Arte al femminile (138)

Volgendo per un momento lo sguardo a Oriente, vediamo che nell’Ottocento il Giappone è in un periodo in cui a una centralizzazione del potere corrisponde un periodo di pace e prosperità per una nazione di circa 31 milioni di persone. L’arte si sviluppa e ha la sua influenza in Europa. Nel 1873 viene coniato il termine Japonisme, per indicare l’attrazione e l’interesse dei pittori (soprattutto francesi) verso l’arte del Sol Levante. Molte stampe giapponesi giungono in Olanda tramite la Compagnia delle Indie e sono diffuse poi in Europa. Anche in Giappone troviamo una splendida figura di artista.

Otagaki Rengetsu

Questa artista, poetessa, calligrafa, ceramista e pittrice giapponese nasce a Kyoto, antica capitale del paese, nel 1791. Figlia segreta di una geisha e di un alto funzionario, Todou Yoshikiyo, un capo-vassallo del feudo di Iga-Ueno, riceve il nome di Nobu. Poco dopo la nascita viene adottata dalla famiglia di Otagaki Teruhisa, un lavoratore (e in seguito sacerdote) presso un importante tempio della Joudo-shu, scuola buddista. A otto anni viene mandata come dama di compagnia nel castello di Kameyama a Tamba, dove studia poesia, calligrafia, ricamo, ballo, cerimonia del tè e arti marziali. Diventa una giovane di notevole bellezza, corteggiata da molti ammiratori. A 18 anni ritorna a Kyoto e viene data in sposa al samurai Mochihisa. La sua vita familiare è funestata prima dalla morte dei tre figli nella prima infanzia, dalla separazione dal marito (per gli eccessi nel bere e le continue visite alle case di piacere) e poi dalla morte del marito nel 1815. Nel 1819, a 28 anni, si risposa, ma dopo 4 anni rimane nuovamente vedova, dopo aver perso un altro figlio.

Sconvolta da queste tragedie familiari a 33 anni decide di prendere i voti. Si rade i capelli e prende il nome di Rengestu (Luna di loto). Va a vivere nei pressi del tempio Chion-in con il padre adottivo, che ha nel frattempo preso anche lui i voti. Dopo la morte del padre adottivo nel 1832, Rengestu si trova a dover cercare mezzi di sostentamento. Inizia così un intenso periodo di pellegrinaggi e soggiorni in svariati templi, dove si dedica, oltre che alla preghiera, a un’intensa attività artistica e poetica. Produce e vende ceramiche (tazze e teiere) sulle quali incide le sue poesie, brevi composizioni con versi di 5-7 sillabe (waka). Le sue opere si distinguono per l’equilibrio perfetto tra i versi e le forme, tanto che vengono molto apprezzate. I suoi lavori sono molto diversi dalla produzione ceramica dell’epoca: la semplicità e la carica poetica vengono molto apprezzati da tutti e Rengestu è costretta a cambiare spesso domicilio, per sfuggire alle pressanti richieste dei suoi committenti. Stimata e ammirata, si prodiga anche per insegnare la sua arte a giovani artisti. Moltissime le poesie da lei scritte e incise nella ceramica. Vive accontentandosi di poco e in grande umiltà. Trascorre gli ultimi anni in un piccolo padiglione del tè presso il tempio Shinko-in a Kyoto, lavorando fino all’ultimo. Muore nel 1875 a 84 anni.

Il suo lavoro combina spiritualità e materia: è considerata personalità di rilievo tra le poche artiste donne giapponesi di cui si ha notizia. Nelle poesie predilige la celebrazione di ciò che sperimenta nella vita di tutti i giorni, unendo lo spirituale con il tangibile.

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鶯は
みやこにいてし
山里に
梅ひとりこそ
咲き匂ひけれ

L’usignolo
è volato a cantare in città,
nel villaggio sui monti
un solitario pruno
fiorisce profumato.

 

 

水清
かわべにすみて
つみとがを
その日その日に
かきながさむや

Vivendo sul fiume
si lavano via i peccati
ogni giorno,
qui, dove l’acqua pura scorre.

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7 pensieri su “Arte al femminile (138)

  1. Pingback: Arte al femminile (138) – Meet The Artists – Art Box

  2. Bellissimo post.Il Giappone mi ha sempre affascinato fin dai tempi in cui ragazza seguivo i film di Akira Kurosawa .” i sette samurai ” con Toshiro Mifune ce l’ho nel cuore. Grazie per questo racconto di vita molto delicato e certo non famoso. Una chicca. Buona serata. Isabella

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