Arte al femminile (237)

Nel 1886 Paul Durand-Ruel, mercante d’arte, organizza una mostra a New York. Porta nella capitale economica e culturale degli USA ben 300 quadri dei principali maestri francesi dell’impressionismo. Questa mostra apre nuovi orizzonti agli artisti americani e l’impressionismo diventa per alcuni il nuovo linguaggio, facendo scoprire la bellezza degli effetti della luce, colta nei suoi cambiamenti e riflessi. La pittura per gli impressionisti blocca l’immagine in uno dei suoi attimi irripetibili, con minori vincoli verso il disegno. Lilla Cabot Perry è una delle artefici del cambiamento.

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Lydia (Lilla) Cabot Perry nasce nel 1848 a Boston. Suo padre Samuel Cabot è un chirurgo stimato, la madre è Hannah Lowell. Lydia è la maggiore di 8 figli. La famiglia gode di una buona posizione economica e può vantare amicizie importanti con personaggi della cultura del tempo. Lydia studia letteratura, poesia, musica e s’impratichisce nel disegno. Quando scoppia la guerra tra sudisti e nordisti Lydia ha 13 anni: i suoi genitori sono ardenti abolizionisti della schiavitù e assumono un ruolo attivo nello sforzo bellico, fornendo assistenza ai soldati feriti e proteggendo gli schiavi in fuga. A 17 anni si trasferisce con la famiglia nel Massachusetts, dove si appassiona a ritrarre la natura e i paesaggi selvaggi. Con i genitori compie nel 1867 un viaggio in Europa, per approfondire le conoscenze nel campo dell’arte. Nel 1874 sposa Thomas Sergeant Perry, studioso e linguista insigne. Da lui ha 3 figlie: Margherita, Edith e Alice. Le figlie diventano uno dei temi preferiti dei suoi quadri. Nel 1887 i Perry si trasferiscono a Parigi, dove Lydia ha la possibilità di lavorare con artisti importanti. Impiega molto del suo tempo a studiare gli antichi maestri nei musei, con la guida di Bernard Berenson, critico d’arte e amico del marito. Si reca anche in Spagna, per copiare opere al Museo del Prado. Nel 1887 la troviamo a Monaco di Baviera, dove studia le tecniche del cosiddetto realismo sociale con Fritz von Uhde, da cui impara l’effetto dinamico del colore. Tornata a Parigi nel 1888 segue i corsi all’ Académie Julian. Ottiene un certo successo a Parigi, tanto da essere ammessa alla classe di Alfred Stevens, noto per i suoi interni eleganti, con signore che sembrano perse in atmosfere di sogno. Diventa amica di pittori come Mary Cassatt, Pissarro e Monet. L’incontro con Monet è determinante per l’evolversi della pittura di Lydia, che trascorre lunghi periodi a Giverny, dove Monet vive, per apprendere i canoni dello stile impressionista. I suoi quadri acquistano vitalità, Lydia lavora en plein air, prediligendo colori tenui e il rosso papavero. L’amore per l’impressionismo trasforma la sua arte. Dopo essere stata in Belgio e in Olanda, Lydia torna a Boston, portando con sé un dipinto di Monet e una serie di paesaggi di Breck. Lydia s’impegna molto non solo a far conoscere l’impressionismo negli Stati Uniti, ma anche a radunare intorno a sé seguaci di questo stile.

Nel 1897 il marito ottiene un incarico come insegnante in Giappone, come professore d’Inglese presso l’Università. I tre anni vissuti in Giappone le permettono di fare amicizia con Kakuzo, uno dei fondatori dell’Imperial Art School. Espone a Tokyo e i suoi lavori uniscono tradizioni estetiche occidentali e orientali, imparando le linee pulite delle stampe giapponesi. Tornata in America, si concentra sui ritratti. Espone a San Francisco, Boston New York, Parigi, sempre con grande entusiasmo verso le novità del tempo. Ottiene vari riconoscimenti ufficiali e contribuisce a fondare una Gilda di artisti a Boston. Si dedica anche alla poesia e pubblica un libro nel 1923.

Seguono poi alcune tragedie familiari: lei si ammala di difterite e la figlia Edith ha un crollo per cui viene ricoverata in un centro di salute mentale. Nel 1928 perde il marito e per un po’ di tempo non riesce a riprendersi dal lutto. Torna a esporre dal 1929 e dipinge sino al giorno della morte, il 28 febbraio 1933, all’età di 86 anni.

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