Arte al femminile (207)

Tra Ottocento e Novecento anche in Italia si sviluppano sperimentazioni artistiche.

Leandra Cominazzini Angelucci nasce a Foligno (Perugia) nel 1890 in una famiglia agiata. Studia a Perugia presso il Collegio Santo Spirito, dove consegue il diploma magistrale. Tornata a Foligno si dedica alla sua passione per l’arte: spazia dal pannello murale ai vetri dipinti a smalto e a olio, alle tele, alle mattonelle, dimostrando un genio versatile. Nel 1910 sposa Ottorino Angelucci. Si dedica continuativamente all’arte fuori da Foligno più tardi, in età matura, quando i figli non dipendono più da lei. Attratta dall’avanguardia subito dopo la prima guerra mondiale, comincia a dipingere “cose strane” e aderisce al futurismo nel 1928, collaborando in particolare con il gruppo umbro e con Gerardo Dottori. La sua prima personale risale al 1930 (Galleria Fiamma di Roma). Nella I Mostra internazionale d’arte sacra a Roma espone gli arazzi Hispellum, di sua invenzione, lavorati a mano su telai speciali, per cui viene premiata a Orvieto. I suoi interessi si spostano anche ad altri settori dell’arte applicata, come la ceramica dipinta (mattonelle, brocche), il vetro dipinto, lo smalto, qualche mobile e tecniche diverse di pittura, dalla tempera all’olio, dall’encausto ai pannelli murali. Del 1931 è un’altra sua personale a Roma. S’ iscrive al Sindacato Artisti Umbri e partecipa a quasi tutte le Sindacali umbre. Dalla metà degli anni Trenta è con i futuristi. Nel 1933 esegue una grande aeropittura (poi dispersa), esposta al Premio Golfo della Spezia. Nel 1935 partecipa alla mostra della Confederazione fascista donne artiste e laureate di Napoli; nel 1936, nel 1938, nel 1940 e 1942 è alla Biennale di Venezia; nel 1939 e nel 1943 alla Quadriennale di Roma; nel 1940 al Premio Cremona per la “battaglia del grano” e alla Mostra d’oltremare di Napoli. Nel frattempo diventa amica della famiglia Marinetti, soprattutto di Benedetta. Nel 1939 firma un suo manifesto sull’Aeropoesia futurista umbra, pubblicato solo nel 1983. Dopo la seconda guerra mondiale prosegue intensamente l’attività di pittrice e creatrice di arazzi e collabora alle iniziative tese a rinverdire la memoria del futurismo. Dall’inizio degli anni Cinquanta comincia per lei un periodo molto triste, anche a causa della morte del marito. La sua pittura subisce una svolta, rivolgendosi al cosmo, ai satelliti, agli astri. Si dedica anche alla poesia. Muore nel 1981 all’età di 91 anni.

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