Arte al femminile (187)

milesiA.jpg milesiC.jpg

Bianca Milesi Moyon nasce a Milano nel 1790 da Elena Viscontini e da Giovan Battista Milesi. La sua è una famiglia di ricchi commercianti milanesi di origine bergamasca. Ha quattro sorelle (Antonietta, Francesca, Agostina e Luigia) e un fratello, Carlo. Per la sua educazione, nel 1796, all’arrivo dei Francesi, viene inviata in un convento di Firenze, dove, a causa della sua vivacità, è soprannominata dalle suore Malesi. Qui rimane sino ai 10 anni. Ritornata a Milano, completa gli studi nei conventi di S. Sofia e di S. Spirito. Morto il padre nel 1804, Bianca viaggia a lungo con sua madre, di cui è figlia prediletta, e visita la Toscana e l’Umbria. In Svizzera ha la possibilità di ampliare i propri orizzonti e studia la filosofia illuminista. Decisa a diventare buona pittrice, viaggia all’estero e per molto tempo è a Roma per frequentare celebri scuole della classicità, dove conosce Canova ed è allieva di Hayez. Costui più tardi, tramite il salotto della Milesi, viene presentato alla società milanese. Nel 1814 rientra a Milano, per riprendere poi a girare l’Europa, visitando Svizzera, Germania e Ungheria. Dal 1818 si stabilisce a Milano e la sua casa diventa luogo di ritrovo dei più influenti patrioti italiani del tempo. Entra a far parte delle “giardiniere”, affiliate alla carboneria. Il suo salotto ha un ruolo di primo piano durante i moti carbonari del 1821. Iniziata al femminismo dall’inglese Mary Edgeworth e dalla tedesca Sofia Reinhardt, decide di non essere solo pittrice ma di dedicarsi a utili opere di rinnovamento sociale, educativo e politico. Scrive libri per l’infanzia, romanzi popolari e raccoglie brani per antologie didattiche, si avvicina a Federico Confalonieri che sta organizzando una scuola di mutuo insegnamento. Recide le trecce, adotta abiti maschili e calzature semplici e comode: gira per la città con scarponi militari, un bastone e con il Saggio sulla Tolleranza di Locke sempre sotto il braccio. La politica interrompe nel 1820-’21 l’attività pittorica di Bianca. Implicata nei moti milanesi del 1821, subisce vari interrogatori perché denunciata : è stata lei a dipingere con l’immagine del tricolore lo stendardo degli studenti di Pavia e a inventare la “carta frastagliata” con cui segretamente comunicano i congiurati. Nel suo interrogatorio del 1821, il primo fatto a una Giardiniera, davanti ai giudici nega con decisione tutto ciò di cui è accusata, anche quando questo è molto evidente. Sottoposta a una perizia calligrafica, fortunatamente sotto dettatura, scrive in modo così abile da riuscire a camuffare la sua scrittura a tal punto che i periti rimangono perplessi e non possono attribuirle un compromettente biglietto anonimo trovato in casa di un rivoluzionario. Nel 1822, dopo diversi interrogatori, trova opportuno allontanarsi da Milano e rifugiarsi in Svizzera per poi passare in Francia. Rientrata in Italia nel 1823, si stabilisce a Genova, dove incontra e sposa il medico Carlo Mojon, da cui ha tre figli. Per la loro educazione traduce e pubblica libri di lettura inglesi e francesi. Amica di Cristina di Belgioioso, è un elemento fondamentale della colonia milanese a Genova per l’organizzazione dell’ospitalità ai liberali lombardi di passaggio. Nel 1833 i coniugi Mojon si trasferiscono a Parigi, dove Bianca conosce Cavour e ne presagisce il valore, come dimostrano sue lettere. Si converte al protestantesimo. Muore di colera a Parigi nel 1849, a pochi giorni di distanza dal marito che si era prodigato durante la pestilenza nel 1848-’49.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...