Arte al femminile (329)

Un importante evento che segnalo è la mostra: La città delle donne. Pittura femminile a Vienna tra il 1900 e il 1938. Museo Belvedere- Vienna (fino al 19 maggio 2019)

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Nel post precedente ho ricordato Tina Blau (v.n.328), pittrice viennese formatasi all’Accademia di Monaco di Baviera. Nel 1897 il pittore Adalbert Franz Seligmann fonda la Scuola d’Arte Femminile a Vienna, perché sensibile al problema della discriminazione di cui erano oggetto le donne nel mondo accademico artistico. Egli offre a Tina la cattedra di paesaggio e natura morta. I corsi dell’artista sono molto apprezzati da allieve entusiaste, per lo più provenienti da famiglie benestanti, sensibili alle aspirazioni artistiche delle figlie.

Vienna è nell’Ottocento un importante centro culturale. Vi si radunano musicisti, pittori, scultori, scrittori…Sono presenti in campo artistico donne di valore.

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Teresa Feodorowna Ries nasce a Mosca nel 1874 da una famiglia ebrea benestante, che la incoraggia nello sviluppo delle sue attitudini. Viene mandata a Parigi per i primi studi e quindi s’iscrive all’Accademia delle Arti di Mosca. Come molte artiste del tempo, non può seguire corsi di anatomia, il che costituisce un limite per la sua preparazione.

Sposatasi giovanissima, perde il primo figlio e in seguito divorzia.

Si dedica alla scultura, ma in Accademia non viene compresa, viene ostacolata, derisa e infine espulsa dopo un diverbio con un insegnante.

Si trasferisce a Vienna con la famiglia e studia privatamente. A 21 anni espone i suoi lavori, ma una sua scultura fa scandalo, in quanto raffigura una donna nuda intenta a sistemarsi i piedi.

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Teresa deve lottare tutta la vita contro la discriminazione razziale, in quanto ebrea, e contro la discriminazione sessista. I pregiudizi sulle donne che vogliono scolpire sono persino superiori a quelli sulle pittrici. Stimata da Klimt, che la incoraggia, espone a Parigi nel 1900 e a Roma nel 1911. Nel 1901 entra a far parte di un gruppo di 8 artiste che espongono nel Salon Pisko, senza ottenere l’adeguata attenzione. Nel 1928 pubblica un libro di memorie.

In seguito alle leggi razziali del 1938 il suo studio viene espropriato, le sue opere indicate come arte degenerata e in gran parte distrutte. Nel 1943 deve lasciare Vienna, per evitare la deportazione. Si rifugia a Lugano, dove rimane sino alla morte, nel 1956.

Per molti anni le sue opere sono dimenticate.

Lo scultore Rodin riconobbe il suo ingegno, tanto che quando vide le opere di Tina le strinse la mano, dicendole: “Noi siamo parenti”.

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