Arte al femminile (220)

S’intrecciano a volte le vite delle artiste….

Gabriella Fabbricotti nasce a Firenze nel 1878. S’inserisce nella tradizione delle pittrici di fiori, che però presenta in modo simbolico e composti con fantasia. Illustra alcuni testi quali le “Legende dorè” e la “via Crucis”. Nel testo “Della misericordia e della luce-XXIV leggende sante” si trovano pregevoli illustrazioni, ispirate alla “Leggenda aurea” di Jacopo da Varazze. Esegue bozzetti della guerra 1915-18, recandosi sui campi di battaglia in devoto pellegrinaggio: bozzetti attualmente raccolti nel Museo di Castel Sant’Angelo a Roma. Nel 1922 espone in una personale vedute e tipi della Somalia. Nel 1925 si reca a Londra, dove presenta quadri di fiori e soggetti sacri, ottenendo molto successo, tanto da esporre per anni in questa importante città. La regina Margherita l’apprezza molto e acquista alcune sue opere. Poco si sa della sua vita privata, se non che nasce da nobile famiglia e sposa l’ammiraglio Francesco Bertonelli. Muore a Firenze nel 1943 a 65 anni.

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Altra artista legata alla famiglia Fabbricotti è Maria Teresa Mazzei in Fabbricotti. Nasce nel 1893 a Firenze da antica e nobile famiglia e muore a Carrara nel 1977.

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L’infanzia e la prima giovinezza trascorrono tra la città di Firenze e il borgo di Fonterutoli. Sviluppa molto presto la vocazione per la pittura, solo in parte assecondata dalla famiglia. La sua istruzione ha luogo in casa, secondo le modalità del tempo. Chiamata da tutti Tettè, Maria Teresa è pittrice d’inconsueta sensibilità. Il matrimonio con Carlo Fabbricotti blocca la sua vita artistica. Il periodo per lei più felice è quello in cui può disporre di un piccolo studio nella sua casa di Firenze, prima di sposarsi. Dalle annotazioni dei suoi scritti emerge la sua passione per i ritratti, tanto che chiede di posare a tutte le persone che ha sottomano. Dopo il matrimonio accetta di sottostare alle imposizioni del suocero Carlo Andrea, che la costringe a vivere a Carrara e ad abbandonare i sogni di una carriera nella pittura. Una famiglia ingombrante quella del marito, artefice dell’innalzarsi di Carrara tra le capitali industriali del regno e protagonista di tragiche vicende storiche, come il fallimento dell’azienda negli anni ’30, i problemi col fascismo locale, la guerra, le morti, i figli partigiani. Maria Teresa continua a occuparsi di pittura privatamente e dal 1911 prende lezioni da Cesare Ciani, della scuola di Giovanni Fattori. Il maestro le insegna l’uso della tavolozza e l’importanza della luce. Fa anche alcune esposizioni. Nei ritratti, dipinti a olio o ad acquarello sembra diffondersi un velo di malinconia.

«Per la mamma restava meta capitale di quegli anni giovanili il matrimonio e non l’attività artistica, neanche se mi avesse portata a guadagnare qualcosa. Per noi vedeva il matrimonio d’amore se possibile, il matrimonio di convenienza altrimenti: dovevamo essere pronte ad andare all’altare con un uomo retto e sicuro anche se non entusiaste. Era la spada di Damocle sotto la quale dovevamo passare armate di senso del dovere e di adattamento alla realtà» scriveva negli anni ’60 la stessa Maria Teresa a conferma del suo spirito ribelle rispetto alle convenzioni dell’epoca.

Ad agosto 2016 le è stata dedicata a Carrara una mostra dal titolo: “Essere un’artista. Maria Teresa Fabbricotti.”

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Sottili intrecci di vita…

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Matrioska è un romanzo in cui la voce narrante è quella di Chiara, aspirante scrittrice, che accetta di scrivere la biografia di Antonia, monumentale, straripante scultrice settantacinquenne. Antonia assomiglia a una bambola russa con i pomelli rossi e gli occhi pesantemente truccati, una matrioska appunto, avvolta in caftani colorati, che ne nascondono le forme debordanti. Chiara è felicemente sposata con Luca e ha due bambini, ma non ha superato il dolore dell’abbandono della madre, che l’ha improvvisamente lasciata da sola a 3 anni e di cui non ha più saputo niente. Antonia ha un passato burrascoso, di lavoro, di successi, di passioni vissute intensamente, del bruciante ricordo di Giorgio, morto suicida. Dopo aver vissuto controcorrente, con un matrimonio annullato alle spalle, la rottura con la famiglia d’origine, amori con uomini più giovani, ha il rimpianto di non aver avuto un figlio. Chiara soffre invece di frustrazioni artistiche, ritenendosi capace solo di scrivere biografie, mentre il suo sogno sarebbe di poter completare un romanzo. Tra le due donne s’instaura un rapporto sempre più stretto e Chiara alla fine trova la spiegazione dell’abbandono da parte della madre e scopre la vera identità di questa misteriosa donna. I destini delle due donne trovano un filo che li unisce e dia un senso al loro incontro…

Un libro “cinematografico”, fatto di continui rimandi al passato e di scene ben costruite. Interessante, intimista, dai toni delicati.

Cristina Comencini (Roma, 1956), scrittrice e regista, con Feltrinelli ha pubblicato: Le pagine strappate (1991, 2006), Passione di famiglia (1994), Il cappotto del turco (1997), Matrioška (2002), La bestia nel cuore (2004), Due partite (2006, 2015), L’illusione del bene (2007), Quando la notte (2009; anche in audiolibro nel 2011), Lucy (2013), Voi non la conoscete (2014) e, per la collana digitale Zoom, La nave più bella (2012). I suoi film: Zoo (1988), I divertimenti della vita privata (1990), La fine è nota (1992), Va’ dove ti porta il cuore (1996), Matrimoni (1998), Liberate i pesci (2000), Il più bel giorno della mia vita (2002), La bestia nel cuore (2005, nominato all’Oscar per l’Italia; dvd Feltrinelli ‟Le Nuvole”, 2006), Bianco e nero (2008) e Quando la notte (2011).

  • I silenzi sono spesso più importanti delle parole.

  • Nelle storie si comincia sempre dall’inizio, invece è un errore. Bisogna conoscere prima il punto di arrivo e poi scorticare progressivamente gli strati di pelle di cui è fatta una storia.

  • Ogni essere vivente è fatto di morti, uno incastrato nell’altro fino al più vecchio, quello che è ancora in vita.

  • Ogni vero libro contiene un mistero ignorato anche dall’autore. Chi scrive e chi legge sono accomunati dalla stessa passione di svelarlo. Lo fanno insieme, in un cammino comune, in cui al lettore pare di essere portato, mentre lo scrittore non sa la strada né la direzione.

  • Succede spesso. Quando si è anziani, si tende a saltare il tempo delle realizzazioni, come se non contasse. E la fine e l’inizio contenessero già tutto.

 

Arte al femminile (219)

Una famosa scultrice e una nipote che ne segue le orme…

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Amalia Duprè nasce a Firenze nel 1842. Il padre, Giovanni Duprè, è uno scultore famoso, la madre è Maria Mecocci. Fin da piccola Amalia è educata al disegno e al modellato. Diventa assistente del padre, che aiuta in quasi tutte le sue opere. Si appassiona alla scultura e a soli 20 anni scolpisce un Giotto fanciullo che viene presentato all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, ricevendo un netto apprezzamento dalla critica, che ne loda la naturalezza. Negli anni successivi esegue vari bassorilievi funebri per eminenti personaggi. Le opere più prestigiose sono bassorilievi funebri, di carattere allegorico, nel Duomo di San Miniato a Firenze: la Religione per il vescovo Poggi; la Storia per Bernardo Buonaparte; la Fisica per il professor Taddei e la Poesia per il poeta Bagnoli. Oltre che a Firenze lavora parecchio in chiese e santuari del Molise (ad Agnone, Casacalenda, Civitanova del Sannio, Trivento, Frosolone), luoghi incantevoli e poco conosciuti. Suo è l’Angelo della Pace nel Tempietto della prestigiosa Villa Camerini a Piazzola sul Brenta (Padova) così come la statua di Santa Reparata situata nella seconda nicchia del portale mediano del Duomo di Firenze. Scolpisce inoltre un pregevole Busto di Dante custodito nella casa del sommo poeta. Negli ultimi anni, dopo la morte del padre, porta a termine alcune opere lasciate incompiute da quest’ultimo. Si preoccupa di curare la memoria e la fama del padre, trasformando in museo lo studio Duprè in via degli Artisti e dedicandogli un piccolo monumento con la rappresentazione in bassorilievo degli episodi salienti della sua vita (villa Duprè a Fiesole). Muore a Firenze nel 1928.

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 Omonima di Amalia è la nipote, che continua la tradizione familiare.amalia-ciardi-dupre-arezzo.jpg. Amalia Ciardi Duprè nasce a Firenze nel 1934. Dopo gli studi classici frequenta l’Accademia di belle Arti di Firenze e successivamente conduce esperienze di lavoro a Milano e Roma. Allestisce personali in Italia e all’estero, conseguendo importanti riconoscimenti e premi. Ha insegnato presso il Liceo Artistico e l’Istituto D’Arte di Porta Romana di Firenze, negli anni dal 1970 al 1980. Negli anni ’60 e ’70 denuncia nelle sue opere la guerra, le stragi, la droga e tutte le forme di sopraffazione. Fin dal 1966 collabora con noti architetti per importanti cicli decorativi scultorei e arredi liturgici. Dalla fine degli anni 70 al 1987 lavora a Vincigliata (Fiesole) dove decora la piccola cappella di San Lorenzo e vi realizza la sua opera più importante: le tre pareti dell’abside dell’antica chiesa, su cui vengono illustrate in terracotta le storie dell’antico e del nuovo testamento. Accanto all’arte sacra e alle opere sulle tematiche sociali a lei care, come mafia,  immigrazione e ingiustizia, coesistono i temi ricorrenti della maternità, del mito e dell’amore. Realizza opere scultoree fondamentali per alcuni ordini religiosi (Vallombrosani, Rogazionisti, Cappuccini), monumenti dedicati ai santi come Padre Pio, Annibale Di Francia, Giovanni Gualberto e altri. Le sue opere si trovano in piazze, chiese e palazzi di numerose città italiane (Firenze, Fiesole, Siena, Livorno, Prato, Pisa, Roma, Pordenone, Udine, Foggia) ed estere come New York e Parigi.

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“Amalia Ciardi Dupré è un’autentica, istintiva scultrice, alla continua ricerca di una forma dove la realtà si fonde con la fantasia, per dar vita ad un’autonoma espressione creativa: l’artista segue l’evoluzione dei suoi sogni, ne costruisce il percorso dall’origine sino al compimento dell’opera, in un’indagine continua di significati e di valori che la conducono fino al raggiungimento della forma definitiva ricca di passione e sentimento”.

Arte al femminile (218)

17_g.jpgSofia Cacherano di Bricherasio nasce a Torino nel 1867 dal cavaliere Luigi Cacherano di Bricherasio e dalla marchesa Teresa Massel di Caresana. La sua è una delle più importanti famiglie piemontesi. Studia privatamente e si dedica alla pittura come allieva di Lorenzo Delleani. L’influenza del maestro appare evidente in tavolette di soggetto agreste, con stesura a impasto, in cui appare un’influenza dell’impressionismo. La sua casa di Torino diventa un importante centro artistico culturale. Luogo d’incontro di artisti è anche il castello di Mirandolo, presso Pinerolo, in cui si ritrovano esponenti del cosiddetto “dilettantismo aristocratico”.

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Si reca a Roma, in Francia, nei Paesi Bassi e da questi viaggi trae i soggetti per le opere che invia alle mostre di Torino (1890), di Milano (1894) e di Venezia (1895-1897). Viene selezionata tra i pittori piemontesi per la prima edizione della Biennale di Venezia. Donna vivace e generosa si fa promotrice di numerose opere di filantropia. Fa costruire la Cappella Bricherasio di Fubine (Al) e un asilo infantile.

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Muore a San Secondo di Pinerolo nel 1950 a 83 anni.

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Una mostra in suo onore è stata fatta a Bricherasio nel settembre 2015.

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Importanza di una tazzina di caffè…

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Aroma di caffè è un romanzo a due voci, che ruota, come dice il titolo, intorno al caffè, al suo aroma inconfondibile. Due colleghe, impiegate in un importante studio di avvocati, si ritrovano durante la pausa caffè per raccontarsi le loro vite, arrivando così a compiere tutte e due un percorso personale di crescita e rinascita interiore. Diventano amiche solidali e si danno forza a vicenda, riuscendo ad aprire il cuore e a capire quello che veramente vogliono.

Giorgia e Alessia decidono insieme di riconciliarsi con se stesse e spezzare i vincoli che impediscono loro di decidere…

“Tutto è incominciato con un caffè, incredibile come le cose più complicate a volte abbiano inizio da gesti così semplici.”

107 pagine che si leggono volentieri in poco tempo! Alla fine rimane la piacevole sensazione che nella vita si possa sempre cambiare, come fanno le due protagoniste!…

Irene Serra è nata a Roma nel 1976: qui vive e lavora. I suoi interessi sono vari: cinema, musica, lettura.

Sara De Lorenzi è nata a Crema nel 1978 e attualmente vive e lavora a Roma. Laureata in Lingue e Letteratura Straniere, ama lo sport, la natura e soprattutto la lettura.

Arte al femminile (217)

La Scapigliatura, che non è stata una scuola o un movimento con principi codificati, è un fenomeno artistico e letterario che si sviluppa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e ha il suo centro a Milano. Gli scapigliati si ribellano alla cultura tradizionale e al buonsenso borghese: cercano di individuare il legame sottile tra realtà fisica e psichica. I dipinti amano lo “sfumato”. Il linguaggio è più sciolto, libero dalla purezza del segno e dall’ordinata stesura dei colori. Le incertezze e i contrasti di luce vogliono esprimere le vibrazioni dell’animo, le insicurezze interiori, l’instabilità dei sentimenti, ossia le inquietudini che affascinano questi pittori. Ritratti, interni, scene di genere sono i temi preferiti.

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Carola De Agostini nasce a Cuggiono (vicino a Milano) nel 1878. Formatasi dapprima privatamente, poi all’Accademia di Brera, si diploma in disegno. Riceve gli insegnamenti, tra gli altri, di Filippo Carcano, esponente della Scapigliatura, che influenza il suo stile. Si dedica all’insegnamento presso le Regie Scuole Normali. Dedita all’attività ritrattistica e agli studi di figura, dal 1906 al 1918 espone assiduamente i suoi pastelli alle rassegne milanesi e nazionali. Raramente si applica alla pittura a olio. Muore a Milano nel 1957 a 79 anni. Nomina suo erede l’Istituto dei Ciechi di Milano

Appare sensibile al movimento dei cosiddetti Scapigliati. Le sue figure s’immergono negli sfondi senza linea di contorno, in tonalità attenuate.

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I lati oscuri del cuore…

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Il cuore in ombra è un romanzo in cui ci sono vari elementi: mistero, ricordi, incubi, erotismo, sofferenza. La protagonista è Qu che ha deciso di chiudere il cuore per sempre (da cui il titolo) dopo aver molto sofferto per l’abbandono del padre e il suicidio della madre. Qu è il diminutivo di Quasar, un oggetto astronomico molto distante, in grado di emettere spaventose quantità di energia e di luminosità. I genitori hanno voluto con questo nome introdurre la loro figlia nel mondo con un auspicio di luce e splendore, mentre sembra che la ragazza abbia deciso di mettere il cuore in disparte, diventando talvolta spietata.

Qu riesce ad avere una vita sentimentale complicata, diventando contemporaneamente amante di Brina, proprietaria di una galleria d’arte in cui lavora come segretaria e di suo fratello Sebastian. Qu è disincantata, cinica, decisa a difendere un’autonomia faticosamente conquistata. Brina è fragile, bisognosa di rassicurazioni e amore. Sebastian trova in Qu la propria rovina. C’è poi un personaggio enigmatico, che proviene dal passato di Qu, che la osserva in segreto e le scrive lettere, che non trova il coraggio di spedire. Si tratta del padre, che cerca invano di ricucire un rapporto con la figlia.

Nel romanzo si alternano eventi del passato, le vicende presenti che coinvolgono Qu e le lettere che il padre le scrive. Qu è chiusa in un isolamento senza scampo, che crede l’unica salvezza.

“E questo sono diventata, una persona cattiva: cattiva, pericolosa e sola, come ogni sopravvissuta…”

Una vicenda drammatica, un romanzo che parla dei lati oscuri della vita, dell’incapacità di perdonare, della rabbia, mantenendo eleganza ed equilibrio di stile.

Maria Stella Conte, romana, ha pubblicato anche Terza persona singolare e La casa dei gusci di granchio. Nel 2007 è stata selezionata per il Premio Strega.

Scrive i suoi libri a matita, non per la possibilità di cancellare, ma perché ama la lievità del tratto della grafite.