Arte al femminile (96)

“Dopo nove anni e otto mesi di educandato nel monastero dell’Incarnazione di Genova, il 2 settembre 1760 Maria Luigia Raggi veste gli abiti di novizia dell’ordine delle Annunziate Celesti, meglio note come monache Turchine. Da quel monastero, a pochi passi dall’avito palazzo di famiglia, suor Maria Luisa Domenica Vittoria non uscirà più. Costretta a una monacazione forzata si dedica tutta la vita alla pittura. Il tempo dell’arte è il tempo della libertà, rubato agli obblighi liturgici e conventuali, spiato dalle grate del severo monastero, trafugato ai doveri imposti dalla condizione monacale. L’unica testimonianza dell’attività di Maria Luigia Raggi come artista sono circa ottanta tempere di cui quattro firmate o siglate, e una datata al 1796…”

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Maria Luigia Raggi nasce a Genova probabilmente nel 1742, figlia del marchese Giovan Antonio e di Maria Brignole Sale, sorella di Gian Francesco Maria, doge di Genova dal 1746 al 1748. La sua famiglia è ricca e di antico lignaggio. Secondo le regole del tempo, per lasciare al fratello maggiore, Anton Giulio, tutti i beni mobili e immobili del casato, alle sorelle Isabella Marianna e Maria Luigia non rimane che professare i voti e spendere il resto della vita in un monastero. Maria Luigia viene messa in convento a soli 7 anni.

A Genova l’ambiente monastico è strettamente legato agli intrighi nobiliari, sia perché il ceto aristocratico vi si rivolge per l’educazione delle figlie femmine, sia perché la “monacazione” è imposta alle donne che non si sposano.

Maria Luigia entra nell’Ordine delle Turchine, noto per essere tra i più rigidi della Repubblica genovese : nessuno può entrare, se non per necessità e previo permesso dei superiori, non si possono tenere in convento animali, uccelli, cagnolini e strumenti musicali. I parenti possono essere visti ogni due mesi, tre volte l’anno a grate chiuse e tre a grate aperte. Ogni religiosa ha però la possibilità di fare letture personali, che comprendono libri in latino, la bibbia, agiografie e opere di autori di rilievo, ma anche letture fatte prima di entrare in convento.

Le Turchine emettono i voti solenni di povertà, obbedienza e castità, oltre a quello di una strettissima clausura: il loro abito è bianco, con scapolare e mantello azzurri, donde il nome di monache “celesti” o “turchine”. Sono dedite alla preghiera contemplativa e, per il loro sostentamento, confezionano paramenti sacri e fanno lavori di ricamo e cucito.

Maria Luigia si dedica alla pittura, trovando in essa consolazione e gratificazione.

La vita di clausura le diventa talmente insopportabile che nel 1781 decide di fuggire e si rifugia a Roma presso un parente, Ferdinando Raggi, artista rinomato e Principe dell’Accademia di San Luca.

Maria Luigia comincia a dipingere monumenti romani e i suoi quadri si riempiono di luce. Viene a contatto con la letteratura arcadica. I prati fioriti, la frescura dei boschi, le greggi sparse e pascolanti al suono delle zampogne, i viandanti solitari, i monumenti classici sperduti nella campagna diventano i soggetti preferiti di Maria Luigia, quasi una fuga dalla realtà.

Il soggiorno romano purtroppo è breve e dopo due anni Maria Luigia è di nuovo in convento a Genova, dove rimane per quarant’anni, sino alla fine.

Muore il 25 marzo 1813.

Le dimensioni quasi tutte piuttosto ridotte delle opere dell’artista sono probabilmente indizio di uno spazio limitato dedicato alla pittura, quello della cella monastica.

Sue opere sono conservate nei Musei Capitolini di Roma, nell’Accademia di San Luca a Roma, nel Museo Civico di Prato, nel Museo Nelson-Atkins di Kansas City (USA) e in moltissime collezioni private europee e americane.

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