Arte al femminile (164)

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Giuseppina Anselmi Faina nasce a Torino nel1818. Il padre, Giuseppe Anselmi, funzionario della corte dei Savoia, uomo colto e amante dell’arte, avvia ben presto la figlia allo studio del disegno e della pittura, prima presso Lorenzo Metalli, poi nello studio privato di Giovan Battista Biscarra, primo pittore di corte e direttore dell’Accademia Albertina. A soli 14 anni Giuseppina partecipa alla seconda Pubblica Esposizione di Torino, che si svolge al Castello del Valentino, dove presenta un disegno a matita, un Gesù bambino dormiente. Nel 1838 è presente alla nuova esposizione presso le sale del Valentino con altri disegni. Nel 1841 (a 23 anni) esegue, dietro commissione di re Carlo Alberto, due ritratti per la rinnovata Galleria del Daniel in Palazzo Reale a Torino. L’anno successivo si distingue alla prima Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Torino con quattro olii e un disegno a matita. Tra il maggio e il giugno 1842 viaggia per perfezionare le proprie competenze artistiche, prima a Firenze e poi a Roma. A 25 anni viene nominata accademica di merito dall’Accademia dei Virtuosi al Pantheon e più tardi riceve analoga nomina dalle Accademie di Belle Arti di Firenze e Perugia. Sposa il conte Claudio Faina di San Venanzo: vive tra questo paese e Orvieto per tutta la vita.

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Abituata ai salotti di Torino, Roma e Firenze, cerca di ricrearne uno piccolo a Orvieto, ricevendo intellettuali e pittori della zona. Dal matrimonio nascono tre figli: Clelia, Eugenia e Gemma. Nonostante gli impegni familiari, Giuseppina continua a dipingere, rivendicando il proprio ruolo di pittrice professionista. Gli anni delle lotte risorgimentali sono difficili per lei: nel 1866 il figlio Eugenio, anche a seguito di una delusione d’amore, si arruola tra i volontari di Giuseppe Garibaldi nella III Guerra d’Indipendenza; l’anno successivo la figlia Gemma muore, i rapporti con il marito Claudio si deteriorano per incomprensioni dovute a differenze culturali. Giuseppina vive una dura crisi che supera dopo un viaggio che compie insieme alla figlia Clelia nell’Italia settentrionale. Ritorna sui luoghi della sua infanzia, a Torino e a Vercelli, città natale di sua madre Anna Rottari. Trascorre un po’ di tempo a Cannobio, sul Lago Maggiore, dove riprende in mano pennelli e tavolozza.

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Torna a dipingere e piano piano supera le difficoltà personali. Carica d’interessi e desiderosa di distinguersi a livello artistico, si ferma per lunghi periodi a Firenze e a Roma dove si divide tra visite agli atelier di pittori e scultori, serate ai teatri e pomeriggi trascorsi in salotti culturali. Nel 1871 partecipa alla prima Esposizione nazionale dei lavori femminili, che si svolge a Firenze. Nei primi mesi del 1872 la sua malferma salute peggiora e decide di tornare a Firenze per sottoporsi a controlli medici. Qui muore improvvisamente l’8 marzo 1872 a 51 anni.

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4 pensieri su “Arte al femminile (164)

  1. Grazie, Paola. I tuoi racconti sono sempre spunto per saperne di più su queste donne e la loro vita.
    Forse qualcuno vorrà recarsi a Orvieto e visitare la mostra che il Museo “Claudio Faina” dedica a “Giuseppina Anselmi Faina. Una pittrice dell’Ottocento tra Piemonte e Umbria”. Per chi volesse approfondire, è fino al 5 giugno.

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