Arte al femminile (286)

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Elin Danielson nasce nel 1861 a Norrmark, piccolo villaggio vicino a Pori nel golfo di Bosnia. I genitori (Karl e Amalia Rosa Gestrin) sono di origine svedese, da alcune generazioni stabilitesi in Finlandia. Elin trascorre l’infanzia in campagna, nella fattoria di famiglia. Nel 1872 il padre, piccolo proprietario terriero, si suicida, lasciando la moglie e le piccole Elin e Rosa (Titty) in condizioni economiche disastrate. Le tre donne sono aiutate dallo zio Mauritz Gestrin, fratello di Amalia. Fin da bambina Elin rivela inclinazione per l’arte, pertanto nel ’76 si trasferisce a Helsinki, e sotto la protezione degli zii Mauritz e Clara, frequenta la scuola di Disegno della Società d’Arte Finlandese. Contemporaneamente, avendo bisogno di lavorare, Elin studia pittura applicata alla porcellana da Fanny Sundblad, che si era formata nelle manifatture di Sèvres e di Copenaghen. Dal ’78 segue i corsi dell’Accademia di Adolf Von Becker, scuola privata di pittura, dove apprende la tecnica a olio, si esercita a lungo sulla figura e sulla natura morta, e a riprodurre su tela oggetti di materiali diversi (vetro, tessuti, porcellana, metalli). A 19 anni debutta con una mostra improntata sul lavoro figurativo cui si è dedicata durante gli anni accademici. Elin riesce a diplomarsi come maestra di disegno per le scuole superiori: ha un carattere forte, indipendente e grintoso, si mantiene realizzando su ordinazione decorazioni in porcellana e dando lezioni di disegno. A 23 anni, una borsa di studio ottenuta dal Senato (alla quale altre ne seguiranno nell’84 e nell’88) le consente di abbandonare l’insegnamento e di raggiungere Parigi, città dove tutti i giovani scandinavi desiderano continuare a perfezionare gli studi. Elin, che ama stare tra la gente e conoscere persone stimolanti, s’integra rapidamente nella colonia di artisti nordici insediati a Parigi. Frequenta i corsi di pittura dell’Accademia Colarossi: per la prima volta può accedere allo studio del nudo. Parigi la esalta e stimola la sua ansia di conoscenza: frequenta ripetutamente i Salons. È ben inserita nell’ambiente del naturalismo francese. L’amica scultrice Sigrid Forselles la introduce nell’atelier di Auguste Rodin, dove apprende qualche elemento di arte plastica. Nell’estate dell’84 raggiunge la Bretagna, dove resterà fino alla primavera dell’85. Lavora a Pont-Aven e a Concarneau. Qui si applica al plein-air, giungendo a risultati di tutto rispetto, schiarendo la tavolozza e cominciando a sviluppare un particolare interesse per la luce.

Nell’86 rientra in patria e si divide tra Norrmark, Helsinki e Önningeby, piccola località nell’Isola Mariehamn nell’arcipelago Aland dove l’artista Victor Westerholm ha raccolto un bel numero di giovani talenti finnici, ai quali se ne aggiungono anche alcuni svedesi. Dal 1887 Elin comincia a raccogliere i primi successi espositivi e a conquistare una certa notorietà con i ritratti femminili. Si consolida la sua posizione in difesa della donna, le sue opere contestano convenzioni borghesi ed esaltano il ruolo femminile nella società contemporanea. Nel 1888 torna di nuovo a Parigi con una borsa di studio, allarga il cerchio delle conoscenze. Nel 1890 è in Finlandia, dove intreccia una relazione con lo scultore norvegese Gustav Vigeland al quale resta legata cinque anni. Per potersi mantenere si dedica sempre all’insegnamento del disegno, ma lavora anche realizzando paesaggi di sapore finnico e quadri d’ambiente che spesso provocano indignazione nel pubblico e nella critica. Dal 1891 al 1895 si divide tra Parigi e la Finlandia, viaggiando parecchio e soggiornando nelle grandi città europee (Copenaghen, Berlino, Pietroburgo, Venezia, Firenze…). La visita del 1895 in Italia suscita l’interesse e la curiosità dell’artista che, ottenuta una borsa di studio, nel gennaio del 1896 ritorna a Firenze per studiare i grandi maestri del passato, con la segreta speranza di entrare all’Accademia. In estate si reca ad Antignano (Livorno) e qui avviene il fatidico incontro con il pittore Raffaello Gambogi.

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I due poco dopo si fidanzano e nel febbraio del 1898 si sposano con un permesso speciale del Papa, perché Elin è protestante. Un mese dopo sono a Torre del Lago, dove alloggiano in una piccola casa su due piani con un giardino e un orto che viene coltivato da Elin. A Torre vivono nell’ambiente artistico formatosi intorno a Giacomo Puccini. Grande operosità e inventiva caratterizzano i primi tempi di unione degli sposi che ottengono premi e conferme critiche. Nell’autunno del 1899 Elin contrae il tifo e le viene consigliato di cambiare aria, per cui i coniugi decidono di trasferirsi ad Antignano. Nel 1900 Elin va a Parigi per ritirare una medaglia. Alla fine dell’anno ospita a Livorno l’amica pittrice Dora Wahlroos che intreccia una relazione con Gambogi, mettendo in crisi il matrimonio. Nascono le prime grandi incomprensioni e si parla di divorzio. Nell’estate del 1901 i Gambogi viaggiano per l’Europa e raggiungono la Finlandia. A Helsinki, dove hanno portato i quadri realizzati in Italia, partecipano a un’esposizione in cui hanno a disposizione un reparto tutto per loro, riscuotendo un notevole successo. Raffaello comincia a manifestare i primi segni di squilibrio mentale: tornano in Italia agli inizi del 1902 e il marito, totalmente sfornito di senso pratico, si appoggia sempre più alla moglie e le delega ogni incombenza. Elin è costretta a risolvere questioni di ordinaria amministrazione e a sacrificare sempre di più il tempo da dedicare all’arte. Il matrimonio è ancora in crisi, Elin è depressa, delusa e indecisa sul futuro. Alla fine dell’anno, senza il permesso del marito che avrebbe dovuto firmarle il passaporto, decide di partire e, passando prima da Londra e poi da Stoccolma, raggiunge la Finlandia. Nel 1903 espone a Turku e sul finire dell’anno decide di tornare in Italia nel tentativo di ricostruire una vita in comune con Raffaello. Nel 1905 i due si trasferiscono a Volterra, per tentare nuove cure. Seguono anni di solitudine, difficili e tormentati, di miseria, nei quali tuttavia continuano entrambi a dipingere. Elin spesso rientra in Finlandia (1907, 1909, 1911), mantenendo i contatti familiari e i rapporti con gli artisti amici. Il 1913 è l’anno che registra l’ultimo viaggio di Elin in patria: l’inizio della guerra non le consentirà più di tornarvi. Nel 1914 partecipa alla Biennale di Venezia con un “Autoritratto”, cui seguono molti altri appuntamenti artistici. Vive con il marito a Livorno, dividendo il tempo tra Firenze e Antignano.

Colpita da una polmonite, Elin muore nel 1919.

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