Arte al femminile (236)

Dopo aver ricordato alcune artiste italiane dell’Ottocento, volgo l’attenzione a quanto succede in Europa, dove le donne pittrici cercano una propria dimensione e un proprio spazio.

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Helen Mary Elizabeth Paterson nasce nel 1848 nel villaggio di Swadlincote, Derbyshire, in Inghilterra. È la maggiore dei sette figli di Henry Alexander, medico di campagna, e di Maria Chance Herford, figlia di un mercante di vini di Manchester. La madre mal sopporta la vita in un paese povero e desolato: la famiglia si trasferisce ad Altrincham, (Trafford)dove il padre migliora la propria condizione economica. Helen inizia presto ad appassionarsi di pittura. A 13 anni le muoiono il padre e la sorellina di 3 anni per un’epidemia di difterite e la famiglia si sposta a Birmingham, dove viene aiutata dai parenti. Helen s’iscrive alla locale Scuola di Disegno e a 17 anni vince un posto alla Royal School of Art di Londra. Nel 1867 entra alla Royal Academy School, ma per mantenersi deve lavorare e trova impiego in un’azienda d’incisione e come illustratrice di riviste. Ottiene successo come illustratrice, tanto da lasciare l’Accademia e lavorare a tempo pieno come curatrice di illustrazioni per libri e riviste. Questo lavoro le permette di conoscere il poeta e giornalista irlandese William Allingham, che sposa nel 1874, a 26 anni, nonostante la differenza d’età di più di venti anni. I coniugi si stabiliscono a Londra. Helen ha tre figli, che ritrae varie volte. Abbandonata l’attività di illustratrice si dedica alla pittura ad acquarello, entrando nella Royal Watercolour Society. Nel 1881 la famiglia si trasferisce in un piccolo villaggio del Surrey. Helen inizia a dipingere la bellissima campagna intorno a lei, le fattorie e i cottages del Surrey e del Sussex. Continua a dedicarsi a questi soggetti, raffigurando altre parti del paese: il Middlesex, il Kent, l’isola di Wight e la campagna dell’ovest Inghilterra. Ha occasione di visitare Venezia, di cui dipinge suggestivi scorci e lussureggianti giardini.

Muore nel 1926.

I suoi lavori sono raccolti principalmente presso la Burgh House, Hampstead.

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I suoi quadri sono delicati, pieni di poesia, luce e colore. Molte sono le scene domestiche, che includono aspetti dell’infanzia.

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Arte al femminile (235)

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Roma nell’Ottocento vede il conflitto tra il potere temporale del Papa e il processo di unificazione italiana. Nel 1870 Roma e il Lazio sono annessi al Regno d’Italia, con una serie di conseguenze per i rapporti tra Stato e Chiesa, che hanno poi pesato negli anni seguenti. In campo artistico Roma rimane un polo attrattivo importante nell’ambito europeo, sia per l’attività delle sue Accademie, in particolare quelle di San Luca e dell’Arcadia, sia per la vivacità dei molteplici salotti e circoli culturali. Principale centro di formazione del gusto e della diffusione di nuovi modelli estetici, la città attira poi innumerevoli presenze straniere di prestigio.

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Virginia Mariani in origine Bartolucci Ricardi nasce a Roma nel 1824. Inizia l’attività come autodidatta e sue notizie si hanno dal 1865, quando presenzia alle mostre romane degli Amatori e Cultori. Nel 1875 alla Mostra provinciale di Perugia espone alcuni ritratti, mezze figure a grandezza naturale, che ottengono positive valutazioni da pubblico e critica. Diventa membro onorario dell’Accademia Umbra di Belle Arti e accede all’Accademia dei Virtuosi del Pantheon. Espone a Firenze (1880), alle mostre internazionali di Roma del 1883 e del 1893, a quella di Torino del 1884. Nel 1889 si presenta al consueto appuntamento romano con quattro vedute di Ascoli Piceno, avendo soggiornato per un po’ di tempo in questa città. Si dedica anche a lavori in ceramica. S’impegna nell’insegnamento soprattutto in istituti privati e ricopre l’incarico di ispettrice delle scuole comunali a Roma. Suo marito è il pittore Cesare Mariani. Muore a Roma nel 1898 a 74 anni.

Al Museo di Roma si conservano alcuni suoi dipinti datati e firmati. Sempre il Museo di Roma ha acquisito dagli eredi i ritratti di Virginia e del marito ad opera del pittore umbro Domenico Bruschi, molto legato a Cesare Mariani.

Lo stile di Virginia viene considerato tardo-romantico. I soggetti preferiti sono paesaggi, scene di genere, ritratti, sia a olio che a pastello.

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Arte al femminile (234)

La scultura è solo in apparenza un ambito che privilegia gli uomini (anche per quanto riguarda lo sforzo fisico della creazione), come dimostrano originali lavori di scultrici, che lasciano trapelare una sensibilità tipica delle donne.

Adelaide Maraini Pandiani nasce a Milano nel 1836 in una famiglia di scultori: il padre Giovanni, gli zii Innocente e Agostino, il cugino Costantino sono tutti scultori. La madre è Marianna de Gasperis. Adelaide apprende i primi rudimenti della scultura dal padre, in seguito segue i corsi dell’Accademia di Firenze di Giovanni Duprè. Nel 1862, a 26 anni, sposa il ricco industriale e finanziere di Lugano Clemente Maraini, da cui ha due figli, Clemente e Adelaide. Prende la cittadinanza svizzera, ma con la famiglia si trasferisce a Roma, dove frequenta l’ambiente artistico-culturale del tempo e anima uno dei più attivi circoli culturali della capitale. Si reca spesso, specialmente durante l’estate, nella villa di Lugano, una splendida villa in stile pompeiano, dove conserva diverse sue opere. Dagli scarni dati biografici risulta che Adelaide sia stata particolarmente attiva tra il 1870 e il 1900. La sua arte è caratterizzata da un modellato elegante d’impostazione accademica, ma con ispirazione tardo-romantica. Espone a Parigi nel 1867 e 1878, a Brera nel 1881 e 1891, a Lugano nel 1891 e nel 1913. La sua opera più famosa, la scultura Saffo, è conservata nel Museo d’arte Moderna di Roma. I busti di Romeo e Giulietta, di marmo bianco di Carrara, firmati e datati 1876, si conservano attualmente presso il Museo Storico della città di Lugano, nella Casa Cattaneo a Castagnola. La statua della Sposa dei cantici (1882) orna il pianerottolo superiore dello scalone nobile del Palazzo Civico di Lugano. Nel Cimitero di Firenze si può ammirare la sua Giovinezza. Muore a Roma nel 1917.

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Difficile crescere…

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La panzanella è il soprannome di Carlotta Cordelli, detta anche “la Gnoccolona”, ragazzina complessata dall’essere cicciotta, avendo un’ascendenza “mitologica”, una famiglia di belli e bellissimi, genitori e nonni impegnativi, per i quali amore e bellezza sono strettamente uniti.

La madre e la nonna materna sono state le più belle donne di Napoli, ambite e ammirate! Carlotta si sente inadeguata, sgraziata e in un flusso di ricordi porta alla luce episodi importanti della sua esistenza, dall’infanzia sino alla giovinezza: le suore cattive alle elementari, le prese in giro dei compagni, il sabato pomeriggio in discoteca, la sigaretta fumata di nascosto, le vacanze al mare con i genitori, la vacanza ad Amsterdam e lo sballo con i funghi allucinogeni, la prima esperienza di sesso in auto, la gita scolastica ad Atene, le piccole crudeltà per compensare i propri insuccessi, la trasformazione in una giovane donna affascinante e desiderabile… il proprio mondo di adolescente in crescita, alla ricerca di amore e apprezzamento. Gli episodi del passato si alternano a flash su un presente in cui Carlotta è ormai donna consapevole del proprio valore.

In qualche modo è la cronaca di una crescita, quella di Carlotta appunto, con tutte le incertezze e il senso di solitudine che provano tanti giovanissimi. Tutto è ambientato soprattutto a Roma, con i suoi incanti, la sua decadente bellezza. Il tema della ricerca della bellezza e dell’amore è un po’ il filo conduttore della storia.

‟Il male e il bene, il bello e il brutto, la paura e il dolore, l’insensatezza della vita. È tutta roba che si impara da piccoli. Poi si vive di rendita e di approfondimenti.”

Pensieri profondi e vena ironica si alternano armonicamente. Mi sono piaciuti la freschezza della narrazione e la sincerità della protagonista.Un po’ tutte ci possiamo ritrovare in Carlotta e nelle sue vicissitudini!

Giulia Villoresi (Roma, 1984) è laureata in Storia moderna ed è attualmente dottoranda all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si occupa di storia religiosa e istituzioni della Chiesa. Con Feltrinelli ha pubblicato il romanzo La Panzanella (2009) e Chi è felice non si muove (2014).

 

Poesia…


Giornata mondiale della poesia!

Fu questo un poeta
Fu questo un poeta – colui che distilla
un senso sorprendente da ordinari
significati, essenze così immense
da specie familiari
morte alla nostra porta
che stupore ci assale
perché non fummo noi
a fermarle per primi.
Rivelatore d’immagini,
è lui, il poeta,
a condannarci per contrasto
ad una illimitata povertà.
Della sua parte ignaro,
tanto che il furto non lo turberebbe,
è per se stesso un tesoro
inviolabile al tempo.

(di Emily Dickinson)

Arte al femminile (233)

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Pavia entra a far parte del Regno di Sardegna (futuro Regno d’Italia) nel 1859. La città è apparentemente tranquilla e regolata, ma l’ambiente è più complesso di quanto appaia: prostitute e contrabbandieri sono numerosi. Ci sono comunque un’importante Università, una delle più antiche del mondo (fondata nel 1361) e un vivace ambiente artistico-culturale. Nel 1842 è istituita la Civica Scuola di Pittura, grazie al lascito del letterato, filoso e critico Sacchi. Viene chiamato a dirigerla Giacomo Trécourt, giovane pittore bergamasco di robusta preparazione e di ampi orizzonti culturali, che assicura alla Scuola l’apertura alle novità pittoriche del tempo. L’efficacia dell’istituzione si conferma anche con i successori del Trécourt e molti artisti di valore si formano in questa scuola. Nel 1934 ogni attività didattica viene sospesa per intervento del Podestà cittadino. Tra il 1950 e il 1954 il Comune cerca di riaprirla, ma è il generoso gesto della pittrice Lina Sannazzaro a risolvere la questione, con il proprio lascito.

Lina Marabelli Sannazzaro nasce a Genova nel 1878, figlia del colonnello Achille. Tra il 1894 e il 1897 frequenta a Nizza l’Ecole Nationale d’Art Décoratif. Ne esce con una medaglia d’oro. Sposa lo scultore Alfonso Marabelli, con cui si trasferisce a Pavia, città cui si lega molto: vivono in una casa-studio da loro interamente progettata. Il marito si dedica alle sculture celebrative e funerarie. I dipinti di Lina si concentrano invece sulle figure femminili: donne forti, sicure, orgogliose del proprio corpo. La rappresentazione del corpo femminile emerge da fondali scuri oppure è in paesaggi assolati, dove la presenza umana quasi si annulla. Attenta all’introspezione psicologica dei suoi personaggi, si dedica anche a ritratti e autoritratti di taglio tradizionale. Si presenta a importanti mostre, dove ottiene giudizi positivi.

Muore a Pavia nel 1960. Lascia la casa, insieme a una ricchissima collezione di gessi e dipinti, al comune di Pavia, perché vi ospiti un’accademia d’arte. L’edificio è oggi sede della Civica Scuola di Arti Visive Marabelli.

I Civici Musei di Pavia possiedono una ricca collezione di opere dei due artisti.

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Arte al femminile (232)

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Con un plebiscito nel 1861 viene deposto l’ultimo granduca e la Toscana viene annessa al neocostituito Regno d’Italia. Firenze subentra a Torino come capitale d’Italia nel 1865 e tale ruolo verrà trasferito a Roma sei anni dopo. Nel 1895 si verifica un terremoto che causa danni a numerosi edifici, soprattutto chiese, e porta a una risistemazione urbanistica della città. Nell’’800 la popolazione raddoppia e triplica nel ‘900: la comunità straniera arriva a rappresentare un quarto della popolazione. Molti gli intellettuali e gli appassionati d’arte nella comunità straniera: alcuni magnati, soprattutto inglesi, lasciano in eredità alla città ville con le loro eclettiche collezioni d’arte, che oggi sono musei, come il Museo Horne, il Museo Stibbert, la Villa La Pietra, per citarne alcuni.

Numerosi gli studi di artisti e l’ambiente è stimolante anche per le pittrici.

Ada Mangilli Francesetti di Mezzenile nasce a Firenze nel 1863. Studia con il professore Amos Cassioli ( eccellente ritrattista e pittore di soggetti storici) ed esordisce giovanissima, esponendo con successo in Italia e all’estero. Dipinge principalmente piccole tele a olio, alcune delle quali sono vendute nei Paesi Bassi dal mercante d’arte Hohlender. Raffigura scene che s’ispirano ai mosaici pompeiani, come “Una baccante”, premiato con medaglia d’oro a Ferrara, nella cui Pinacoteca è ancora collocata. Altra medaglia d’oro vince in un concorso a Firenze. Sue personali a Vienna e a Londra sono accolte con interesse e giudizi positivi. Si dedica anche alla pittura di genere e di carattere religioso. Nel 1885 sposa Emanuele Roberto Vincenzo Francesetti conte di Mezzenile, capitano di fanteria, da cui ha due figli: Massimiliano e Antonio. Il Castello di Mezzenile (in provincia di Torino), viene frequentato dalla famiglia.

Vive e lavora per anni presso la Villa Alle Querce di Firenze.

Sconosciuti la data e il luogo del decesso.

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