Le parole come salvezza…

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Mio padre fa la donna delle pulizie è un racconto in cui la voce narrante è quella del protagonista, Polo, un adolescente di una famiglia particolare. Il padre si guadagna da vivere facendo pulizie (da qui il titolo), la madre è disabile e assente, tutta presa dalle telenovelas televisive e la sorella cerca di vincere un concorso di bellezza, che le faccia cambiare vita. Polo aiuta il padre dopo la scuola. Ha difficoltà a farsi accettare dai compagni, è segretamente innamorato di Priscilla, l’amica del quartiere e ha i turbamenti e le tensioni di ogni adolescente. La sua famiglia è povera, vive in periferia, in un palazzone senza ascensore, con telefono che può solo ricevere chiamate, poco spazio e senza comodità. Polo cerca la propria via d’uscita e la trova nelle “parole”: quando aiuta il padre a pulire una biblioteca, legge di tutto e cerca di imparare il maggior numero di termini. Le parole turbinano nella sua mente, lo accompagnano e lo aiutano nei momenti difficili, sono come un’ancora di salvezza per lui e gli danno una forma di dignità. Nelle pagine dei libri trova rifugio e riscatto. Il padre è semplice, ma gli vuole bene e gli sta accanto con calore umano, anche se Polo spesso si vergogna di lui. Il ragazzo cerca il senso della vita e le parole per spiegarlo. Lo studio alla fine si rivela risolutivo…

Un romanzo brillante, tenero e delicato, in cui il rapporto padre/figlio è presentato con tutti i risvolti che lo caratterizzano.Una storia di emarginazione e riscatto raccontata con leggerezza.

“Mio padre fa la donna delle pulizie. Spesso, dopo la scuola, vado a dargli una mano. Perché così torniamo a casa prima. E anche perché è mio padre. Lucido, pulisco, strofino, aspiro, anche negli angoli. Piccolo e magro come sono, mi infilo dappertutto. Ma imparo, anche. Una parola alla settimana. Mica parole qualunque. Le parole che fanno paura. Quelle arroganti, superiori, sdegnose, trascendenti, quelle che possono farti fare la peggior figuraccia della tua vita se non ne conosci il significato. Quelle che si permettono di avere tre consonanti di fila, come astruso. O addirittura quattro, come instradare. E non è mica un errore di ortografia. […]“

“Scoprivo che un uomo poteva metterci quattrocento pagine per dire a una donna che l’amava. Quattrocento pagine prima del primo bacio, trecento prima di una carezza, duecento per osare guardarla, cento per confessarselo. Nell’epoca in cui s’inviano SMS per farsi una scopata, lo trovavo prodigioso, vertiginoso, folle, smisurato, stravagante, insensato, grandioso… Ecco, imparavo delle parole facendo le pulizie…”

“Perché leggere, dalle mie parti, è roba da froci. Ma non m’importa, nella peggiore delle ipotesi lo diventerò anch’io. Almeno avrei uno status”.

Saphia Azzeddine nasce ad Agadir in Marocco nel 1979. A nove anni va a vivere in Francia, dove continua gli studi, ottiene il diploma di maturità classica e si laurea in sociologia. Prima di dedicarsi alla scrittura lavora come giornalista e sceneggiatrice. Nel 2005 pubblica il primo romanzo, , Confidences à Allah. Nel 2011, esce il film Mon père est femme de ménage, di cui è scrittrice e regista, adattamento del suo secondo romanzo, pubblicato nel 2009.