Arte al femminile (197)

In Italia anche alla fine dell’Ottocento è ancora la Ciociaria a dare sorprendenti figure di artiste.

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Juana Romani è lo pseudonimo di Carolina Carlesimo di Casalvieri. Nasce a nel 1867 da Giacinto Carlesimo di Casalvieri e Mariangela Tullio di Gallinaro. Il padre muore in circostanze misteriose quando Carolina è bambina e la madre si risposa con l’ingegnere Temistocle Romani, importante proprietario terriero, con cui si stabilisce prima a Velletri e poi a Parigi nel 1877, avendo quest’ultimo ottenuto un impiego stabile. Qui abitano nel quartiere latino, popolato di artisti. La “ciociara”, come viene chiamata Carolina, che segue studi classici, inizia a frequentare con la madre i circoli artistici parigini. Viene notata per la sua bellezza e inizia a posare fin da giovanissima come modella. Cambia il nome in Juana Romani. Posa per importanti artisti dell’epoca, rimanendo coinvolta in relazioni sentimentali con alcuni pittori, secondo le dicerie del tempo. A 19 anni, nel pieno del fulgore, decide di smettere di fare la modella, nonostante le numerose richieste, e si dedica alla pittura, con grandi risultati. Il primo a prendere sul serio il suo talento è il giovane artista Filippo Colarossi di Picinisco, che la invita a disegnare nell’Accademia di cui è direttore. Carolina inizia a esporre regolarmente i suoi lavori dal 1888 al 1904, ottenendo giudizi favorevoli dalla critica. Ogni tanto Juana ritorna in Italia. Nel 1901 dona ben 5107,20 lire alla scuola d’arte istituita a Velletri nel 1876 dal prof. Antonio Ciancia, destinando gli interessi di quella somma a un premio annuale per gli alunni più meritevoli, dimostrando così il suo attaccamento al paese d’origine. Come gesto di riconoscenza il Consiglio Direttivo della Scuola vuole che la stessa sia intitolata all’illustre pittrice. Il Consiglio Comunale approva questa richiesta e il re Vittorio Emanuele III ratifica il tutto. Dal 1960 la Scuola d’Arte Juana Romani diventa l’Istituto Statale d’Arte Juana Romani.

Della sua vita si sa ben poco. Certo è stata un’esistenza inquieta, segnata dall’abuso di alcol e droghe. Sembra che sia morta in manicomio a Parigi nel 1924 e che il suo cervello sia stato oggetto di studio da parte degli psichiatri del tempo.

I suoi soggetti preferiti sono ritratti e figure femminili in raffinati costumi rinascimentali.

Alcuni suoi dipinti sono stati acquistati dal governo francese per il Musée du Luxembourg.

Nel museo Henner di Parigi ci sono 3 sue tracce: una foto con dedica al pittore Jean-Jacques Henner (con cui pare abbia avuto una storia sentimentale importante); un disegno che la ritrae nuda in lettura; un busto in bronzo realizzato da Alexandre Falguiére, che la rappresenta come Diana cacciatrice.

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