Arte al femminile (75)

Herstellung-eines-Kupferstichs gruppoguercio.com_1317033416

L’incisione d’immagini profane e sacre è una realtà molto diffusa nella Venezia del XVII- XVIII secolo. Tra gli incisori e stampatori esistono grandi rivalità, che sfociano in continue querele e a volte in duelli, tanto da costringere le autorità cittadine a varare norme idonee a mantenere il rispetto della concorrenza. Nel 1747 approdano a Venezia i Remondini, suscitando una bagarre legale. Essi vengono da Bassano, dove hanno un patrimonio unico di ben 5 cartiere, uno stabilimento occupante buona parte della vasta area della piazza principale di Bassano, un numero incredibile di torchi e più di mille dipendenti. L’opposizione al loro insediamento a Venezia si conclude nel 1750 con una sentenza a loro favore: essi aprono una Libreria che diventa il principale punto di riferimento per la commissione a livello italiano ed europeo di stampe di testi sacri, tomi di classici latini, con pregiate rilegature in pergamena decorata a pennello e aggiornatissimi atlanti geografici. I Remondini stampano anche santini e bellissime immagini devozionali.

piccini Suor+Isabella+Piccini un_ita2

images-1 images-2 images Isabella_Piccini_Anbetung_der_Hirten_ubs_G_0720_II isabella piccini 55piccini16-200x200

55piccini_038

Elisabetta Piccini si distingue proprio nel campo dell’illustrazione a stampa, con la tecnica dell’incisione a bulino (sottile scalpello). Nasce nel 1644 a Venezia da una famiglia d’incisori veneziani. Nell’ambiente familiare non vede che bulini, rami, pietre da arrotare, prove, libri ornati e artisti curvi sul lavoro. Lo zio Guglielmo riproduce i quadri di Rubens, il padre Giacomo (detto Zoan), spinto dalle ristrettezze economiche, lascia le grandi tavole riproducenti Tiziano, per illustrare libri. Sin da piccola Elisabetta si cimenta con lastre di rame e bulini, inchiostri e libri illustrati. Il padre la educa alla pratica del disegno e del bulino, che richiede una certa forza. Elisabetta impara a incidere in maniera profonda la lastra, cosa che consente ai tipografi di “tirare” un numero significativo di stampe: per questo motivo e per il compenso modesto richiesto, le sue incisioni sono molto ricercate. Il padre viene a mancare quando Elisabetta ha 15 anni, ma lei ha un “mestiere” e continua l’attività paterna. A soli 19 anni presenta al Doge la domanda per l’autorizzazione alla stampa in esclusiva di alcuni soggetti da lei incisi e il Senato le accorda tale privilegio in un tempo abbastanza breve per tale pratica (30 giorni). Avendo pochi mezzi e non avendo appoggi, la scelta del convento le pare la più adeguata per tutelarsi come artista, così nel 1666, poco più che ventenne, entra nel convento delle clarisse di Santa Croce a Venezia. Entrare in convento significa per suor Isabella (così sceglie di chiamarsi) poter esercitare la propria arte in tutta tranquillità e in un ambiente protetto. La sua attività è intensa: suor Isabella fornisce opere ai più conosciuti editori veneziani. Suoi committenti sono i Bartoli, i Baglioni e i Pezzana a Venezia, la Tipografia del Seminario di Padova, i Gromi di Brescia e i Remondini di Bassano, con cui lavora per più di 40 anni. I Remondini, suoi editori preferiti, le forniscono le lastre di rame e a volte il disegno da riprodurre, Isabella manda la lastra al calderer (l’uomo del rame), il quale la prepara, e dopo qualche giorno è tutto pronto per l’incisione. Sono talmente tante le richieste che riceve, che «potea darne dugento annui ducati al monastero per andarne esente da ogni officio». Con il ricavato del suo lavoro suor Isabella contribuisce al mantenimento del monastero, tanto da poter essere esentata dalle consuete incombenze spettanti a una suora. Aiuta anche sua sorella Francesca con una dote di 300 ducati e ne sostiene le spese per la vestizione, perché anche Franceschina entra nel 1673 nello stesso convento e prende i voti, che però scioglierà undici anni dopo per sposarsi. Suor Isabella a 74 anni viene nominata Vicaria del Convento: lo è per 6 anni, dal 1718 al 1724, ma non apprezza la responsabilità, che considera una “catena”.

Dalla corrispondenza che questa “monaca scultora” ha con gli editori Remondini si delinea l’immagine di un’artista sempre indaffarata, molto attenta nel lavoro, diligente nelle consegne e modesta nelle richieste. Le sue incisioni hanno in prevalenza come soggetti personaggi ed episodi sacri e vengono impiegate per Breviari, Messali, Libri di disciplina ascetica, Vite dei Santi. Esegue anche ritratti e illustrazioni per libri di poesia (per esempio la Gerusalemme Liberata, del 1683), di filosofia e sull’arte di allevare cavalli.

Suor Isabella muore nel 1734 a 90 anni.

Sono circa 60 i volumi, di diversissimi argomenti, che recano sue incisioni e si trovano in musei e raccolte private. Le capacità ritrattistiche emergono con evidenza nei ritratti di Aurelia Spinola, duchessa di Valentinois e di Elena Piscopia Cornaro, in volumi pregiati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...