Arte al femminile (91)

270PX-fonte-wwwmarcovaldoit-Lalla-romano-e-la-montagnaLalla (in realtà Graziella) Romano, che in un post precedente ho ricordato come scrittrice, è stata anche un’ottima pittrice. Intraprende la carriera di pittrice alla fine degli anni Venti, continuando poi a dipingere fino al 1940: non abbandonerà però definitivamente quest’attività fino alla morte, sentendola come prima forma di espressione artistica. Dopo essere stata allieva del maestro di pittura Giovanni Guarlotti, frequenta la scuola di Felice Casorati, su consiglio di Lionello Venturi, suo mentore e storico dell’Arte. Espone in numerose mostre collettive e personali a Torino, Cuneo, Napoli e Milano, suscitando interesse e attenzione di critica e di pubblico. Durante il periodo in cui dipinge, in Italia si forma un movimento capitanato da Mario Sironi, Novecento Italiano, caratterizzato dalla compostezza della postura, dalle linee chiuse e da scelte cromatiche equilibrate. Lalla Romano sente l’influenza di questo stile: un autoritratto riconducibile a questo periodo è “L’attesa”, che la raffigura incinta. In tutta la sua produzione artistica domina l’astrazione, ritenuta da lei stessa il fondamento di ogni arte. Nei suoi dipinti è rispettata la fisionomia, anche se dissolta in colori tenui. Dipinge vari soggetti riconducibili a tre categorie: -i ritratti, soprattutto di figure femminili, in cui sono rappresentati i familiari più stretti e gli autoritratti, -i paesaggi dove si nota un’accentuata semplicità, – le nature morte. Nelle nature morte si nota la disponibilità a variare il soggetto più di quanto non ci sia nei ritratti e nei paesaggi. Pittura e narrativa s’inseguono e si sovrappongono: la sua pennellata è sicura, l’uso del colore sapiente e disinvolto, così come il suo stile narrativo è fatto di frasi semplici, incisive. Il suo antico “esercizio della pittura” entra nei suoi testi, nel suo scrivere, nel suo guardare il mondo. Il raccontare per immagini o partendo dalle immagini ha sempre una grande importanza nei suoi libri. Nel suo stile, spesso scarno ed essenziale, si trova quasi un uso pittorico della parola: la sua fantasia e memoria sono visive, le immagini sono un mezzo, “un gusto”.

“Considero i miei quadri o i miei disegni come un fatto personale, come se fossero un mio diario o un mio libro… Alcuni miei disegni non sono delle composizioni, ma solamente appunti. Possono essere come qualche verso… Ma non bisogna andare oltre nelle equiparazioni. Ogni arte ha il suo linguaggio”

“Ritratto vuol dire volto, e quel volto deve essere ambiguo, intenso e misterioso come un romanzo”. 

La definivano severa, aspra, scontrosa, capace però d’improvvise tenerezze. Una delle sue migliori amiche la chiamava “selvaggia”. Un insegnante ai tempi dell’Università, ammiratore che tentò di sedurla e respinto s’informò se per caso fosse lesbica, l’aveva soprannominata “cardo selvatico”.

37417824_velettaLalla Romano2-1Romano-1lalla_1esterne0023b882cxw200h285c003invernopittura

Annunci

3 pensieri su “Arte al femminile (91)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...