Arte al femminile (216)

Presso la Galleria d’arte Athena di Livorno, sino al 27 gennaio 2017, si terrà una mostra dedicata alla pittrice toscana Carla Celesia di Vegliasco.

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Carla Celesia di Vegliasco così afferma in un Congresso delle Donne Italiane, tenutosi a Roma nel 1908:

Nessuno, credo, dubita, nel dubbio generale che avvolge come nebbia asfissiante ogni attività femminile, che la donna non sia nata per l’arte […] È insomma artista! […] La donna dipinge sovente, ma purtroppo facilmente si accontenta e, nel discredito generale che la circonda, ha già abituato il suo amor proprio a piegare. […] Non è ora il tempo di ritenere necessaria una sostanziale differenza fra il modo di educare l’uomo e la donna ed il contatto con l’attività. […] Non più Cenerentole!»

Questa pittrice ha svolto un ruolo di rilievo in ambito sociale, politico e culturale, ma il suo contributo è offuscato in parte dal suo coinvolgimento con il fascismo.

Nasce a Firenze nel 1868, figlia del generale Emanuele Celesia di Vegliasco. Nel 1877 si trasferisce con la famiglia a Milano, dove frequenta corsi privati, come accade alle ragazze di famiglia facoltosa. Dimostra particolare predisposizione per la pittura e inizia a frequentare lo studio del maestro Carcano. Nel 1911, a 23 anni, sposa il nobile Gino Lavelli de Capitani, che nel 1940 le dedica il libro Pensieri, scritti, discorsi, opere di C.C (a cura di G. Lavelli De Capitani), l’unica fonte delle principali notizie biografiche sull’artista. Molto legato alla moglie, dopo la sua morte aprirà al pubblico la casa milanese di corso di Porta Vercellina, in cui i visitatori potranno ammirare i suoi dipinti.

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Prima della Grande Guerra Carla è attiva in diverse associazioni laiche femminili, impegnate nella rivendicazione di maggiore libertà e della parità dei diritti nell’educazione femminile. La sua incessante attività assistenzialista si svolge parallelamente al suo impegno artistico. Durante la Grande Guerra gestisce l’Ufficio Notizie, unico tramite fra le famiglie e i soldati al fronte o prigionieri. Dal 1914 per qualche anno trascura la pittura a causa del suo impegno nel movimento di mobilitazione femminile, in grande espansione nelle principali città italiane, ed è convinta sostenitrice della partecipazione delle donne italiane allo sforzo bellico. Partecipa al dibattito per l’abolizione dell’autorizzazione maritale e per il riconoscimento alle donne del diritto di voto amministrativo e politico. Durante l’epoca fascista Carla riceve l’incarico di commissario per l’esame dei programmi nelle scuole professionali femminili: come altre nobildonne culturalmente impegnate s’illude che una partecipazione attiva alla “rivoluzione fascista” avrebbe permesso alle donne di conquistare visibilità ed esprimersi in spazi da sempre riconosciuti di pertinenza esclusivamente maschile. Trascorre la sua esistenza tra Milano e Collesalvetti, in provincia di Livorno. Queste sono due realtà diverse, le quali rivestono un ruolo importante nella sua esperienza artistica. Milano, uno dei centri più innovativi e dinamici, le offre opportunità di crescita e di approfondimenti culturali. Il suo impegno sociale la porta ad assumere incarichi di rappresentanza per conto di associazioni femminili come l’Associazione Femminile Lombarda. La maggior parte della sua produzione destinata ad amici ed illustri parenti, finisce nelle lussuose residenze delle più eminenti famiglie, rimanendo poco conosciuta. Collesalvetti diventa il luogo privilegiato dove esprimere tutta la sua versatilità artistica. La sua villa diventa il salotto più frequentato da personalità artistiche illustri. Il Monumento ai Caduti, realizzato nella località, è un suo progetto e viene inaugurato nel 1925 per ricordare coloro che hanno perso la vita durante la prima guerra mondiale. La responsabilità artistica della Celesia nella sua realizzazione è poco nota. Il monumento è composto da una scalinata monumentale in due rampe laterali simmetriche. Ai loro lati un muro, il quale mediante delle incisioni, dei graffiti, ricorda le varie fasi della guerra. In cima alla scalinata s’innalza la parte del monumento dedicato ai caduti: su un basamento lapideo poggia un obelisco, sovrastato da un’aquila in bronzo. Pur lavorando su generi ritenuti “tipicamente femminili” legati agli ambiti domestici (fiori, giardini, scene di vita famigliare, ritratti) gli ingredienti simbolici e formali rendono originale la sua pittura, anticipando le sperimentazioni di molte colleghe e colleghi che si affermeranno durante gli anni Trenta. La sua residenza livornese, la Villa il Poggio, presenta un’ulteriore evoluzione della sua pittura: un ciclo pittorico di affreschi, risalenti al 1924, che riproduce quelli del cimitero monumentale di Pisa. Percorrono ogni stanza, ogni soffitto, ogni muro e sono finalizzati a far riflettere sui temi dell’esistenza. Alcuni esperti hanno intravisto in questa sua opera pittorica monumentale la testimonianza della sua avvenuta adesione, durante gli anni venti, al culto dei Primitivi, diffusosi nell’area toscana.

Carla Celesia di Vegliasco muore nel 1939, a 71 anni, nell’amata residenza di Collesalvetti.

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