Arte al femminile (223)

Nel Manifesto Futurista (1909) si esaltano la tecnica, il progresso, la fine delle vecchie ideologie, il dinamismo, il militarismo e purtroppo anche la guerra. Il Futurismo attira varie artiste per alcuni aspetti: l’energia, il potenziale di entusiasmo, l’esaltazione dell’esuberanza e dell’allegria, in contrasto con il culto del sacrificio predicato alle donne per secoli. Interessa poi l’esplorazione di ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura, la musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. A Milano nasce nell’inverno 1913 il gruppo Nuove Tendenze, che raccoglie artisti che sviluppano i temi del futurismo.

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Alma Fidora nasce a Milano nel 1894. Compiuti gli studi di magistero, s’iscrive alla facoltà di lettere nella città natale, dove conosce giovanissima il perugino Ugo Nebbia, ispettore della Soprintendenza ai monumenti del capoluogo lombardo e critico d’arte: con lui intraprende una relazione libera che dura quarant’anni. Proprio nel gruppo di Nuove tendenze, di cui Nebbia è promotore, Alma esordisce non ancora ventenne, partecipando alla mostra inaugurata il 20 maggio 1914 alla Famiglia artistica di Milano, con quattro stoffe ricamate dalle forme astratte, arazzi, cuscini, ventagli. Affascinata dalle qualità tattili di stoffe e fili, Alma intende unire l’antica tradizione del lavoro ad ago a motivi decorativi. I giudizi sono positivi: “La purezza e la vivezza cromatica della materia, lana e seta, possono sempre offrire inesauribili elementi per piacevoli contrasti ed accordi di linee o di colori a chi sa, come loro, servirsene genialmente con intenti modernamente decorativi”. Allo scoppio della guerra Alma condivide le scelte interventiste di molti componenti del gruppo futurista milanese: svolge attività di insegnante nelle zone colpite dal conflitto. Alla fine della guerra segue Nebbia che riprende il suo incarico in Soprintendenza: dopo averlo accompagnato a Palermo e a Nervi nel 1921, si trasferisce a Venezia nel 1922. Nella città lagunare, dove vive per un decennio prima di ritornare a Genova, lavora come disegnatrice di ventagli, di tessuti e di vestiti, e si occupa di moda firmando, con lo pseudonimo di Marequita, servizi e corrispondenze sulla pagina del lunedì della Gazzetta di Venezia. Agli stessi anni risale la collaborazione con la ditta Venini di Venezia, per la quale disegna alcuni vasi. Insieme a Nebbia, che sposa secondo il rito religioso nel 1929 e civilmente nel 1932, compie vari viaggi in Europa e frequenta letterati e artisti. Ma è con i futuristi, impegnati nelle arti decorative, che Alma torna a esporre, partecipando nel 1925, con alcuni pannelli ricamati, all’Esposizione Internazionale di Parigi nella sala allestita da Prampolini nel padiglione italiano e, l’anno seguente, alla Mostra del futurismo italiano ordinata da Marinetti nell’ambito alla Biennale veneziana. Con il gruppo futurista, nel frattempo avviato verso l’aeropittura e la plastica murale, partecipa anche alla seconda Quadriennale d’arte nazionale di Roma nel 1935, dove espone Energie aeree. Nel 1938 figura alla mostra organizzata a Brescia dall’Associazione nazionale fascista donne artiste e laureate: presenta quadri figurativi, per lo più paesaggi e nature morte. Nello stesso anno a Genova, dove si è stabilita dal 1932, raccoglie una personale nell’ultima saletta della galleria Genova. La mostra comprende una ventina di opere figurative – ricamate in lana, seta e cotone su tela di iuta – che la critica vuole tenere distinte dai tradizionali lavori femminili. I soggetti rappresentati sono nature morte, paesaggi, spesso della Riviera ligure, e “impressioni di folla sui mercati, di giostre da fiera”. Nel 1939 partecipa alla II Mostra del paesaggio savonese a Spotorno. Nel 1940 la maggior parte della sua produzione, l’archivio e la sua biblioteca vengono distrutti dai bombardamenti aerei che colpiscono il palazzo reale di Milano, dove Alma risiede quell’anno col marito, presso la Soprintendenza. Nel secondo dopoguerra non prende più parte a mostre, ma dirige per due anni il centro artistico di S. Babila di Milano. Continua a viaggiare intensamente (in Russia, in Giappone) anche dopo la morte del marito avvenuta nel 1965. Nel 1980 il suo lavoro è riproposto nell’ambito delle due mostre milanesi dedicate l’una alle artiste delle avanguardie storiche e l’altra al gruppo di Nuove tendenze. Muore a Milano nel 1980.

Amava ripetere “non ho mai preso sul serio né la vita né me stessa”.

Alma unisce pittura e decoro, realtà creative e oggetti funzionali, in un’idea di “sintesi delle arti”, propria del futurismo.

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