Imprevedibilità della vita…

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Noi nella corrente è un romanzo di formazione profondo, interessante per i riferimenti al mondo adolescenziale. I protagonisti del racconto sono tre: Elisa, tranquilla, rispettosa delle regole, appassionata di danza; Michele, inquieto, conteso dai genitori separati, che sogna di girare il mondo in barca; Anna, solitaria, intellettuale, coinvolta in tensioni familiari. Una vacanza con i genitori sul lago pone i protagonisti di fronte all’imprevedibilità della vita (alla corrente, appunto, come nel titolo), chiamandoli a fare scelte importanti. Una storia raccontata attraverso punti di vista diversi che mettono le situazioni in prospettive varie e divergenti: le voci narranti sono quelle di Anna ed Elisa, mentre una voce fuori campo parla di Michele. Amore, desiderio di libertà, ribellione alla famiglia, malinconia e incomunicabilità sono temi dominanti.

Bérénice Capatti è nata nel 1973 a Milano, da madre francese e padre italiano. Si laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Pavia e successivamente segue un DEA in Storia dell’Arte alla Sorbona. Lavora a Milano, dove si occupa di due attività principali: scrittura di libri per bambini e ragazzi e attività di traduttrice dal francese all’italiano per diverse case editrici. Vive a Lugano. È membro del comitato direttivo dell’Istituto svizzero Media e Ragazzi.

Arte al femminile (196)

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Harriet Backer nasce nel 1845 a Holmestrand nella Vestfold County, in Norvegia. La sua è una famiglia benestante, attenta ai suoi interessi. A 12 anni la famiglia si sposta a Christiania, oggi Oslo, dove Harriet prende lezioni di pittura e disegno. Studia con importanti personaggi del tempo. Si reca poi a Monaco di Baviera per perfezionare la propria tecnica e in seguito frequenta la scuola d’arte di Madame Trèlat a Parigi. A Parigi si ferma dal 1878 al 1888. Viaggia poi per l’Europa con la sorella Aghate, pianista famosa, assimilando varie tecniche. Studia ancora a Parigi e a Monaco. Si lascia molto influenzare dall’impressionismo, anche se i suoi lavori sono maggiormente caratterizzati dal movimento realista. Non si forma in una vera e propria scuola d’arte, ma viene pesantemente influenzata dall’amico e studioso Eilif Peterssen, pittore naturalista. Dal 1889 al 1912 insegna in una scuola d’arte e dà lezioni d’arte anche alla romanziera Cora Sandel. Partecipa a numerose esposizioni internazionali, tra cui la III esposizione internazionale di Venezia del 1899. Riceve una medaglia d’oro nel 1908, oltre a vari altri riconoscimenti in importanti eventi artistici. Muore nel 1932. Sue opere si trovano nei più importanti musei norvegesi, tra cui il Museo Nazionale di Arte , Architettura e Design, il Museo di Bergen…Preferisce la pittura di genere e l’atmosfera intimista degli interni familiari.

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Arte al femminile (195)

Nei primi anni della Belle Époque (periodo storico, artistico, culturale che va dall’ultimo ventennio dell’800 all’inizio della prima guerra mondiale) si assiste al trionfo del capitalismo e alla nascita dell’industrializzazione, ma qualcuno inizia già a pensare che «la vera vita è altrove». Qualcuno descrive le città sovrappopolate, il miasma dell’industrializzazione, l’ingiustizia della dominazione coloniale. Qualcuno invece volge lo sguardo verso una scienza nuova, l’etnologia, che studia le società tradizionali. Un’artista unisce due passioni: quella per l’etnologia e quella per la pittura.

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Estella Canziani nasce a Londra nel 1887: è figlia della pittrice Louisa Starr (v.n.194) e di Enrico Canziani, un ingegnere civile italiano. Si forma come artista studiando prima presso la scuola Copernico di Kensington, realizzando ritratti, paesaggi, acquarelli a carattere scientifico, poi presso la Royal Academy di Londra. Espone a Londra, Liverpool, Milano, Venezia e in Francia. Viaggia molto per tutta l’Europa, in particolare in Italia. Per l’Italia ha un amore particolare e molti suoi dipinti documentano lo stile di vita e l’abbigliamento delle popolazioni locali che vivono in paesi remoti del nord Italia. All’inizio del ‘900 parte alla scoperta delle Alpi, addentrandosi nelle valli più nascoste, osservando e dipingendo tutto ciò che vede con minuzia e precisione: cime e foreste, paesi e giardini, ma soprattutto i montanari. Li rappresenta nel contesto quotidiano, in casa, in chiesa, nei campi catturando il colore dei costumi e l’umile semplicità del lavori domestici. Il padre, appassionato di oggetti tradizionali, la incoraggia come studiosa di folklore e la sostiene, sino a finanziare collaboratori incaricati di aiutarla, raccogliendo dati e traducendo opere scientifiche. “Quando io e mio padre venimmo per la prima volta in Savoia era il 1905, io mi misi a interrogare alacremente la gente sulle loro abitudini, sui loro costumi, più per una forma di divertimento che altro, senza minimamente prevedere che un giorno avrei pubblicato quelle informazioni che stavo raccogliendo. Ma nei due anni che seguirono, rimasi colpita dalla rapidità con la quale alcune zone della Savoia stavano modernizzandosi, sebbene in località più arretrate persistesse ancora la credenza nelle fate e la popolazione fosse ancora ben lontana dall’essere contaminata dalla così detta civilizzazione». Nel 1913 inizia l’esplorazione dell’Abruzzo, che illustra nei minimi particolari nel libro “Attraverso gli Appennini e le Terre degli Abruzzi”, pubblicato a Londra nel 1928. Lavora come illustratrice di libri. Pubblica libri di viaggi, sulle tradizioni locali e un’autobiografia. Muore a Londra nel 1964.

Gran parte dei suoi dipinti si conservano nel Museo di Birmingham.

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“L’altra faccia della passione è la furia…”

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Il cuore nero delle donne raccoglie in otto racconti appassionati le vicende di donne rimaste tristemente famose per aver compiuto delitti efferati. Otto tra le migliori noiriste italiane si cimentano con le signore belle e terribili, entrate ormai nel mito. Marta Morazzani fa rivivere la vicenda di Clitemnestra; Barbara De Gregorio quella della romana Locusta; Rosa Mogliasso racconta di Lucrezia Borgia e Ben Pastor della Monaca di Monza. Ci sono poi vicende che hanno riempito le cronache dei giornali del Novecento: Elisabetta Bucciarelli ricorda il delitto della contessa Maria Elena Tiepolo; Michael Gregorio esplora il mondo di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio; Lorenza Ghinelli cerca di comprendere la strage fatta da Rina Fort e infine Cinzia Tani si avventura nel racconto del caso Bellantani. Le otto storie ci fanno entrare nella vicenda umana di queste donne, le inseriscono nella loro epoca storica, ne esplorano le azioni, le emozioni, le passioni. Si racconta la quasi “normalità” del male che queste donne trasformano nella loro testa in azioni di giustizia, vittime e carnefici insieme.

“L’altra faccia della passione è la furia. Pericolosissima è quella femminile, scatenata dalla gelosia, dalla disillusione, dalla sete di vendetta, sfociata in alcuni degli omicidi più efferati della storia del crimine: dall’antichità classica, in cui nobili mogli d’eroi come Clitemnestra o popolane come l’avvelenatrice romana Locusta tessevano intrighi densi di odio e potere, fino al Novecento in cui celebri amanti tradite, come Pia Bellentani e Rina Fort, nutrirono di incubi l’immaginario di un pubblico già allora assetato di atrocità.”

Una lettura che emoziona e dà una prospettiva diversa a storie ampiamente trattate dal mito o dalla cronaca.

Arte al femminile (194)

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Louisa Starr Canziani nasce a Liverpool nel 1845, da famiglia di origine americana. Studia presso la Royal Academy, dove espone il suo primo lavoro nel 1866. Riesce a entrare in Accademia superando una dura selezione: solo 2 concorrenti vengono ammessi su 38 partecipanti. Ha solo 16 anni quando entra in Accademia ed è l’allieva più giovane, oltre che una delle poche donne che sono riuscite ad accedere a questa prestigiosa istituzione. Firma i suoi lavori con la sigla L.Starr, per mascherare la propria femminilità. Deve superare molti pregiudizi per essere accettata come gli altri allievi. Ottiene comunque vari riconoscimenti, tra cui una medaglia d’oro per un dipinto a carattere storico del 1867. Durante una visita a parenti in Italia, a Milano, conosce Enrico Canziani, un cugino italiano, un ingegnere civile che ha impiantato una raffineria di zucchero e vari cantieri per prodotti chimici. I due si sposano a Dover nel 1882 e il marito incoraggia Louisa nell’attività artistica, dandole tutto il suo appoggio. Accetta di trasferirsi in Inghilterra, dove Louisa ha più possibilità di lavoro e fa lui frequenti viaggi in Italia, per seguire i propri affari. La figlia Estella Canziani diventerà a sua volta un’artista. Louisa frequenta i più importanti artisti dell’epoca e fa un’intensa vita sociale. Nel 1893 presenta suoi lavori all’Esposizione Universale di Chicago. Il quadro “Sintram e sua madre” viene incluso nel libro “Women painters of the world”.

Muore a Londra nel 1909.

Dipinge soprattutto ritratti e scene di genere. Firma spesso i suoi quadri con un piccolo pittogramma a forma di stella.

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Potere delle illusioni…

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La grande Eulalia è una raccolta di racconti che hanno il sapore di favole, anche se in realtà sono ricchi di simbologie. In ognuno dei racconti c’è un personaggio che si fa affascinare da una figura irraggiungibile, che sembra incarnare quanto di più alto possa offrire la vita e alla quale si lega attraverso il linguaggio dell’arte. In realtà l’aspirazione a una passione idealizzata e totalizzante finisce per chiudere i protagonisti in una prigione interiore, che li lascia delusi e li porta all’autodistruzione. Nel primo racconto una ragazza, che segue come aiutante una compagnia di attori, scopre una figura principesca in uno specchio: lei diventa sempre più bella e brava come attrice, cercando di emulare l’immagine amata, ma questa rimane irraggiungibile…Nel secondo un giovane scultore abbandona i propri ideali per una figura femminile che da una finestra si svela solo a tratti…Nel terzo la giovane moglie del comandante di una fortezza comunica tramite il proprio pianoforte con un prigioniero, che usa il violino per avvincerla a sé…Nell’ultimo è lo stesso prigioniero che racconta come ha educato alla musica la giovane, irretendola come fa il ragno con la sua tela… I personaggi sacrificano la vita, la ragione, gli amori familiari, l’amicizia, perché le immagini illusorie di cui s’innamorano fanno loro capire che cosa vorrebbero veramente essere! Alla fine, come Narciso, diventano prigionieri di un’immagine.

Storie malinconiche, narrate in uno stile elegante, emotivamente efficace.

Un libro affascinante!

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Collabora alle pagine culturali del «Corriere della Sera» e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino. Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

Arte al femminile (193)

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Annie Robinson Swynnerton nasce nel 1844 a Hulme, Manchester, da Francis Robinson, avvocato e da Ann Sanderson. Vive in una famiglia numerosa, con 6 sorelle. Inizia a dipingere acquarelli sin da ragazza, per integrare il reddito familiare. Anche le sorelle Emily e Julia hanno notevoli doti artistiche, mentre un’altra sorella, Adela, sposerà uno scultore. Ciò dimostra che l’arte in casa Robinson è tenuta in grande considerazione. Si forma alla Scuola d’Arte di Manchester dal 1871. Qui vince una borsa di studio per un dipinto a olio e acquarello. Dal 1874 al 1876 la troviamo a Roma, dove prende lezioni di pittura insieme all’amica e collega Susan Isabel Ducre presso L’Accademia di San Luca. Insieme le due artiste si recano poi a Parigi, dove frequentano l’Accademia Julian dal 1877 al 1880. Annie si ferma a Manchester dal 1880 al 1882 e quindi per qualche periodo a Londra. Insieme a Isabel e ad altre artiste locali fonda a Manchester la Società delle Donne Pittrici, per fornire uno spazio e strutture che permettano alle donne artiste di lavorare insieme e fare studio dal vero. Durante un soggiorno a Roma incontra lo scultore Giuseppe Swynnerton, che sposa nel 1883, a 39 anni. A Roma rimane, tranne qualche parentesi inglese, sino alla morte del marito nel 1910. Nel periodo romano i suoi quadri risentono dell’amore per la pittura rinascimentale. Tornata in Inghilterra espone alla Royal Academy, ottenendo notevole successo: i suoi quadri sono acquistati da personalità di spicco del mondo dell’arte. Nel 1922 viene eletta come membro associato della Royal Academy, grande privilegio per quei tempi.

Si segnala come femminista e suffragetta, lottando per il riconoscimento dei diritti civili delle donne. Nel 1923 espone in importanti gallerie e sue opere entrano nei musei nazionali inglesi. La sua vista si deteriora progressivamente, ma Annie resiste indomita e continua a dipingere e a esporre alla Royal Academy. Muore nel 1934, nella sua casa a Hayling Island, vicino a Portsmouth, dove si è trasferita per il clima migliore rispetto a quello di Londra. Sulla pietra della sua tomba si legge. “Ho conosciuto l’amore e la luce del sole, che altro si può chiedere di più?”

Dipinge soprattutto ritratti, figure e scene allegoriche. Annie dichiara che “vitalità” è la parola che meglio riassume il suo lavoro. Nelle raffigurazioni di bambini, soprattutto in quelli rappresentati all’aria aperta, ha voluto esprimere la giovinezza del suo cuore, la gioia di vivere e l’abbandono al fascino di luce e colore. Particolare è il quadro Il senso della vita che mostra un angelo che sembra aver trovato il paradiso in terra in tutto ciò che vede, forse una raffigurazione di come si sente Annie nel suo ruolo di artista visuale.

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I suoi lavori si trovano in collezioni private in Inghilterra, Scozia e all’estero, oltre che in vari musei (Cheltenham Art Gallery, Tate Galery, Manchester Art Galery, Nottingham City Museums, Dublin City Gallery…).

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