Simbologia di un giardino…

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Dopo aver letto altri lavori di questa scrittrice (“La grande Eulalia” e “Il doppio regno”), ho voluto “provare” anche questo romanzo. Anche questa storia è particolare. I protagonisti sono il pittore Daniele Bausa e l’ingegnere Erasmo Stiler, cui si aggiunge nella seconda parte l’affascinante Zelda. Il pittore Daniele Bausa durante una passeggiata in campagna s’imbatte in una villa abbandonata, circondata da un giardino divenuto selvaggio e aggrovigliato. La casa diventa proprietà dell’ingegnere Stiler, che inizia un’opera costante, rigorosa e ostinata per ridurre il giardino a uno spazio ordinato e razionale. Tra i due nasce un’amicizia duratura, che conosce un momento di difficoltà quando l’ingegnere Stiler incontra dopo anni una lontana cugina, Zelda, affascinante e indolente. Inizialmente Stiler sembra cedere ai sentimenti e rinunciare un po’ alla volta al proprio rigore e al bisogno di ordine e sicurezza, ma alla fine rinuncia all’amore e a un futuro incerto, per continuare a vivere da solo in campagna e curare il proprio giardino.

Un racconto che vede contrapposti due modi diversi di approcciare la vita, in cui i dialoghi e le azioni dei personaggi occupano il tempo della vicenda, tutta racchiusa in uno spazio limitato. Il giardino assume un valore simbolico e rappresenta il sogno di un’invenzione, una creazione duratura, inattaccabile dai disordini esistenziali. Il giardino passa da selvaggio e abbandonato a perfetta architettura naturale, per poi tornare di nuovo in uno stato d’abbandono, forse perché nessuno può aspirare a dominare la realtà.

Le opere della Capriolo spostano l’attenzione del lettore dal mondo “fuori” al mondo interno. Sceglie di solito ambienti circoscritti, delimitati, che affascinano i protagonisti, tanto da renderli quasi prigionieri. Essi, come l’ingegnere Stiler, possono uscire, cambiare, ma non ci riescono, per la ricerca incessante, quasi ossessiva, di un significato da attribuire all’esistenza.

La mia narrativa è stata definita in molti modi: simbolica, fantastica, persino massimalista, e forse proprio questa è la definizione in cui mi riconosco di più. Credo, cioè, in una letteratura che sappia ancora affrontare i grandi temi dell’uomo, o che almeno ci provi.”

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Collabora alle pagine culturali del «Corriere della Sera» e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino. Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

 

 

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