Arte al femminile (203)

Come già osservato più volte, l’attività artistica femminile era legata nell’Ottocento in Italia da un lato, nelle classi aristocratica e borghese, all’educazione delle fanciulle che, se dotate, ne ricavavano passatempo e soddisfazione, dall’altro, nelle botteghe artistiche e artigiane, alla prosecuzione dell’attività familiare, rimanendo spesso nell’anonimato. Le giovani borghesi o aristocratiche erano educate privatamente o in scuole private dalle frequenze selezionate. All’insegnamento del disegno si dedicavano pittori professionisti o docenti delle Accademie. L’attività di queste donne, destinata a restare tra le pareti domestiche o nota a pochi intimi e amici, è stata talvolta ricostruita grazie a fortuiti ritrovamenti delle loro opere: taccuini, album o fogli sciolti.

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Elisa Toscanelli nasce a Pisa nel 1821, primogenita di Giovan Battista Toscanelli e Angiola Cipriani. Ha 8 fratelli, di cui giungono a maggiore età solo due, Emilia e Giuseppe. Il padre è un appassionato d’arte e costituisce nel tempo una preziosa raccolta d’opere d’arte. Elisa e la sorella Emilia ricevono in casa l’educazione “ornamentale” tipica delle signorine di buona famiglia: lingue straniere, ballo, disegno, musica, ricamo. Sposa nel 1848 Francesco Finocchietti, da cui ha quattro figli: Eugenio, Rosina, Nerina e Marino. Ha un carattere concreto, preciso, piuttosto freddo, il senso degli affari ereditato dal padre, tanto da essere capace di dettare le condizioni e irrigidirsi più di lui durante le trattative per il suo matrimonio a danno della famiglia dello sposo. I volti dei suoi familiari li ritroviamo attraverso i disegni dei due album pervenuti al Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa. Il marito riveste ruoli importanti come sindaco di Pisa, Prefetto a Pavia e a Siena, Senatore del Regno. La famiglia si trasferisce a Siena nel 1859, poi a Pavia. In questa città Elisa, calandosi nel ruolo di moglie di un prefetto, organizza salotti, feste da ballo e intrattenimenti. Il ruolo del marito le permette di seguire da vicino gli avvenimenti politici di quegli anni e di incontrare personaggi come Re Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Nell’aprile del 1868 scrive sul quotidiano Il Trentino un articolo nel quale descrivendo la strada ferrata Bolzano- Innsbruck rivendica l’italianità del Trentino. Amante delle villeggiature e dei viaggi, nel 1869 si avventura in un’escursione di tredici giorni sul massiccio del monte Bianco, in parte a piedi e in parte a dorso di mulo, in compagnia di una guida alpina. Tale viaggio viene documentato sotto forma di lettera. Elisa muore a Firenze nel 1870, a soli 49 anni.

L’attività artistica di Elisa, educata all’arte dal pittore e incisore pisano Gaetano Ciuti e poi a Firenze e a Roma, è nota soprattutto per ritratti a matita e ad acquarello di volti familiari. I primi pervenuti risalgono al 1841. Ritrae nell’arco di circa 17 anni oltre ai familiari i numerosi ospiti che affollano la casa sia paterna che la sua di sposa, gli amici, i religiosi, nobili e borghesi pisani, contadini che giornalmente frequentano le residenze invernali ed estive. Questi ritratti costituiscono un’interessante fonte iconografica sulla società pisana del tempo.

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