Due donne, due mondi…

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Questo romanzo è estremamente attuale e mette a confronto due donne e due mondi, in un romanzo a due voci. Da una parte abbiamo Antonella, che vive a Padova, ma viene dalla Sicilia, da un posto di mare: il mare della Sicilia, che è selvaggio, “dov’è facile ferirsi”, un mare che “ti copre il corpo di un velo sottile di sale perché ti ricordi che gli sei appartenuto, che finché sei rimasto in acqua eri una creatura marina”. Afflitta da depressione post partum, dopo la nascita del secondo figlio, Antonella non riesce a trovare il senso della propria vita e si sente inadeguata come madre e moglie. Deve riprendere il lavoro come insegnante e si affida all’aiuto di Vasilita, una giovane donna della Moldavia, che ha seguito il marito in Italia, nella speranza di migliorare la propria condizione di miseria. Le due donne narrano se stesse: i sogni da ragazze, le incomprensioni nella famiglia d’origine, i matrimoni falliti, i mariti indifferenti, i figli, la libertà perduta. I racconti di Vasilita ci portano in un paese di campagna, povero, grigio e fangoso. Dal sottobosco, dal “bosco lupino”, Vasilita ha imparato i nomi delle erbe, degli alberi, il linguaggio dei lupi, con la guida di Baba Dora, una specie di strega, che si lascia morire per l’incomprensione dei compaesani. Vasilita a un certo punto torna in Moldavia: dopo un paio di anni Antonella parte, la cerca e la trova…

“Cosa ti dicevano Vassi?” chiede Antonella della voce dei lupi che risuonava nella testa della giovane il giorno delle nozze. “Hai vissuto i boschi e hai sognato il mare, Vasiliţa. Ma non avrai né l’uno né l’altro. Verrà una figlia, verrà la guerra. Verrà il dolore, crescerà nero e succoso come le more sopra i cespugli, d’estate”.

Anche Antonella cerca di rispondere alla stessa domanda: “Pensavo che Luigi fosse il mio “anti-Edipo”, quando da fidanzati mi ricopriva di affetto e di attenzioni. Poi più niente, o meglio, il meno possibile, ciò che restava: frattaglie, scampoli di marito e di padre”.

Un romanzo profondo, che dona atmosfere magiche a uno spazio reale e domestico. Al di là delle differenze di tempo e di luogo si può riconoscere un destino comune a molte donne.

Simona Castiglione (Catania, 1969) insegna lettere a Padova. Scrive come giornalista per diverse testate (Il Gazzettino, MilanoMetropoli) e si è occupata della traduzione di classici greci e latini con testo a fronte per Mondadori. Ha curato, come lessicografa, la prima edizione del Dizionario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro (Paravia). Con Transeuropa pubblica La mente e le rose, la sua prima raccolta di racconti.

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