Arte al femminile (149)

Elizabeth Siddal, modella, poetessa e pittrice inglese dell’età vittoriana (conosciuta con il diminutivo di Lizzy o Lizzie) impersona perfettamente l’idea di femminilità dei pittori preraffaelliti (v.n.148).

“Le modelle sono considerate in questo periodo come prostitute e sono intrappolate in un rapporto impari e subalterno dove il loro ruolo è nutrire l’immaginazione fervida dell’artista, pronto ad esaltarle sulla tela ma ad umiliarle nella vita. Chiamate “stunners” ossia “schianti”, spesso dimostrano talento poetico e artistico, tanto che oggi si parla di una parallela “Sisterhood”, ma raramente riescono ad affermarsi, perché nella società vittoriana le donne sono destinate unicamente alla sfera familiare e al focolare domestico.”

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Elizabeth nasce nel1829 a Londra da umile famiglia, terza di 8 figli. Il padre Charles Crooke fa coltelli e ha un negozio nel centro di Londra. Elizabeth con le tre sorelle più piccole inizia molto presto a lavorare come modista in una bottega di Cranbourne Alley. Ha una notevole propensione per la poesia e si racconta che scopra la propria vena poetica leggendo l’opera di Tennynson in fogli di carta che la madre utilizza per avvolgere il burro…A vent’anni viene notata dal pittore Walter Howell Deverell, colpito dal suo viso e dai suoi lunghissimi capelli rossi, e ne diventa la modella per un quadro ispirato a La dodicesima notte di Shakespeare. Nonostante l’opposizione della famiglia, Elizabeth dopo questa esperienza inizia l’attività di modella della confraternita dei preraffaelliti. Ai pittori pone una condizione: dal momento che oramai la sua reputazione di donna virtuosa è andata in frantumi, in cambio delle ore di posa chiede che le siano impartite lezioni di pittura. Nel 1852 (a 23 anni) John Everett Millais la ritrae come Ofelia. Per riprodurre fedelmente Ofelia annegata, il pittore chiede a Elizabeth di posare vestita, immersa in una vasca da bagno riscaldata con delle lampade. Durante una delle tante “sedute” le lampade si spengono, Millais concentrato non se ne accorge ed Elizabeth sviene dal freddo. Viene riportata in fin di vita a casa del padre che, infuriato, chiede un risarcimento al pittore di 50 sterline. La salute di Elizabeth rimane irrimediabilmente compromessa.

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Dante Gabriele Rossetti entra nella sua vita proprio in quest’anno fatale, come amante e maestro: Elizabeth impara dal giovane Dante i rudimenti della pittura, tanto che Ruskin, critico e sostenitore della confraternita, afferma che l’allieva supera il maestro nella composizione, nell’originalità e intensità dei suoi lavori. Ruskin diventa anche il suo mecenate, acquistando tutto ciò che Elizabeth disegna o dipinge. Egli sostiene economicamente la coppia, convincendo Dante ad accettare il denaro necessario per far curare Elizabeth, così che possa recarsi a Parigi e a Nizza per guarire il suo «esaurimento cerebrale per troppa intensa ed improvvisa fatica». Nel 1857 Elizabeth espone per la prima volta al salone preraffaellita. Dante durante le frequenti assenze della compagna si avvale di altre modelle e spesso intreccia delle relazioni. Quando a questi continui tradimenti si aggiunge la perdita del padre (1859) per Elizabeth inizia la dipendenza dal laudano, sedativo derivato dall’oppio. Un anno dopo, per placare i dolori causati dalla tubercolosi o da disordini alimentari o da disturbi psichici o più semplicemente dallo stesso elevato consumo di laudano, va in overdose. Dante, nonostante il parere contrario della famiglia, decide di sposare Elizabeth, debole e psicologicamente provata. Si sposano nel maggio del 1860. Un anno dopo Elizabeth è incinta, ma partorisce una bimba prematura, nata morta. Un mese dopo, invece, Jane Morris, amante ufficiale di Dante, partorisce una bambina. A questo ennesimo dolore Lizzie non resiste: la notte dell’11 febbraio 1862, sola in casa, scrive un biglietto d’addio e beve un’elevata dose di laudano. Ha 32 anni. Vani sono i tentativi di Dante di salvarla e il suicidio viene nascosto, per permettere alla giovane una sepoltura cristiana.

“Niente tranne il riposo sembra buono per me” aveva più volte detto.

Viene sepolta con l’unica copia delle poesie d’amore che Dante le ha dedicato e che viene posto tra i suoi folti capelli. Sette anni più tardi Dante e il suo agente letterario aprono di notte la tomba di Elizabeth per recuperare le poesie e pubblicarle.

Poche le opere rimaste, perché Dante, ossessionato dalla sua morte, anni dopo la sua scomparsa vende l’appartamento in cui ha vissuto con lei e distrugge le opere che ha lasciato.

Un’unica poesia di Elizabeth risulta autografata:

L’amore finito

 

Non piangere mai per un amore finito

poiché l’amore raramente è vero

ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,

dal rosso più brillante al blu,

e l’amore destinato ad una morte precoce

ed è così raramente vero.

 

Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso

per vincere l’estremo sospiro.

Le più belle parole sulle più sincere labbra

scorrono e presto muoiono,

e tu resterai solo, mio caro,

quando i venti invernali si avvicineranno.

 

Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,

per quello che Dio non ti ha dato.

Se il più puro sogno d’amore fosse vero

allora, amore, dovremmo essere in paradiso,

invece è solo la terra, mio caro,

dove il vero amore non ci è concesso.

 

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