Arte al femminile (68)

Per tutto il Seicento e inizi del Settecento gli Spagnoli dominano in maniera diretta o indiretta tutta la penisola italiana. I loro metodi sono ovunque gli stessi: enormi tasse per sostenere le guerre e una vita di lusso, di assoluti favoritismi per i ceti nobiliari, laici e soprattutto ecclesiastici, cui vengono venduti a prezzo di favore o addirittura ceduti gratuitamente titoli nobiliari, feudi, uffici, oltre che renderli del tutto esenti dal pagamento delle imposte. Lo sviluppo della produzione è ostacolato dall’introduzione di monopoli (gli spagnoli ad esempio hanno nelle loro mani il commercio del grano siciliano) e da un uso spregiudicato del cambio monetario. Il Granducato di Toscana ha una relativa autonomia, essendo al potere i Medici, che cercano di proteggere la libertà di pensiero e di ricerca di artisti, letterati e scienziati. La Spagna però sorveglia il piccolo stato attraverso la Repubblica di Siena e lo Stato dei Presidi (isola d’Elba, Piombino e alcuni porti litoranei della Toscana). I Medici cercano di mantenere la tradizione di mecenatismo che li ha sempre contraddistinti e chiedono ai pittori di dar lustro alla casata e di lasciarne memoria storica.

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Giovanna Fratellini nasce a Firenze nel 1666, figlia di Petronilla Beccatelli e di Giovanni Marmocchini Cortesi. Ancora fanciulla viene introdotta dallo zio alla corte di Vittoria della Rovere, granduchessa di Toscana, diventandone dama di compagnia. Viene educata alla pittura e alla musica sotto gli auspici ducali. Impara l’arte della pittura su miniatura dal pittore monaco cappuccino Ippolito Galantini e la tecnica dei pastelli da Domenico Tempesti prima e Anton Domenico Gabbiani poi. Nel 1684, a 18 anni, sposa Giuliano Fratellini, usando poi il cognome del marito per firmare i propri lavori. Nel 1690 nasce il figlio Lorenzo Maria.

Nel 1706 viene accettata nell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e nel 1710 ne diventa membro ufficiale. Viene nominata ritrattista ufficiale alla corte dei Medici, eseguendo innumerevoli miniature, pastelli, e smalti che, incastonati con pietre preziose o racchiusi in medaglioni, costituiscono pregevole dono per dame illustri e ospiti del granduca. Pur essendo nota soprattutto per i ritratti, dipinge anche fiabe, baccanali e soggetti storici, come “La morte di Lucrezia”. Caratteristici sono i ritratti della serie “dame bambine”, in cui rende omaggio a giovani fanciulle di stirpe nobile, ritraendole in pose e con caratteristiche adulte. Giovanna è anche pittrice di soggetti religiosi per Cosimo III. IL principe Ferdinando le commissiona invece opere storiche e mitologiche a pastello per le quali viene pagata fino a 15 scudi per ogni ritratto su carta completato. Violante Beatrix von Bayern, governatrice di Siena e moglie del principe ereditario di Toscana Ferdinando de’ Medici, le commissiona ritratti di molte delle dame della sua corte (che poi esporrà nella sontuosa villa Lampeggi). La stessa Violante Beatrix la manda poi a Bologna a ritrarre Maria Klementyna Sobieska, la moglie dell’esiliato James Stuart, che in seguito le chiede di ritrarre i suoi figli. Dopo Bologna va a Venezia per ritrarre la cognata di Violante, Teresa Kunigunda Sobieska, e la zia di Maria Klementyna. Qui incontra la pittrice Rosalba Carriera. La corrispondenza intercorsa successivamente tra le due artiste testimonia una certa cordialità e stima reciproca. Giovanna muore a Firenze nel 1731, a 65 anni. È sepolta nella chiesa di Ognissanti, vicino alla tomba del figlio Lorenzo, anche lui pittore, morto all’età di 39 anni.

Villa Petraia, una villa medicea, che divenne la residenza del re d’Italia durante il breve periodo di Firenze capitale italiana nel 1870, è situata fuori Firenze ed è la sede di alcune delle più note opera a pastello della Fratellini. Molte delle sue opere attendono un restauro o una manutenzione nei depositi degli Uffizi. Un gran numero dei suoi pastelli che le furono commissionati dalla famiglia Medici sono collocati nella collezione dei ritratti agli Uffizi.

 

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