Arte al femminile (64)

La ceroplastica, l’arte di modellare la cera per creare immagini tridimensionali, sacre e profane, ha una lunga storia. Risale forse agli Egizi, mentre in epoca greca e romana con la cera si realizzano giocattoli, statuette votive, ritratti e maschere funerarie. La facilità con cui la cera viene modellata favorisce l’ affermarsi di un artigianato che per secoli diffonde i suoi prodotti in tutta Europa. Nel 1400 prospera a Firenze una grande scuola di ceroplastica, che all’inizio produce per lo più ex voto. Nel 1600 si passa alla produzione di modelli scientifici, soprattutto anatomici, garantendo materiale didattico di grande verosimiglianza. Anche in Sicilia si diffonde la pratica di modellare la cera. In conventi e monasteri la produzione di lavori in cera continua per tutto il medioevo e il rinascimento: vengono realizzati ritratti, presepi, statuette e si copiano quadri famosi. La fragilità della materia causa la distruzione di molte opere, ma è possibile seguire lo sviluppo stilistico che approda a risultati di grande espressività e raffinatezza. A Palermo i lavori in ceroplastica sono eseguiti dai “cirari” (nome degli artigiani che lavorano la cera), specializzati nell’esecuzione di numerosi bambinelli in fasce e presepi. Nel ‘700 questi lavori iniziano ad avere carattere popolare ed entrano nell’arredo domestico di molte case siciliane. Le cere scolpite sono oggetto di culto, ma anche di ammirazione artistica, per la varietà e la preziosità degli addobbi, che spesso guarniscono i soggetti. Un rinomato ceroplasta del Settecento è una donna, la palermitana Anna Fortino. Per gli artisti della cera siciliani il Settecento è secolo di massimo splendore. La committenza ecclesiastica e nobiliare porta alla creazione di un’infinità di opere, che rispecchiano le mode del tempo. Qualche volta i bassorilievi in cera, applicati su lastre d’ardesia, vengono ricoperti da vernici per simulare la più preziosa porcellana.

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Anna Fortino (o Lo Fortino), pittrice, modellatrice in cera, poetessa, nasce a Palermo nel 1673. Studia giovanissima disegno e pittura sotto la guida di Rosalia Novelli (così almeno affermano alcuni studiosi). Apprende anche l’arte della musica e della poesia. Paolo Giudici (storico) riporta come certa la notizia che vuole Anna allieva ed emula dello scultore Giacomo Serpotta, da cui apprende la tecnica degli stucchi. Diventa raffinata e apprezzata esperta nell’arte di modellare la cera. Anna acquista grande fama: un suo presepe di cera policroma risulta donato a Re Filippo V di Spagna, che lo considera dono prezioso. Diversi sono anche i monasteri, le case aristocratiche (come ad esempio quella del Marchese Guccia) presso cui gli ospiti sostano pieni di ammirazione per le belle statuine di cera della Fortino. Ella è autrice di una Beata Vergine presso la Chiesa di S. Maria del Porto. Uno dei capolavori attribuiti alla Fortino è certamente la S. Agata, che la principessa Annetta Turrisi Colonna acquista come modello artistico. La stessa principessa ne scrive nell’“ Effemeridi scientifiche e letterarie per Sicilia ”, descrivendola così: “ E’ una giovane incatenata nel collo e nei polsi, ella piega dolcemente la testa sulla spalla dritta, soffre acerbo lo spasimo per le piaghe nel petto; bella nell’ istesso dolore, non chiede soccorso né vendetta, come sicura d’imminente guiderdone. L’attitudine della Martire è nobilmente scelta, e ricorda l’Andromeda del Van Dick, qui è passione verissima, non delirio: Ella soffre ma non contorce il volto, non perde la calma de’ Santi; schiude la bocca, e non un lamento, ma par che metta un dolcissimo sospiro: nei languidi occhi poi è tutta l’ anima. ” Di straordinaria bellezza è “ La Distribuzione del pane ”, che ha come soggetto S. Benedetto, che distribuisce il pane mistico ai capi degli ordini monastici. Di tale opera fa un elogio Agostino Gallo, storico e antiquario del ‘700, sottolineando che, pur avendo preso a modello una tela di Pietro Novelli e pur nella diversità delle tecniche ( l’una del Novelli è pittura, l’ altra è scultura in cera) è egualmente bella e di pregio. Le fonti riportano poche notizie circa la sua vita, ma tutte concordano nel volerla dedita agli studi, gentile d’animo, caritatevole. Si apprende che va in sposa a un tale Antonio Bonanno, chimico e farmacista di discreta fama. Rimasta vedova del Bonanno, sposa un tale di cognome Costantino. Muore l’otto ottobre 1749, a settantasei anni.

Nel Museo Bellomo di Siracusa, nel Museo Diocesano di Palermo, nel Museo Diocesano di Monreale, in collezioni pubbliche e private si possono osservare esemplari della sua produzione.

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