Fuga dalla realtà…

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Sono una fedele frequentatrice delle biblioteche pubbliche e mi piace cercare tra gli scaffali romanzi anche un po’  “vecchiotti”…

Il doppio regno è un romanzo particolare, fantastico, collocato in un tempo e in uno spazio indefiniti. Una gigantesca onda, che minaccia di travolgere un paesaggio indeterminato spinge la protagonista a scappare verso una collina. Corre affannosamente e si ritrova in un albergo, che diventa l’altro protagonista della vicenda. La protagonista ha dimenticato tutto di sé, persino il proprio nome e in questo luogo strano, dove tutto scorre secondo regole precise, a poco a poco scorda qualsiasi emozione, rinuncia persino alla propria femminilità, vestendosi con la divisa dei camerieri e lasciandosi tagliare i capelli cortissimi. Non ci sono specchi e non sente il bisogno di curare la propria persona. Annota su un quaderno l’evolversi della storia. Tre altri personaggi si presentano all’albergo e le prospettano la possibilità di uscire e recuperare la propria libertà e identità, ma Cara (questo l’appellativo che le danno) nelle battute finali dice chiaramente: “la memoria che credevo mi appartenesse, nemmeno quella mi appartiene, perché io, caro Signore, non sono nulla, e se sono qualcosa sono l’albergo».

Il titolo allude allo sdoppiamento della protagonista, che in un luogo insieme inquietante e protettivo, un edificio labirintico, un albergo senza insegne né clienti, rimane come presa in una ragnatela. La quiete dell’edificio, dove tutto obbedisce a una reiterata liturgia, contrasta con l’imprevedibilità della vita, da cui a Cara continuano a giungere richiami e ricordi nebulosi perduti in sogni: questi due mondi sono appunto il “doppio regno”. Sembra che la donna voglia lasciarsi alle spalle un passato inquietante, preferendo una nuova dimensione dove i giornali non riportano date, gli orologi non si usano, le finestre sono in alto e appaiono cieche, i libri sono scritti in caratteri indecifrabili e persino il giardino è rigoglioso, ma ripetitivo nelle fioriture costanti e debordanti. Un luogo in cui non manca nulla e in cui viene accudita in modo silenzioso e presente.

Detto così sembra un libro “difficile”, ma in realtà è scritto in uno stile così tranquillo, chiaro e rasserenante, che sembra un romanzo del passato, in cui i significati profondi si diramano in un quotidiano descritto come “normale” e realistico.

Un romanzo un po’ inquietante, che fa pensare!

Molti i riferimenti a Rilke, ai “Sonetti ad Orfeo”, in cui la musica incontra il regno invisibile:

Solo nel doppio regno

le voci si fanno 

eterne e dolci.

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Collabora alle pagine culturali del «Corriere della Sera» e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino. Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

 

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