Arte al femminile (185)

Tornando alla situazione italiana nell’Ottocento, si osserva lo stretto legame tra le vicende risorgimentali e il mondo della cultura in genere (v. numeri dal 163 al 170 e n.180). Un aspetto poco esplorato del Risorgimento è il ruolo svolto dalle donne. C’è una Carboneria (società segreta risorgimentale) al femminile, La Società delle Giardiniere, termine con cui erano chiamate tutte le donne che, appartenenti alla Carboneria, invece che radunarsi nelle cosiddette “vendite” si incontravano nei loro “giardini”. Cambia la terminologia, ma non la sostanza: ogni raggruppamento, “giardino” formale o “aiuola”, era composto da nove donne e, per entrare a farvi parte, queste dovevano superare un lungo periodo d’indagine. La fase iniziale era quella di “apprendista”: il motto era “Costanza e Perseveranza”, e si potevano conoscere i programmi operativi in atto. Dopo un lungo tirocinio si diventava “Maestra Giardiniera”: il motto era “Onore e Virtù” e le donne erano autorizzate a portare un pugnale tra calza e giarrettiera. Segno di riconoscimento era disegnare con la mano un semicerchio, toccandosi la spalla sinistra, poi quella destra e alla fine battere tre colpi sul cuore. La Società delle Giardiniere cominciò ad agire in Lombardia durante e dopo il marzo del 1821. Tra le donne impegnate a vario titolo nelle lotte risorgimentali troviamo anche pittrici di talento.

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Ernesta Legnani Bisi nasce a Milano nel 1788. Donna dai molteplici interessi è pittrice, insegnante di disegno, attiva nei circoli culturali e politici della Milano anti asburgica, vicina alle Giardiniere. Ernesta studia all’Accademia di Brera e suo maestro è il celebre incisore Giuseppe Longhi: nel 1810, a 22 anni, vince il premio per il disegno. L’anno dopo sposa Giuseppe Bisi, pittore genovese e professore presso la stessa Accademia, da cui ha cinque figli. Ernesta con questo matrimonio entra in una famiglia di artisti: il suocero è Tommaso Bisi, detto Bizzarri, il cognato Michele è pittore, così come il nipote Luigi, figlio di Michele. I Bisi sono artisti di successo, hanno a Brera una bottega molto rinomata: i loro clienti sono nobili, re e imperatori. Nel 1829 i due coniugi compiono un viaggio a Roma che offre nuovi stimoli per soggetti paesaggistici. Tornati a Milano, Giuseppe ottiene nel 1838 la cattedra di Pittura del paesaggio, appena istituita all’Accademia di Brera. Ernesta invece deve coniugare famiglia, amicizie, attività artistica e insegnamento: è incisore, acquerellista, pittrice e predilige la ritrattistica. Educa all’arte le due figlie Antonietta e Fulvia. Antonietta diventa allieva di Hayez, con una predilezione per il ritratto, e, come la madre, si dimostra una convinta e ardente patriota partecipando alle Cinque Giornate di Milano. Fulvia invece preferisce la pittura paesaggistica d’impronta romantica. Un’altra allieva di Ernesta è anche la brillante Camilla Guiscardi Gandolfi, che espone a Brera a soli 15 anni e diverrà poi “pittrice onoraria” di Carlo Alberto. L’allieva più cara (alla quale dedica un ritratto) è Cristina Belgioioso, con la quale condivide gli ideali e la determinazione delle Giardiniere. Ha come amica la straordinaria Bianca Milesi Moyon. Ernesta e la Milesi sono considerate tra le donne più illustri della Milano del tempo. Ernesta muore a Milano nel 1859 all’età di 71 anni.

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