Giornata del ricordo

Giusto ricordare sempre le tragedie del passato, tutte, perchè la violenza non ha mai giustificazioni.

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Boròvnica

Abbiamo ricordi nostri
e ricordi di seconda mano
cioè non vissuti in prima persona
ma che abbiamo adattato
dopo averli sentiti
tante volte in famiglia.
Davanti agli occhi della mia memoria
infatti, affamata e lacera si snoda
la processione di deportati

Boròvnica – estate ’45
stelle rosse – filo spinato.
Sono io che mi acquatto fra le stoppie
per buttare il pane ai prigionieri
io a soffrire le voci
che implorano da bere.

Io la donna che si stacca dal gruppo
un poco correndo un poco inciampando
credendo di riconoscere il suo uomo
in ognuno di quei visi macilenti.

Io, io, non mia madre
che adesso è morta,
con tutti i suoi ricordi
che son diventati miei.

(di Annamaria Muiesan Gaspari)

 

Annamaria Muiesan Gaspàri è nata a Pirano d’Istria da genitori di antichissimo ceppo piranese. Esule dal 1945, vive a Trieste. Ha pubblicato tre raccolte di poesie in dialetto piranese: Bièchi – Il mio Paese perduto (1987), Sulle tracce dei giorni nostri (1989), Parìndole (1994). È presente in alcune pubblicazioni collettive di poesia e narrativa, fra cui: Calliope cara… , Sorèli e ploe, La nostra gente racconta, Ritorni. Suoi racconti e poesie sono apparsi su giornali, riviste e antologie. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali: il premio nazionale “Pola-poesia”, il premio “Leone di Muggia” per la poesia, il premio al concorso internazionale di narrativa “Il Prione”, il premio al concorso nazionale “B. Beltrami”, il premio al concorso di poesia in dialetto “El bragosso”. Nel novembre del 1998 ha pubblicato: Via Vico Predonzani 666. Nel 2018 ha avuto il Premio Histria Terra per meriti letterari e l’impegno nella ricerca storica sulla tragedia della sua terra.

“44 furono i cittadini di Pirano e dintorni fatti scomparire dalla faccia della terra. La maggior parte fra il maggio e il giugno ’45. e questo quando a Pirano comandavano non i titini, come ancora oggi si vorrebbe fare credere, ma i comunisti del posto che alla fine delle ostilità s’erano insediati al Comune e s’imponevano sul C.L.N. E comunisti italiani erano i gappisti che non avevano riconsegnato le armi per continuare la loro rivoluzione, mandati di notte di casa in casa a sequestrare i “nemici del popolo”. Comunisti italiani quelli che dileggiavano i prigionieri in piazza, quelli che sorvegliavano le carceri, quelli che sovrintendevano agli interrogatori, finchè finirono nelle mani dei titini che ne fecero scempio.

Di mio padre, dunque, quasi tutto si sa sul sequestro, sulla prigionia, sulle sevizie, sui dileggi diurni e sugli interrogatori notturni, e sono anche noti i nomi degli aguzzini. Ma a quasi sessantun anni da quei dolorosi eventi, sul come e dove egli abbia immolato la sua vita, nonostante le tante ipotesi e congetture sollevate, ancora nulla si sa di preciso. Ed è d’altra parte inutile che in tanti si affannino a correre a Lubiana a spulciare negli archivi aperti da poco: tutti sanno che negli archivi si trova quello che si vuol far trovare.”

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Il giorno del Ricordo

Il 10 febbraio è il giorno del ricordo dei massacri delle foibe. Tra il 1943 e il 1945 e nell’immediato dopoguerra si sono scatenati eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia da parte dei Comitati popolari di liberazione jugoslavi. Le foibe sono le cavità carsiche in cui furono gettati i corpi delle vittime. Non si sa di preciso il numero delle vittime, ma si parla di più di 10.000 persone. Sono rimaste impresse nella memoria collettiva, per la loro efferatezza, le uccisioni di alcune giovani donne: le tre sorelle Radecchi, Rosa Petrovic e Norma Cossetto, orrendamente torturate e ripetutamente violentate. Anche in questa tragedia per il semplice fatto di essere donne si muore più volte!

FOIBE
Ossa spezzate
atroci agonie
l’uomo ha superato Caino.
Come bestie torturate
legati ai polsi con vile fil di ferro
gettati ancor vivi nell’oscurità.
Massacro senza limiti
sterminio,
carneficina,
eccidio,
genocidio,
inumani vendette,
stragi e rappresaglie
coperte da anni e anni di silenzio
per politiche infami.
Ora,
nei prati di Basovizza,
un masso di pietra carsica
sigilla la vergognosa tomba
dei dodicimila infoibati.
Non si odono più
tormentosi lamenti
ma solo frusciar del vento
e..
poco lontano
un ragazzino sorridente
fa volare il suo aquilone.

 

( di Fabio Magris)

Salvare la memoria

Questa giornata ricorda un genocidio tremendo, ma invita a condannare tutti quelli che, con modalità diverse, si ripetono nella storia.

Ricordo una poetessa ebrea, salvatasi miracolosamente dallo sterminio.

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Else Lasker-Schüler, la grande poetessa definita “l’incarnazione lirica dell’ebraico e del tedesco in una sola persona”, nasce a Elberfeld in Vestfalia nel 1869 e muore a Gerusalemme nel 1945. Errabonda e fantasiosa frequentatrice del mondo artistico-letterario berlinese legato all’espressionismo, da lei trasfigurato in chiave mistico-magica, è ispiratrice, amica e corrispondente dei massimi esponenti di quell’avanguardia. Autrice di drammi e prose, insignita nel 1932 dell’importante Premio Kleist, è costretta l’anno seguente all’esilio in Svizzera dall’avvento del nazismo.

 

Sulla ghiaia scintillante

 

Potessi tornare a casa –

Le luci si spengono –

Svanisce l’ultimo saluto di lei.

Dove devo andare?

O madre mia, tu lo sai?

Anche il nostro giardino è morto…

Un grigio mazzo di garofani è buttato

nell’angolo come nella casa paterna.

Aveva acquistato grande precisione.

Inghirlandava il benvenuto alle porte

e si consegnava interamente nel suo colore.

O cara madre!…

Spruzzava il rosso della sera

al mattino una tenera nostalgia

prima che il mondo nella vergogna e nel bisogno.

Non ho più sorelle né fratelli.

L’inverno ha giocato con la morte nei nidi

e la brina ha intirizzito tutte le parole d’amore.

Buon anno!!!

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

(Elli Michler, poetessa tedesca vissuta dal 1923 al 2014)

 

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Desiderio di cose leggere

Il nuovo anno sia pieno di LEGGEREZZA, lo auguro a tutti.

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle.

(Antonia Pozzi, 1934)

Giornata contro la violenza sulle donne

Alda Merini ha dedicato questa poesia a tutte le donne: anche lei ha avuto una vita segnata dalla “violenza” in senso lato.

A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Poesia…


Giornata mondiale della poesia!

Fu questo un poeta
Fu questo un poeta – colui che distilla
un senso sorprendente da ordinari
significati, essenze così immense
da specie familiari
morte alla nostra porta
che stupore ci assale
perché non fummo noi
a fermarle per primi.
Rivelatore d’immagini,
è lui, il poeta,
a condannarci per contrasto
ad una illimitata povertà.
Della sua parte ignaro,
tanto che il furto non lo turberebbe,
è per se stesso un tesoro
inviolabile al tempo.

(di Emily Dickinson)