Arte al femminile (198)

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Emma Ciardi

Nasce a Venezia nel 1879, figlia di un artista, Guglielmo Ciardi, protagonista della Scuola Veneziana del Vero e titolare di cattedra presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal padre ha importanti insegnamenti ed Emma sceglie di seguire la tradizione del vedutismo che ha in Canaletto un grande maestro, facendolo in modo personale e inconfondibile. Per i suoi tempi è una donna intraprendente. Presenza costante alla Biennale di Venezia dal 1903 al 1932, studia inglese e francese, viaggia parecchio, partecipando a importanti rassegne d’arte, nazionali e internazionali. Intraprende la carriera artistica con passione e talento, ma anche con spirito imprenditoriale, diventando molto richiesta da galleristi e collezionisti. Diventa una vera star per il suo tempo, tanto che personaggi come D’Annunzio, passando da Venezia, vanno a trovarla nel suo atelier. Donna di poche parole, ama ripetere: “Co ciacole non si fanno quadri”. Lavoratrice instancabile, ottiene riconoscimenti e premi a Milano, Berlino, Londra, Parigi, Bruxelles, New York, San Francisco. Emma fotografa i motivi che la colpiscono o dipinge en plein air, come gli impressionisti, in parchi e giardini di aristocratiche residenze, per poi rielaborare le impressioni nel suo studio. Sceglie di ritrarre il paesaggio, scorci di città in cui si sofferma: Firenze, Londra, Parigi, Basilea, Bruges. Venezia e i giardini antichi popolati da dame e cavalieri sono i grandi protagonisti del suo repertorio. Nei giardini che la rendono famosa, parte dal vero, osserva e fissa il paesaggio che ha davanti agli occhi poi, in studio, fa entrare nelle composizioni una folla di personaggi vestiti in fogge settecentesche disponendoli sulla scena precedentemente esaminata dal vero. I suoi modelli sono manichini di legno alti due spanne che Emma stessa drappeggia con vesti settecentesche e tricorni. “La sua pittura leggera e brillante è densa di materia, bisogna guardare i suoi dipinti da vicino per apprezzare lo spessore ricco e pieno di colore del suo tocco pittorico. Usa spesso il bianco, ogni centimetro di pittura è una festa cromatica.” Nell’ultimo periodo della sua esistenza trova nuova ispirazione a Refrontolo, nella campagna trevigina, dove compra una casa e si ritira nella quiete della campagna a dipingere. Muore nel 1933.

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