Libri per capire e capirsi

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In questo libro l’autrice ripercorre alcune tappe della propria vita, le paure che le hanno attraversate, le riflessioni nate intorno a queste paure, e tutte le parole (lette, ascoltate e scritte) che hanno aiutato a dar loro il giusto spazio.

Bambina intrepida e avventurosa, Simona si è trasformata in un’adulta paralizzata dalla “paura della paura”. Quello che le capita ha una diagnosi specifica: depressione ansiosa reattiva, cui si collegano varie manifestazioni (l’anoressia, l’insonnia, il pensiero consolatorio del suicidio). Dopo un periodo di angoscia e solitudine, Simona inizia un lungo percorso di cura attraverso l’analisi. C’è una tappa liberatoria, la chirurgia plastica, che agevola l’accettazione di sé, c’è una ricaduta dopo il parto e c’è una causa scatenante individuata nella morte di un giovane molto amato. Una certezza accompagna tutta la vicenda: “le parole non mi hanno mai tradita”. Attraverso le parole inizia la “rinascita”.

La particolarità del racconto sta in questo esporsi in modo diretto, nell’avere dato ascolto al proprio dolore, nel condividerlo, per farsi vicino a chi sperimenta questa realtà. La scrittura diventa processo liberatorio e condivisione.

Un libro sul valore delle parole, sul loro potere, un’autobiografia cruda, sincera: la considero una lettura preziosa.

 

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Arte al femminile (308)

Anne Huntington Allen nasce a New York nel 1858. Pochi sono i dati biografici che la riguardano. Si sa che s’iscrive alla Cooper Union, università privata per lo studio di arte e scienze. Questa istituzione era stata fondata da un facoltoso imprenditore, Peter Cooper, per offrire opportunità a ragazzi con pochi mezzi finanziari.

Finiti gli studi Anne si sposa con Thomas W.Allen, di cui conserva per tutta la vita il cognome, nonostante si risposi in seguito con Thomas Woodruff.

Recatasi a Parigi, frequenta l’Accademia Colarossi, meno famosa dell’Accademia Julian (v.n.307), ma altrettanto aperta. Possono iscriversi anche le donne artiste e seguire i corsi di nudo. Fondata dallo scultore italiano Filippo Colarossi, è rinomata per la sua classe di scultura. Attira parecchi studenti stranieri, molti dei quali dagli Stati Uniti.

Tornata negli Stati Uniti, Anne si stabilisce per un periodo a Cincinnati, continuando a prendere lezioni di pittura. In città diventa membro del Cincinnati Woman’s Club, organizzazione con fini filantropici ed educativi..

Nel 1932 si trasferisce a Santa Monica, in California e vi rimane sino alla morte, nel 1946.

Come altre pittrici americane del periodo, ama dipingere paesaggi dal vivo, influenzata dall’impressionismo, che si occupa di spazi legati alla quotidianità, con attenzione per le variazioni di luce, il contrasto tra luce e ombra, l’attenzione alle tonalità di colore.

Suoi lavori si trovano in collezioni private.

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Libri-sorpresa

Trovandomi a Cimolais per qualche giorno di vacanza, ho avuto la fortuna di partecipare alla presentazione del romanzo di esordio di Alessandra Protti. L’autrice ha le proprie radici in questo bel paese ai piedi delle Dolomiti Friulane, cui è molto legata.

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Molto simpatica e spiritosa, la scrittrice ha presentato il libro in modo originale, invogliandomi a leggerlo.

L’ho infatti letto tutto d’un fiato, perché è un giallo-rosa avvincente.

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Appuntamento a casa Sofia ha come protagonista Arianna, donna colta, raffinata, soddisfatta del proprio lavoro. L’incontro inaspettato con un anziano gentiluomo le apre prospettive di cambiamento: recuperare una magnifica villa sulla Costa Azzurra, per accogliere ospiti ed eventi. Arianna si butta nell’impresa con entusiasmo, ma si trova coinvolta suo malgrado in una macchinazione, ben organizzata da una rete criminale. L’illusione di un nuovo amore e un vero amore ritrovato s’inseriscono nella trama. Arianna, travolta dallo scandalo, non si lascia abbattere, ma trova forza e rinnovato entusiasmo per nuovi progetti personali e professionali.

La storia ha, come ha detto l’autrice, alcuni elementi autobiografici e rivela la passione per i viaggi, i libri e l’avventura. Aggiungerei anche il gusto per i cibi raffinati, gli abiti eleganti, gli ambienti curati, intesi come elementi armonici, da “gustare” ogni tanto.

Entra nel cuore di questo luogo e uniforma il tuo battito al suo. Respira il suo odore e fallo tuo. Ascolta cosa vuole da te questa casa e considera cosa tu sia disposta a darle. Solo tu saprai farla di nuovo palpitare di passione e farla rivivere pienamente. Ma sarà completamente tua, solo se sarai completamente sua…Arianna si fece conquistare da casa Sofia…”

I luoghi hanno grande importanza nella vita delle persone e una casa diventa quasi un organismo vivente, che comunica con noi…

Ci sono azione, movimento, suspense, ma anche tanti momenti di dialogo, riflessione e pause tranquille, con una tazza di tè da sorseggiare piano piano…

Questo romanzo è stato una piacevole “sorpresa”.

Arte al femminile (307)

Leggendo notizie sulle donne artiste dell’Ottocento, ricorre spesso il nome dell’Accademia Julian, quasi tappa obbligata per le pittrici europee e americane. Si tratta di una scuola privata di pittura e scultura, fondata a Parigi nel 1867 dal pittore Rodolphe Julian. La sua particolarità è accettare anche le donne, mentre l’accesso alla Scuola di Belle Arti parigina è loro vietata sino al 1897. Le artiste hanno qui la possibilità di ritrarre anche nudi maschili da modelli professionisti, il che crea non poco scandalo. L’atmosfera è molto libertaria, tanto che gli studenti si fanno spesso notare per la goliardia e la baldoria nelle strade. L’insegnamento è però di alto livello e quest’ Accademia costituisce un punto di partenza per poter esporre al Salon o avviare una carriera professionale. La scuola viene chiusa durante la seconda guerra mondiale.

Molte artiste americane studiano all’Accademia Julian.

Intorno alla metà dell’Ottocento l’arte americana si distingue soprattutto per la pittura di paesaggi, descritti con cura, spesso aggiungendo particolari pittoreschi, per rispondere al gusto di un’alta borghesia poco colta, ma molto ricca. L’impressionismo sbarca in America, grazie agli artisti che hanno soggiornato in Europa, e porta a un realismo che gioca sui contrasti di luce. Alla fine dell’Ottocento c’è chi cerca di raccontare la nuova civiltà americana (città, industrie, tecnologia), anche negli aspetti negativi (miseria e violenza). C’è anche in America grande vivacità in campo artistico.

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Gabrielle de Veaux Clements nasce a Philadelphia nel 1858, da Richard Clements e Gabrielle de Veaux. Il suo interesse per l’arte si manifesta da quando è adolescente. Frequenta la Philadephia School of Design for Women di Philadelphia, studiando l’arte della litografia. Dal 1876 al 1880 (dai 18 ai 20 anni) segue i corsi della Cornell University di Ithaca, New York. Si appassiona alle scienze e consegue il Bachelor of Science. La sua tesi di laurea riguarda l’arte medievale. Tornata a Philadelphia, frequenta l’Accademia delle Belle Arti dal 1881 al 1882. Produce in questo periodo pregevoli litografie e disegni scientifici.

Nel 1883 (24 anni) incontra l’impressionista americana Ellen Day Hale (v.n.269), che diventa sua compagna di viaggio e di vita. Nel 1884 troviamo Gabrielle a Parigi, all’Accademia Julian. Nel 1885 ha l’onore di poter esporre al Salone di Parigi. In seguito viaggia con la Hale visitando varie località francesi.

Nel 1888, prima donna in proposito, presenta 20 incisioni al Museum of Fine Arts di Boston. Questo è l’inizio di una lunga carriera, che la vede impegnata in numerose esposizioni sia degli Stati Uniti che europee.

Dipinge paesaggi di vario tipo e prepara illustrazioni per libri.

Curiosa e intraprendente sperimenta anche il genere dei murales, dipingendone a Washington, Baltimora, Detroit, Chicago e Philadephia,

S’impegna nell’insegnamento, offrendo lezioni e programmi educativi alle donne lavoratrici. Durante il duro periodo della prima guerra mondiale, insegna stampa, incisione e pittura a Charleston, nella Carolina del sud.

Muore nel 1948 a Rockport, nel Massachusetts.

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Arte al femminile (306)

Come già osservato varie volte, la donna pittrice nella seconda metà dell’Ottocento non deve più nascondersi o rifugiarsi in ambito familiare , ma può mettersi in gioco professionalmente, cercando di affermare la propria creatività. I critici e i mercanti d’arte però sono prevalentemente uomini e guardano con diffidenza all’arte al femminile. La pittura continua a essere considerata come un passatempo per le donne, tanto che le artiste vengono raffigurate davanti ai loro quadri spesso in abiti complicati, non corrispondenti a quelli che in realtà devono indossare quando dipingono. In un ambiente altamente competitivo, nascono associazioni di donne artiste, che si propongono di creare condizioni favorevoli per la loro espressione artistica: l’Union des Femmes Peintres et Sculpteurs (Parigi, 1882), la Society of Lady Painters (Londra, 1857), per citarne alcune.

Gertrude Spurr Cutts nasce nel 1858 a Yorkshire, nel Regno Unito.

Inizia la sua carriera artistica in Inghilterra e riesce a esporre i suoi lavori presso la Royal Society of British Artists e la Society of Women Artists.

Nel 1890 emigra in Canada, si stabilisce a Toronto e apre un proprio studio. Partecipa a mostre a Chicago, va a perfezionarsi a New York.

Sposa il pittore William Cutts, con cui torna per qualche anno in Inghilterra.

Le sue tecniche pittoriche comprendono dipinti a olio, ad acquarello, disegni a penna e inchiostro. Diventa famosa soprattutto per le rappresentazioni di paesaggi rurali. Impara anche a restaurare dipinti vecchi o danneggiati.

Sue opere sono incluse nelle collezioni della National Gallery of Canada, della Art Gallery of Ontario, della Art Gallery of Hamilton e della Robert McLaughlin Gallery.

Muore a Port Perry, Ontario, nel 1941.

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Arte al femminile (305)

Il mondo anglosassone si dimostra particolarmente interessante per la pittura femminile della fine dell’Ottocento.

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Elizabeth Nourse nasce a Cincinnati nel 1859: lei e la sorella gemella sono i più piccoli di dieci figli. Frequenta la scuola di design a Cincinnati a 15 anni, cui segue lo studio della pittura ad acquarello.

Nel 1882 , a 23 anni, rimane orfana di entrambi i genitori. Con l’aiuto di un mecenate va a New York per continuare gli studi, nell’ Art Students League. Torna a Cincinnati nel 1883 e vive decorando interni domestici e facendo ritratti. Dal 1884 al 1886 passa la maggior parte delle estati nel Tennessee, sui monti Appalachi, dipingendo paesaggi ad acquarello.

Nel 1887 la troviamo a Parigi, con la sorella maggiore Louise, per frequentare l’Accademia Julian. Terminati gli studi, apre un suo atelier e nel 1888 le sue opere sono esposte nella prima grande mostra alla Società Nazionale degli Artisti Francesi. I soggetti preferiti sono donne, per lo più contadine, e rappresentazioni della campagna francese. Pur continuando a vivere e lavorare prevalentemente a Parigi, Elizabeth viaggia per l’Europa, la Russia e il Nord Africa.

Durante la prima guerra mondiale, contrariamente ad altri emigrati americani, rimane a Parigi, dove s’impegna ad aiutare i rifugiati e raccoglie fondi a beneficio di persone le cui vite sono diventate drammatiche, perché ammalati o feriti.

Nel 1920 viene operata per un cancro al seno. La malattia sembra donata, ma nel 1937 ha una ricaduta e muore nel 1938.

Alcuni dei suoi lavori sono esposti al Cincinnati Art Museum. Uno dei suoi dipinti è stato acquistato in passato dal governo francese ed esposto al Musée du Luxembourg.

Viene definita uno dei precursori della pittura realista “sociale”. Viene ammirata non solo per la tecnica, ma per la personale visione dei soggetti. Donne e bambini sono raffigurati come realmente sono: mani grosse e rosse di madre in contrasto con le tonalità cremose della pelle dei bambini. Quando le si suggerisce di dipingere soggetti più attraenti, Elizabeth risponde: “Come posso dipingere ciò che non mi piace?”.

La riscoperta di Nourse ha portato a una mostra retrospettiva del suo lavoro allo Smithsonian di Washington e al Cincinnati Art Museum nel 1983. Molti dei suoi dipinti erano in prestito dai collezionisti di Cincinnati.

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Libri per capire

Quest’anno, il 25 luglio, è mancata una grande scrittrice, Clara Sereni. I suoi libri sono ricchi di umanità e aiutano a capire e capirci.

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Manicomio primavera è un libro di particolare interesse, il cui titolo prende spunto dal verso di una poesia di Silvia Plath (“Sì, impazziscano pure gli idioti nel manicomio primavera: lei se ne tirò subito fuori…”). Sono 13 racconti: i primi cinque racchiusi nel capitolo “Un germogliare anomalo”, gli altri otto in quello intitolato “Un solitario rigoglio”. Le protagoniste delle storie sono donne che per vari motivi devono fare i conti con la “diversità” propria o altrui. Così come la primavera irrompe improvvisa, scardinando la durezza del paesaggio invernale, nella vita di queste donne sopraggiungono emozioni, che per un momento illuminano le loro giornate. Alcune storie sono accomunate da un tema comune: la malattia psichiatrica di un figlio. Sono madri che cercano di trovare un equilibrio tra la realtà del figlio e quella esterna, che spesso complica tutto.

“Indagò con lo sguardo il borderline che si avvicinava: stigmate non ne presentava […]. Normale nel viso e in tutto. Forse un’esagerazione della maestra: borderline in fondo significa soltanto ‘frontiera’, al di qua o al di là dipende magari da come ti trattano. Si rallegrò dell’apparenza, ogni volta camminare per la strada con un segnato da Dio un piccolo disagio glielo dava, più vivo quando non c’era un’altra madre con lei a segnalarne una diversa appartenenza.” (p. 37-39)

Il modo di narrare è asciutto, con una sensibilità e profondità particolari, che dimostrano la consapevolezza di una quotidianità difficile e faticosa, in cui ogni piccolo progresso è accolto come un dono prezioso.

 

Clara Sereni nasce a Roma nel 1946. Muore quest’anno, il 25 luglio, a Zurigo.

Scrittrice, giornalista e traduttrice italiana, rimane a Roma sino al 1991, trasferendosi poi a Perugia. È una delle più importanti scrittrici italiane contemporanee. S’impone all’attenzione del pubblico con Sigma epsilon, rivisitazione in chiave autobiografica dell’impegno politico della sua generazione. Da anni impegnata nel mondo del volontariato, nel 1988, dopo la nascita del figlio Matteo (con problemi psicotici) promuove la fondazione della Citta del sole-onlus, che costruisce progetti di vita per persone con disabilità psichica e mentale.

Pubblica: Casalinghitudine (1987), Manicomio primavera (1989), Il gioco dei regni (1993), Eppure (1995), Taccuino di un’ultimista (1998), Passami il sale (2002), Le Merendanze (2004), Il lupo mercante (2007) e Una storia chiusa (2012). Cura raccolte di testimonianze intorno al tema della disabilità e della diversità: Mi riguarda (1994), Si può! (1996) e Amore caro (2009).

Dirige per l’editore Ali&no la collana “Le farfalle”, dedicata alla scrittura di viaggio al femminile.

“Fragili e colorate sono le farfalle, cui un battito d’ali è sufficiente a segnalare un disagio. Fragili e delicate sono le persone con sofferenza psichica, sensori sensibilissimi di snodi che altri possono, colpevolmente o incolpevolmente, ignorare

Nel 2004 partecipa al film documentario, girato dal marito Stefano Rulli, Un silenzio particolare, sull’esperienza di vita con il figlio Matteo, protagonista del film.