Apparenza e realtà…

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Una lezione di stile è quella che il protagonista pensa di poter ricevere da un lord inglese, che l’ha assunto alle sue dipendenze…

Un giovane maestro di scuola, dall’oscuro e anonimo passato, viene assunto come precettore della piccola Cecilia, la figlia di sei anni di Lord Jeoffrey e di Lady Anna. La bambina è muta dalla nascita e questa condizione rispecchia una realtà in cui i sentimenti non vengono espressi o non trovano ascolto. L’io narrante (il giovane insegnante) ci fa entrare in una casa dell’aristocrazia terriera inglese, fra ritratti di antenati, servitori silenziosi, mobili pregiati, giardino e parco ben curati, riti quotidiani per il tè, il pranzo ecc. Il protagonista vive se stesso come personaggio secondario e spia, invidia, s’immedesima nella vita del gentiluomo di campagna, verso cui nutre un’istintiva simpatia. In realtà la situazione di Lord Jeoffrey è tutt’altro che idilliaca: una moglie gelida e formalista, una figlia muta, una madre odiata e finita in manicomio. Solo l’amante Rose consola il nobile, circondato comunque dalla sicurezza economica e di rango. Il precettore è sempre in bilico tra quello che vorrebbe e quello che fa effettivamente. Le distanze sociali rimangono inalterate e si evidenziano soprattutto nel drammatico epilogo della storia.

Marta Morazzoni scrive in modo lucido e analitico. La storia è prevalentemente introspettiva, percorsa da una suspense sottile: un libro non facile, in cui il protagonista con la sua vita in apparenza senza senso cerca di capire, di ricostruire un’atmosfera, di trovare un significato all’amara conclusione.

Marta Morazzoni nasce a Milano nel 1950. Frequenta il liceo classico e si laurea poi in filosofia all’Università Statale, con una tesi sugli eschimesi del Canada e della Groenlandia: scelta legata alla sua passione per il mondo nordico. Altro interesse è il teatro, che la porta per un certo periodo a occuparsi di critica teatrale su riviste specializzate. Inizia a insegnare e contemporaneamente scopre la predisposizione per la scrittura. Il primo romanzo è “La ragazza col turbante”, edito da Longanesi nel 1986, tradotto in 9 lingue. Analogo successo riscuotono i successivi lavori: “L’invenzione della verità” (premio Campiello), “Casa materna”, “Il caso Courrier” (premio Campiello 1997). La scrittrice insegna in un istituto tecnico di Gallarate, dove risiede, e considera la scrittura come il suo “azzardo alla vita”.

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