Donne pioniere…

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Il giudice delle donne è un romanzo che recupera un episodio storico ingiustamente dimenticato e intorno a questo crea una storia avvincente e appassionante. Siamo nelle Marche agli inizi del ‘900, in una zona allora molto povera e dieci maestre coraggiose decidono di realizzare un sogno e chiedono di essere iscritte alle liste elettorali, il che era allora vietato alle donne. Un giudice di Ancona, il Presidente della Corte d’Appello Lodovico Mortara, sostiene coraggiosamente questa iniziativa, destinata a fallire dopo un anno, una volta giunta all’attenzione della Corte Suprema. Tutto si svolge tra Montemarciano, Senigallia e Roma. I protagonisti sono vari e ognuno parla in prima persona, dando la propria visione della vicenda. Alessandra è una giovane maestra, che, come tante maestre di allora, affronta da sola un lavoro da pioniere, difficile, faticoso, solitario, per insegnare in paesini sperduti, senza strutture adeguate, in ambienti pieni di pregiudizi e contraddizioni. Luigia le diventa amica: è lei l’animatrice dell’iniziativa e lotta per i propri ideali, dovendo conciliare famiglia, lavoro, ostilità e opposizioni di vario tipo. Lisetta è invece il prototipo della ragazza che si lascia convincere a sposare un uomo che non ama, per convenzione sociale, rinunciando ai propri desideri. Adelmo, fratello di Lisetta, cerca di farsi strada nel mondo del giornalismo e segue come cronista l’iniziativa delle maestre. C’è poi Teresa, una bambina che nasconde un segreto e che per questo ha scelto di chiudersi in un mutismo che la isola e la protegge. Alessandra va a vivere in una camera in affitto presso il vecchio stagnaro nonno di Teresa e riesce a entrare in comunicazione con la bambina. Il romanzo è circolare, perché inizia con un capitolo intitolato Notte, che vede Teresa testimone inconsapevole di una tragedia familiare e si chiude con il capitolo Giorno, in cui c’è Teresa al porto di Genova, in attesa di imbarcarsi per l’America, dove l’attende il padre e un futuro migliore. Il finale si apre con una speranza per tutte le protagoniste.

Un libro molto interessante, che fa capire molto della società italiana del tempo.

Maria Rosa Cutrufelli, nata a Messina, cresciuta fra la Sicilia e Firenze, ha studiato a Bologna e, dopo aver viaggiato e vissuto per qualche anno in Africa, ha scelto di fermarsi a Roma. Dopo gli studi universitari collabora con numerose riviste letterarie e di critica. I suoi saggi e i suoi romanzi sono tradotti in una ventina di lingue. Fra i romanzi ricordiamo: La donna che visse per un sogno (nella cinquina del Premio Strega, vincitore dei premi Penne, Alghero-Donna, Racalmare-Sciascia), La briganta, Complice il dubbio, D’amore e d’odio (vincitore del Premio Tassoni), I bambini della Ginestra (vincitore del Premio Ultima Frontiera).

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