Arte al femminile (227)

AMALIA GOLDMANN nasce a Trieste nel 1856 da Enrico e Carolina Norsa. Scarsissime sono le notizie sulla formazione di questa pittrice. Nonostante sin da bambina manifesti passione per le arti, osteggiata dai genitori, si dedica alla pittura solo dopo il matrimonio con l’ingegnere Beniamino Besso, avvenuto nel 1883 a Roma, dove si stabilisce. Il marito nasce da un’agiata famiglia ebraica di commercianti originari della Grecia. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, in seguito a una lunga malattia, Amalia trascorre un periodo di convalescenza nel Biellese, dove ha modo di conoscere il paesaggista Lorenzo Delleani, che l’avvia alla pittura. Rientrata a Roma, studia figura con Camillo Innocenti, dal quale apprende l’interesse per la descrizione della vita nei campi e per la resa dei costumi popolari. Nel 1905 Amalia partecipa alla Biennale di Venezia. Nel primo decennio del Novecento è presente alle mostre annuali allestite dalla Società amatori e cultori di belle arti di Roma. D’intonazione folkloristica è la Donna in costume popolare datata 1906 e conservata presso la Fondazione Besso, dove si trovano anche altre opere della pittrice: una Donna con fiori del 1903, un Paesaggio con fontana del 1905 e il Ritratto di Matizia Maroni Lumbroso, autrice di una breve biografia di Amalia (il dattiloscritto, senza data, si trova presso la stessa Fondazione). La Fondazione Besso, presso l’omonimo palazzo a Roma, nasce in seguito all’importante lascito di opere raccolte da Marco Besso, cognato di Amalia. Vanno ricordati anche i dipinti segnalati da Tutino (giornalista e scrittore) esposti nel 1906 in una non meglio specificata mostra a Milano. Sempre Tutino ricorda alcuni ritratti eseguiti dall’artista, esposti a Monaco di Baviera nella mostra al Palazzo di Vetro del 1907, ed evidenzia le influenze sul suo lavoro dei pittori francesi. Rimasta vedova, dal 1908 Amalia effettua molti viaggi nelle principali capitali d’Europa, negli Stati Uniti, in Egitto, in Palestina, in Giappone. A Tokio si ferma a lungo per studiare i procedimenti tecnici dell’arte decorativa giapponese: prende lezioni da uno dei migliori artisti del tempo e si perfeziona nello studio dei fiori. Le opere realizzate nel corso di questi spostamenti vengono riunite in un’ esposizione personale allestita nel 1914 a Londra. Alla Secessione romana del 1915 tenutasi al Palazzo delle Esposizioni Amalia presenta tre opere in cui si manifesta l’attenzione verso la pittura impressionista. Durante la prima guerra mondiale l’attività artistica ed espositiva di Amalia lascia il posto, quasi completamente, alle opere di assistenza. Fa parte del Comitato di organizzazione civile e, come vicepresidente del Consiglio nazionale della donna italiana, dà vita nel 1916 ai Fasci femminili. Con tale ruolo si reca nel 1918, dopo la fine della guerra, in Istria e Dalmazia, dove rimane per circa un anno. Nel 1919 prende parte alla Mostra del grigio verde allestita a Napoli. Tornata a Roma si dedica con sempre maggiore impegno ad attività caritative: lavora per il sostegno della Pro Infantia e presiede l’Unione politica fra le donne italiane. Continua a dipingere restando tuttavia lontana dalle principali esposizioni nazionali. Amalia muore a Roma nel 1929 a 73 anni.

Appare impegnata nelle stesse ricerche plastiche e figurative degli artisti suoi contemporanei, ma anche di lei rimane solo qualche lieve traccia…

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