Arte al femminile (239)

Roma rimane anche nell’Ottocento un centro attrattivo per gli artisti, come dimostra la vita di Lola Mora, scultrice, la cui esistenza trascorre tra Roma e l’Argentina. Questa artista ha un ruolo storicamente importante, sia per essere la prima donna scultrice in America latina, sia per essere anticipatrice di figure di donne libere, determinate e cosmopolite.

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Lola Mora (Dolores Candelaria Mora Vega Hernandez) nasce nel 1866 in Argentina. Non è certo il paese natio. Il padre è un commerciante e proprietario terriero di origine catalana, la madre è Regina Vega Sardina: Lola è la terza di sette figli, tre maschi e quattro femmine. Nel 1870 la famiglia si stabilisce nella città di San Miguel de Tucuman (centro nord dell’Argentina) e a sette anni Lola inizia gli studi nel Sarmiento College, scuola molto esclusiva, distinguendosi per le capacità intellettive e le attitudini per il disegno. Nel 1885, quando Lola ha 18 anni, perde entrambi i genitori. Nel 1887 arriva a Tucuman il pittore italiano Santiago Falcucci, originario di Chieti, professore di Disegno presso l’Accademia di Belle Arti della città natale e chiamato a insegnare presso la Escuela Normal. Lola diventa sua allieva. Con lui si avvia la sua strada di pittrice ritrattista. Impara a conoscere il neoclassicismo e romanticismo italiani, stili che influenzano la sua opera. Si mantiene facendo ritratti e diventa conosciuta, tanto che i suoi lavori sono richiesti anche da personalità della zona. Nel 1895 si reca a Buenos Aires per ottenere una borsa di studio, che le permetta di continuare i suoi studi in Europa. Il presidente Josè Evaristo Uriburu nel 1896 le concede un sussidio mensile di 100 pesos per due anni. Nel 1897 Lola è a Roma. Inizialmente segue corsi di pittura, poi incontra Giulio Monteverde, maestro nella lavorazione del marmo e decide di dedicarsi alla scultura. Apre uno studio a Roma, si lega ai circoli artistici e culturali della capitale e ottiene stima e rispetto. Il suo atelier di via Dogali è visitato da celebri personaggi dell’epoca, come la regina Margherita, Guglielmo Marconi e Gabriele D’Annunzio, per citarne alcuni. La stampa argentina s’interessa ai suoi progressi e riferisce dei suoi lavori, dei suoi viaggi in Europa, delle sue mostre e dei premi che riceve. Un auto-ritratto in marmo di Carrara vince una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Fa scandalo il fatto che scolpisca anche nudi, per cui spesso ottiene critiche negative dagli ambienti più conservatori. Viaggia regolarmente tra Roma e Buenos Aires, lavorando per parecchi committenti. Con la morte del presidente Julio Argentino Roca, viene osteggiata dagli avversari politici dello stesso. Nel 1909, a 42 anni, sposa Luis Hernàndez Otero, figlio di una potente famiglia, più giovane di 17 anni. Alla cerimonia non partecipano i familiari dello sposo, contrari al matrimonio proprio per questa differenza d’età. La coppia non ha una vita felice, tanto che il marito la lascia dopo cinque anni. Nel 1915 Lola torna definitivamente in Argentina. Un po’ alla volta abbandona la scultura e si appassiona al mondo del teatro e del cinema. Tenta varie iniziative, che le fanno perdere i propri risparmi. Brevetta nuove idee riguardanti l’esplorazione mineraria, la rete ferroviaria, un sistema per proiettare film senza schermo, utilizzando una colonna di vapore, e un sistema di cinematografia a colori, basato sull’iridescenza delle emulsioni oleose della celluloide. S’impegna come urbanista e autrice del primo progetto di metropolitana e di una galleria subfluviale per la capitale. La salute si deteriora tra il 1932 e il 1933 e viene curata da alcuni parenti. Nel 1935 il Congresso le assegna una pensione di 200 pesos al mese. Lola muore a Buenos Aires nel 1936.

Lola Mora ha voluto esaltare nelle sue opere la bellezza e libertà delle donne, ma per la mentalità del tempo i suoi nudi femminili sono considerati immorali. Da un accademismo fortemente influenzato dal rinascimento italiano passa a un naturalismo estremo, con figure che sembrano quasi incomplete. La sua fortuna si lega principalmente alla produzione di opere di arredo urbano.

Bellissima, geniale e intraprendente, la sua vita viene narrata da Neria De Giovanni, nel libro “Lola Mora, l’Argentina di Roma”, edito dalla Nemapress.

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