Storia di una pittrice straordinaria…

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Questo libro alterna la storia della pittrice Charlotte Salamon con il percorso fatto dal narratore per ripercorrerne la vicenda umana. David Foenkinos si reca a una mostra ad Amsterdam dedicata alla pittrice ebrea Charlotte Salamon. Le sue tele lo colpiscono talmente che inizia a cercare notizie sulla pittrice. La biografia inizia nei primi anni del Novecento. Parte dall’infanzia di Charlotte a Berlino, con la ricerca dei luoghi e delle persone che hanno avuto modo di conoscerla o incontrarla. Charlotte, bimba malinconica e solitaria, appartiene a un albero genealogico maledetto. La zia, che portava il suo stesso nome, si è suicidata a 18 anni, gettandosi nelle acque gelate di un fiume, per un disagio esistenziale trasformatosi in nevrosi. L’adorata madre Franziska segue il destino della sorella e si getta da una finestra, dopo avere tentato in tutti i modi di vincere la propria depressione. Charlotte cresce solitaria, introversa, selvatica e sofferente con i nonni e un padre spesso assente. Il padre David, medico famoso e stimato, cerca in tutti i modi di salvare la figlia da un destino che ha già sconvolto altri familiari del ramo materno. Egli sposa in seconde nozze una cantante famosa, Paula, che riesce a stabilire con Charlotte un rapporto di profondo affetto. La matrigna ha una positiva influenza sulla ragazza, sostituendo il padre, sempre più concentrato sulla carriera, cercando di proteggerla dalla nefasta influenza dei nonni. Durante un viaggio in Italia Charlotte scopre la pittura e una vocazione che non la lascerà più. Giovane taciturna e di una sensibilità esasperata, s’innamora dell’insegnante di canto di Paula, Alfred, con cui intesse un complesso rapporto amoroso, con un coinvolgimento totale. Ammessa all’Accademia delle Belle Arti di Berlino, si segnala per le proprie indiscutibili capacità. Rimane coinvolta nelle persecuzioni naziste contro gli ebrei. Dopo la notte dei cristalli del ’33 è costretta a raggiungere i nonni in Francia, mentre i genitori riparano in Olanda. Gli ultimi anni sono drammatici: prigioniera con il nonno in un campo di concentramento, dal quale viene liberata, riesce poi a sfuggire a una retata. Si rifugia nel sud della Francia dove incontra Alexander Nagler, rifugiato austriaco, che rimane affascinato dalla pittrice e la sposa. Incinta di cinque mesi Charlotte viene catturata e deportata con il marito e finirà i suoi giorni in una camera gas a soli 26 anni.

Prima di essere catturata Charlotte affida a un medico amico i suoi quadri dicendo: “È tutta la mia vita”.

La scrittura di questo libro è particolarissima, con frasi brevi o brevissime riportate con continui a capo, tanto da rendere il testo particolarmente incisivo, quasi che ogni frase abbia un valore a sé. La figura di questa donna straordinaria, dal destino così tormentato e infelice, emerge in tutto il suo fascino e la sua forza morale. La pittura è stata veramente tutta la sua vita e le ha dato la forza di sopravvivere anche nei momenti più tormentati.

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