Arte al femminile (77)

Self-PortraitCon il termine rococò s’intende l’arte che si sviluppa in Europa nella prima metà del Settecento. Il Settecento è un secolo più laico rispetto al precedente: anche l’arte si appresta, in quanto interprete dei tempi, a divenire più laica. In campo sociale è evidente il declino dell’aristocrazia, a favore di nuove classi sociali emergenti (in particolare la grande borghesia) che acquisteranno sempre più un ruolo di egemonia politica. La trasformazione non avviene per caso: i nuovi orizzonti aperti sia a Occidente (con la scoperta dell’America) sia a Oriente, con la conquista dei territori e dei mercati asiatici, producono una rivoluzione straordinaria in campo economico. Ciò che produce la ricchezza non è più la proprietà terriera (monopolio delle classi aristocratiche) ma sono i commerci e le industrie, per le quali è richiesto spirito di iniziativa e di avventura, che di certo l’aristocrazia non possiede. Sia il clero che la nobiltà, che hanno retto le sorti dell’Europa fino a questo momento, cominciano a declinare, fino alla crisi definitiva aperta dalla Rivoluzione Francese alla fine del secolo. L’arte, soprattutto nella prima metà del secolo, è laica, mondana e ancora aristocratica ( le corti e l’aristocrazia sono i principali committenti). Niente più atmosfere cupe e angosciose, ma colori vivaci, scene chiare, immagini di gioiosa allegria e vitalità. Rispetto al barocco, la base estetica rimase la stessa: l’arte è soprattutto decorazione. È un qualcosa che si ricerca per abbellire.

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Elisabeth Sophie Chèron fa parte del gruppo di artiste che gravitano attorno alla corte di Luigi XIV, in un ambiente competitivo e un po’ “decadente”. Nasce a Parigi nel 1648. Suo padre, Henri Chèron, nativo di Meaux, ritrattista, incisore e scrittore, le insegna i rudimenti della sua arte. Questi è calvinista e cerca di influenzare la figlia, ma la madre, Marie Lefebre, fervente cattolica, consiglia a Elisabeth, giovinetta, di passare un anno in convento: questo fa sì che diventi una fervente cattolica, abiurando al protestantesimo a Saint-Sulpice nel 1665. A 22 anni viene ammessa all’Accademia reale di Pittura e Scultura come ritrattista, con il patrocinio del pittore Charles le Brun. Espone vari suoi quadri al Salon e, nello stesso tempo, si cimenta in poesie e traduzioni. Suona magistralmente i maggiori strumenti a corda e a tastiera dell’epoca. Conosce l’ebraico, il greco e il latino, di cui è attenta traduttrice. Si dedica alla poesia: scrive testi per composizioni musicali di altri autori. Studi degli anni ’30 hanno ipotizzato che Elisabeth abbia scritto le parole per la musica composta da Jean- Baptiste Drouard de Bousset e da Antonia Bembo, musicista, compositrice e cantante italiana, entrambi artisti della corte di Luigi XIV. Per le sue composizioni poetiche diventa membro dell’Accademia dei Ricovrati di Padova nel 1699, con il nome accademico di Erato (musa della musica e della poesia). Viene chiamata la “Saffo del suo tempo”. Figlia affettuosa, dedica gran parte dei suoi guadagni al fratello Louis, che studia arte in Italia. Questi sarà poi costretto ad andare in esilio a Londra, in seguito alla revoca dell’editto di Nantes, non volendo convertirsi al cattolicesimo. Per questo motivo Elisabeth, cattolica intransigente, non gli lascia alcuna eredità, nominando la nipote Anne Delacroix propria erede universale. A corte conosce il marito, Jacques Le Hay, ingegnere del re, sessantenne, che sposa nel 1692, a 44 anni, conservando il proprio cognome. Questo matrimonio in tarda età suscita sorpresa e stupore tra le sue conoscenze, perché in tanti anni Elisabeth non ha mai accettato proposte matrimoniali, neanche da uomini più giovani e avvenenti. Ella stessa d’altronde definisce il proprio matrimonio “un’unione filosofica”. Nella sua casa si circonda di menti brillanti e frequenta circoli di cultura rinomati. Riceve a fine carriera una pensione dalla Corte.

Muore nel 1711 ed è sepolta nella chiesa di Saint-Sulpice a Parigi. Le seguenti righe furono scritte sotto il suo ritratto nella chiesa: «L’insolito possesso di due talenti squisiti renderà Chèron un ornamento alla Francia per tutto il tempo. Nulla, salvo la grazia del suo pennello, potrebbe eguagliare le eccellenze della sua penna

“Il suo gusto squisito nella composizione delle canzoni…la raffinatezza e la spiritualità dei suoi dipinti erano le caratteristiche su cui si basava la sua fama…”

Sembra quasi un’artista rinascimentale, per la passione per l’arte classica, l’eleganza e l’equilibrio delle forme. Molti i suoi autoritratti.

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