Arte al femminile (150)

I preraffaelliti (movimento sviluppatosi in Inghilterra nella seconda metà dell’800, in omaggio alla pittura medievale e del primo Rimascimento italiano) erano inclini a cercare le loro modelle tra le belle ragazze di bassa estrazione sociale, che non avendo una reputazione da difendere potevano incarnare anche ideali femminili seducenti ed erotici. Questa tipologia di donne permetteva poi agli artisti, in genere di estrazione sociale borghese, di relazionarsi con loro in una situazione di doppio vantaggio, in quanto uomini e in quanto di una classe sociale superiore. Sposare una di queste modelle voleva dire superare pregiudizi molto marcati nella società vittoriana.

Jane Burden Morris ha avuto un ruolo importante nel movimento preraffaellita, diventando la musa ispiratrice di molti pittori e il loro ideale estetico.

Jane nasce a Oxford nel 1839, da una famiglia povera, figlia di uno stalliere e di una lavandaia, entrambi analfabeti. La famiglia vive nell’angusta St Helen’s Passage, strada conosciuta come Hell Passage (Passaggio infernale): ha un fratello e una sorella, Bessie. Nel 1857, mentre Jane sta assistendo a uno spettacolo teatrale con la sorella, viene notata dall’artista Dante Gabriele Rossetti che, colpito dalla sua bellezza, la convince a posare come modella. Jane accetta dopo molte esitazioni e diventa anche la modella di William Morris, pittore e intellettuale dell’alta borghesia, per una serie di dipinti sul ciclo arturiano, in cui impersona Ginevra. Morris s’innamora di lei e le fa una timida dichiarazione scrivendo sul retro di una tela: “Non posso dipingere, ma ti amo”. Jane è in realtà innamorata di Rossetti, ma sa che è impegnato con Elizabeth Siddal (v.n.149), per cui si fidanza con Morris. Per essere all’altezza del compagno studia privatamente, diventando un’accanita lettrice di testi in francese e in italiano. Dimostra talento musicale e impara a suonare il pianoforte con una certa perizia. Sposa Morris nel 1859, pur non essendone innamorata: al matrimonio non partecipa alcun membro della famiglia di William. I due vanno in viaggio di nozze per 6 settimane in Europa, visitando Bruges e Parigi. Jane ha due figlie: Jenny e Mary. La famiglia vive a lungo nel villaggio di Kelmscott (West Oxfordshire), nella casa di campagna di Morris, che diventa famosa per la sua architettura particolare, per i mobili e arredi progettati dai due coniugi e per essere luogo d’incontro di vari artisti. Jane continua a frequentare Dante Rossetti, con cui ha un complesso rapporto. Il Rossetti è letteralmente ossessionato da lei, che raffigura in numerosissimi quadri come dea, ninfa, allegoria, eroina classica o dantesca. Nel 1865 chiama il fotografo John Robert Parsons per fargli immortalare Jane in una serie di scatti sognanti.

jane_morris_1858.jpg 220px-Jane_Morris_1865.jpg Parsons_-_Jane_Burden.jpg janey-morris-with-may-1865.jpg

Nel 1871 Rossetti si stabilisce insieme ai Morris a Kelmscott Manor, ma i giornali si accaniscono a tal punto contro “lo scellerato Rossetti”, colpevole di tradire un amico sotto il suo stesso tetto, da indurlo a tentare il suicidio. Rossetti sopravvive, ma la rottura con i coniugi Morris è inevitabile. Nel 1884 Jane incontra il poeta Wilfrid Scawen Blunt, che nel 1887 diventa suo amante. I due rimangono amici anche dopo la fine della loro relazione nel 1894.

Jane sopravvive a tutti gli uomini che l’hanno amata e a tutti gli artisti che l’hanno immortalata, concedendo solo a una donna, la pittrice Evelyn de Morgan, la possibilità di ritrarla nel 1904.

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Jane muore a Bath nel 1914.

“ Era di una bellezza inconsueta Jane Burden, figura languida e malinconica – occhi immensi, labbra carnose, nuvola di capelli scuri – che nell’universo prerafaellita dell’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento divenne l’ideale della femminilità”.

Così la descrive lo scrittore Henry James dopo averla vista:

“Un’apparizione d’incredibile e meravigliosa intensità. Alta e sottile in lungo abito color porpora, con il volto emaciato e pallido, gli occhi tristi, profondi, scuri, il lungo collo avvolto in fili di perle esotiche”. Egli stesso ammette di non riuscire a giudicarla con il necessario distacco perché «guardandola è difficile dire persino se sia un originale o la copia di un quadro. In ogni caso è una meraviglia».

Nella storia dell’arte non era mai accaduto che una singola persona incarnasse l’ideale estetico dominante di un’intera scuola pittorica.

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