Arte al femminile (61)

La rivoluzione scientifica del Seicento (per cui ci si convince che la natura si può studiare, potendo conoscerne le leggi attraverso l’esperienza, la matematica e il metodo induttivo-deduttivo) si riflette nella pittura, che diventa anche “arte del descrivere”. Vediamo un’estrema attenzione ai dettagli realistici, agli effetti di luce sugli oggetti e alla composizione dei colori. I fermenti religiosi si manifestano invece in una certa inquietudine che pervade i temi anche apparentemente più gioiosi: il senso della vanità della vita e della sua brevità viene espresso con immagini simboliche.

Wallerant_Vaillant_-_Maria_van_Oosterwijck_1671 Maria_van_Oosterwyck,1645,Alkmaar

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Maria van Oosterwyck nasce nel 1630 a Nootdorp, una città nei pressi di Delft, nell’Olanda meridionale. Il padre è un ministro della Chiesa riformata, così come il nonno. Dal momento che Maria manifesta sin da piccola notevoli doti artistiche, il padre la iscrive alla scuola del pittore Jan Davidsz de Heem, che l’avvia verso il genere della natura morta. Inizialmente lavora a Delft e successivamente si trasferisce a Utrecht. Lavora con de Heem sino a quando questi si trasferisce ad Anversa: da questo momento Maria diventa un’artista indipendente. Nel 1670 si trasferisce ad Amsterdam, dove rimane sino al 1689. Si dice che qui abbia insegnato alla sua serva Geertje Pieters a preparare pigmenti colorati e vernici e che l’abbia avviata a diventare pittrice a sua volta (uno dei dipinti della Pieters si trova nel museo Fitzwilliam a Cambridge). Lo studio di Maria è di fronte a quello del pittore Willem van Aelst, che la corteggia in modo oppressivo. L’artista dedica la propria vita alla pittura e rifiuta ogni proposta matrimoniale. Oltre che pittrice di talento è anche donna d’affari, tanto da avere un agente che si occupa di commercializzare i suoi quadri. I suoi guadagni sono testimoniati da documenti ufficiali: nel 1666 presta denaro alle sorelle Van Stralen, nel 1675 e nel 1677 dona grandi somme di denaro (1500 e 750 fiorini) per liberare tre marinai olandesi che sono stati imprigionati e tenuti in ostaggio da pirati algerini. Tra i suoi clienti annovera Luigi XIV di Francia, l’imperatore Leopoldo I e Guglielmo III d’Inghilterra. Vende anche tre quadri al re di Polonia. Nonostante il suo prestigio, viene rifiutata la sua richiesta di adesione alla Gilda di San Luca. La sua decisione di vivere sola e indipendente la fa giudicare negativamente dalla società del tempo. Nel 1689 crea il suo ultimo dipinto. Muore a Uitdam, nell’Olanda settentrionale, nel 1693, accolta nella casa del nipote Jacobus van Assendelft, che diventerà pittore a sua volta.

Maria si specializza in dipinti floreali e nature morte con temi allegorici, in un periodo in cui tali opere sono molto ricercate nell’Europa centrale. I suoi lavori hanno colori luminosi, con un attento uso del chiaroscuro. Dipinge spesso sfondi scuri, che accentuano la brillantezza dei primi piani. Le sue opere sono di piccole dimensioni, per avere più opportunità di commercializzazione. Attraverso l’uso di elementi simbolici (teschi, clessidre, libri, globi, cibo parzialmente mangiato, foglie e fiori appassiti) i suoi dipinti riflettono temi come la vanità, la natura effimera della vita. Maria è molto religiosa e rappresenta simbolicamente le proprie convinzioni più profonde. Il girasole è il simbolo della preghiera, l’uva è legata al calice eucaristico, il bianco rappresenta il candore, il giallo la divinità e il rosso il martirio. Nelle sue nature morte un abbellimento è costituito dalla farfalla Vanessa Atalanta, che appare all’interno dei suoi dipinti più importanti, quasi una specie di sigla personale.

Pregevoli anche i suoi ritratti, di un realismo sorprendente.

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