Arte al femminile (180)

Nell’Italia dell’Ottocento i fermenti risorgimentali condizionano la vita sociale e politica. La produzione artistica risente del clima generale. In un contesto storico culturale in cui una donna che prende la parola rappresenta un’eccezione, Giulia Centurelli rappresenta un caso particolare, degno di ricordo.

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Giulia Centurelli nasce ad Ascoli Piceno nel 1832 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Studia presso la scuola cittadina di Belle Arti del conte Orazio Centini Piccolomini. Appassionata di autori classici alterna lo studio della letteratura latina a quello della pittura. Entra giovanissima a far parte dell’associazione segreta ascolana Apostolato Dantesco, organizzazione patriottica d’ispirazione mazziniana sorta nel 1855. Tale società segreta mira a diffondere, rifacendosi alle opere di Dante, l’idea di nazione, preparando gli animi alla riscossa e le Marche a liberarsi dal giogo del dominio papale. Una volta scoperta l’organizzazione, anche lei viene arrestata, come gli altri componenti e nel 1859 (a 27 anni) viene confinata per un anno nell’Ospedale Civile di Santa Margherita, affidata al controllo delle Suore della Carità. Liberata nel 1860, scrive il componimento poetico “Rendimento di grazie nel giorno della riscossa”.

Lode al Signor, che dopo tanto affanno
Rivolge un guardo di pietade a noi.
Sorgendo al grido che
mandar nel danno
I figli suoi!
Col braccio steso, con la man possente,
Con noi fu sempre nelle pugne il Dio,
E il figlio indegno della franca gente
Dannò all’oblio!
“Come l’arena quando il turbo spira”
Andar disperse le villane squadre
Volgean le terga e si mordean per ira
Le mani ladre!
Per oltre a’ monti ricacciar lo strano
Li accordi il cielo ma medesma possa,
Fede e valore, e la divina mano
Non sia rimossa!

Continua a impegnarsi politicamente, raccogliendo firme per il plebiscito per l’annessione delle Marche al regno d’Italia. Dopo l’unificazione Giulia insegna disegno presso la Scuola Normale Femminile di Ascoli e nel 1870 si trasferisce a Roma, dove lavora presso la Scuola Superiore Femminile diretta dalla poetessa e patriota Erminia Fuà Fusinato. Muore di vaiolo nel 1872 a soli 44 anni. Due giorni prima di morire riceve la nomina a socia effettiva dell’Associazione Artistica Internazionale.

La sua produzione artistica risulta in gran parte dispersa: alcune opere si possono ammirare presso la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. Si è dedicata anche alla poesia e importanti sono le traduzioni dei canti del poeta magiaro Sandor Petöfi, pubblicati a Roma nel 1872.

I suoi quadri raffigurano in genere scene domestiche e interni.

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