Evasioni nel sogno…

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La notte sotto il gelsomino è un insieme di 11 racconti tutti ambientati in Algeria, che hanno come protagoniste donne (figlie, madri, amanti, sorelle…) che vivono condizionate da una società che rende loro difficile realizzarsi. Con uno stile vivace, puntuale e ricco di atmosfere, la scrittrice descrive i sentimenti delle protagoniste, i risentimenti, i sogni, le paure, con riferimenti a un’attualità spesso crudele e dolorosa. A volte è la scrittrice che parla per loro, altre volte sono i personaggi che raccontano, che descrivono, che riflettono. Queste novelle sono piene di suoni, profumi, scorci di paesaggio, interni di case con i movimenti, i colori e gli odori del quotidiano. La scrittura è deliziosa. Un libro che mi è piaciuto molto!

“Lei canticchia. Appena un mormorio. Parole indistinte. Ci sono sempre parole d’amore nelle canzoni che le vengono alle labbra. Lascia scorrere a lungo l’acqua. Che sia abbastanza fresca da ridarle vita ogni mattina….O mio giardino d’acqua fresca e d’ombra le finestre sono aperte e il sole è scivolato senza indugi nel mezzo di un sorriso venutole alle labbra, lei non sa come lei non sa perché….Rumori del mattino, cadenza dei giorni. Misteriosa e dolce canzone, ritornello che la inseguirà per tutto il giorno. Ritrovare le parole di quell’aria che canta in lei la notte sotto il gelsomino sì quella canzone d’altri tempi venutole alle labbra lei non sa come lei non sa perché la notte del gelsomino è forse quello, solo l’odore non l’oscurità…”(pag11)

 

Maissa Bey è nata nel 1950 a Ksar-el-Boukhari, nel sud dell’Algeria. Insegna francese in Sidi-Bel-Abbès nell’Algeria occidentale. È fondatrice e presidente di un’associazione di donne algerine, «Parola e scrittura», nella quale anima laboratori di scrittura e di lettura. È autrice di romanzi, racconti e opere teatrali: Au commencement était la mer (1996), Nouvelles d’Algérie (1998), A contresilence (1999), Cette fille-là (2001), Entendez-vous dans les montagnes (2002), Eclats de silence (1999), La plume et le couteau (2003). Ha ricevuto vari riconoscimenti ufficiali per le sue opere.

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Arte al femminile (202)

Helen Thayer Fisher nasce a Boston nel 1847, figlia di un medico. Con la famiglia si trasferisce poi a Brooklyn, New York. Nel 1869 (a 22 anni) sposa Edward Thornton Fisher e inizia a firmare i propri lavori con il cognome del marito. È un’autodidatta, seguita per un breve periodo dal fratello minore Abbott che le insegna le tecniche e le tecnologie della pittura. Abbott infatti può seguire corsi ufficiali di pittura, contrariamente alla sorella. Helen diventa nota per i suoi dipinti ad acquarello con cui ritrae fiori, foglie e piante. Espone le sue opere presso la Brooklyn Art Association dal 1867 al 1884 e partecipa a cinque esposizioni presso la National Academy of Design dal 1868 al 1880. Nel 1885 suoi lavori sono mostrati alla Pennsylvania Academy, ricevendo apprezzamenti positivi. Ha poi un contratto triennale, dal 1884 al 1887, con una società di stampe litografiche, la Prang Company.. Muore nel 1911 a 64 anni.Pochissime ed essenziali le informazioni su di lei, ma “parlano” le sue opere, eleganti e precise.

Oltre che in collezioni private alcuni suoi lavori si possono ammirare presso il Brooklyn Museum. Firma i suoi quadri con il diminutivo Nellie, con cui viene chiamata familiarmente.

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Sentirsi come la Giulietta di Romeo…

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Eterna Giulietta è l’insieme di otto racconti che hanno come protagoniste donne di varia età, che, come tante Giuliette, sono condizionate dall’amore, una forza più dirompente della ragione, che contrasta con l’ordine sociale o familiare in cui vivono. In “Eterna Giulietta” una madre osserva la figlia alle prese con il primo innamoramento e rivede in lei i turbamenti del passato. “Mordere le rose “ è quasi un romanzo breve, in cui Helena, un’istitutrice ancora avvenente, pensa di essere innamorata di un adolescente, salvo poi rendersi conto dell’inganno e accettare di sposare il fidanzato che non ama più. “Diario di Cecilia” scandisce le giornate di una giovane persa in un proprio delirio. “Storia di un segreto” narra l’amore impossibile della signorina de M. con un ragazzo di classe sociale inferiore. “Maschere” è una vicenda che ruota attorno a una gita in montagna, durante la quale una giovane sposa in attesa di un bambino mette in discussione il rapporto con il marito, salvo poi ritrovare un proprio equilibrio. Ne “Il viandante di Dio” la signorina Eponine aspetta invano un immaginario Karl, in una baita decadente che cura in modo maniacale. “I giorni più lunghi” sono quelli che un’ex attrice deve passare in ospedale in attesa di un intervento, confrontandosi con altre donne nelle stesse condizioni. “Fuga di dicembre” vede la protagonista fare i conti con l’età che passa e un rapporto ormai stanco con il marito…

Tutte le storie hanno come sfondi paesaggi descritti con perizia e carica emozionale. Le atmosfere sono sognanti, senza tempo.

Corinna Bille dice che si è messa a scrivere perché «Non riesco a sopportare la felicità e non riesco a sopportare la sofferenza. La scrittura è un rimedio a tutto ciò che è insopportabile. Solo il mio lavoro mi dà l’equilibrio e la coerenza necessari che né il sociale, né la religione, né l’avventura, né la stessa maternità mi possono assicurare». Nasce nel 1912 a Losanna e muore nel 1979 a Sierre. Cresce nel castello barocco di Paradou a Sierre che suo padre, il pittore Edmond Bille, utilizza come atelier. Comincia presto a scrivere poesie e all’età di sedici anni decide di diventare scrittrice. Dopo la scuola elementare dalle suore e la scuola di commercio a Buissonnets trascorre un anno a Zurigo, poi qualche mese a Parigi. Durante le riprese del film Rapt, tratto da un romanzo di Ramuz, incontra l’attore Vital Geymond con cui si sposa nel 1934. La coppia vive a Parigi, ma il matrimonio non funziona e Corinna torna a Paradou. A partire dal 1937 pubblica poesie e novelle e nel 1944 il suo primo romanzo intitolato Théoda. Dal 1939 vive nel clima artistico di Glérolles (canton Vaud) con lo scrittore Georges Bourgeaud. Nel 1942 incontra Maurice Chappaz, con cui si sposa nel 1947 dopo aver ottenuto l’annullamento del primo matrimonio. La coppia dà vita a tre figli e si stabilisce nel 1957 a Veyras. Nel 1969 Corinna viene premiata con il Gran Premio dell’Académie Rhodanienne per La fraise noire, nel 1974 ottiene il Premio Schiller per la sua opera completa e nel 1975 il Premio Goncourt per La Demoiselle sauvage. La scrittrice muore a sessantasette anni, di ritorno da un viaggio in Transiberiana.

“La sua poetica può essere sintetizzata con un solo termine: sauvagerie, la selvatichezza, unita ad una sensibilità quasi antica, sempre e comunque legata ad una nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia, come la stessa scrittrice spiega: «La potenza quotidiana dei sogni, coniugata con quella del vissuto, mi impone volentieri la forma coincisa e violenta del racconto. In sostanza rappresenta il modo per fermare il movimento troppo ampio della vita e fissarla per sempre». Per queste ragioni il sogno andrà occupando un ruolo sempre più importante nella stesura delle storie: condensa il vissuto in simboli o in una serie di immagini che suscitano emozioni senza bisogno di essere spiegati.”

Arte al femminile (201)

Ellen Gertrude Cohen è un’artista inglese nata nel 1846. Ha studiato presso la Slade Academy of Fine Art e la Royal Academy di Londra, per poi passare a Parigi e diventare allieva di Benjamin Constant e di Jules Laurens all’Academie Julian. Espone al Salon a partire dal 1894. Acquarellista, si dedica anche ad illustrazioni per parecchie riviste. Pochissime le informazioni sia sulla sua vita che sul suo lavoro. Viene annoverata tra i pittori romantici. Troviamo indicato il suo nome nell’elenco dei pittori ebrei dell’Ottocento.

Bellissimo il quadro intitolato Momenti d’ inquietudine, presentato in un’esposizione del 1893.

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Arte al femminile (200)

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Elizabeth Thompson Butler nasce nel 1846 a Losanna, in Svizzera, figlia di Thomas James e della sua seconda moglie. I genitori sono appassionati di arte e letteratura e la incoraggiano sin da piccola a seguire le sue attitudini. Sua sorella Alice diventerà una famosa saggista e poetessa. Inizia la propria preparazione artistica a 16 anni, quando la famiglia si trova in Italia. A 20 anni si trasferisce a Londra con i suoi familiari e s’iscrive alla Scuola d’arte Femminile. Nel 1869 i Thompson si fermano per un lungo periodo a Firenze ed Elizabeth studia con la guida del pittore Bellucci e contemporaneamente frequenta l’Accademia di Belle Arti. Inizialmente si appassiona ai temi di carattere religioso, poi, in concomitanza con lo scoppio della guerra franco-prussiana (di cui vede le devastazioni, trovandosi in Francia in quel periodo) inizia a dipingere scene di guerra. Il primo dipinto che espone alla Royal Academy è appunto di questo genere, volendo raffigurare la sofferenza e l’eroismo dei soldati comuni. Raggiunge presto fama internazionale come pittrice di genere storico. Fa un tour in Europa per farsi conoscere e viene apprezzata oltre che per la sua abilità anche per il suo aspetto attraente. La sua carriera si conclude ufficialmente dopo il matrimonio nel 1877 con Sir William Francis Butler, ufficiale dell’esercito britannico. Il marito proviene da una famiglia cattolica irlandese ed Elizabeth si appassiona alla causa irlandese, destando ostilità nel pubblico britannico. La nascita di 6 figli e i numerosi spostamenti con il marito la distolgono dall’impegno quotidiano con la pittura. Continua a dipingere nel tempo libero e si dedica anche a illustrazioni in bianco e nero per alcuni libri. Quando il marito si ritira a vita privata Elizabeth si stabilisce con lui in Irlanda, a Bansha Castle, nella contea di Tipperary. Rimasta vedova nel 1910, vive presso la più giovane dei suoi figli, Eileen, diventata viscontessa di Gormanston. Muore a 86 anni.

Le sue scene di guerra non vogliono ritrarre momenti eroici, ma evidenziare la sofferenza e il dolore dei soldati semplici. Attenta ai dettagli, studia i particolari delle uniformi e degli armamenti. Il suo modo di affrontare questo genere pittorico è originale, per il suo tempo.

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Nei grigiori londinesi…

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Nero di Londra

L’autrice, attingendo a cronache del tempo e ad atti giudiziari di omicidi clamorosi, racconta venti storie di sangue, amore e morte. Narra di processi eccellenti e di celebri serial killer dell’Ottocento e del Novecento, ricostruendo le vicende, gli ambienti, approfondendo la psicologia dei protagonisti, i risvolti dei loro caratteri, i moventi dei delitti maturati nei più vari contesti. Accanto alla variegata galleria di personaggi crudeli e inquietanti s’ inseriscono le biografie di tre figure pubbliche: un avvocato di grande successo, un autorevole patologo e l’ultimo boia inglese.

L’atmosfera grigia e nebbiosa di Londra, i vicoli bui, le banchine del porto, le case dei quartieri popolari sono l’ambientazione ideale per questi fatti oscuri e drammatici.

Una lettura inquietante, che offre un interessante spaccato della società inglese, con la sua tradizione giuridica, le sue contraddizioni, le sue miserie.

Cinzia Tani vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1958. Ha esordito come scrittrice nel 1987 con il libro Sognando California. Ha diretto i mensili Elite e Firma ed è stata autrice e conduttrice di programmi radiotelevisivi. Ha pubblicato numerosi libri di successo. Ha collaborato alla stesura di molte puntate del programma televisivo Delitti, documentario su episodi di cronaca nera accaduti in Italia nel secondo dopoguerra.Insegna Storia sociale del delitto alla facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma.

Arte al femminile (199)

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Il termine Macchiaioli viene usato per la prima volta da un recensore della Gazzetta del Popolo nel 1862, in occasione di un’esposizione fiorentina, usando l’espressione in senso denigratorio. I pittori oggetto della definizione decidono di usare il termine come identificativo del loro gruppo. Questo movimento artistico vuole rinnovare la cultura pittorica italiana ispirandosi al vero. Si sostiene che l’immagine del vero sia un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro. Il nome fa riferimento al fatto che questi pittori eliminano la linea e il punto geometrico, usando vere e proprie macchie di colore. Anche una pittrice inglese aderisce al movimento.

Edith Edinborough Corbet

Edith nasce a Goulburn nel Nuovo Galles del Sud in Australia nel 1846, quinta dei sei figli di Henry e Margaret Edenborough. Il padre è inglese, capitano di mare e dopo aver fatto diversi viaggi in Australia decide di trasferirsi lì nel 1840: acquista una fattoria e fa costruire una bella palazzina, che rimane la casa di famiglia sino al 1854, quando Henry e Margaret vendono la proprietà e tornano in Inghilterra. Nel 1855 il padre muore all’età di 43 anni: Edith ha solo 9 anni. La madre si trasferisce con i figli a Kensington. Edith si dedica giovanissima alla pittura. Sposa a 26 anni il pittore Arhur Murch con cui gira l’Italia. Il figlio Denis Girolamo Murch nasce a Venezia nel 1874. La coppia si stabilisce poi a Roma intorno al 1880. Qui Edith conosce Giovanni Costa, leader del gruppo dei macchiaioli. Aderisce al movimento, ritrovandosi in quello stile pittorico. Tra il 1880 e il 1890 espone molte opere presso la Grosvenor Gallery. Nel 1885 muore il marito. Nel 1891 si risposa con Mathew Ridley Corbet, uno dei membri principali del gruppo dei macchiaioli. Con lui alterna soggiorni a Roma e a Londra, dove espone alla Royal Academy. Muore nel 1920, all’età di 74 anni.

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