Il giorno del Ricordo

Il 10 febbraio è il giorno del ricordo dei massacri delle foibe. Tra il 1943 e il 1945 e nell’immediato dopoguerra si sono scatenati eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia da parte dei Comitati popolari di liberazione jugoslavi. Le foibe sono le cavità carsiche in cui furono gettati i corpi delle vittime. Non si sa di preciso il numero delle vittime, ma si parla di più di 10.000 persone. Sono rimaste impresse nella memoria collettiva, per la loro efferatezza, le uccisioni di alcune giovani donne: le tre sorelle Radecchi, Rosa Petrovic e Norma Cossetto, orrendamente torturate e ripetutamente violentate. Anche in questa tragedia per il semplice fatto di essere donne si muore più volte!

FOIBE
Ossa spezzate
atroci agonie
l’uomo ha superato Caino.
Come bestie torturate
legati ai polsi con vile fil di ferro
gettati ancor vivi nell’oscurità.
Massacro senza limiti
sterminio,
carneficina,
eccidio,
genocidio,
inumani vendette,
stragi e rappresaglie
coperte da anni e anni di silenzio
per politiche infami.
Ora,
nei prati di Basovizza,
un masso di pietra carsica
sigilla la vergognosa tomba
dei dodicimila infoibati.
Non si odono più
tormentosi lamenti
ma solo frusciar del vento
e..
poco lontano
un ragazzino sorridente
fa volare il suo aquilone.

 

( di Fabio Magris)

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Salvare la memoria

Questa giornata ricorda un genocidio tremendo, ma invita a condannare tutti quelli che, con modalità diverse, si ripetono nella storia.

Ricordo una poetessa ebrea, salvatasi miracolosamente dallo sterminio.

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Else Lasker-Schüler, la grande poetessa definita “l’incarnazione lirica dell’ebraico e del tedesco in una sola persona”, nasce a Elberfeld in Vestfalia nel 1869 e muore a Gerusalemme nel 1945. Errabonda e fantasiosa frequentatrice del mondo artistico-letterario berlinese legato all’espressionismo, da lei trasfigurato in chiave mistico-magica, è ispiratrice, amica e corrispondente dei massimi esponenti di quell’avanguardia. Autrice di drammi e prose, insignita nel 1932 dell’importante Premio Kleist, è costretta l’anno seguente all’esilio in Svizzera dall’avvento del nazismo.

 

Sulla ghiaia scintillante

 

Potessi tornare a casa –

Le luci si spengono –

Svanisce l’ultimo saluto di lei.

Dove devo andare?

O madre mia, tu lo sai?

Anche il nostro giardino è morto…

Un grigio mazzo di garofani è buttato

nell’angolo come nella casa paterna.

Aveva acquistato grande precisione.

Inghirlandava il benvenuto alle porte

e si consegnava interamente nel suo colore.

O cara madre!…

Spruzzava il rosso della sera

al mattino una tenera nostalgia

prima che il mondo nella vergogna e nel bisogno.

Non ho più sorelle né fratelli.

L’inverno ha giocato con la morte nei nidi

e la brina ha intirizzito tutte le parole d’amore.

Buon anno!!!

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

(Elli Michler, poetessa tedesca vissuta dal 1923 al 2014)

 

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Desiderio di cose leggere

Il nuovo anno sia pieno di LEGGEREZZA, lo auguro a tutti.

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle.

(Antonia Pozzi, 1934)

Giornata contro la violenza sulle donne

Alda Merini ha dedicato questa poesia a tutte le donne: anche lei ha avuto una vita segnata dalla “violenza” in senso lato.

A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Poesia…


Giornata mondiale della poesia!

Fu questo un poeta
Fu questo un poeta – colui che distilla
un senso sorprendente da ordinari
significati, essenze così immense
da specie familiari
morte alla nostra porta
che stupore ci assale
perché non fummo noi
a fermarle per primi.
Rivelatore d’immagini,
è lui, il poeta,
a condannarci per contrasto
ad una illimitata povertà.
Della sua parte ignaro,
tanto che il furto non lo turberebbe,
è per se stesso un tesoro
inviolabile al tempo.

(di Emily Dickinson)

Auguri a tutte le donne!

Questa poesia di Antonia Pozzi mi pare indicata per noi donne…

Sorelle, a voi non dispiace
ch’io segua anche stasera
la vostra via?
Così dolce è passare
senza parole
per le buie strade del mondo –
per le bianche strade dei vostri pensieri –
così dolce è sentirsi
una piccola ombra
in riva alla luce –
così dolce serrarsi
contro il cuore il silenzio
come la vita più fonda
solo ascoltando le vostre anime andare –
solo rubando
con gli occhi fissi
l’anima delle cose –
Sorelle, se a voi non dispiace –
io seguirò ogni sera
la vostra via
pensando ad un cielo notturno
per cui due bianche stelle conducano
una stellina cieca
verso il grembo del mare.

Milano, 6 dicembre 1930

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Antonia Pozzi nasce il 13 febbraio 1912 in una famiglia benestante e ben inserita nella cosiddetta “Milano bene”: il padre Roberto è un brillante avvocato gradito al regime fascista, la madre Carolina (detta Lina) Cavagna Sangiuliani di Gualdana è un’aristocratica di antico lignaggio. Antonia vive in un ambiente ricco e raffinato, che le consente di integrare lo studio con frequenti viaggi in Italia e all’estero, e con la pratica di vari sport, soprattutto il prediletto alpinismo. Al Liceo Ginnasio “Manzoni” s’innamora del suo professore di latino e greco, il grande classicista Antonio Maria Cervi. Il rapporto che si instaura tra i due, iniziato nel 1930 (dopo il trasferimento del docente a Roma), è contrastato dalla famiglia Pozzi, fino a una forzata interruzione nel 1933. Il profondo dolore che ne deriva segna tutta la vita di Antonia, ma diventa una spinta all’intensificazione dell’attività poetica, iniziata nel 1929. Nel frattempo Antonia s’iscrive alla Facoltà di Lettere della “Statale”, dove studia con docenti di grande prestigio, come Giuseppe Antonio Borgese e Antonio Banfi. Si laurea nel 1935, discutendo una tesi sull’apprendistato letterario di Flaubert. All’interno del gruppo banfiano stabilisce rapporti d’amicizia soprattutto con Vittorio Sereni, Remo Cantoni, Alberto Mondadori, Enzo Paci e, negli anni 1937-38, con Dino Formaggio. In questo gruppo è apprezzata come studiosa, ed è amata per le sue doti di gentilezza e generosità, mentre è del tutto sottovalutata come poetessa. Dalla metà circa degli anni Trenta, Antonia comincia a frequentare, con Vittorio Sereni, Dino Formaggio e altri amici, le periferie milanesi, dove conosce una realtà di miseria, che, nascosta dal trionfalismo fascista, le è sconosciuta, e che suscita in lei una crescente e profonda condivisione. In questo periodo entra in contatto con un iniziale movimento antifascista. Queste nuove esperienze danno una svolta alle sue poesie, che si aprono ai problemi sociali e politici del tempo. Dolorosamente provata da vicende personali, dall’incomprensione della famiglia, dallo scarso apprezzamento delle sue doti poetiche e dal peggioramento dell’atmosfera politico-sociale si suicida nel dicembre 1938, a soli ventisei anni, presso l’abbazia di Chiaravalle, chiedendo nell’ultimo messaggio ai genitori di essere sepolta nel cimitero di Pasturo, ai piedi delle amate Grigne.