Arte al femminile (121)

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La scarsa visibilità delle donne artiste permette loro di affrontare gli sconvolgimenti sociali della fine del ‘700 senza essere eccessivamente penalizzate nel proprio lavoro. Esse lavorano per lo più in ambienti domestici e i loro soggetti sono ritratti e momenti del quotidiano.

Marie-Gabrielle Capet nasce a Lione nel 1761. Di condizioni economiche modeste, figlia di un domestico, cerca la propria strada nel settore artistico. Si reca giovanissima a Parigi, dove entra nell’atelier di Adélaide Labille-Guyard, pittrice celebre per i ritratti e membro dell’Accademia Reale (v.n.32). Fino al 1785 le sue opere sono presentate al Salone della Gioventù. Spedisce due ritratti ufficiali al Salon de la Correspondance e un pastello viene esposto. Per una critica favorevole, o grazie ai contatti stabiliti come assistente di Adélaide Labille-Guyard, Marie-Gabrielle comincia a ricevere delle committenze. Adélaide le fornisce un alloggio e Marie Gabrielle vive con lei anche dopo il matrimonio di Adélaide con il pittore Francois Vincente. Tra i suoi modelli ci sono personaggi allora famosi, come Madame Longrois, moglie del maggiordomo di Fontainebleau, il reverendo Padre Moisset, superiore generale dell’Oratorio, e membri della famiglia reale, tra cui Madame Adelaide e Madame Victoire de France, le figlie di Luigi XV.

Al Salon del 1791, Marie-Gabrielle espone delle miniature, che continua a produrre per il resto della sua vita.

Affronta la tempesta della rivoluzione, continuando a dedicarsi alla pittura sia a pastello che a olio. Vive le contraddizioni del suo tempo, mantenendosi in bilico tra atmosfere rococò e novità del neoclassicismo. In parecchi ritratti rappresenta altri artisti del suo tempo. La Commissione degli artisti, istituita durante la rivoluzione, la premia per due ritratti. Nel 1800 i suoi modelli cambiano, in relazione all’avanzare di nuovi ceti sociali, e diventano: ufficiali, funzionari delle colonie e qualche dama di Spagna. Nel 1814 presenta il suo primo esempio di quadro “storico”, una rappresentazione mitologica della dea della salute.

Muore nel 1816.

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Arte al femminile (115)

Il Neoclassicismo è la tendenza artistica, tipica della seconda metà del ‘700 e dell’epoca napoleonica, ispirata all’estetica dei classici greci e romani. Cerca di recuperare i principi di armonia, compostezza, equilibrio e proporzione che caratterizzano l’arte degli antichi greci e romani. Si sviluppa anche grazie alle numerose scoperte archeologiche fatte in questo periodo. Si ricordano, ad esempio, gli scavi di Pompei, avviati intorno al 1740 da Carlo di Borbone, re di Napoli.

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Anne Seymour Damer  *oil on canvas  *125.7 x 99.1 cm  *1773

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Anne Seymour Damer è un’altra importante scultrice del Settecento. Nasce nel 1749 a Sevenoaks, nel Kent, in una facoltosa famiglia aristocratica, unica figlia del feldmaresciallo Henry Seymour Conway e di Caroline Bruce, figlia di John Campbell, quarto duca di Argyll e vedova del terzo conte di Ailesbury. Nel 1767 sposa giovanissima Giovanni Damer, figlio di lord Milton, più tardi primo conte di Dorchester. La coppia può vivere nel lusso, perché lord Milton dà loro un reddito cospicuo e Anne eredita grandi fortune anche dai propri genitori, ma la giovane cerca una propria realizzazione personale, studiando e dedicandosi a varie attività artistiche. Il matrimonio è infelice e nel 1774 la coppia si separa: Giovanni Damer si suicida nel 1776, lasciando notevoli debiti.

La carriera artistica di Anne si sviluppa nel corso della vedovanza. Inizia a viaggiare in Europa, per visitare musei e centri artistici. Donna di spirito, si racconta che sia rapita durante una tappa del suo itinerario e poi rilasciata illesa a Jersey, isola del canale della Manica. Non si scoraggia e fa una sorta di Gran Tour in visita ai più grandi personaggi del suo tempo. Si reca a Firenze e a Napoli, dove viene introdotta negli ambienti artistici e aristocratici. A Parigi conosce la scrittrice Mary Berry, di cui diventa grande amica. Dal 1818 va a vivere a Twickenham, un rione londinese. Muore nel 1828, a 79 anni, nella sua casa di Londra. Si fa seppellire insieme ai suoi strumenti di scultore, al suo grembiule da lavoro e alle ceneri del suo cane preferito.

Anne ha come tutore Horace Walpole, letterato, amico di famiglie e cugino. Walpole la segue durante i frequenti viaggi all’estero dei genitori e la considera come una figlia. Come ispiratore Anne ha il filosofo David Hume, segretario del padre, che la incoraggia a sviluppare le sue abilità nella scultura. Conosce benissimo il latino e il greco. Prende lezioni di modellazione da Giuseppe Ceracchi, scultore affermato, d’intaglio del marmo da John Bacon e di anatomia da Cumberland Cruikshank (chimico e anatomista). Espone sue opere dal 1784 al 1818, in qualità di membro onorario della Royal Academy. Il suo stile è neoclassico e utilizza vari materiali: dalla terracotta al bronzo al marmo. I suoi soggetti sono tratti dal mondo aristocratico (amici e conoscenti), dall’ambiente degli attori teatrali, dalla mitologia classica e dal mondo animale. Anne si cimenta anche nella scrittura, pubblicando un romanzo, “Belmour”, nel 1801. Partecipa a varie recite amatoriali, essendo grande appassionata di teatro.

Intraprendente ed eclettica, suscita spesso pettegolezzi per l’abbigliamento mascolino, i modi anticonvenzionali e la stretta amicizia con Mary Berry. In un opuscolo satirico del 1789 viene ridicolizzata per il fatto di scolpire anche nudi maschili. Di lei rimangno ritratti e sculture, che ne evidenziano la bellezza e il fascino.

Sue opere si trovano nella National Portrait Gallery di Londra, nel museo Twickenham, nel Victoria and Albert Museum e in collezioni private.

by Anne Seymour Damer (nÈe Conway), marble bust, circa 1788

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Arte al femminile (114)

Nel periodo convulso della Rivoluzione Francese, il ritratto rimane in auge, richiesto sia da esponenti della classe dirigente ormai al tramonto che dai poteri emergenti. Esso documenta cambiamenti di costume e risponde all’esigenza di lasciare traccia di sé, inserendosi nel flusso della storia.

Collot

Marie Anne Collot nasce a Parigi nel 1748. A 15 anni diventa allieva dello scultore Jean-Baptiste Lemoyne, che ha un’influenza decisiva sulla sua carriera come ritrattista. Passa poi nel laboratorio dello scultore Etienne Maurice Falconet, di cui diventa collaboratrice. Il suo talento precoce si manifesta sia nella scultura che nel ritratto. Realizza busti in terracotta di uomini illustri: del Diderot, del Grimm, del principe Dmitri Galitzine, ambasciatore di Russia. Tutti riconoscono il talento della giovane ragazza, la sua onestà e la sua vivacità. Il Falconet la porta con sé in Russia, a Pietroburgo, quando viene chiamato alla corte di Caterina II, negli anni 1766-1778. Le affida l’esecuzione della testa della statua colossale di Pietro il Grande e il modello d’una riduzione da cui egli trae piccoli bronzi. Marie Anne gode il favore dell’imperatrice Caterina II, cui fa parecchi ritratti e che le ordina il bellissimo busto del Falconet (ora all’Ermitage). Nel dicembre 1766 presenta un lavoro all’Accademia Imperiale delle Belle Arti, che l’accoglie come membro effettivo nel 1767, garantendole una pensione annua. Nel 1777 sposa a San Pietroburgo il pittore Pierre Etienne Falconet, figlio del suo maestro. Il matrimonio risulta infelice ed effimero, per il comportamento violento del marito, così che Marie Anne nel 1778 torna in Francia con la figlia Marie-Lucie, nata nel frattempo. Nel 1782 viene ospitata in Olanda dalla sua amica, principessa Galitzine, ed esegue, tra gli altri, i busti in marmo del luogotenente Guglielmo V e di sua moglie Federica Sofia Guglielmina (museo dell’Aia). In Olanda si dedica completamente alla scultura, all’educazione di sua figlia e alla cura del suocero ammalato, che muore poi nel 1791. La rivoluzione sconvolge tutto questo mondo di artisti, filosofi e scrittori. Ritornata in Francia, si rifugia a Marimont, nella Lorena, conducendo una vita tranquilla sino alla morte nel 1821.

Suoi lavori si trovano nel Museo e nel Palazzo di Marmo di San Pietroburgo, al Louvre, nel Museo delle Belle Arti di Nancy e in collezioni private.

BOO73714 Portrait Bust of Catherine II (the Great) (1729-96), 1770s (marble) by Collot, Marie-Anne (1748-1821) marble height: 48 Hermitage, St. Petersburg, Russia French, out of copyright

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BAL73715 Portrait Bust Etienne Maurice Falconet (1716-91), 1773 (marble) by Collot, Marie-Anne (1748-1821) marble height: 45 Hermitage, St. Petersburg, Russia French, out of copyright

Arte al femminile (112)

Marie Anne Gérard Fragonard è conosciuta soprattutto per essere stata la moglie di Jean-Honoré Fragonard, uno dei principali pittori francesi del XVIII secolo. I due artisti si sposano nel 1769 e hanno nello stesso anno la prima figlia, Rosalie. Di Marie-Anne si sa che è originaria di Grasse (Provenza), dove nasce nel 1745, che è sorella di Marguerite Gerard (altra notevole artista) e che è una pregevole pittrice, specializzata in ritratti in miniatura. Il marito ottiene i favori del re Luigi XV, perché dipinge quadri galanti, con sottintesi erotici, che riscuotono grande successo presso la licenziosa corte francese. Nel 1780 nasce Alexandre Evariste, che sarà pure pittore. Nel 1788 muore la figlia Rosalie, a Cassan, vicino a Parigi, lasciando Marie Anne in grande disperazione. La famiglia ha difficoltà economiche quando la rivoluzione francese abbatte la nobiltà, principale sponsor degli artisti di allora. Nel 1805 tutti i Conservatori del Louvre sono espulsi per Decreto Imperiale e Fragonard perde il posto, che il pittore David è riuscito a trovargli. Fragonard e la moglie si ritirano a Grasse, dove il pittore muore nel 1806, quasi dimenticato, nonostante la fama che l’ha accompagnato per gran parte della vita. Marie Anne muore nel 1823.

Suoi lavori si trovano al Metropolitan Museum e in collezioni private. Molti i personaggi famosi che figurano nelle sue miniature: tra questi il piccolo Luigi XVI, a testimonianza del prestigio di cui godeva questa pregevole artista.Un soggetto a lei congeniale è il mondo dell’infanzia, con ritratti pieni di tenerezza e dai colori delicati.

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Arte al femminile (111)

Scoperta nel Settecento in Francia da Jean Baptiste Le Prince (pittore e incisore), la tecnica dell’Acquatinta è molto simile all’Acquaforte: assai complessa, è la più adatta alla stampa colorata. La si ottiene in due modi: applicando direttamente col pennello, sul metallo nudo, l’acido, delimitandone il campo d’azione con vernici resistenti alla morsura, oppure per mezzo di speciali preparazioni dette grane. Sulla lastra metallica, opportunamente scaldata, viene fissata della polvere di asfalto in modo da rendere la lastra granulosa. L’acido nel quale viene immersa la lastra corrode (morde) il metallo penetrando tra un granello di polvere e l’altro e la lastra ottenuta mostra una superficie spugnosa che, inchiostrata, crea effetti sfumati simili all’acquarello e tipici di questa tecnica.

Maria Katharina Prestel nasce nel 1747 a Norimberga. Il padre Thomas Holl è mercante. Di lei si sa pochissimo. Ottiene le prime lezioni di disegno e pittura in miniatura da Leonhard Fischer, ritrattista. Studia poi la tecnica dell’acquatinta con Johann Gottlieb Prestel, che poi sposa nel 1772. Il matrimonio però va presto in crisi: nel 1783 Maria Katharina si trasferisce a Francoforte sul Meno, su invito di Heinrich Sebastian Husgen. La coppia si separa nel 1786, quando Maria Katherina si trasferisce a Londra. Qui lavora nel laboratorio di John e Giosia Boydell. Si appassiona alla riproduzione di piante e pare abbia collaborato all’illustrazione di un libro sulle esplorazioni di James Cook. Muore nel 1794.

Il suo nome figura nel 1905 nel testo “Women painters in the world”

Suoi lavori si trovano nel British Museum.

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Porträt Maria Katharina Prestel (1747 – 1794)

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Arte al femminile (110)

Il Museo Nazionale delle Donne nelle Arti (NMWA), con sede a Washington, è l’unico museo dedicato esclusivamente alla celebrazione delle conquiste delle donne nelle arti visive. Istituito nel 1981 da Wallace e Wilhelmina Holladay, viene aperto nel 1987.

I signori Wallace e Wilhelmina hanno incominciato a collezionare opere d’arte nel 1960. Durante i loro viaggi all’estero, rimangono colpiti dai dipinti di Clara Peeters (pittrice fiamminga del XVII sec., v.n.58) e cercano informazioni su di lei nei testi ufficiali di storia dell’arte, non trovando niente in proposito. I coniugi decidono allora di organizzare una mostra permanente, per far conoscere opere di artiste, partendo dalla donazione dei quadri in loro possesso. Nel 1983 acquistano un edificio di ben 700 metri quadri, un ex tempio massonico, primo nucleo del futuro museo. L’inaugurazione avviene nel 1987, con una mostra dedicata alle pittrici degli anni 1830-1930. Alla compositrice Ellen Taaffe Zwilich viene commissionato per l’occasione un concerto per due pianoforti e orchestra, ispirato a cinque dipinti della collezione permanente. Nel 1997 il museo viene ingrandito con l’aggiunta di due nuove gallerie e un salone da ricevimento.

Wilhelmina si dedica con passione al progetto, incrementandolo con la creazione di comitati in vari paesi, per dare opportunità educative ai bambini, attraverso collaborazioni con scuole e gruppi delle comunità locali. Incoraggia lo sviluppo delle arti in vari luoghi, offrendo opportunità di partecipazione anche agli adulti: il suo lavoro è gratificato da numerosi riconoscimenti ufficiali.

Attualmente la collezione permanente comprende più di tremila opere. Tra i dipinti più antichi vi è Il ritratto di un nobile, lavoro di Lavinia Fontana (v.n.40) del 1580. All’attività del Museo si collega anche l’organizzazione di numerose mostre itineranti.

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Marie- Genevieve Navarre è una pittrice francese di cui si sa molto poco. Nasce nel 1737 a Parigi ed è attiva nel periodo 1762-1776. Si specializza nel fare ritratti a pastello.

La moda del ritratto a pastello è introdotta in Francia da Rosalba Carriera (v.n.7), che lavora per l’élite parigina dal 1720 al 1721. Marie rimane affascinata da questo modo di ritrarre e i suoi lavori si caratterizzano per l’abilità tecnica, il realismo e il calore espressivo.

Suo insegnante pare sia stato Maurice Quentin de La Tour.

Marie riproduce, su richiesta, opere d’arte già esistenti: si dedica anche alla miniatura. Espone presso l’Hotel d’Aligre in Rue St.Honoré nel 1762 e 1764, con Adelaide Labille Guiard (v.n.32). Presenta alcuni quadri al Salon. Si cimenta anche con i colori a olio, ma i pastelli danno risultati migliori, secondo i critici, permettendo sottili variazioni di colore, che aumentano la naturalezza del ritratto.

Si sposa, ma il matrimonio ha breve durata e divorzia nel 1779.

Muore a Parigi nel settembre 1795.

Nella collezione permanente del Museo Nazionale delle Donne nelle Arti di Washington si conserva un suo Ritratto di giovane donna del 1774.

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Arte al femminile (109)

Il secolo che intercorre tra il 1667 e il 1763 fu tormentato da un susseguirsi di guerre pressoché continue. La Francia fu in guerra per 53 anni, l’Inghilterra e l’Olanda per circa 40, la Russia per 33 anni. Non erano più, come nei secoli passati, guerre di religione, il cui scopo era l’annientamento dell’avversario e della sua fede. Le guerre di questo secolo furono guerre esclusivamente territoriali, cioè guerre il cui scopo era il possesso di aree in Europa o nelle colonie per stabilire un nuovo equilibrio tra gli Stati. Da questo punto di vista, è evidente che anche l’insediamento di una dinastia o di un’altra su un trono vacante assumeva lo stesso valore di una conquista territoriale. Le grandi famiglie regnanti in Europa erano tutte imparentate tra loro e sovente, in assenza di eredi diretti, in molti potevano rivendicare il trono. Le guerre di successione del Settecento furono dei pretesti per modificare i rapporti di forza tra gli Stati.

L’arte rispecchia i tempi e molti sono i dipinti di carattere “documentario”. I ritratti e le nature morte rimangono generi considerati adatti alle donne artiste, cui sono precluse spesso altre esperienze. I ritratti diventano sempre più personalizzati, svincolati da modelli ufficiali.

 Ulrica Frederika Pasch nasce a Stoccolma nel 1735. La sua è una famiglia di artisti: il padre è il pittore Lorenz Pasch il Vecchio, la madre è Anna Helena Beckamn. Suo nonno, il pittore Dancward Pasch è emigrato in Svezia da Lubecca. Dopo la morte del nonno nel 1727, lo studio di famiglia viene gestito dalla nonna Judith Larsdotter, fino a quando non viene rilevato dallo zio paterno Johan Pasch nel 1734. La cugina Margareta Stafhelle è un’ artista esperta in calcografia.

Avendo dimostrato talento precoce, come succede normalmente in questi casi, Ulrica viene addestrata dal padre nell’arte della pittura. Il padre non riesce ad adattarsi al nuovo stile pittorico e la famiglia ha molte difficoltà economiche, tanto che Ulrica, dopo la morte della madre nel 1756, diventa governante nella casa di uno zio materno rimasto vedovo, l’orafo Gustaf Stahell. Lo zio le permette di dipingere e Ulrica diventa una ritrattista che riceve molte commissioni. Con i proventi della vendita dei suoi quadri riesce a mantenere il padre e la sorella Hedvig Lovisa. Nel 1766 il fratello Lorenz, pittore professionista, torna in Svezia, dopo un lungo periodo passato all’estero. I due fratelli iniziano a lavorare insieme. Si dice che collaborino in armonia, con reciproco rispetto. Ulrica muore nel 1796, a 60 anni.

Ulrica ha avuto una carriera attiva e piena di successo fino alla morte, servendo sia i membri della corte svedese che l’aristocrazia locale. Viene descritta come persona umile, accomodante e divertente. Non si stancava mai e aveva grande pazienza. Non era bella, ma aveva una grazia accattivante.

Ulrica ha fatto parte Dell’Accademia Reale Svedese delle Arti dal 1773, ma, a differenza dei colleghi uomini, non ha mai ricevuto una pensione dalla corona, nonostante i ripetuti appelli fatti in proposito.

Suoi lavori si trovano in collezioni private e nel Museo Nazionale di Stoccolma.

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Arte al femminile (108)

Lady Diana Beauclerk, nasce nel 1734, figlia primogenita di Charles Spencer, quinto conte di Sunderland e terzo duca di Marlborough, e di Elisabeth Trevor, detta “la bella”. Ha quattro fratelli: Elisabeth, George, Charles e Robert. La sua è una famiglia illustre: il padre ha una natura affettuosa e gentile ed è molto attaccato alla moglie e ai figli. Diana cresce in un ambiente sereno. In età precoce viene introdotta alla pratica artistica: Joshua Reynolds, pittore famoso, uno dei fondatori della Royal Academy of Arts, è amico di famiglia e la incoraggia a dedicarsi alla pittura. Diana inizia osservando e copiando opere di artisti famosi. Diversi pastelli risalenti all’età giovanile dimostrano che ha studiato Rubens. Il primo, eseguito a 11 anni, è una riproduzione che evidenzia spirito di osservazione e intelligenza artistica. Il Parco che circonda il palazzo di famiglia e il vecchio maniero di Woodstock le forniscono soggetti neo-romantici. Nel 1757, a 23 anni, sposa Frederick St.John, visconte di Bolingbroke, suo coetaneo: soprannominato “Bully”, è un giovane affascinante e di bell’aspetto, ma anche violento e dissoluto. Lei è una bella ragazza, colta e raffinata: alta, magra, con capelli castani e occhi grigi. Il matrimonio sembra vantaggioso, garantendole ricchezza e prestigio sociale, ma il marito continua la vita di celibe spensierato, ricordandosi saltuariamente della moglie. Egli colleziona amanti, si dedica al gioco e si riempie di debiti. Dal 1762 al 1768 Diana diventa dama addetta alla camera da letto della regina Carlotta: è nota come “Lady D” (come capiterà alla sua omonima negli anni ’80). Il suo matrimonio è infelice, tanto che Diana nel 1768 presenta una petizione per ottenere il divorzio. Questa richiede un atto del Parlamento, che concede il divorzio dopo un mese dalla domanda. (Fino al 1857 la possibilità di divorzio è un privilegio dei ricchi!). Il 10 agosto Diana è ufficialmente sciolta dal vincolo matrimoniale e il 12 agosto sposa Topham Beauclerk di Old Windsor, con cui pare avesse una relazione. Ha quattro figli: Anne, che muore ad appena sette mesi, le gemelle Elisabeth e Mary Day e Charles George. Con il marito frequenta i salotti londinesi. Il signor Beauclerk è descritto come uno spirito brillante, buon parlatore, amante dell’arte e della letteratura. Anche lui si dimostra ben presto un pessimo marito, dedito alla vita notturna. In questo periodo Diana può dedicarsi all’arte che ama, producendo una serie di lavori di cui purtroppo rimangono tracce limitate. Si conservano i suoi disegni per le ceramiche Wedgewood, per le incisioni Bartolozzi e acquarelli di ispirazione pastorale, con riferimenti mitologici. Si diverte a fare ritratti e caricature di amici e parenti. Quando il marito muore nel 1780, Diana deve affrontare problemi finanziari e condurre una vita meno agiata. Muore nel 1808.

Nella prima metà degli anni ’90 un suo ritratto, appeso in Kenwood House, Hampstead Heath, a Londra, recava la curiosa didascalia “Lady Diana, nota soprattutto per l’infelicità del suo primo matrimonio”.

Festeggiata e ammirata dai contemporanei, soprattutto per i suoi disegni di bambini, amorini infantili e baccanti, Diana è presto stata dimenticata come artista.

Alcune opere si possono ammirare al Brooklyn Museum e al British Museum.

Di lei rimangono molti ritratti, che ne testimoniano la grazia e la bellezza.

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Arte al femminile (105)

Ciò che più caratterizza la pittura settecentesca è la rappresentazione dell’”attimo fuggente”: l’istante legato a sensazioni o emozioni. Queste sensazioni o emozioni sono quelle in genere prodotte dall’essere in un luogo e in uno spazio specifico: guardare un chiaro di luna in riva a un lago, essere all’ombra di un accogliente boschetto in piacevole conversazione, passeggiare in campagna…

In genere le situazioni rappresentate sono di tipo mondano: feste, balletti, concerti, spettacoli, pranzi all’aperto, battute di caccia, momenti di corteggiamento. Le novità maggiori vengono soprattutto dalla Francia, nazione che si appresta, agli inizi del Settecento, ad assumere il ruolo di baricentro artistico europeo, ruolo che di fatto conserverà fino alla metà del Novecento.

I ritratti si caratterizzano per i colori brillanti, luminosi e sembrano anch’essi cogliere le persone all’interno di una situazione specifica, evidenziando un’espressione, un gesto, un contesto.

Marianne Loir nasce a Parigi nel 1715, figlia dell’orafo Nicolas Loir e di Jeanne Le Hericher. La sua famiglia è numerosa: ha quattro fratelli e due sorelle. Riceve i primi insegnamenti da Jean Francois de Troy, pittore di storia e di genere, direttore dell’Accademia di Francia a Roma, dove Marianne rimane dal 1738 al 1746. Nel 1740 sposa Pierre Caen, da cui ha una figlia, Monique Francoise. Nel 1765 lascia Parigi e va in Provenza. Diventa membro dell’Accademia di Belle Arti di Marsiglia. Ritorna a Parigi, dove muore nel 1769, a 54 anni.

Specializzatasi nell’arte del ritratto, di lei rimangono 10 dipinti certi, datati e firmati, realizzati tra il 1745 e il 1769, conservati in collezioni private.

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Arte al femminile (103)

La storia della lavorazione dell’argento si perde nella notte dei tempi: i vasi d’argento più antichi sono stati ritrovati in tombe sumeriche tremila anni prima di Cristo. I Romani sono stati grandi appassionati di argenti: dopo di loro si ha un lungo periodo di decadenza fino al Rinascimento, quando l’argento ritorna prepotentemente nella vita di tutti i giorni con piatti e posate, brocche, soprammobili e candelieri. Dal terzo millennio a.C. e fino quasi al termine del XVIII secolo la lavorazione dell’argento è completamente manuale, viene cioè eseguita con l’ausilio di  semplici utensili, come martelli di varia forma e foggia, bulini, arnesi per intagliare e cesellare. La rivoluzione industriale, che ha il suo avvio in Inghilterra, porta un progressivo e profondo mutamento delle tecniche di lavorazione. Già a cavallo tra il XVIII e XIX secolo esistono macchine come il tornio e la pressa e comincia la fioritura di aziende che producono parti prefabbricate di teiere, caffettiere ed altri oggetti fatti in serie per stampaggio o fusione. Ciò non toglie che la lavorazione dell’argento rimanga un’arte raffinata, in cui si distinguono anche alcune donne, soprattutto in Inghilterra.

 

Hester Bateman nasce a Londra nel 1708, figlia di John Neden o Needham ed Elizabeth. La sua è una famiglia di modeste condizioni economiche. Non vi è alcuna traccia della sua infanzia. Pare che abbia ricevuto poca o nessuna istruzione formale. Nel 1732 sposa John Bateman, orafo e argentiere, presentatole dal fratello. Dal matrimonio nascono 6 figli. Nel 1760 il marito muore di tubercolosi, lasciando alla moglie la gestione della propria bottega artigianale. Hester assume il compito di condurre l’azienda di famiglia, con un proprio marchio “HB” ufficialmente registrato al Goldsmiths’Hall nel 1761. L’artista lavora anche per altri argentieri, per cui non tutti i suoi lavori sono facilmente attribuibili. Dal 1774 viene affiancata dai figli Jonathan e Peter. Energica e scaltra nel mondo degli affari, possiede abilità e gusto eccezionali. Usa una tecnologia molto avanzata per i tempi, in modo da competere con altre aziende similari. La famiglia si specializza in argenteria per la casa in stile neoclassico: scatole da tè, brocche, vassoi, saliere, etichette per vino, vassoi e calamai… Il suo lavoro è caratterizzato dal brillante taglio, dall’incisione precisa e dalle raffinate bordure.

Nel 1791 Hester si ritira all’età di 82 anni, lasciando ai figli il compito di continuare la tradizione familiare. Si trasferisce in casa della figlia rimasta vedova. Muore nel 1794.

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