Arte al femminile (63)

 Nel XVII° secolo l’economia siciliana è prospera. L’agricoltura si basa sulla coltivazione del frumento e della canna da zucchero (le cui piantagioni verranno poi sostituite da vigneti e agrumeti), mentre l’artigianato e il commercio traggono ricchezza dalla lavorazione della seta, dalla pesca dei tonni e dall’estrazione del sale. Merci e uomini attraversano continuamente le rotte che collegano Palermo e Messina a Venezia, Malta, Livorno e Genova. Gli scambi commerciali portano a reciproci influssi culturali. Le Accademie di Scienze, Lettere ed Arti in Sicilia passano da 11 a 51 e a Palermo se ne contano 15: la più importante è quella degli Accesi. Forte diventa la presenza fiamminga a Palermo, dove soggiornano vari artisti dei Paesi Bassi, tra cui Van Dyck. Questo influenza l’arte locale, soprattutto nell’uso del colore. I soggetti rimangono ancora legati in prevalenza alla narrazione “religiosa”.

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Rosalia Novelli nasce a Monreale nel febbraio 1628 dal pittore Pietro Novelli e dalla moglie Costanza Adamo. Sin da piccola riceve una buona istruzione e frequenta la bottega del padre Pietro, luogo di passaggio di pittori e personaggi illustri. L’attività artistica di Rosalia si collega alla presenza a Palermo di Sofonisba Anguissola, che soggiorna in questa città due volte, la prima dal 1573 al 1578 e la seconda dal 1615 sino alla morte nel 1625. Rosalia ha il mito di Sofonisba: dal 1640 per alcuni anni la famiglia Novelli va ad abitare proprio nella casa in cui l’anziana pittrice ha vissuto, nella contrada di Santa Maria del Piliere. L’esempio di Sofonisba è di stimolo per la giovane pittrice quando, dopo la morte del padre nel 1647, inizia a proporre prodotti interamente di sua mano. La tradizione storiografica tramanda che Rosalia intorno all’età di cinquantacinque anni diventi insegnante di disegno e pittura per alcune apprendiste, tra cui Anna Fortino (specialista in cere artistiche). Muore dopo il 1688.

Le opere certe di Rosalia Novelli attualmente sono: Santa Maddalena, Santa Rosalia e San Francesco in estasi della Chiesa Madre di Piraino in provincia di Messina, l’ Immacolata e San Francesco Borgia della Chiesa del Gesù di Casa Professa a Palermo, entrambe datate 1663, e un disegno oggi custodito alla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo raffigurante la Raccolta della Manna e firmato dall’artista. Gli studiosi hanno attribuito a Rosalia altre undici tele, Sant’Agata che professa la fede dinanzi al tiranno Quinziano, la Purificazione di Maria, la Sacra Famiglia e Sant’ Anna, e l’Annunciazione, ove è fortissima l’adesione ai motivi dell’arte paterna.

L’arte di Rosalia, come accadeva alle artiste di quel tempo, appare fortemente condizionata dal linguaggio paterno e dal ruolo di copista dei suoi quadri. La produzione artistica di Rosalia si configura come un’attività intrapresa per passione e per committenti selezionati e non certamente come un mestiere vero e proprio. Unica opera autografa firmata di Rosalia è il disegno che raffigura la Raccolta della Manna, firmato sul verso ‘Rosolea Bono’, ossia col cognome del secondo marito della donna, Don Diego Bono.

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