Sincerità nel raccontare

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La cattiva figlia è un romanzo che tocca un argomento sempre attuale e delicato: il rapporto madre-figlia. La “cattiva” figlia è l’io narrante del romanzo, una donna sulla cinquantina, madre di due figli, separata, che ha raggiunto una propria maturità psicologica e professionale, economicamente autonoma. A un tratto la morte del padre la porta a convivere con la madre, sulla soglia degli ottant’anni. All’inizio sembra la soluzione ottimale, poi si manifestano incomprensioni, disagi, rimpianti, rimorsi, in un alternarsi di sentimenti, che svelano l’incomprensione tra le due donne. Tale incapacità di comunicare ha origini lontane e Giulia, la protagonista, cerca un senso al proprio disagio, ripercorrendo la storia della madre, nel tentativo di capirla meglio. Sono due temperamenti inconciliabili che si confrontano, senza arrivare a una soluzione. Il conflitto tra madre e figlia, pur attenuato, dura sino alla morte della madre. La figlia riconosce il valore della madre, la vita di sacrifici che ha fatto, ma sente di non amarla come vorrebbe.

Un romanzo sincero, profondo, che tocca un problema molto diffuso: le limitazioni e gli egoismi che un anziano spesso impone a chi lo assiste da una parte e i sensi di colpa, le inquietudini di chi vede limitata la propria libertà e modificate le proprie abitudini, per un accudimento che a volte risulta pesante. Si parla di malattia, di vecchiaia, di morte, con sincerità e grande capacità introspettiva. Si presenta la solitudine di chi deve gestire un anziano malato, in una società sempre meno solidale.

Un libro bellissimo, coraggioso perché antiretorico.

All’inizio del romanzo vi è questa citazione di Edward Dahlberg: “È un gran dolore divulgare la vita di una madre, ed è perverso rivelare i suoi falli. Perché lo faccio dunque?” La scrittrice è consapevole della crudezza del proprio racconto, ma sceglie di essere sincera.

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La vita come un ballo

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L’Emiliana di Carla Cerati è uno di quei romanzi che ti “prendono” e che leggi con passione. Si tratta di un romanzo di formazione, che segue l’evolversi della vita di Emilia, da bambina sino alla maturità. Inizialmente vivace, intraprendente, la protagonista sogna di diventare trapezista e lavorare in un circo, poi ballerina. Seguita e assecondata da un padre affettuoso e complice, viene poi educata dalla madre nel periodo adolescenziale. Maria, la madre, si è sposata giovanissima e ha messo in piedi una piccola impresa familiare, che produce maglieria di pregio. Abituata a lavorare indefessamente e legata a solidi principi morali, la madre vorrebbe che la figlia la seguisse nel suo progetto di espansione dell’attività. Emilia è indipendente, gelosa della propria libertà e si sposa giovanissima con un ragazzo che ha conosciuto andando a ballare. La sua vita di sposa, fatta di continui spostamenti e sacrifici, viene affrontata con coraggio, intraprendenza e senso gioioso della vita. Il racconto si snoda nel corso del tempo lasciando spazio agli affetti, alle necessità degli altri, al dolore, alla morte, sempre condizionato da questo anelito alla libertà, dall’ avere uno spazio proprio entro cui vivere.

Con una scrittura chiara ed efficace viene seguita questa vicenda al femminile, da cui scaturiscono messaggi positivi, una equilibrata visione della vita, accettata in tutte le sue sfacettature.

Carla Cerati nasce a Bergamo nel 1926. Comincia a lavorare come fotografa di scena, dedicandosi poi al reportage e al ritratto. Esordisce come scrittrice nel 1973 con il romanzo Un amore fraterno, finalista al Premio Strega. La scrittura accompagna la sua carriera fotografica attraverso gli anni. Con Marsilio Editore pubblica i suoi due successivi romanzi, Un matrimonio perfetto (Premio Selezione Campiello) e La condizione sentimentale, entrambi poi tradotti in spagnolo. Dopo sei anni di silenzio, pubblica nel 1983 Uno e l’altro con Rizzoli (ripubblicato poi, nel 1997, da Frassinelli con il titolo: Il sogno della bambina), romanzo che chiude una trilogia, iniziata con Un matrimonio perfetto e continuata con La condizione sentimentale, romanzo sulla condizione femminile precedente al 1970, anno in cui viene approvata la legge sul divorzio in Italia .  Nel 1990 esce La cattiva figlia, ricevendo il Premio Comisso e il premio internazionale Question d’Age. Inizia la sua collaborazione con Frassinelli editore, che ripubblica i titoli esauriti, così come i nuovi romanzi della scrittrice. Nel 1996 il romanzo L’amica della modellista riceve diversi riconoscimenti: Premio Alghero Donna, Premio Letterario Castiglioncello e Premio Pagina d’oro Terzo Millennio. L’eredità è libro sulla vita del figlio Federico, morto a causa di un incidente. Muore nel 2016.

Apparenza e realtà

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La ballata di Iza è un altro straordinario romanzo di Magda Szabò. La storia è raccontata in terza persona e vi sono quattro personaggi: Vince ed Etelka, Iza e Antal, che hanno tutti un ruolo da protagonista. Iza è il personaggio attorno a cui tutto ruota. Figlia di Vince ed Etelka, ha avuto vita difficile, perché il padre, giudice onesto, è stato destituito dal proprio incarico per aver voluto opporsi a un’ingiustizia di regime, nell’Ungheria degli anni ’40, sotto una dittatura filotedesca.

La storia inizia con la morte di Vince e la decisione di Iza, efficiente dottoressa, di portare con sé la madre a Pest. Iza pensa a tutto, si preoccupa di tutto, ma la vita con lei diventa impossibile per la madre Etelka (chiamata sempre “la vecchia”). Tutte le illusioni sulla figlia svaniscono di fronte alla durezza di questa, che controlla quello che la madre può tenere e quello che deve buttare, quello che può fare e quello che deve evitare, dove può stare e dove non deve immischiarsi. Iza apparentemente fa tutto per il bene della madre, ma non ha dolcezza e sensibilità per capirla. Etelka si rifugia nei ricordi, nel passato di difficoltà e privazioni sopportate con l’amato marito. Rivede Iza bambina e la sua determinazione nel farsi una posizione e riscattare le umiliazioni subite. Si chiude sempre più in se stessa, perdendo qualsiasi considerazione di sé sino al tragico epilogo.

Parallela alla vicenda delle due donne c’è quella di Antal, ex marito di Iza, anche lui diventato medico con grande impegno e sacrificio. Ha lasciato Iza proprio per l’incapacità di trovare in lei vero calore umano e comprensione. Iza apparentemente perfetta e altruista, in realtà è fredda, troppo controllata. Antal compra la vecchia casa di Etelka, cui è molto affezionato e cerca di salvarla, senza successo.

Altri personaggi interessanti sono l’infermiera Lidia, nuova compagna di Antal, che segue con amore gli ultimi giorni di Vince, e Domokos, scrittore e amante di Iza, che intuisce alla fine la vera natura della giovane.

In questo romanzo è notevole la capacità d’introspezione psicologica, l’alternanza di azioni e riflessioni, in un continuo confronto tra passato e presente. Un potente romanzo sulle complicazioni dei rapporti umani, sulle differenze generazionali che spesso diventano ostacoli insuperabili. Iza si accorge del bisogno di amore solo quando ha perso tutto. Solo allora, come una bambina abbandonata, Iza invoca: “per la prima volta nella sua vita. – Mamma! Papà!”. Qualcosa si è sbloccato nel suo cuore…

Una scrittura intensa e impeccabile!

Libri da riscoprire

Ci sono dei romanzi del passato, che ci “parlano” ancora e ci fanno pensare alle modalità con cui si affronta la vita, a quello che è veramente importante.

Mi piace ogni tanto cercare in biblioteca libri datati e immergermi in un passato che può ancora farci da guida.

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La spiaggia del lupo . Il titolo si riferisce allo scoglio sulla spiaggia di un non identificato paese ligure: “scavato in alto, come una testa su un corpo di bestia accovacciata ma pronta a scattare”. La protagonista è Angela, una ragazza con un fascino speciale, non bella, ma con un corpo morbido e sinuoso, che attira l’ammirazione maschile. Figlia di genitori separati passa gran parte del tempo con il nonno, che ha una casa vicino al mare e il mare accompagna la vita di Angela, è testimone del suo amore, della gravidanza inaspettata, ma accettata con convinzione, della decisione di partire per Milano, alla ricerca di una nuova vita. Si tratta di un romanzo di formazione, incentrato su una figura femminile coraggiosa, vera e autentica, che ricerca la propria realizzazione, rifiutando compromessi e accettando responsabilmente le conseguenze delle proprie scelte. La vicenda personale s’immette nella realtà milanese degli anni ’70, lacerata dai contrasti sociali. Angela attraversa il suo tempo mantenendo inalterata la propria “pulizia” morale, sincerità e lucidità nei giudizi su di sé e gli altri. I fatti fanno da sfondo all’analisi psicologica, attenta e puntuale.

Un libro che mi è molto piaciuto, ricco di eventi e con una scrittura impeccabile.Penso che andrò in cerca di altri libri di questa scrittrice, che conosco poco.

 

Gina Lagorio, nata Bernocco, è un’importante scrittrice italiana. Nasce a Bra (Cuneo) nel 1922 e vive a lungo in Liguria, ma rimane legata alle sue terre per tutta la vita, come emerge dalle sue opere. Si laurea in Letteratura Inglese all’Università di Torino. Figura rilevante nella cultura del dopoguerra, collaboratrice di molti giornali, parlamentare impegnata per i diritti delle donne e per la pace, esordisce con Polline (1966), seguito dal garbato Un ciclone chiamato Titti (1969), ispiratole dalla figlia. Alla figura del marito, Emilio Lagorio, protagonista della Resistenza, scomparso prematuramente, sono dedicati Approssimato per difetto (1971), una delle sue opere migliori, e Raccontiamoci com’è andata (2003). Tra i numerosi romanzi ricordiamo: La spiaggia del lupo (1977, premio Campiello), Fuori scena (1979), Tosca dei gatti (1983, premio Viareggio), Tra le mura stellate (1991), Il bastardo (1996). Le passioni che danno senso alla sua vita sono la materia di Inventario (1997), mentre l’intenso Càpita (postumo, 2005) è una riflessione sull’esistenza, filtrata attraverso l’esperienza della malattia. Ha pubblicato racconti, testi teatrali, un libro per l’infanzia e numerosi saggi. Muore a Milano nel 2005, a 83 anni, dopo un lungo periodo di malattia.

Una donna può tutto!

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Una donna può tutto è un libro imperdibile, che narra la straordinaria e reale vicenda di alcune giovani donne che, nella Russia invasa dai nazisti, si offrono volontarie per incredibili imprese aeree. Le chiamano “le streghe della notte”, perché al buio, tra le nuvole, con qualsiasi tempo, compiono oltre 23.000 voli con aerei leggerissimi, carichi di bombe da lanciare sulle postazioni nemiche. Invisibili, inafferrabili, diventano un incubo per i tedeschi, che dopo una giornata di marcia sono svegliati da questi attacchi improvvisi, velocissimi ed efficaci. Sono donne di ogni estrazione sociale, tutte giovanissime, decise a fare la guerra “patriottica” meglio degli uomini. Il loro è un reggimento in cui tutti i compiti, anche i più pesanti e i più tecnici sono svolti da donne: uno stormo dell’Armata Rossa interamente femminile, dal comandante ai meccanici, agli armieri, ai piloti, ai navigatori, equipaggiato con biplani di legno e di tela progettati negli anni ’20. Evitano qualsiasi contatto con i reparti maschili. Oltre alla durezza dei combattimenti, devono scontrarsi con un ambiente militare pieno di pregiudizi, che spesso le deride, le sottopone a umiliazioni e a sforzi maggiori di quelli richiesti ai loro compagni maschi.

Le storie raccontate da Ritanna Armeni sono state raccolte dalla viva voce dell’ultima superstite, Irina Rakobolskaja, vicecomandante del 588° reggimento, divenuta dopo la guerra eminente studiosa e insegnante di Fisica all’Università di Mosca. L’Armeni la incontra quando Irina ha 96 anni, ma la mente è lucidissima e Irina è decisa a conservare la memoria delle sue compagne. Descrive il freddo, la paura, il coraggio, l’amicizia, l’amore e la morte dietro le 1100 notti di combattimenti. La storia delle “streghe della notte” è stata messa ai margini della memoria storica del paese: solo una piccola bacheca nel Museo storico di Mosca conserva qualche cimelio del loro reggimento e delle decorazioni al merito, senza approfondire la realtà storica.

“C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla”.

“Una donna può tutto”!

Un libro avvincente, interessante dal punto di vista storico.Una storia di eroismo volutamente rimossa.

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Ritanna Armeni nasce a Brindisi nel 1947. In gioventù è tra i simpatizzanti di Potere Operaio. Diventa giornalista nel 1976. Attenta alle problematiche femminili, lavora come caporedattrice di Noi donne. Collabora alla nascita del quotidiano Il Manifesto. Ha incarichi giornalistici a Il Mondo, viene chiamata in telegiornali e radiogiornali RAI, lavora per Rassegna Sindacale e Rinascita, approdando poi a L’Unità. Diventa portavoce del segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. Collabora con il Corriere della Sera Magazine e con Liberazione. Fino al 2008 conduce con Giuliano Ferrara la trasmissione Otto e mezzo. Lavora per il Riformista, RED TV e la rivista Rocca. Libri: La colpa delle donne. Dal referendum sull’aborto alla fecondazione assistita: storie, battaglie e riflessioni (Ponte alle Grazie, 2006), Prime donne (Ponte alle Grazie, 2008), Parola di donna (Ponte Alle Grazie, 2011) Una donna può tutto, Di questo amore non si deve sapere…

 

Donne straordinarie

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Autobiografia di Marie Curie: nel 1923, su richiesta degli americani che la ospitano e, in particolare, della signora Meloney, direttrice di un’importante rivista, madame Curie comincia a raccontare la propria vita. Il suo è un racconto sintetico, che presenta gli elementi essenziali: le origini ebraiche nella Polonia russa, il matrimonio con Pierre Curie, gli anni di studio e ricerca in laboratorio, le vicende della prima guerra mondiale, l’assegnazione di ben due premi Nobel, la nascita delle due figlie.

Abbiamo un’immagine attentamente curata, quasi ideale, preoccupata di evitare debolezze e complicazioni. Marie si rende conto di costituire un’eccezione per i suoi tempi: prima donna a insegnare nella prestigiosa Università della Sorbona, prima (tra uomini e donne) a vincere due premi Nobel, grande scienziata, grande donna impegnata anche nel sociale. Sa che nulla le verrà perdonato, essendo sotto l’attenzione dell’opinione pubblica, per cui evita riflessioni troppo personali o di addentrarsi nel mondo dei sentimenti. Si comprende la difficoltà di conciliare vita familiare e lavoro, la durezza di un impegno totale nella ricerca. Emergono aspetti poco conosciuti, come l’attività di soccorso ai feriti durante la prima guerra mondiale. Uno stile scabro, asciutto, essenziale.

“È una piccola storia semplice, senza grandi eventi. Sono nata a Varsavia, da una famiglia di insegnanti. Ho sposato Pierre Curie e ho avuto due figlie. Ho lavorato in Francia.” Così Marie riassume la sua straordinaria vita.

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Marie Sklodowska Curie nasce nel 1867 a Varsavia da una famiglia cattolica d’ insegnanti. Molto precoce, a quattro anni impara a leggere. In seguito alla morte della madre, avvenuta quando lei ha solo sei anni, Marie perde la fede, per rimanere agnostica per il resto della sua vita. Convinta della propria intelligenza e capacità, decide di studiare Fisica. Poiché l’Università di Varsavia non ammette le donne, sia lei che la sorella maggiore Bronia devono trasferirsi a Parigi per studiare alla Sorbona. Si finanziano gli studi a vicenda: dapprima Marie lavora come istitutrice nelle famiglie benestanti di Varsavia, mantenendo Bronia a Parigi; poi, a partire dal 1892, Bronia divise i suoi primi stipendi di medico con Marie, che si laurea con successo in Fisica e Matematica. A Parigi, Marie incontra Pierre Curie che nel 1895 diventa suo marito e compagno nella ricerca scientifica. Nascono due figlie, Irène e Ève. Frattanto nello studio della radioattività, condotto con mezzi rudimentali e senza aiutanti, Pierre e Marie scoprono due nuovi elementi chimici, il Radio e il Polonio. Marie comprende che la radioattività è un fenomeno atomico, distruggendo con questa sua geniale intuizione la diffusa convinzione che l’atomo sia la più piccola particella di materia. Nel 1903 ottiene il Dottorato di Ricerca e poco dopo anche il premio Nobel per la Fisica, insieme a Pierre Curie e Henri Becquerel. Dopo la tragica morte di Pierre avvenuta nel 1906, continua la ricerca da sola e viene nominata alla cattedra della Sorbonne. Nel 1911 riceve, questa volta da sola, il premio Nobel per la Chimica. I premi e la mondanità non la interessano: con una concezione altamente disinteressata della scienza, Marie dona all’umanità i risultati delle sue ricerche, senza

Misteri familiari

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La casa del pittore è un romanzo che inizia con l’allusione a un segreto e tutto il racconto prosegue con questa sensazione di qualcosa di misterioso e indefinito, che ha condizionato e ancora condiziona la vita dei personaggi. Siamo in Inghilterra, in una bella casa di campagna, Willow Court, con un gran giardino, un lago, una veranda che si illumina con il sole, una serra piena di fiori. Leonora Simmonds Walsh prepara il ricevimento per festeggiare i suoi 75 anni e insieme ricordare con un documentario il padre Ethan Walsh, famoso pittore, che in quella casa è vissuto solitario. Leonora riunisce per l’occasione figlie, nipoti e pronipoti. Questa riunione familiare però risveglia e fa emergere i conflitti, le contraddizioni, i segreti di questa grande famiglia. In particolare ci sono due figure femminili che si evidenziano: Leonora stessa, che ha la sensazione di qualcosa di dimenticato della propria infanzia e la figlia Rilla ex-attrice, in conflitto con la madre, inquieta, segnata da un grande dolore. Molti i personaggi che affollano il romanzo e lo animano. Presenze inanimate, ma importanti, sono i tanti quadri che ornano la casa: belli, intensi, che sembrano in contrasto con il carattere del pittore cui sono attribuiti, la cui personalità emerge pian piano dai ricordi di tanti. Il racconto procede tra flash-back e colpi di scena, sino all’epilogo finale, che dà alla vicenda le caratteristiche del giallo. Si sviluppano e s’intrecciano le situazioni dei vari membri della famiglia: ognuno alla fine della festa trova una propria nuova dimensione.

La parte iniziale e quella finale si ricongiungono in un percorso circolare.

Un libro piacevole, che diventa sempre più avvincente man mano che lo si legge.

Adèle Geras è nata a Gerusalemme in Israele nel 1944 da genitori inglesi. Ha trascorso l’infanzia in Nigeria, Borneo e Gambia. Attualmente vive in Inghilterra con il marito, le figlie i nipoti. Ha scritto più di 90 libri per bambini di tutte le età. Ha pubblicato due romanzi per adulti: La casa del pittore (2003) e La storia di Hester (2006), entrambi editi da Mondadori.