Superare il dramma dell’abbandono…

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I giorni dell’abbandono narra il dramma interiore di Olga, una donna di 36 anni, madre di due figli, lasciata improvvisamente dal marito Mario, ingegnere di mezza età, che si è innamorato di Carla, una ragazza con vent’anni meno di lui. Quella che sembrava una vita serena e appagante si svuota improvvisamente di senso. Abbiamo il flusso dei pensieri di Olga, che inizialmente si lascia andare alla disperazione, non riesce più ad accudire adeguatamente se stessa, i figli, la casa, il cane Otto, le amicizie…cade progressivamente in una forma di depressione. Il senso di vuoto la pervade ed è un vortice che le fa mettere tutto in discussione, unito a una profonda rabbia contro tutto e tutti. Un po’ alla volta recupera rispetto di se stessa, riesce a vedere il marito in modo più oggettivo e alla fine sceglie come nuovo compagno il musicista Carrano, uomo sensibile e pieno di attenzioni.

Il tema non è nuovo, ma la Ferrante sa entrare in profondità nell’animo di una donna, analizzando quello che si prova nel momento dell’abbandono: il “che cos’ha lei più di me?”, l’isterismo, la perdita di contatto con la realtà, l’introspezione ossessiva alla ricerca nel passato dei segnali del proprio fallimento, lo smarrimento, la graduale accettazione, il disincanto, la condanna del compagno e la disanima generale di tutti i sentimenti…

“…il dolore si è distillato, mi ha avvilita ma non mi ha spezzata.”

“Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non era affatto certa che con lui fosse vita.”

“Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c’è nient’altro di vero da raccontare.”

Elena Ferrante è una scrittrice nata e cresciuta a Napoli. Ha fatto studi classici. Di lei non si sa quasi nulla ed è opinione diffusa che il suo nome sia in realtà uno pseudonimo. É autrice dell’Amore molesto, da cui Mario Martone ha tratto il film omonimo. Da I giorni dell’abbandono è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza. Nel saggio La frantumaglia (2003) racconta la sua esperienza di scrittrice: questo volume nasce per soddisfare la curiosità del pubblico nei confronti dell’anonima autrice. In esso sono raccolte le lettere della Ferrante al suo editore, le poche interviste e le corrispondenze con lettori d’eccezione. Sua funzione principale è far comprendere al lettore i motivi che spingono l’autrice a rimanere nell’oscurità. La scrittrice parla di desiderio di autoconservazione del proprio privato, di necessità di mantenere una certa distanza e non prestarsi ai giochi giornalistici che spingono gli scrittori ad apparire come ritengono che il pubblico si aspetti. La Ferrante è fermamente convinta che i suoi libri non abbiano bisogno di una sua foto in copertina né di presentazioni promozionali: devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, a cui la presenza dell’autrice non potrebbe aggiungere nulla di decisivo.

Nel 2006 le Edizioni E/O pubblicano il romanzo La figlia oscura, nel 2007 il racconto per bambini La spiaggia di notte e nel 2011 il primo volume dell’Amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo volume, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta, e nel 2014 dal quarto e ultimo, Storia della bambina perduta. Molto apprezzata in America, ha raccolto critiche positive da giornali prestigiosi, come il New Yorker.

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