Sentirsi come la Giulietta di Romeo…

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Eterna Giulietta è l’insieme di otto racconti che hanno come protagoniste donne di varia età, che, come tante Giuliette, sono condizionate dall’amore, una forza più dirompente della ragione, che contrasta con l’ordine sociale o familiare in cui vivono. In “Eterna Giulietta” una madre osserva la figlia alle prese con il primo innamoramento e rivede in lei i turbamenti del passato. “Mordere le rose “ è quasi un romanzo breve, in cui Helena, un’istitutrice ancora avvenente, pensa di essere innamorata di un adolescente, salvo poi rendersi conto dell’inganno e accettare di sposare il fidanzato che non ama più. “Diario di Cecilia” scandisce le giornate di una giovane persa in un proprio delirio. “Storia di un segreto” narra l’amore impossibile della signorina de M. con un ragazzo di classe sociale inferiore. “Maschere” è una vicenda che ruota attorno a una gita in montagna, durante la quale una giovane sposa in attesa di un bambino mette in discussione il rapporto con il marito, salvo poi ritrovare un proprio equilibrio. Ne “Il viandante di Dio” la signorina Eponine aspetta invano un immaginario Karl, in una baita decadente che cura in modo maniacale. “I giorni più lunghi” sono quelli che un’ex attrice deve passare in ospedale in attesa di un intervento, confrontandosi con altre donne nelle stesse condizioni. “Fuga di dicembre” vede la protagonista fare i conti con l’età che passa e un rapporto ormai stanco con il marito…

Tutte le storie hanno come sfondi paesaggi descritti con perizia e carica emozionale. Le atmosfere sono sognanti, senza tempo.

Corinna Bille dice che si è messa a scrivere perché «Non riesco a sopportare la felicità e non riesco a sopportare la sofferenza. La scrittura è un rimedio a tutto ciò che è insopportabile. Solo il mio lavoro mi dà l’equilibrio e la coerenza necessari che né il sociale, né la religione, né l’avventura, né la stessa maternità mi possono assicurare». Nasce nel 1912 a Losanna e muore nel 1979 a Sierre. Cresce nel castello barocco di Paradou a Sierre che suo padre, il pittore Edmond Bille, utilizza come atelier. Comincia presto a scrivere poesie e all’età di sedici anni decide di diventare scrittrice. Dopo la scuola elementare dalle suore e la scuola di commercio a Buissonnets trascorre un anno a Zurigo, poi qualche mese a Parigi. Durante le riprese del film Rapt, tratto da un romanzo di Ramuz, incontra l’attore Vital Geymond con cui si sposa nel 1934. La coppia vive a Parigi, ma il matrimonio non funziona e Corinna torna a Paradou. A partire dal 1937 pubblica poesie e novelle e nel 1944 il suo primo romanzo intitolato Théoda. Dal 1939 vive nel clima artistico di Glérolles (canton Vaud) con lo scrittore Georges Bourgeaud. Nel 1942 incontra Maurice Chappaz, con cui si sposa nel 1947 dopo aver ottenuto l’annullamento del primo matrimonio. La coppia dà vita a tre figli e si stabilisce nel 1957 a Veyras. Nel 1969 Corinna viene premiata con il Gran Premio dell’Académie Rhodanienne per La fraise noire, nel 1974 ottiene il Premio Schiller per la sua opera completa e nel 1975 il Premio Goncourt per La Demoiselle sauvage. La scrittrice muore a sessantasette anni, di ritorno da un viaggio in Transiberiana.

“La sua poetica può essere sintetizzata con un solo termine: sauvagerie, la selvatichezza, unita ad una sensibilità quasi antica, sempre e comunque legata ad una nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia, come la stessa scrittrice spiega: «La potenza quotidiana dei sogni, coniugata con quella del vissuto, mi impone volentieri la forma coincisa e violenta del racconto. In sostanza rappresenta il modo per fermare il movimento troppo ampio della vita e fissarla per sempre». Per queste ragioni il sogno andrà occupando un ruolo sempre più importante nella stesura delle storie: condensa il vissuto in simboli o in una serie di immagini che suscitano emozioni senza bisogno di essere spiegati.”

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