino rosa, la cartella…). La domanda che la tormenta è se sia nata solo perché Ginette è morta, considerata la situazione familiare. Il romanzo condensa in poche pagine anni di pensieri e sensazioni. Annie si percepisce diversa: poco credente, poco ubbidiente, spesso malaticcia.

“Vive quasi senza trama questo romanzo, oppure, al contrario, è la trama più impavida: quella che intesse un ordito assente e rintraccia le voci nel tempo non per suoni, ma per risonanze.”

Una storia “intimistica”, scritta con stile.

 

 

Un altro libro per capire…

ombre-sul-mare-light.jpg filali.jpg

Ouatann Ombre sul mare è un romanzo che prende ispirazione da un termine, “ouatann”, che indica un sistema di abitudini e di gesti, che accomuna le popolazioni che abitano la terra tra il Mediterraneo e il deserto del Sahara. Significa patria intesa come identità interiore, indipendentemente da influenze politiche o geografiche. Ambientato in Tunisia e collocato nel 2008, il racconto dipinge un paese tormentato dalla disoccupazione, dalla perdita di speranza, con il sogno di fuga in Europa, alla ricerca di nuove prospettive e di un futuro decoroso. In una villa isolata vicino al mare, in un villaggio vicino a Biserta, s’incontrano cinque personaggi: Rached, giocatore incallito, funzionario frustrato, padre e marito irresponsabile; Naceur, ingegnere, coinvolto in una squallida storia di appalti truccati, che l’hanno portato in carcere; Michkat, inquieta avvocatessa, troppo indipendente per il suo ambiente; Faiza, giovane universitaria impetuosa e sfuggente; Mansour, violento e dedito a loschi affari. Attorno a questi personaggi ruotano altri minori, che vivono di espedienti, privi di ideali comuni e di fiducia nella rinascita della propria patria: povera gente che ha perduto lavoro, speranza e dignità. La storia unisce elementi  legati alle vicende di Naceur e ai suoi rapporti con affaristi privi di scrupoli, ai problemi più generali della Tunisia, un paese piegato dalle continue partenze di giovani e da un’amministrazione corrotta che rischia di condurlo alla deriva. Nella villa sul mare Naceur, sorvegliato da Rached, aspetta di avere i documenti che gli permettano di fuggire, ma l’arrivo di Michkat (proprietaria della casa) sconvolge i piani…Alla fine c’è un recupero di dignità da parte di alcuni, quelli che rimangono…“Quando l’onore ritorna, il paese sorge nell’animo degli uomini“.

Un libro complesso, perché non ha un intreccio lineare, ma è a più voci, fatto di episodi che si “rincorrono”, pervaso da una vena di malinconia. Un libro fondamentale per capire meglio un paese e la sua gente. Estremamente attuale!

La forza di “Ouatann. Ombre sul mare” è nelle impressioni che lascia trapelare, in quello che racconta senza celebrarlo né decantarlo. La Tunisia che Azza Filali ci spiega va afferrata e compresa attraverso le atmosfere, le minuzie, qualche parola o impalpabili suggestioni. Quello che parla, infatti, non è tanto l’intreccio di figure che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto tra di loro e neppure il loro persistente desiderio di essere altrove o essere altro, quanto la rappresentazione di una ‘patria’ che sembra essersi disgregata nel tempo tanto da non essere più nemmeno riconosciuta o riconoscibile.

I ragazzi di qui non vanno a Bordeaux, e nemmeno a Tunisi, che ci andrebbero a fare? Non c’è lavoro per loro e fanno paura, perché sono deformi: a furia di scrutare l’orizzonte, il collo gli si è allungato di alcuni centimetri, mentre la faccia, battuta dai venti, è piena di rughe; sono vecchi prima di aver cominciato a vivere. De resto, non sanno come vivere! Sono stati respinti da tutti i consolati della terra: per l’Europa, non hanno diplomi, per il Canada, non hanno soldi… Neanche il mare vuole saperne di loro, li inghiotte e li riporta indietro“.

“L’uno dopo l’altro, i quartieri hanno raggiunto il clan dell’affarismo e Tunisi è cresciuta senza ritegno, riempiendo i suoi vuoti, innalzando le sue gobbe, vendendo la sua anima ai quattro venti. Oggi, la città si distende davanti al mare…Rettile difforme, prende il sole attraverso la paccottiglia delle sue facciate. I quartieri antichi, confinati nel patrimonio della memoria, sono invecchiati in silenzio: i più avveduti si sono trasformati in “siti-catalogo”, destinati ai turisti… Naufragio da cartolina!…Questa città è diventata ricca, troppo ricca, adesso vive dalla parte del lago, viaggia in bolide e dorme in centri residenziali ben sorvegliati…Tunisi muore per i suoi contrari, le strade non hanno più niente da dire”.

Azza Filali è nata in Tunisia nel 1952. È un medico e lavora come gastroenterologa presso l’ospedale La Rabta di Tunisi. Nel 2009 ha conseguito un master in Filosofia all’Università di Parigi. Il suo primo libro è un saggio sulla pratica medica, cui hanno fatto seguito scritti di natura diversa: romanzi e racconti. Il primo libro della Filali tradotto in italiano è “Ouatann. Ombre sul mare” (Fazi, 2015) ma la dottoressa scrittrice ha all’attivo diverse altre opere tra cui “Monsieur L. Roman” (1999), “Les Vallées de lumière” (2001), “Propos changeants sur l’amour” (2003), “Chronique d’un décalage” (2005), “Vingt ans pour plus tard” (2009), “L’heure du cru” (2009).