Arte al femminile (163)

L’italia dell’Ottocento vive un periodo complicato, legato alle vicende risorgimentali, cui si collegano i nostri ricordi scolastici. Divisa in stati e staterelli, risente di questa divisione anche a livello artistico.

Italia_1815.pngDifficile trovare notizie sulle donne pittrici dell’epoca, perchè bisogna fare ricerche a livello locale.

 

Lina (Orsola)Poma Ferrari nasce nel 1831 a Mantova, terza dei dieci figli di Ferdinando Ferrari e Maria Ballet. La famiglia d’inverno vive a Mantova e per gran parte dell’anno soggiorna nella villa di campagna, nel Fondo di San Giovanni a Roncoferraro, di proprietà dei marchesi Plattis di Padova, parenti dello scrittore Ippolito Nievo. La casa di campagna, circondata da faggi e platani, ha scuderie, orto, frutteto e peschiera e fornisce alla numerosa famiglia di che vivere agiatamente.

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In casa Ferrari si parlano il francese e il tedesco, si tira di scherma, si organizzano partite di caccia e di pesca, gite in barca o a cavallo. Lina, estrosa ed estroversa, capelli chiari e occhi azzurri, suona il pianoforte, ricama, disegna e dipinge. La madre, figlia di un ufficiale francese, venuto in Italia con Napoleone I, instilla nei figli ideali di libertà e giustizia: nel ’48, dopo una perquisizione, andata per fortuna a vuoto (anche se c’erano fucili nascosti in solaio), la famiglia si trasferisce per un anno a Parigi. Lina dimostra una rara padronanza nei lavori manuali e una disposizione naturale per le variazioni di colore nei ricami e nei dipinti. Nel 1856 sposa l’ingegnere Luigi Poma, fratello di Carlo, uno dei Martiri di Belfiore. Visita in carcere i Martiri di Belfiore e durante la guerra del 1859 è infermiera volontaria negli ospedali militari.

Ha 4 figli: Ugo, Carlo, Alessandro e Silvio, ma si separa dal marito per incompatibilità di carattere. Riesce a conciliare gli impegni familiari con la passione per l’arte. Spirito libero e pittrice raffinata, diventa allieva del pittore veronese Vincenzo Casabianca: con un carrozzino condotto da un cavallo va e viene da sola da Verona, dove vive il suo maestro, di cui forse diventa l’amante secondo le malelingue dell’epoca. Affina la sua arte, sfuma il colore, impara a usare tinte morbide e graduate. I suoi dipinti ritraggono paesaggi e personaggi della campagna. Lina soggiorna volentieri nella casa della famiglia Poma, sul lago d’Iseo, dove raccoglie i suoi dipinti. I suoi occhi purtroppo le creano problemi e deve ridurre l’attività artistica. Si occupa amorosamente dei figli del primogenito Ugo. Questi, dopo un infelice matrimonio da cui ha avuto due figlie, forma una nuova famiglia e ha 8 figli cui non può dare il proprio nome. Lina segue i nipoti sino alla fine della vita, nel 1915.

Nei paesaggi mantovani e lacustri di Lina si avverte una certa convergenza con la scuola macchiaiola.

I suoi quadri si trovano in collezioni private. Conosciuto è il ritratto che Lina fa alla sorella Matilde, primo amore dello scrittore Ippolito Nievo, morta a 38 anni per problemi cardiaci.

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